La fiorista

I – lui

la fiorista era una bella donna. vicino alla quarantina, un bel viso con labbra carnose, capelli sempre tirati all’indietro e raccolti in una coda. un corpo formoso, seni e sedere abbondanti e gambe tornite, spesso messo in evidenza da vestiti aderenti. piedi bellissimi e curati, solitamente messi in mostra da scarpe aperte con zeppa e tacco alto.

ogni fine settimana andavo a comprare dei fiori, facendo spesso delle rinunce per farli rientrare nella mia paghetta settimanale da universitario.

II – lui

dopo un paio di mesi, era un sabato pomeriggio tardi, il negozio era in chiusura, stavo acquistando delle rose. ormai c’era un po’ di confidenza con la fiorista che così commentò:

“deve essere proprio fortunata la tua ragazza a ricevere così tanti fiori tutte le settimane!”

abbozzai un sorriso imbarazzato e dissi:

“a dire il vero non ho una ragazza…”

“vuoi dirmi che ogni volta sono per una tipa diversa?” chiese lei un po’ stupita.

non risposi subito. ci guardammo per qualche istante negli occhi. io arrossii un po’ e lei forse cominciò a capire.

entrò un cliente. lei mi consegnò i fiori, rifiutò il denaro e mi sussurrò all’orecchio:

“aspettami fuori. ho quasi finito.”

III – lui

fuori dal negozio mi disse di sentirsi lusingata per il fatto che provavo attrazione per lei. però era sposata. la invitai fuori a cena. chiamò con il telefonino il marito fingendo una uscita con una amica arrivata a sorpresa, ma si guardava in giro nervosa, nel timore di essere vista insieme ad un ragazzo di circa quindici anni più giovane.

“non possiamo andare in un ristorante.” mi disse. “ho paura che ci veda qualcuno.”

“se vuoi possiamo andare a casa mia, è qua vicino.” azzardai non sapendo come l’avrebbe presa. intanto il mio cazzo era in tiro fin dal momento in cui mi aveva detto di aspettarla fuori e alla prospettiva di averla a casa mia si indurì ulteriormente.

IV – lui

non cenammo. non facemmo in tempo ad entrare che cominciammo a baciarci e ad esplorare i nostri corpi. i vestiti rimasero nell’ingresso. nello spogliarmi fece apprezzamenti sul mio corpo giovane e muscoloso. io ricambiai, ammirato da un fisico maturo ma sodo e tonico.

la presi per la prima volta in piedi, nel corridoio, spingendola contro il muro. poi, dopo essere venuta e prima che venissi io, mi afferrò per il pene in erezione e mi trascinò in camera.

“era da tanto che non scopavo così.” commentava nelle pause. “sei giovane e instancabile. adoro il tuo cazzo. è bellissimo, è grosso, lo sento quando entra. non credo di averne avuti altri così. e nessuno mi ha mai preso in questo modo nel culo. non mi era mai piaciuto così tanto come con te.”

V – lui

la riaccompagnai alla porta dove raccolse i suoi vestiti. si rivestì e ci baciammo nuovamente. io ero ancora completamente nudo. lei con le mani mi teneva il cazzo. aprì la porta, ma, prima di uscire, si inginocchiò e lo prese in bocca, leccandolo e bagnandolo di saliva. rimanemmo così dieci minuti. con la porta aperta.

quando si alzò e mi saluto definitivamente mi usci una domanda spontanea:

“e… quindi?”

“vuoi sapere cosa c’è fra noi? tu cosa vuoi?”

“io vorrei… io voglio scoparti. non voglio portarti via a tuo marito.”

“bene. anche io voglio scoparti.”

rimanemmo in silenzio a guardarci per un po’ poi lei prese l’ascensore e se ne andò.

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