“Buonasera, benvenuti, un tavolo per due?”
“No, per tre, staremmo aspettando una persona…”
Erano una coppia sulla trentina. Bello lui in giacca e cravatta, bellissima lei, fasciata in un tubino nero con calze velate e tacchi altissimi. Li accompagnai al tavolo, ma mi chiesero un tavolo da tre perché aspettavano un’altra persona. Strano, pensai, avevano proprio l’aria di una coppia uscita per una cena romantica. Aria che mantennero in effetti anche dopo essersi seduti, scambiandosi molti gesti di affetto e baciandosi a lungo in bocca in modo molto plateale. Notai anche la mano di lui che a volte si appoggiava sulla coscia di lei, insinuandosi un po’ sotto la gonna e mostrando ad un occhio attento, il mio lo era presto diventato, che le calze di lei erano probabilmente delle autoreggenti.
Dopo che ebbero ordinato e iniziato a bere, una bottiglia di champagne, arrivò anche il terzo commensale, che era un ragazzo forse un po’ più giovane e vestito più casual di loro. Era un loro amico, era naturale pensare, ma fin da subito, forse dal modo in cui si salutarono percepii qualcosa di strano che mi fece continuare ad osservare quel trio diventato ancora più interessante di quando erano solo una coppia.
Distratto dal mio lavoro non riuscii però a tenerli costantemente d’occhio. Mi persi quindi il primo momento in cui resero palese di non essere un semplice trio di amici. Fu una mia collega che mi fece una battutina mentre entravamo in cucina a prendere dei piatti.
“Oh, hai visto quelli del tuo tavolo? Prima lei baciava uno ed ora l’altro.”
Non capii subito anche perché quando tornai fuori sembrava tutto normale. Ma immediatamente dopo la ragazza si inclinò verso il nuovo arrivato che ricambiò il movimento in modo da baciarla in bocca, profondamente, con la lingua tenendole una mano sulla coscia. Mi spostai per vedere meglio e notai che sotto al tavolo lei stava sfregando una gamba contro quelle del suo compagno iniziale, che li guardava sorridendo. Quando il baciò terminò lei li guardò entrambi, prima uno poi l’altro, sorridendo maliziosa.
Non ero sicuramente l’unico del ristorante ad aver notato questo ménage à trois, ma ero quello che ne aveva la visuale migliore, dovendomi anche avvicinarmi spesso al loro tavolo per prendere e consegnare le ordinazioni.
Un po’ imbarazzato ma curioso andai a chiedere se erano pronti per ordinare, nonostante avessi visto che non avevano dedicato molta attenzione al menu.
Mi chiesero soltanto un antipasto leggero, per iniziare, e vollero sapere dove era il bagno. Poco dopo vidi lei alzarsi e ancheggiando sensuale dirigersi verso le toilette, seguita con lo sguardo da me, dai suoi due compagni di cena e da altri uomini nel ristorante. Un attimo dopo il suo uomo ricevette un segnale sul suo telefono e fece cenno all’altro di alzarsi. Si diressero anche loro in bagno dove rimasero più tempo di quello che normalmente si impiega in quei locali di un ristorante.
Feci finta di dovermi recare nel ripostiglio per passare davanti ai bagni, provando ad ascoltare qualcosa. Non volendo però essere troppo invadente e a causa anche della musica di sottofondo che c’era nel ristorante non riuscii a sentire nulla nei brevi istanti in cui passai davanti alla porta.
Ritornarono al tavolo prima i due uomini, con aria compiaciuta, e poi dopo alcuni istanti lei. Non so se fu la mia immaginazione ma mi sembrò che fosse meno pettinata di prima e senza più il rossetto.
Essendo ritornati potevo finalmente portare loro i piatti con l’antipasto. Tutti e tre tolsero i tovaglioli per permettermi di appoggiare davanti a loro il piatto, ma l’antipasto era composto anche da altre portate che avrei dovuto appoggiare ai loro fianchi. Stavo per appoggiare una ciotola contenente dell’insalata sull’angolo del tavolo alla destra di lei quando mi fermai perché vi aveva, forse non inavvertitamente appoggiato qualcosa. Lei vedendo la mia esitazione si scusò, fingendo imbarazzo, e tolse ciò che occupava lo spazio che si rivelarono essere, inequivocabilmente, delle mutandine femminili a perizoma. La ringraziai cercando di non far capire che avevo notato tutto e lei mi sorrise sorniona passando intanto di mano le mutandine ad uno dei suoi due uomini.
Nel proseguio della cena furono tante altre le allusioni al motivo per cui quel trio si era trovato a cena. Successe più di una volta che, portando o togliendo un piatto, notai che la mano di lei era impegnata ad accarezzare, da sopra ai pantaloni, il pacco di uno o dell’altro. Oppure di cogliere movimenti sensuali dei piedi di lei, a volte privi di scarpa. Molti furono anche i movimenti di uno o dell’altro per imboccare lei, o viceversa. Gli atteggiamenti erano insomma espliciti, ai limiti dell’osceno, e furono sicuramente notati da molti clienti del ristorante. Tutti sapevano che per quei tre quella serata si sarebbe conclusa con una scopata, che quella bella ragazza si sarebbe concessa ad entrambi i suoi aitanti accompagnatori.
Non so quali furono i pensieri che attraversarono la mente degli astanti. Forse qualcuno era scandalizzato, qualcuno invidioso, qualcuno eccitato, qualcuno turbato. Conosco quelli che furono i miei pensieri al termine del mio turno di lavoro, nel bagno del ristorante dove probabilmente si era per loro consumato l’antipasto della serata. Mi chiusi lì e iniziai a menarmi il cazzo immaginando lei, bellissima e sensualissima, in mezzo agli altri due corpi, che la prendevano in tutti i modi, alternandosi o insieme.
Raggiunsi il culmine, schizzando sborra, con l’immagine di lei impegnata a farsi venire in faccia da loro e a masturbarsi, mormorando che ne avrebbe voluto un terzo dietro di lei e confessando che la volta successiva avrebbe voluto invitare ad unirsi a loro anche quel bel cameriere che l’aveva servita e mangiata con gli occhi tutta la sera.
