Ad un cliente generoso è difficile dire di no…
Sfoderai il mio sorriso migliore per accogliere la coppia di ospiti dell’hotel che era appena rientrata. La donna mi ignorò e, con aria un po’ altezzosa, si diresse subito verso gli ascensori. L’uomo, invece, si avvicinò al bancone della reception per chiedermi qualcosa:
“Scusi signorina, è possibile, fra circa un’ora, ricevere in stanza una bottiglia di champagne, delle fragole, e altre cose dolci?”
“Certo, signore, tutto quello che desidera.”
“Bene, grazie. Sarai lei a portarle su in camera?”
“Io, o qualcuno dei miei colleghi.”
“Mi farebbe piacere se fosse lei di persona, grazie.”
“Come vuole, vedrò di liberarmi da altre incombenze.”
L’uomo mi salutò e mi ringraziò di nuovo. Ero stupita dalla richiesta che fossi proprio io a consegnarle, di solito era un compito di cui si occupava qualche cameriere del nostro ristorante, ma la clientela di quell’hotel di lusso aveva spesso richieste insolite e questa non era certo fra le più strane.
Osservai l’uomo, un distinto cinquantenne dai capelli brizzolati, che si avviava verso gli ascensori carico di pacchetti e sacchetti provenienti dalle boutique più prestigiose. Avevano evidentemente fatto shopping senza badare a spese.
La sua compagna era invece una giovane donna di neanche trent’anni bellissima dai corti capelli biondi e dal fisico perfetto esaltato da un paio di louboutin altissime e da un vestito corto che faceva voltare gli sguardi di tutti gli uomini e non solo.
Ad osservarli sembravano la classica coppia stereotipata. Lui ricco e lei bellissima, lui che la riempiva di regali e lei che si sdebitava con la bellezza e, probabilmente, con favori sessuali.
Erano sicuramente una coppia che si faceva notare e per certi versi affascinante. Non nascondo però che per lei provavo un misto di disprezzo e di invidia, per la sua bellezza e per il modo in cui la sfruttava. Io non ero certo bella come lei ma avevo sempre ritenuto sconveniente chi sfruttava in quel modo il proprio aspetto.
Dopo un’ora mi recai al ristorante dell’hotel per ritirare il carrello con sopra il secchiello del ghiaccio con dentro una bottiglia di champagna, una coppa di fragole e un vassoio di pasticcini.
Mentre salivo in ascensore guardando come era composta l’ordinazione dell’uomo confermò nella mia testa l’immagine che avevo di quella coppia. Lui le aveva appena regalato scarpe, borse, gioielli e vestiti nuovi ed ora voleva da lei in cambio del gran sesso. Mentre mi avvicinai alla porta, prima di bussare, mi venne qualche dubbio ulteriore sul perché avesse voluto per forza che fossi io a portarglielo. Ma era il mio lavoro e quindi non esitai e bussai.
Venne ad aprirmi lui, ancora completamente vestito in giacca e cravatta.
“Almeno non è già nudo.” pensai ridendo fra me e me e così mi tranquillizzai. Spinsi il carrello fino all’ambiente principale della loro suite e lì mi fermai.
“Lo vorremo in camera da letto, grazie.” mi disse lui e dunque proseguii.
Entrando nella camera rimasi a bocca aperta di fronte alla scena che mi si presentò davanti agli occhi.
La ragazza era completamente nuda, fatta eccezione per le bellissime scarpe col tacco, ed era appoggiata con le spalle sul letto e con le ginocchia sul bordo dello stesso, restando così con il culo verso l’alto. In mezzo ai suoi glutei perfetti spuntava un anello di un oggetto di plastica colorata che era per il resto evidentemente piantato nelle sue viscere. Era quasi completamente immobile se non per un leggere ondeggiare sensuale del posteriore. Aveva gli occhi chiusi ma non poteva non essersi accorta che ero entrata nella stanza.
Rimasi per un attimo imbambolata. Poi trasalii sentendo che alle mie spalle era giunto l’uomo. In quel momento cominciai a chiedermi seriamente perché mi avesse voluto proprio a me.
“È una visione che ti disturba?” mi chiese tranquillo, passando a darmi del tu.
“Beh…” cercai di riprendere subito un contegno, “siete fra adulti e quello che fate tra voi non è affar mio.”
“Ma ti piace quello che stai vedendo?”
“Beh… la sua donna ha un corpo bellissimo, che sia nudo o vestito, ma il mio è solo un giudizio estetico.”
“Bene… il carrello può lasciarlo lì.” disse indicando un lato della camera e cambiando apparentemente discorso. “Vieni di là, che ti voglio lasciare una mancia.”
Lo seguii dando un’ultimo sguardo alla ragazza sul letto. Mi sembrò che stesse sorridendo. Di sicuro non aveva più quell’aria altezzosa che mostrava in pubblico.
L’uomo tirò fuori un portafoglio gonfio e cercò prima una banconota e poi un foglietto. Mi diede la banconota da 10 euro.
“Questo è per il disturbo.”
Poi mi allungò anche il foglietto, piegato.
“E questo invece se vuoi continuare a disturbarti per noi.”
Aprii il foglietto e scoprii che era un assegno. La cifra era molto superiore al mio stipendio mensile. Lo guardai interdetta.
“Ehm… se pensate che mi unisca a voi… non credo… non credo di essere la persona adatta.”
“Non ti preoccupare, non devi fare nulla con noi. Voglio solo il tuo aiuto.”
“Perché il mio? Perché ha voluto proprio me?”
“Non so. Mi ispiravi fiducia.”
“E cosa dovrei fare?” avrei dovuto subito respingere l’offerta, ma mi rigiravo l’assegno fra le mani ed era una forte tentazione. Poi forse ero tentata anche da qualcos’altro. In fondo la situazione mi aveva creato un leggero stato di eccitazione. Essere introdotta nella trasgressione di questa coppia era una cosa che mai avrei pensato e simile a nulla di ciò che avevo mai fatto prima.
L’uomo mi spiegò cosa si aspettava da me. Io lo ascoltai non credendo alle mie orecchie. Quando finì pensai che quello che mi chiedeva fosse impossibile. Mi spiaceva rinunciare all’assegno. Lui però era convinto che ci sarei riuscita. Mi dava un’ora di tempo per organizzarmi.
“Prima di uscire, mi dai una mano di là?” mi chiese con tutta la normalità del mondo, indicando la camera.
Si sedette sul letto, a fianco della sua donna e le appoggiò le mani sulle chiappe, allargandogliele lievemente.
“Tirarglielo fuori, delicatamente.” mi chiese indicando con gli occhi il sextoy che le spuntava dall’ano.
Fui delicata come mi era stato chiesto. Era una serie di palline, di dimensioni diverse, legate fra loro. Quando ognuna di esse veniva sputata fuori dallo sfintere lei si lasciava andare ad un gemito di piacere.
All’ultima di esse, nel momento in cui l’ano si richiuse del tutto non riuscii a non pensare che quella ragazza era stupenda in ogni punto del suo corpo, buco del culo compreso.
Lui le diede un bacino su un gluteo e poi mi ordinò:
“Guarda lì nella valigia, dovrebbe esserci un plug a forma di cono, portalo qui.”
Andai a rovistare nella loro valigia. Non avevo mai visto così tanti giocattoli erotici tutti insieme. Di alcuni non capii a prima vista neanche l’uso.
“Questo?” dissi mostrando un plug anale con un brillante ad una estremità. Mi sentii estremamente ridicola a pensarmi vista da fuori che sfoderavo un sextoy in quel modo.
“Sì, prendi anche il lubrificante. Deve essere lì insieme al resto.”
“No, è lì sul comodino.” intervenne la ragazza con molta naturalezza.
Diedi tutto a lui che si occupò di ungere per bene l’oggetto. Poi me lo passò.
“Ora infilaglielo.”
“Io?” chiesi ingenua.
“Sì, tu.” mi rispose allargando le chiappe di lei.
Con attenzione appoggiai la punta sul buco ed esercitai una leggera pressione. Vidi l’ano allargarsi con nessuna difficoltà ed inghiottire il plug che poi si fermò lasciando in mostra solo il brillante.
“Bene, ora puoi andare. E vedi di tornare con chi ti ho chiesto.”
Ritornai alla reception dell’hotel, dal collega che mi aveva sostituito temporaneamente, con l’aria di chi si è appena svegliato da un sogno. Tornata nel mio abituale posto di lavoro tutta la conversazione che avevo appena avuto mi sembrava surreale. Ero quasi convinta che non fosse accaduta veramente se non fosse per l’assegno, compilato ma non ancora firmato, che lui aveva voluto lasciarmi. Lo guardavo e lo rigiravo fra le mani. E non sapevo cosa fare. Non l’avrei mai potuto incassare, ne ero sicura.
“Cos’è?” mi chiese il mio collega Danilo, accorgendosi che continuavo a guardare quel pezzo di carta.
“No, niente, una cosa pazzesca, una cosa folle di uno dei nostri ricchi clienti.”
“Cioè?”
Danilo era il migliore amico che avevo sul lavoro e forse era l’unico a cui mi sentivo di poter raccontare quello che era successo e anche la richiesta che mi era stata fatta dall’uomo. Lui ascoltò attento e stupendosi nei momenti più pazzeschi del racconto.
Conclusi spiegandogli che cosa avrei dovuto fare, entro quell’ora, per soddisfare le richieste dell’uomo: ovvero trovare due uomini molto ben dotati che potessero scopare la sua compagna, come se io conoscessi le capacità sessuali di tutti i dipendenti dell’hotel e poi, se anche fosse stato così, avrei dovuto andare a chiedergli se erano disposti a farlo. Assurdo.
“Beh, forse una soluzione c’è.” mi disse sardonico Danilo.
“Cioè?”
“Io potrei essere uno.”
“Tu?” scoppiai a ridere pensando scherzasse.
“Sì, io. Perché?” sembrava serio.
“Vuoi dirmi che tu…?” non ebbi il coraggio di finire la frase ma lo guardai in basso fra le gambe. Eravamo amici ma ammetto che quell’argomento mai lo avevamo affrontato.
“Guarda, come lunghezza sono nella media, ma tutte le donne che ho avuto lo hanno sempre trovato estremamente largo, alcune anche troppo largo, soprattutto per certe cose…”
Lo osservai, con occhi diversi da come lo avevo sempre guardato. Questo suo lato di tombeur de femmes me lo aveva sempre tenuto nascosto.
“Non ti fidi? Vuoi controllare?”
“Eh? No, no, mi fido. Ma se anche ci sei tu, lui me ne ha chiesti due.”
Danilo restò pensieroso per un po’.
“Beh, possiamo provare a fidarci degli stereotipi: chiediamolo a Saliou.”
Saliou era uno dei camerieri, era un bel ragazzone alto e fisicato che veniva dal Senegal.
“Glielo chiedi tu?”
“Sì, gli telefono, gli dico se può venire prima al lavoro.”
“E noi come facciamo?”
“Ci facciamo sostituire, tranquilla, penso a tutto io.”
Una volta messe a posto tutte le caselle ci trovammo sul retro dell’hotel, ad aspettare l’arrivo di Saliou.
“Senti, ma poi l’assegno lo dividiamo?” mi chiese Danilo.
“Fanculo, l’assegno è mio. Già ti faccio scopare una strafiga, mi sembra sufficiente.”
“Ma è veramente così figa?”
“Sì, non l’hai mai vista in questi giorni?”
“No, quando c’ero io non sono mai passati.”
“Ecco Saliou, speriamo bene…”
“Che cosa?”
“Che ce l’abbia lungo…” ridacchiai pensando alla situazione folle in cui mi ero cacciata.
Poco dopo eravamo tutti e tre fuori dalla stanza della coppia. Danilo aveva spiegato a grandi linee a Saliou la situazione. Alla domanda sulle sue misure lui aveva sorriso e detto che nessuna si era mai lamentata.
“Prego accomodatevi.” l’uomo ci fece entrare nella loro suite.
Facemmo delle brevi presentazioni. La porta della camera era chiusa, la ragazza i miei due compari ancora non l’avevano vista.
“Perdonate se vi chiedo di mostrarmi se rispondete ai requisiti. Potete abbassarvi pantaloni e mutande?”
Saliou e Danilo armeggiarono con cinture e bottoni e poi si abbassarono la biancheria. Io ero in mezzo a loro. Non so perché ma lottai per non abbassare lo sguardo.
“Uhm. Un vero cazzo si giudica quando è eretto. Ti dispiace dare una mano ai tuoi amici?” disse rivolto a me.
“Io?” risposi stupita.
“E chi se no? Io?” mi rispose lui beffardo.
Cercai di pensare all’assegno, però rimasi immobile. Poi sentii Danilo che mi afferrò un polso e portò la mia mano a contatto col suo cazzo ancora morbido. Io mi girai e lo fulminai con lo sguardo. Lui mi sorrise, lo stronzo. Non aveva però lasciato andare la mia mano ed io sentii così che il suo cazzo stava crescendo. Vinsi la ritrosia e glielo presi. Si gonfiò effettivamente fino a dimensioni considerevoli. Probabilmente non avevo mai stretto un cazzo così largo. Alla fine lo guardai anche e ne rimasi colpita.
Saliou intanto era stato più rispettoso e non mi aveva forzato la mano. Però ormai che avevo superato l’imbarazzo anche lui si meritava una palpata per cui allungai la mano alla ricerca del suo pene scuro. Anche al tatto era molto diverso. Di spessore normale ma decisamente lungo. A guardarlo era molto più bello di quello di Danilo.
Inizia una lenta sega con entrambe le mani sui due cazzi.
“Bene, può bastare.” disse l’uomo interrompendo un momento che cominciava a piacermi. Tra le gambe sentivo umido e calore. “Ora andate in bagno, lavatevi per bene e poi venite in camera nudi, indossando solo quello che troverete lì.”
Io seguii l’uomo in camera dove trovai la sua donna stesa sul letto. Aveva ancora il plug nel culo ed ora era bendata. In un lato della stanza era comparso un cavalletto sopra il quale era fissata una grossa macchina fotografica che, evidentemente, serviva per riprendere tutto.
“Togliglielo, tu che sei diventata brava.” mi disse lui sarcastico e mi allungò una mascherina da indossare per coprire parzialmente il mio viso.
Lei, sentendolo, si tirò su per posizionarsi a pecorina, sul bordo del letto. Pronta per essere scopata. Mi divertì liberarla con delicatezza dall’ingombro rettale.
“Cazzo, che figa.” sentii Danilo mormorare annunciando così l’ingresso dei miei due compari nella stanza. Erano nudi con addosso le mascherine. Poi gli fu fatto indossare anche il preservativo.
Da quel momento l’uomo divenne il regista di quello che a tutti gli effetti poteva essere un porno. Io e lui eravamo gli unici ancora vestiti.
Fece iniziare Saliou, subito nel culo.
“Tu intanto assicurati di mantenere in tiro il tuo amico.” fece poco dopo con me. Danilo mi guardò con un sorriso a trentadue denti. Io mi avvicinai a lui un po’ riluttante e presi a segarlo.
“Perché non usi la bocca?” mi sussurrò Danilo ormai privo di ogni freno inibitorio.
“Senti, stronzo,” lo fermai stringendogli un po’ le palle, “se non la smetti ti faccio venire subito e così non riesci a scoparti la strafiga, ok?”
“Ok, ok, ma rilassati, siamo qui per divertirci.”
Era vero. Sapevo che era un tutto un divertimento, da cui oltrettutto avrei anche guadagnato parecchio. Ma qualcosa mi impediva di lasciarmi andare fino in fondo. Eppure anche il mio corpo cercava di convincermi a farlo, perché mi stavo eccitando.
Guardai la donna che godeva rumorosamente sotto i colpi vigorosi di Saliou. Quel guizzante corpo eburneo che fotteva la perfetta femminilità di lei erano forse la cosa più eccitante che avevo mai visto e quello mi fece sciogliere.
Mi stavo per inginocchiare per prendere Danilo in bocca, quando la voce dell’uomo intimò il cambio. Ora toccava a lui, nella figa di lei. Il culo, per lui, sarebbe arrivato dopo, quella larghezza andava conservata per la fine.
Il mio compito però non si era esaurito. C’era Saliou da rianimare e lo feci ancor più volentieri con la mia lingua.
La ragazza non smise di godere neanche un istante. I due si alternavano su di lei e qualche volta, non potendo aspettare che l’altro finisse, approfittavano anche della sua bocca.
L’apice lo raggiunse alla fine quando Saliou si stese sul letto, lei gli sali sopra infilzandosi sul suo cazzo e Danilo finalmente potè incularla.
Anche io arrivata a quel punto avevo avuto alcuni orgasmi, toccandomi da sola mentre assistevo allo spettacolo.
Mentre lei era sottoposta alla doppia penetrazione mi venne istintivo andare verso di loro per baciarla languidamente in bocca. Non so perché non avevo mai avuto istinti lesbo ma in quel momento era troppo bella e perversa per resisterle.
***
Ero di turno quando la coppia fece il check-out. Lui fu molto cordiale. Ringraziò di tutto e promise che sarebbero presto tornati ospiti del nostro hotel. Lei invece era tornata ad essere algida e fredda. Ma quanto era bella, però.
Se gli uomini che si perdevano ad ammirarla avessero saputo quanto sapeva essere perversa nel sesso sarebbero impazziti di desiderio.
Saliou e Danilo, ad esempio, speravano ardentemente di poter ripetere l’esperienza. E anche a me non sarebbe dispiaciuto. Nel frattempo io mi consolai andando ad incassare l’assegno. Loro invece si consolarono con me. Non sarò stata altrettanto bella ma stavo imparando a lasciarmi andare e un giorno anche Danilo avrebbe avuto finalmente il mio culo.

Sempre sublime.. impossibile tenere la mano ferma leggendo e rileggendo i tuoi racconti..
Grazie.