Straordinari

Al termine di una giornata di lavoro lei ha voglia di rilassarsi e di sfogare le sue voglie…

(dedicato a M.V.)

È il tardo pomeriggio, fuori è già buio. L’azienda si è in buona parte svuotata, i miei colleghi sono quasi tutti andati a casa. Sono nel mio ufficio. Ho chiuso la porta. Avrei ancora del lavoro da fare ma sono svogliata, ho altro per la mente.

Sono seduta sul bordo della sedia. Stringo le gambe. Mi sfrego un po’. Mi eccito.

Mi porto una mano fra le gambe, mi sfioro le mutandine. Le sento umide.

Prendo in mano il telefono. Scrivo un messaggio: “Ciao.”

Passa qualche minuto. Intanto io mi tocco. Poi arriva la sua risposta, lui ha già capito e senza neanche salutarmi mi chiede:

“Hai voglia?”

“Sì.” non so mentire.

“Dove sei?”

“In ufficio.”

“Brava. Come sei vestita?”

Gli descrivo il mio abbigliamento. Indosso degli stivaletti con un po’ di tacco, calze autoreggenti e mutandine di pizzo. Sopra sono coperta da un vestito colorato di lana elasticizzata e dunque aderente al corpo, che va da sopra le ginocchia fino al collo alto, con le maniche lunghe.

“Toccati.” mi ordina, ma io già lo stavo facendo, “E fammi sentire.”

Registro un messaggio vocale con i miei gemiti leggeri. Cerco di fare piano, di non farmi sentire da nessuno.

“Vuoi osare qualcosa in più?” mi risponde dopo avermi ascoltato.

Vorrei dirgli che non aspetto altro che osare di più, ma ho un po’ di timore su cosa voglia farmi fare. Lui comunque non aspetta una mia risposta e mi dà gli ordini successivi. Mentre li leggo sento caldo fra le gambe. È folle quello che mi sta chiedendo, ma proprio per questo mi eccita.

Mi alzo dalla sedia. Controllo un attimo fuori dalla porta. Il corridoio è illuminato ma le luci degli altri uffici sono quasi tutte spente. Richiudo la porta e mi preparo a fare ciò che mi ha ordinato.

Prendo il telefono, metto le cuffie e seleziono la mia canzone preferita. La metto a tutto volume, come mi ha suggerito lui. Poi ancheggiando sensuale mi sollevo il vestito e subito dopo mi abbasso le mutandine lasciandole cadere alle caviglie. Quindi mi posiziono come da sue istruzioni. Mi appoggio con il petto alla scrivania, con il culo, ora completamente nudo ed esposto, rivolto verso la porta. Chiudo gli occhi.

Sono come in uno stato di privazione sensoriale. Non vedo nulla e non sento altro che la musica altissima. Se entrasse qualcuno nel mio ufficio in questo momento mi troverebbe nuda dalla cintola in giù e piegata a novanta gradi appoggiata alla scrivania. La situazione di rischio mi eccita a dismisura. Sento che sto colando dalla fica.

Mi sto suggestionando. Continuamente mi sembra di sentire, coperti dalla musica, rumori di qualcuno che entra. Ogni volta ho un brivido e sobbalzo spaventata o speranzosa. Addirittura sono così concentrata nel percepire tutte le mie sensazioni che a volte mi sembra che qualcuno mi sfiori.

Tengo un braccio sotto al corpo per raggiungere con la mano la mia patata. Mi tocco e sto sbrodolando. Con l’altra mano tiro verso l’esterno una chiappa, per esporre alla vista di un ipotetico spettatore anche il buco del culo.

Non mi ero mai resa conto di quanto fosse lunga la mia canzone preferita. Sembra interminabile ascoltata in questa posizione pericolosa. Eppure quando finisce sono quasi delusa.

Mi ricompongo, reindosso le mutandine e mi rimetto sulla sedia.

Gli scrivo.

“L’ho fatto. Ho goduto.”

“Brava. Sei a posto ora? Ti è passata la voglia?”

Ci penso un po’ prima di rispondere. Cosa penserà di me se gli dico la verità?

“No.” gli rispondo.

“Cosa vuoi fare?”

“Voglio godere. Ancora.”

Passano alcuni istanti. Fisso in trepidazione il telefono in attesa del suo messaggio.

“Hai qualche giochino con te?” mi chiede.

“Ho l’ovetto vibrante, nella borsa.”

“Usa quello. Infilatelo e connettilo al telefono. Ci penso io a farlo vibrare.”

Mi piacciono le sue idee, mi fa impazzire. Sono le stesse che ho io ma è bello che sia lui a dirmi di farle.

La mia patata è un lago, l’ovetto entra come niente. Scivolerebbe fuori se non avessi le mutandine. Lo avviso che sono pronta.

“Brava, porcella. Ora torna al lavoro.”

Mi rimetto al computer. Eseguo qualche operazione di routine ma sono completamente distratta, non riesco a concentrarmi. Ogni tanto l’ovetto vibra e mi manda scariche lungo tutto il corpo. Ogni volta è un piccolo orgasmo, amplificato dalla situazione e dalla sorpresa. Mi tocco le mutande: sono fradice. Ho tirato su il vestito, per non macchiarlo. Sto sbrodolando sulla sedia in pelle.

Improvvisamente sento bussare alla porta che immediatamente dopo si apre e vedo affacciarsi il mio capo. Io sono nel mezzo di continui orgasmi ma cerco di darmi un contegno fingendo indifferenza. Mentre lui mi parla mi muovo sulla sedia per cercare di fare un po’ di rumore che copra il flebile ronzio dell’ovetto, che proprio in quel momento sta vibrando di nuovo. Devo essere arrossata e arruffata, oltre che in evidente imbarazzo.

“Senti, Alice, puoi venire un attimo nel mio ufficio?”

“Ehm… sì… certo capo.”

Fingo di chiudere qualcosa sul computer per prendere tempo, ma lui sembra impaziente e in attesa che mi alzi e lo segua. Giro sulla sedia in modo da dargli un attimo le spalle e in quel momento alzarmi e riassestarmi il vestito facendolo scendere lungo le cosce. Mi alzo e barcollo un po’. Non sono molto lucida e ho un ovetto vibrante fra le cosce che non mi facilita il camminare normalmente.

Seguo il mio capo lungo il corridoio. A metà sono costretta a fermarmi ed appoggiare una mano al muro perché una scarica particolarmente intensa dell’ovetto mi provoca un orgasmo incontrollabile.

“Tutto ok?” mi chiede il mio capo che si gira per controllare se lo sto seguendo.

“Sì. Sì.” dico. “È solo che mi sono alzata in fretta e mi è mancato il sangue alla testa.”

“Ti vedo un po’ stanca, in effetti. Lavori troppo?”

“Eh, sì.” abbozzo io sorridendo.

Nel suo ufficio mi chiede di aiutarlo con un programma sul suo computer che lui non sa usare bene. Io faccio fatica a seguire quello che mi dice, non riesco a concentrarmi. Per fortuna l’ovetto non vibra in quel momento, anche perché potrebbe sentirlo. Lui è seduto e io sono in piedi al suo fianco.

Quando credo di aver capito cosa vuole mi piego in avanti ed assumo, forse non del tutto involontariamente, una posizione a novanta gradi. Mentre sono così la mia testa perversa avrebbe voglia che lui mi alzasse il vestito e mi palpasse il culo mentre io lavoro al suo computer. Mi chiedo se possa sentire il mio odore. Sento delle goccioline di umori che scendono lungo la mia coscia, fermandosi al bordo delle autoreggenti. Mi domando se da dove è seduto possa scorgere il bordo delle calze.

Appena finisco di sistemare il problema che aveva mi accorgo che la mano con cui sto manovrando il mouse ha le dita ancora bagnate dai miei succhi. Chissà se lo ha notato? E chissà se gli ho lasciato tracce di umidità sul mouse? Chissà se ne sente l’odore?

Questi pensieri e l’ovetto che vibra improvvisamente mi fanno avere un altro orgasmo mentre esco dal suo ufficio. Chiudo la porta e mi accascio in corridoio, scossa dagli spasmi di piacere.

Vado in bagno. Mi tolgo l’ovetto e mi lascio andare ad un’ultima masturbazione usando le mie dita. Sono così eccitata che squirto per terra.

Quando rientro nel mio ufficio trovo un messaggio sul telefono:

“Ottimo lavoro, sei stata bravissima. Ora puoi andare a casa.”

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