Fedeltà coniugale

Una donna decide di chiudere col suo amante in previsione del matrimonio, ma le previsioni di lui sono un po’ diverse… chi avrà ragione?

“E così la prossima settimana ti sposi…” commentò mentre me se ne stava spaparanzato sul letto completamente nudo, con le mani incrociate dietro la testa e con le gambe stese e i piedi anch’essi incrociati. Il suo cazzo, il suo magnifico cazzo, era appoggiato alla coscia, molle ma ancora parzialmente gonfio e sporco di sborra.

Io mi girai in cerca dei miei vestiti e bofonchiai una risposta.

“E quand’è che mi potrò scopare la novella sposa? Andate subito in viaggio di nozze?”

Lo fulminai con lo sguardo. Feci un respiro e presi coraggio.

“Tu non scoperai la novella sposa.”

“Come sarebbe a dire?” il suo voltò si adombrò.

“Dopo che mi sposo sarà meglio che faccia la mogliettina fedele.” ribattei.

“Che storia sarebbe questa? E da quando le mogli sono fedeli? Anzi di solito è proprio dal matrimonio che si comincia a tradire.”

“Beh, io sono diversa, io sono unica, me lo dici sempre, no? E quindi una volta sposata sarò fedele.”

Mi fisso con gli occhi spalancati per qualche istante. Poi scoppiò a ridere mandandomi a quel paese.

“Ma dai… quasi ci stavo credendo!” mi disse tra le risate.

“Guarda che parlo sul serio.”

Il suo sguardo si trasformò in quello di chi ne sa più di te e vuole insegnarti la vita.

“Senti, puttanella, non ci credi nemmeno tu mentre lo dici.”

“E invece sì.” ribattei a muso duro, “Questo è un addio.”

Non sembrò prendermi sul serio. Gli rimase un sorriso beffardo dipinto sul volto. Poi mi fece cenno di avvicinarmi.

“Dai, vieni qui a dirmelo!” mi prese la testa fra le mani e la spinse in giù, fra le sue gambe a pochi centimetri dal suo cazzo. “Dai, diglielo a lui, digli che non giocherai più con lui.”

Adoravo il suo cazzo. Le proporzioni che aveva, la sua durezza quando era eccitato, il suo odore che mi stava entrando nel naso proprio in quel momento, le sue vene in rilievo, la sua cappella liscia e le sue palle grosse, sode e piene. Adoravo ciò che quell’organo sessuale produceva. Il suo succo e gli orgasmi che mi donava.

“Ehm… addio bel cazzo, è l’ultima volta che vediamo…” stetti al gioco, sperando che mi lasciasse andare e non continuasse a insistere sul quel discorso. Era dura lasciarlo, ma ci avevo pensato a lungo, mi ero preparata tutto un discorso che però in quel momento non riuscivo a far venire fuori. Mi ero convinta. Era giusto così. Mi sarei sposata, avrei fatto bene a smettere di mettere le corna al mio futuro marito.

“Diglielo che non lo succhierai più!”

“Ehm… non ti succhierò più.” il suo cazzo intanto si era drizzato ed ora puntava sfacciato contro il mio viso, appoggiandosi alla fronte e al naso.

“Diglielo che non lo farai più entrare nella tua fichetta e…” lasciò in sospeso la frase.

“E?” lo sollecitai a concludere.

“Finiscila tu la frase, voglio vedere se ne hai il coraggio. Dai, dillo.”

“Ciao, bel cazzo, non entrerai più nella mia fichetta e nel…” deglutii, “e nel mio culetto.”

“Hai capito cosa hai detto? Se smetti di vedermi devi rinunciare al mio cazzo nel tuo culo. Devi rinunciare alla cosa che ti piace di più.”

“Non è vero che è la cosa che mi piace di più.” provai a smentirlo.

“Ah no? Mi sembra che tu abbia una opinione diversa mentre ti inculo. Non ti ricordi tutte le cose che mi gridi quando ti sodomizzo? Tipo che lo adori, che è la cosa più bella del mondo, che solo io ti faccio provare questo piacere, che col tuo fidanzato, anzi no, scusa, col tuo ormai marito non l’hai neanche mai fatto. Dimmi: sto mentendo o è tutto vero?”

Abbassai lo sguardo, sconfitta.

“Sì, è vero.” mormorai.

“Ecco. Io lo so che ci proverai a rimanere fedele ai tuoi patti coniugali. Ci riuscirai per un po’, ne sono sicuro, qualche mese forse. Poi ti stuferai di provare il massimo del piacere soltanto masturbandoti in bagno da sola mentre ripensi a come ti scopavo io. Mi chiamerai, te lo garantisco.”

Non gli risposi. Guardai altrove. Lui intanto si alzò e mi girò attorno andandomi dietro.

“Lo vuoi? Lo vuoi una ultima volta nel culo?” enfatizzò con tono sarcastico quelle parole.

“No, devo andare. Non posso.” gli risposi. Lui mi aveva afferrato per i capelli, tirandomi indietro il collo, come faceva spesso. Non feci nulla per liberarmi.

“Allora? Lo vuoi?”

“No.” gli risposi freddamente ma non cercai di alzarmi e di andarmene. Anzi mi appoggiai al letto.

“Lo vuoi?” disse alzando il tono della voce e appoggiando il suo cazzo nell’incavo delle mie chiappe.

“No.” sussurrai io piegandomi maggiormente in avanti e usando le due mani per spalancare le natiche.

“Adoro quanto tu non sappia resistere alle tentazioni.” mi grugnì nell’orecchio mentre mi spingeva il cazzo attraverso lo sfintere anale. “Forse sono stato pessimista… non durerai mesi, secondo me già durante la luna di miele avrai nostalgia del mio cazzo e mi scriverai. Mandami una foto nuda quando ti capiterà di sentire la mia mancanza.”

Continuo a parlare ma smisi di ascoltarlo. Mi godevo la penetrazione, il modo in cui mi possedeva annullando completamente ogni mia volontà. Ero sua, totalmente sua e dopo essere stata in suo possesso in quel modo non poteva bastare un matrimonio per rompere quel legame.

Mentre tornavo a casa ripensavo al modo in cui lo avevo lasciato. L’essere lontana da lui mi fece ragionare più freddamente e mi dissi che ce l’avrei fatta. Quella relazione adultera era un po’ tossica per me. Dovevo liberarmene. Era una sorta di dipendenza. Ma era così piacevole per certi versi… No, dovevo smettere di considerarla come una cosa positiva. Mi stavo per sposare. Dovevo smetterla.

Pensai che quel pomeriggio era stato il mio addio al nubilato. L’ultima trasgressione prima delle nozze. L’ultima volta da adultera.

Mi immersi negli ultimi preparativi per le nozze. Smisi di pensare al mio amante. Uscì dalla mia mente. Poi mi sposai. Fu una bellissima giornata. Ero felice. Partimmo per il viaggio di nozze, in Polinesia, dall’altra parte del mondo.

Aveva avuto torto. Non avevo sentito la sua mancanza. Non gli avevo mandato nessuna foto. Ma aveva avuto anche ragione, sulla previsione di qualche mese e non si fece scrupolo di farmelo notare, mentre mi scopava di nuovo, finalmente. Non la smetteva di bullarsi, era insopportabile, ma ben presto i miei orgasmi mi fecero perdere la cognizione delle sue parole. Non sapevo più cosa mi stava dicendo, era soltanto un cazzo, un magnifico cazzo, che entrava e usciva da me come aveva sempre fatto e come avrebbe continuato a fare, a dispetto della fede che portavo al dito e sulla quale lui si divertì a sborrare per poi farmela ripulire golosamente con la lingua.

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