Coinvolgilo

Il seguito di “Mostraglielo

Io e lui stiamo chiacchierando del più e del meno. Lui è nervoso, non è veramente concentrato sul nostro dialogo. Stiamo aspettando lei, che è di là che si prepara per uscire. Gli chiedo se ha visto la partita ieri sera. Lui mi sta per rispondere quando compare lei, bellissima come sempre.

Sandali aperti che lasciano in vista i suoi piedi curati e le dita smaltate. Gambe nude lisce e lucide. Gonnellina corta, molto corta. Top aderente e scollato con un buco sull’ombelico e sulla schiena. Guanti di pizzo senza dita lunghi fino al gomito. Trucco evidente e gioelli preziosi. Restiamo a bocca aperta. Da quando li ho conosciuti lei è diventata sempre più bella, probabilmente perché sempre più sicura di sé nello sfoggiare la sua fisicità. Fa un giro su sé stessa, per farsi ammirare.

“Sono pronta, andiamo?” chiede con tono allegro.

“Andiamo.” risponde lui, più insicuro.

“Aspetta.” dico io risoluto. “Ti manca qualcosa.”

Lei mi guarda interdetta. Io mi infilo una mano in tasca. Tiro fuori un piccolo oggetto metallico. Lo mostro ad entrambi. È un plug anale. Lui deglutisce nervoso. Lei trattiene un sorriso.

“Chinati. Appoggiati al tavolo.” le ordino. Lei esegue. Gambe larghe, culo in fuori.

“Bagnalo un po’.” ordino a lui porgendogli il sex toy in direzione del suo viso. Lui esita un momento e poi apre la bocca. Glielo infilo e glielo giro in bocca mentre lui cerca di inumidirlo di saliva il più possibile. Si capisce che si sta vergognando nel fare questo gesto. La moglie lo guarda sorniona, poi si gira e attende l’inserimento.

“Alzale la gonna e spostale il filo del perizoma.” ordino a lui, che esegue docile.

Mi inginocchio e appoggio il plug all’ano di lei. Spingo lievemente, entra facilmente. Sempre bello vedere il leggero brivido che si propaga lungo le gambe quando si sente qualcosa che si introduce nel culo. L’ano si richiude attorno alla parte sottile del gambo del plug. Do una leggera sculacciata a lei rialzandomi.

“Bene, ora possiamo andare.”

Guido la loro auto. Faccio come se fossi il loro autista. Loro due sono seduti dietro. Nello specchietto vedo che si tengono per mano. Lui è sempre agitato. Lei più rilassata ma impaziente.

“Dove andiamo?” prova a chiedere lui timidamente. È così diverso in queste situazioni rispetto alla sua immagine pubblica. È evidente di come questo rapporto gli serva per uscire dal suo essere uomo di potere. Probabilmente ne è logorato e usa l’erotismo per vivere una seconda vita.

Non gli rispondo e guido fino alla zona industriale. Non sono mai sicuro di quale traversa devo prendere, sono tutti uguali questi capannoni. Ma poi vedo il cartello che pubblicizza il night club. Vado sul retro, parcheggio fuori dalla vista.

“Ora chiamo il proprietario e mi faccio aprire. Voi se volete indossate pure le mascherine, ma non vi vedrà nessuno, ve lo garantisco.”

Torno a prenderli dopo pochi minuti, li faccio scendere dall’auto e li conduco verso una porta aperta sul retro del locale.

“Dove siamo? Cosa succede?” chiede lui.

Li faccio proseguire per un corridoio e poi li precedo su per le scale. Peccato non poter ammirare da dietro lei che sale le scale sui tacchi. Infine apro l’ultima porta e li faccio entrare in uno stanzino buio. Si sente una musica ovattata e pulsante.

“Che cos’è? Cosa facciamo qui?” chiede lui allarmato. Di me si fida, ma forse in questo momento un po’ meno del solito.

Accendo una luca ma molto flebile. La stanza è piccola. Per terra, lungo le pareti ci sono come degli inginocchiatoi da chiesa. Le pareti sono nere e sia da una parte che dall’altra di sono dei buchi, ad altezze varie.

“Ecco. Avendo acceso la luce ora sanno che c’è qualcuno qui dentro. Ora basta aspettare.”

Mi guardano incuriositi non avendo ancora capito cosa succederà. Ma i loro dubbi vengono presto risolti quando il primo cazzo compare da uno dei buchi sulla parete. Non è del tutto rigido, ma già di buone dimensioni. Lei lo guarda, golosa. Lui lo guarda, spaventato.

“Posso?” mi chiede lei indicandolo.

“Devi.” le rispondo.

Lei si inginocchia. Prende in mano il cazzo che, sentendosi toccato, si indurisce un po’ di più e poi inizia a leccarlo. Dopo un attimo gli sta facendo un pompino vero e proprio e il cazzo è diventato del tutto duro.

“Lo sapevi che tua moglie era così brava a succhiare cazzi?” lo provoco.

“No…” mormora lui.

Compare un secondo cazzo, da un secondo buco. Lei gli si dedica con una mano. Poi ogni tanto alterna la bocca su uno e poi sull’altro. Ne arriva poi un terzo, un po’ misero e lei allora prova ad occuparsi anche di quello.

Il quarto compare sull’altra parete.

“Amore, ce n’è uno anche di là…” sussurra lui, ormai rapito dalla scena di sua moglie che gioca con tutti quei cazzi.

Il primo cazzo intanto ha sborrato e le ha sporcato il vestito. Lei allunga una mano per afferrare l’ultimo arrivato il quale al minimo contatto viene subito e le schizza sul guanto che le copre l’avambraccio.

Intanto il primo viene rimpiazzato dall’ultimo arrivato. Grosso, lungo e scuro. Lei comincia ad essere in difficoltà a gestirli.

“Oddio sono troppi. Li voglio tutti.” dice con noi, arrapata.

Mi chino a fianco di lei mentre sta succhiando con avidità l’ultimo arrivato.

“Sei una gran troia, ma da sola non ci riesci con tutti questi cazzi…” le sussurro nell’orecchio senza farmi sentire dal marito.

“E come faccio? Mi piacciono tutti…” mi risponde girandosi.

“Chiedi aiuto a tuo marito.” le suggerisco.

“E come?”

“Coinvolgilo. Fatti dare una mano… o anche due… o anche una bocca…” le propongo con aria diabolica. Lei mi guarda. Sorride e poi si gira verso di lui.

“Amore?” lo guarda implorante. “Mi daresti una mano?”

“Sì, cara. Cosa ti serve?” chiede lui servizievole.

“Occupati tu di alcuni di questi.”

“Ma… in che senso?” domanda terrorizzato.

“Prendili in mano. Fagli una sega. Io non riesco con tutti.”

Lui la guarda. Ci pensa un po’ su. Sa già benissimo che lo farà, che obbedirà a sua moglie. Deve solo vincere la vergogna del gesto, ma dentro di sé in realtà non vede l’ora di umiliarsi in quel modo davanti a lei e davanti a me.

Ne prende in mano uno. Poi un altro. Da uomo sa bene come manipolare un cazzo e li fa schizzare segandoli in poco tempo. Lei intanto dopo mani e bocca a qualcuno si dedica facendoselo strusciare sulla figa. Le passo un preservativo e glielo infila, per poterselo infilare dentro senza troppi scrupoli.

Mentre lei sbatte le chiappe contro la parete di legno per far entrare e uscire il cazzo dalla sua figa, lui si è inginocchiato e senza che ci fosse bisogno di spingerlo a farlo ha provato a prenderne in bocca uno.

“Guardalo.” dico con lei per farglielo notare.

“Oddio, amore, che fai?” dice lei con voce rotta dal piacere.

Lui si vergogna ma continua.

A un certo punto ho perso il conto dei cazzi che sono comparsi nei gloryhole di quel locale. Il proprietario mi aveva detto che sarebbe stata una serata affollata. I due coniugi ne sono usciti tutti sporchi di sborra.

“Ora se volete possiamo andare dentro al locale. E continuare lì la serata.” propongo.

Si guardano. Sono combattuti. Entrambi sono tentati. Ma poi declinano.

“Un’altra volta magari. Per stasera è già troppo così.” dice lei con una goccia di sborra che le cade dal mento.

Torniamo indietro. Adesso guida lui. Io sto dietro con lei. La scopo. Le sfilo il plug e lo sostituisco con il mio cazzo.

L’auto sfreccia per le vie deserte della città che dorme. Dentro c’è lei che urla il suo piacere e grida al marito dandogli del cornuto, del succhiacazzi e dicendo di sé stessa di essere una zoccola, una bocchinara, una rottainculo.

È liberatorio per lei, sempre così raffinata ed elegante. Io gli sto dando una valvola di sfogo ad entrambi. Un modo per essere più liberi. E ne stanno approfittando.

1 commento su “Coinvolgilo”

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