Un finto fidanzato per “accontentare” i parenti, una in particolare
“Dai, per favore…”
Veronica alternava la sua bocca intorno al mio cazzo all’insistenza con cui mi implorava di accettare la sua richiesta. Sapeva il fatto suo, visto che non conosco uomo capace di negare qualcosa ad una ragazza che gli succhia il cazzo. E infatti sapevo avrei ceduto, ma riuscii a farmi pregare a tal punto da spuntare una ulteriore condizione a mio favore.
“Va bene, vengo a casa tua per la vigilia di Natale e farò finta di essere il tuo ragazzo, però…”
“Però?” chiese speranzosa Veronica lasciando stare per un attimo il mio cazzo con la sua lingua e le sue labbra.
“Però tu poi vieni con me ad un club per scambisti.”
Veronica mi guardò con un broncio sul suo bel visino. Poi annuì e riprese a succhiarmi il cazzo con ancora più voglia, per ringraziarmi.
Veronica aveva ventisei anni, quasi dieci meno di me. Non stavamo insieme, eravamo quelli che si definiscono trombamici. Scopavamo un sacco fra noi, infatti. Quella dell’andare in un club per scambisti era una mia idea da tempo, e lei mi sembrava quella perfetta con cui andarci ma si era sempre rifiutata. Quell’anno, però, lei non voleva subire per Natale l’ennesimo terzo grado dai parenti sulla mancanza di un fidanzato e mi aveva chiesto di andare con lei e fare finta che stessimo insieme. Mi scocciava parecchio, anche se io non avevo una famiglia con cui passare il Natale, però potevo fare quel sacrificio e farle quel favore visto tutto quello che mi dava in cambio. Veronica era una ragazza viziosa nel sesso. Aveva un’indole da sottomessa e amava abbandonarsi completamente alle mie voglie, in modo quasi degradante. Il sesso con lei era magnifico, ma nessuno di noi due aveva mai pensato di trasformare il rapporto in qualcosa di più profondo. Caratterialmente non eravamo compatibili ed entrambi amavamo l’indipendenza.
I giorni successivi concordammo le risposte che avremmo dovuto dare e decidemmo che eventuali discrepanze le avremmo giustificate dal fatto che ci conoscevamo e stavamo insieme da poco.
Arrivò così la vigilia di Natale ed io mi preparai mentalmente ad affrontare una noiosa cena di famiglia, con gente sconosciuta e che non avrei neanche più rivisto, interpretando il ruolo del nuovo fidanzato di Veronica. Uno sforzo che sarebbe stato ripagato.
I genitori di Veronica erano divorziati per cui la cena sarebbe stata soltanto con la madre e i parenti di lei. La madre di Veronica era abbastanza giovane, l’aveva avuta a vent’anni, e quindi io ero quasi a metà tra loro. Ed era una gran bella donna, la figlia aveva preso molto da lei.
Nell’annoiarmi durante la cena le mie attenzioni si rivolsero proprio verso Valeria, la madre della mia finta fidanzata per una sera. La guardavo, ne ero affascinato e dentro la mia testa mi chiedevo se Veronica avesse preso da lei anche la sua indole a letto. Ad un certo punto, per sfuggire alle insistenti curiosità della zia di Veronica mi offrii per andare ad aiutare Valeria in cucina con la successiva portata della cena. Lei ne sembrò felice.
“Tu e Vero non state veramente insieme, no?”
Mi sussurrò a sorpresa mentre io con attenzione estraevo dal forno una pirofila bollente. La guardai stupito non sapendo cosa dire.
“Conosco mia figlia, lo capisco che non è innamorata di te e che sta fingendo. Siete solo amici, vero?”
“Beh…” non sapevo se ammettere la verità avrebbe creato un casino. Lei mi lesse nella mente.
“Tranquillo, per me non è un problema. È il resto del parentame che è un po’ all’antica e si fa questi problemi. Veronica è un po’ come me, libera e indipendente, quindi non mi aspetto che si trovi un ragazzo. D’altronde ha l’esempio negativo di me con suo padre, un mio errore di gioventù da cui per lo meno è nata lei.”
“Ah. Ok. Sì, beh… siamo amici… diciamo.”
Valeria mi sorrise, come se avesse capito tutto.
“Forse un po’ più che amici.” commentò.
“Sì… un po’ più…”
“Come si dice?” mi fece lei, io subito non capii la domanda. “Ma sì, dai, come si dice quando due non stanno insieme però… lo fanno.”
“Tr… trombamici.” ammisi con un po’ di imbarazzo ma sembrava che Valeria sapesse benissimo come si diceva ma che volesse farmelo dire a me.
“Esatto, quello.” mi sorrise.
Poi la conversazione si interruppe dall’ingresso di una delle zie in cucina, venuta per vedere se c’era bisogno.
Più tardi, a cena ormai finita, con il tasso alcolico salito un po’ per tutti, Veronica era avvinghiata a me, proprio come farebbero due fidanzati. Gli altri parlavano fra loro. Io spesso mi soffermavo ad osservare Valeria. Trovavo che avesse una naturale sensualità. Ai miei occhi era come Veronica ma con la consapevolezza data dall’età. Quel pensiero mi destabilizzò un po’, non tanto perché stessi guardando la madre della ragazza che mi scopavo, che in fondo aveva solo circa una decina di anni più di me, ma perché mi stava facendo quasi venire il dubbio che essere veramente il fidanzato di Veronica non sarebbe stato così male, se quella era Veronica fra vent’anni. A scacciare questi pensieri, sostituendoli con altri non meno disturbanti, fu proprio Veronica.
“Ti piace mia madre?” mi chiese nell’orecchio, in realtà con un tono poco interrogativo, quasi affermativo.
“Sì, è una bella donna, si vede che hai preso da lei.” dissi cercando di essere neutro e di farle un complimento.
“No, intendo… cioè, si vede che ti piace, da come la guardi. Cioè ti piace proprio come donna.”
“Davvero? Dici?” mi sentii colto in castagna.
“Sì, io lo capisco. Ti conosco. Cioè, da solo da quel lato, ma ti conosco.”
“Che lato?”
“Capisco quando qualcosa o qualcuna ti arrapa. Mia madre ti arrapa.”
“Forse perché è così simile a te e tu mi arrapi, lo sai. Non sarai mica gelosa?” provai a buttarla un po’ sul ridere.
“Sono gelosa… sì.” commentò Veronica ma non riuscii a capire il suo tono di voce. “Però… è difficile da spiegare… mi piace sentire questa gelosia.”
“Cosa vuoi dire?”
“Non so… sai, io sono un po’ masochista, no?”
Io annuii pensando a tutte le volte che voleva essere presa con forza, sentire un po’ male, essere trattata come un oggetto sessuale. Pensieri che cominciarono a farmi crescere il cazzo nei pantaloni.
“E quindi…” continuò Veronica. “L’idea che l’uomo mi scopa sia attratto da mia madre, che scoperebbe anche lei, forse anche che preferirebbe scopare lei al mio posto…”
“Questo non l’ho detto…” provai a rimediare ma lei mi ignorò.
“Questa idea è… non so come dire… mi sento umiliata, rifiutata, messa da parte e… in qualche modo mi eccita.”
“Davvero?” non capivo bene cosa volesse dire, ma intanto la cosa stava eccitando anche me e lei, che era seduta sulle mie gambe, forse se ne sarebbe accorta.
“Sì. Non te l’ho mai detto ma sai qual è il pensiero più eccitante che ho quando mi fai la cosa che mi eccita di più?”
“Che sarebbe?”
“Che sarebbe quando mi sbatti giù… mi apri il culo… e mi sodomizzi senza badare a niente… ecco, in quei momenti l’unica cosa che mi ecciterebbe più di quello è se tu mi rifiutassi, non volessi farmelo… sarebbe la cosa più degradante e umiliante… molto più di sentirmi solo un pezzo di carne in cui tu vuoi solo infilare il cazzo.”
Io guardai Veronica negli occhi, stupito dalla sua perversione che non immaginavo andasse oltre quello che facevamo durante le nostre scopate. Il mio cazzo era felice di sentirle dire quelle cose e si era ingrossato sotto di lei che, con un sorriso, mi fece capire che lo stava sentendo.
Poi arrivò una delle zie, la madre di Veronica aveva tre sorelle più grandi, a interrompere quel discorso folle e la cosa morì lì.
Portai a casa Veronica quella sera e lei volle ringraziarmi per aver retto il suo gioco, la scopai e poi restai a dormire da lei, essendo ormai molto tardi.
Ci svegliammo il mattino dopo. Io grazie ad un pompino che mi fece Veronica. Lei era già vestita e pronta per uscire. Il giorno di Natale lo avrebbe passato a casa del padre e io, in quel caso non ero invitato non dovendo interpretare più il ruolo del fidanzato. Dopo che le venni in bocca lei mi disse.
“Buon Natale. Io sto uscendo, tu fai pure con calma, poi quando esci tirati dietro la porta. Poi ci sentiamo nei prossimi giorni.”
“Sì, magari per l’ultimo dell’anno, per quella cosa che volevo fare…” le avevo proposto di andare in quella occasione al club per scambisti ma lei invece avrebbe voluto passarlo con altri amici.
“Non so… ti ho promesso che andremo ma forse non a capodanno.”
“Ok.”
“Ah, mi ha scritto mia madre.” aggiunse Veronica quando stava uscendo dalla stanza. “Ha detto che hai lasciato là da lei il portafoglio e anche la tua sciarpa, ieri sera.”
“Ah sì? Oh cazzo. Ero un po’ ubriaco, meno male che l’ho lasciato lì e non perso da altre parti.”
“Quando vuoi puoi passare a prenderlo. Lei oggi non va con le sorelle che sono impegnate con le famiglie dei mariti. Quindi la trovi sempre in casa.”
“Ah, poverina, il Natale da sola.” commentai.
“Beh, anche tu sei da solo, no? Quindi poverino anche tu.” mi disse Veronica prendendomi in giro.
“Lo sai che per me queste cose non sono un problema.” le risposi.
Veronica mi salutò e se ne andò. Mi chiesi se nella sua testa, anche dopo i discorsi di ieri sera, le ultime frasi che ci eravamo scambiati avessero anche una seconda lettura, perché per me ce l’avevano. Cioè io non avevo potuto non fare a meno di pensare che ora dovevo andare da solo, il giorno di Natale, a casa di sua madre, da sola, dopo quella sorta di tensione sessuale che c’era stata, almeno nelle nostre parole. Il mio cazzo si era eccitato. Mi chiesi se anche Veronica fosse eccitata fantasticando che io andassi dalla madre, preferendola a lei.
Cercai di smorzare quelle che erano sicuramente solo fantasie da consumatore di film porno, mi rivestii ed andai a casa di Valeria.
Mi accolse, sorridente, in vestaglia. La trovai sexy anche così, ma cercai di scacciare quei pensieri. Mi fece entrare, mi fece accomodare, mi offrì un caffè. Era cordiale, da un lato materna, ma dall’altro quasi ammiccante.
“Sei elegante come ieri.” commentò vedendo come ero vestito.
“Eh? Ah… sì… beh, non sono passato da casa.”
“Ah.” sorrise lei avendo già capito. “Hai dormito da Veronica?”
“Sì.”
“Come due fidanzatini.” mi prese in giro.
“Beh…”
“Ti voleva ringraziare per averle retto il gioco con le zie, ieri sera?”
“Diciamo così.”
Valeria sorseggiò dalla sua tazza una tisana e mi guardò con aria maliziosa. Io cominciai a sentirmi a disagio. Da un lato la mia fantasia galoppava, dall’altro non volevo creare situazioni imbarazzanti a causa delle strane idee che si stavano formando in testa.
Valeria mi aveva già ridato il portafoglio, quando ero entrato, ma c’era anche la sciarpa. Dunque glielo chiesi, facendo per alzarmi, come se fosse ora di andare.
“Hai detto che c’era anche la mia sciarpa.”
“Sì, è in sala. Dove c’è l’albero.”
Mi alzai e andai nel salotto dove avevamo cenato e dove c’era l’albero addobbato. Non vidi la mia sciarpa. Mi girai verso Valeria che mi aveva seguito e rimasi a bocca aperta.
Valeria si era aperta la vestaglia e l’aveva fatta scendere scoprendo le spalle. Sotto era nuda e sfoggiava un paio di seni più grandi di quelli di Veronica ma ancora ben sostenuti. In basso non era tecnicamente nuda perché aveva la mia sciarpa legata intorno ai fianchi in modo che un lembo scendesse a coprirle il pube. Mi stava guardando con aria sexy ed arrapata e poi fece cadere del tutto la vestaglia a terra.
“Da chi credi abbia preso mia figlia nell’essere una puttanella?”
Valeria si avvicinò a me e nel farlo si slacciò la mia sciarpa scoprendosi del tutto. Poi la stessa sciarpa la fece girare intorno al mio collo e poi la tirò facendomi abbassare verso di lei per baciarmi. Dopo il bacio continuò a spingere in giù e mi fece inginocchiare, in modo che potessi tuffare la mia testa fra le sue gambe. La leccai a lungo, mentre lei mi spettinava agitando le mani sulla mia testa al ritmo del suo piacere.
La madre sembrava avere un atteggiamento più attivo nel sesso visto come mi aveva imposto quel cunnilingus, ma volli metterla alla prova per capire come avrebbe voluto essere scopata. Quindi la afferrai forte per i fianchi e la feci girare, spingendola anche verso il muro. Lei si appoggiò con le mani al muro, rimanendo indietro col culo. Io buttai la faccia tra le sue natiche, cercando con la lingua il buco del culo. Dal gemito che fece, dal modo in cui rilassò i muscoli delle gambe e lo sfintere capii che anche a lei piaceva essere arrendevole nel sesso.
“Continua da sola.” le dissi togliendole un paio di mie dita dal culo.
Lei si leccò le sue e se le infilò dietro. Con l’altra mano già si stava toccando davanti.
Io intanto mi spogliai. Valeria mi guardava golosa.
“Ora capisco perché mia figlia ti ha scelto come trombamico.” disse quando misi in mostra il mio cazzo nudo, dritto, duro e grosso.
“Ti eccita scoparti quello che si scopa tua figlia, eh?” la provocai mentre mi sputavo sul cazzo e cominciavo a puntarlo contro il suo culo.
“Sei un porco… cosa le hai fatto stanotte?”
“Quello che le piace di più. Quello che sto per fare anche a te.” dissi appoggiando la punta del cazzo dove lei prima aveva infilato le dita.
Il culo di Valeria si aprì, accogliente e morbido, prendendo con facilità il mio cazzo. Mi venne quasi da ridere perché mi ritrovai senza volerlo a concentrarmi sul cogliere le differenze tra le due donne nel modo di essere sodomizzate.
“Tutta… tutta…” bofonchiava Valeria mentre il mio cazzo le entrava in culo. Pensai che volesse dire che lo voleva dentro fino in fondo, ma poi lei completò la frase e capii che si stava riferendo a Veronica: “Tutta sua madre…”
Non potei che essere d’accordo, nel confermare una gran somiglianza.

Bello!! Secondo me ci starebbe anche un seguito😁
Buon Natale a tutti!!