Una normale giornata di lavoro, con doppia sorpresa.
Eravamo in una riunione di lavoro. Gli unici giovani presenti senza ruoli di particolare rilevanza eravamo io e Giulia, una ragazza circa della mia età, anche lei assunta da pochi anni. Lei era euforica, era di fatto stata appena promossa dato che le avevano assegnato una serie di nuove responsabilità e compiti a cui lei teneva molto. Era emozionata e faticava a contenere l’eccitazione ma anche l’agitazione per quel nuovo ruolo. Sapeva che sarebbe stato impegnativo ma era quello che voleva. Io ero felice per lei.
La riunione ebbe uno stop di qualche decina di minuti. Gli altri avevano delle altre cose di cui occuparsi per cui facemmo una pausa, in attesa di riprenderla. Ci ritrovammo così soli io e Giulia nella sala riunioni. Io mi spostai sul divano che c’era alle nostre spalle, per rilassarmi. Giulia invece fremeva e non stava nella pelle, seduta al tavolo.
Io mi sedetti in modo forse un po’ troppo svaccato per essere sul posto di lavoro, praticamente quasi steso in orizzontale, con la schiena sulla seduta del divano, la testa contro lo schienale e le gambe stese in avanti. Giulia si alzò. Quasi saltellava dalla gioia.
“Come sono contenta!” mi disse sorridendomi.
“Lo vedo.” commentai io.
Venne verso di me, allungando le braccia nel gesto di volermi abbracciare. Io non avevo voglia di alzarmi, per cui lei, dopo una breve esitazione si abbassò su di me per farlo.
“Grazie, grazie… è anche merito tuo.” mi disse mentre mi abbracciava dall’alto e per poterlo fare scavalcava con una gamba le mie.
“Ma che dici, è solo tuo.” dissi io.
A quel punto lei era totalmente su di me. Io puntellai i piedi contro il pavimento, tenendo le ginocchia piegate a novanta gradi, in modo da sostenerla. Giulia infatti mi abbracciava, era appoggiata col suo petto sul mio e i fianchi pesavano sui miei.
Mi diede qualche bacio sulle guance. Io cominciai a trovare strana quella situazione. Tra me e lei c’era simpatia, la trovavo una bella ragazza, ma non c’era mai stata nessun allusione a cose diverse dall’amicizia fra colleghi. Però in quel momento il suo corpo morbido era sul mio, le sue tette schiacciate contro i miei pettorali e le nostre parti intime sostanzialmente a contatto fra loro, seppur separate dai pantaloni. Forse fu anche il suo stato così su di giri a farmi percepire quella situazione come anormale. In ogni caso qualcosa tra le mie gambe voleva risvegliarsi ed io temevo che lei potesse accorgersene.
“Non posso ancora crederci. Sono così eccitata…”
Non so se uso volutamente quella parola, ma l’impressione era che lo fosse veramente e anche in senso malizioso.
“Oddio… non capisco più nulla…” mormorò quasi tra sé e sé, esprimendo di fatto il suo vero stato d’animo.
Il suo bacino cominciò a muoversi in modo sospetto, premendo contro il mio, provocando così un ulteriore aumento dell’erezione, che stava ormai arrivando quasi a compimento. Pensai che se non se ne era già accorta lo avrebbe fatto presto, ma forse i suoi movimenti erano rivelatori proprio del fatto che percepiva qualcosa.
Fermò il suo viso a pochi centimetri dal mio, ci guardammo negli occhi, e poi ci baciammo. Nel frattempo il suo pube ormai spingeva inequivocabilmente contro il mio cazzo evidentemente duro.
“Oddio… piace anche a te…”
Giulia si era tirata su e ormai ondeggiava i fianchi in modo palese sfregando il suo pube contro il mio. La sua non era una domanda, ma una constatazione che rafforzò toccando con la mano la bozza che il mio cazzo creava nei pantaloni.
“Come sei… grosso…” commentò guardando in basso, ormai priva di ogni inibizione.
“Giulia…” provai a intervenire.
Iniziò ad ansimare mentre stava palesemente masturbandosi attraverso i pantaloni grazie alla consistenza dei miei.
“Giulia… cosa stai facendo?”
“Oddio, scusami ma non riesco a trattenermi…”
“Giulia, ricordati dove siamo… fra poco tornano tutti…”
“Sì, lo so ma…”
Non finì la frase, si lasciò cadere di nuovo su di me e mi baciò con foga e passione, intrammezzando parole al bacio.
“Sono… troppo… eccitata… devo… sfogarmi… pochi minuti… fammi venire… ne ho… bisogno…”
A me la situazione da un lato piaceva, anche se appunto Giulia era stata fino a quel momento solo un’amica a cui non avevo mai pensato dal punto di vista sessuale. Dall’altro lato ero terrorizzato che potessero scoprirci.
Vinse la mia parte sessuale, ovviamente. Mi domandai come mai non l’avevo mai considerata sotto quel punto di vista. Era carina e anche sensuale. Mi stava eccitando tantissimo e a quel punto la cosa migliore era godersela e cercare di farla godere in fretta.
Non sapendo dove mettere le mani feci la cosa che mi venne naturale. Le afferrai il culo, tirandola verso di me e spingendola contro il mio corpo. Lei sobbalzò.
“Oddio.” esclamò.
Istintivamente tolsi le mani, pensando di aver osato troppo.
“No rimettile.” disse lei tirandosi su e prendendomi i polsi per piazzare di nuovo le mie mani sul mio culo. “Mi piace troppo se mi… se mi apri…”
“Cioè come?”
“Mi piace troppo se mi… non so come dire… se mi palpi il culo e se mi apri le chiappe…”
Io tirai i suoi glutei verso di me, facendo quello che lei suggeriva.
“Sì, così… oddio che bello… è come se mi…”
Si interruppe, coprendosi il volto dalla vergogna. Nel giro di cinque minuti, ma forse a cronometrarli anche meno, eravamo passati dall’essere normali colleghi, a baciarci, a strusciarci, a toccarci nelle parti intime, a fare petting spinto ed in quel momento stavamo entrando quasi nel campo delle fantasie erotiche.
“Come se?” la incitai io a finire la frase. Ero troppo eccitato.
“Come se mi mostrassi a qualcuno… dietro… come se mi offrissi…”
Giulia si stava immaginando un rapporto a tre. Lei che mi scopava cavalcandomi ed io che le aprivo il culo perché un altro potesse goderne a sua volta. Sostanzialmente la fantasia di Giulia sembrava essere la doppia penetrazione.
La fantasia in lei doveva essere particolarmente forte perché in un attimo lei cominciò a tremare per il raggiungimento dell’orgasmo. La seguii a mia volta poco dopo, sborrandomi dentro le mutande.
Ci fu un momento di imbarazzo reciproco. Poi scoppiammo a ridere e lei si tolse da sopra di me. Ci alzammo storditi e barcollanti. Ci riprendemmo un attimo, appena in tempo per il rientro di alcuni dei nostri superiori, di ritorno alla riunione.
La riunione poi proseguì. Per fortuna io e Giulia eravamo meno coinvolti in quella seconda parte, perché non saremmo stati del tutto lucidi. Ogni tanto ci scambiavamo qualche sguardo complice e divertito. Io sentivo le mutande umide e sporche. Immaginai che anche per lei fosse la stessa cosa.
Poi la riunione finì, io tornai alle mie incombenze mentre Giulia venne coinvolta nelle sue. Solo a fine giornata ci rivedemmo. Venne lei alla mia scrivania.
“Senti, scusa per prima, non so cosa mi è preso. Ero fuori di testa per il lavoro e… così… mi sono lasciata un po’ andare.”
“Non devi scusarti… ho contribuito anche io e poi… non mi è dispiaciuto.”
“Beh… neanche a me…” disse Giulia abbassando lo sguardo per la vergogna. “Tanto che… no, niente…”
“Tanto che cosa?”
“No, dai… lascia stare…”
“Dai, non farti problemi… ormai abbiamo superato un limite tra noi…”
“No era così per dire…”
“Cosa?”
“Che… cioè… che lo rifarei. Cioè avrei voglia di farlo. Di farlo sul serio.”
“Beh, anche io, però…”
“Però cosa?”
“Però forse non è il caso… siamo fidanzati entrambi…”
“Già…” commentò lei quasi rassegnata.
“Quindi forse è meglio se torniamo ognuno a casa propria e ci sfoghiamo io con la mia fidanzata e tu col tuo.”
“Eh ma con lui certe cose non le potrei mai fare.”
“Quali cose?”
“Quelle che avrei voluto fare oggi.”
“Cioè la fantasia di oggi? Vorresti farla veramente?”
“Sì…”
“Neanche io con la mia ragazza riuscirei mai a farla… lei non è… come te.”
“Va beh… ma in fondo è impossibile… come potremmo mai farla… scusami, ho ancora la testa fra le nuvole per tutte le notizie di oggi. Non so cosa mi è preso, è come se fossi ubriaca. Non ascoltarmi.”
“Io una idea per realizzare quella tua fantasia ce l’avrei.”
“Davvero?”
“Sì, potremmo organizzarci un giorno…”
“No… non riuscirei mai… oggi, adesso, potrei, altrimenti niente… solo in questo momento sono così pazza da poterlo fare. Se raffreddo la mente non riuscirò più.”
“E allora organizziamoci adesso.”
“Ma come facciamo? Dai smettila di darmi corda, sono fuori di testa.”
“Ascolta il mio piano: noi adesso usciamo dal lavoro, ma diciamo ai nostri partner che le riunioni di oggi sono prolungate a oltranza e invece noi andiamo in un club.”
“Un club?”
“Sì, club per scambisti quelle cose lì. Ce ne sono in città che sono aperti anche al pomeriggio. E poi quando siamo lì…”
Giulia si piegò verso di me per ascoltarmi interessata. Era in piedi e con le gambe dritte e i piedi incrociati. Percepivo dai suoi movimenti che si stava eccitando. Stringeva le cosce fra loro. Penso che in qualche modo stesse riuscendo a stimolarsi il clitoride in quel modo, all’insaputa di tutti.
“Quando siamo lì scopiamo, nella posizione di oggi. E poi quando è il momento io ti afferro le chiappe e te le apro…”
Giulia sospirò.
“Così l’uomo che c’era dietro di te può vederti bene l’ano… invitante e pulsante…”
“Mmh.” mugugnò lei. “E cosa fa?”
“Si abbassa, vuole guardartelo bene…”
“Oddio… e poi?”
“E poi si prepara…”
“Mi vuole… inculare?” sussurrò a bassissima voce.
“No, te lo lecca.” la sorpresi.
Lei sobbalzò. Non se lo aspettava e questo le provocò ancora più eccitazione di quella che le si era già formata nella testa. Era il piacere dell’inaspettato, del non avere il controllo. Il capire che in quella situazione sarebbero successe cose che non poteva prevedere. Era quello l’aspetto che forse più la intrigava di quella situazione, dell’avere uno sconosciuto dietro di lei che poteva farle quello che voleva al suo ano indifeso. E quel pensiero, quella mia ipotesi inattesa, la fece godere di nuovo. Sfregò fra loro le cosce e barcollò reggendosi alla mia scrivania. Le sue gambe tremarono e lei quasi cedette. Chiuse gli occhi e aprì la bocca in una espressione muta di piacere.
“Andiamo, ti prego.” mi disse appena tornò in sé. “Ora o mai più.”
Dunque uscimmo dall’ufficio, scrivendo entrambi ai nostri partner che avremmo tardato. Ormai eravamo in ballo. Per Giulia quello era un giorno indimenticabile: una promozione sul lavoro e un collega come nuovo amante e compagno di giochi trasgressivi. Anche per me era stata in fondo una promozione, da semplice amico qual ero. Entrambi eravamo usciti quella mattina per andare in ufficio senza sospettare nulla di quello che sarebbe successo. Ed uscivamo poi dall’ufficio per andare a fare altre cose che potevamo provare ad immaginare ma che non sapevamo veramente dove ci avrebbero portato.
Una doppia promozione, per noi, sugellata da una probabile doppia penetrazione, per lei. E chissà che altro.
