Per una ex che non ha dimenticato un cazzo
Martina si era fatta viva su Facebook. Mi aveva scritto, chiesto come stavo e così via, un po’ di chiacchiere tra persone che non si vedevano da una ventina di anni. Poi mi aveva proposto di vederci, per un aperitivo, in ricordo dei vecchi tempi.
I “vecchi tempi”, con Martina, erano stati alcuni mesi di relazione, quando ancora eravamo entrambi alle scuole superiori. E oltre a quei pochi mesi di amore adolescenziale c’era stato il sesso. Non un gran sesso e non così frequente, anche per difficoltà logistiche, ma sicuramente un sesso significativo. Era stato infatti, per entrambi, il primo sesso della vita. Eravamo entrambi vergini quando lo avevamo fatto.
Martina era stata una gran bella ragazza e dalla foto che aveva su Facebook sembrava ancora una bella donna. Non sapevo cosa avrebbe portato quell’incontro con la mia prima ex, ma dopo così tanto tempo non pensavo che ci fosse dietro nessun’altra intenzione diversa da quella di ricordare la gioventù e crogiolarsi un po’ nella nostalgia.
E infatti fu un incontro apparentemente normale, almeno per la prima mezz’ora, durante la quale nessuno di noi due era a proprio agio, impegnati a rompere il ghiaccio che in tutti quegli anni si era stratificato tra di noi. Non sapevamo più nulla l’uno dell’altra e non avevamo più niente in comune.
Poi furono gli spritz o forse solo il rilassarsi ma cominciammo a scioglierci, a intenderci, a sentirci di nuovo in compagnia di una persona conosciuta. E cominciai a guardare Martina con altri occhi, con quelli del ricordo di quanto mi piacesse all’epoca. Se non fosse stato che aveva un carattere incompatibile col mio.
Anche lei cambiò atteggiamento e sembrò diventare più amichevole, quasi maliziosa, quasi seduttrice.
Ad un certo punto si fece avanti verso di me, per potermi parlare a bassa voce in mezzo a quel bar del centro.
“Senti, io dopo tutti questi anni vorrei chiederti una cosa. Una cosa un po’ strana, che mi vergogno a chiedertela, ma è un dubbio che mi devo togliere.”
“Dimmi pure.” risposi curioso.
“Ma tu…” si guardò attorno come se stesse per commettere un furto. “Ma tu eri… cioè sei ancora, se lo sei… insomma… tu sei superdotato?”
Spalancai gli occhi, aggrottai la fronte e mi feci indietro, guardandola stupito da una domanda che non mi sarei mai aspettato.
“Aspetta, aspetta… se vuoi spiego…” intervenne lei prima ancora che io potessi dire qualcosa, anche se ero troppo sorpreso per articolare qualsiasi frase di senso compiuto.
“Ti ricordi che, ai tempi, io non l’avevo mai fatto con nessuno, no?”
“Sì. Neanche io. Siamo stati i primi, l’un per l’altra.”
“Ecco, io all’epoca non l’avevo mai fatto ma non avevo neanche mai visto un…” fece una pausa imbarazzata. “… un pene dal vivo, non ne avevo mai toccato nessuno, insomma ero proprio una verginella.”
“O.. ok.”
“Quindi quando vidi il tuo mi sembrò normale. Cioè per me all’epoca un pene era fatto come il tuo, non avevo termini di paragone. E mi ricordo che tu mi dicesti che ce l’avevi normale, anche se io sentii male le prime volte ma pensavo dovesse essere così.”
“Non me lo dicesti che ti feci male.” dissi quasi per scusarmi.
“No, infatti. Poi ci siamo lasciati, ok. E io l’ho fatto con altri.”
“Lo so. Ci stetti anche un po’ male.”
“Eh, però, ecco… come dire… dagli altri io rimasi un po’ delusa. No, neanche delusa, un po’ stupita, tutto qua. Cioè il loro pe… dai, posso chiamarlo uccello, oppure cazzo? Ecco, il loro cazzo era diverso dal tuo. La lunghezza più o meno era quella, però il loro era sottile. Non capivo. Mi dava una sensazione diversa a tenerlo in mano. Non ti dico a prenderlo, ehm… in bocca o altrove. Subito pensai che i primi due o tre dopo di te fossero un po’ poco dotati. Poi capii che invece erano più normali loro. Anche parlando con le mie amiche.”
“Ah, e gli dicesti che io ero più dotato?” chiesi con speranza retroattiva di essermi fatto una buona fama.
“No, perché mi vergognavo di non sapere giudicare quelle cose. Insomma, per farla breve, io negli anni ho fatto sesso con altri uomini, oh, non poi così tanti, non è che sia una facile. Però, ecco, non ho mai più ritrovato uno che ce l’avesse come il tuo. Oppure è lo shock della prima volta? Cioè mi sembra impossibile che tu fossi l’unico così. Forse era che non ero abituata. Quindi in tutti questi anni sono rimasta con questo dubbio: avevo incontrato un superdotato e non lo sapevo?”
Scoppiai a ridere.
“Dai, non ridere, non prendermi in giro.” fece lei con aria un po’ fintamente offesa.
“Sì, rido. Ma in fondo rido anche di me stesso.”
“Perché?”
“Perché la tua inesperienza era la mia stessa inesperienza e non è che io avessi presente più di te di come potessero essere le misure normali o meno dei cazzi. Cioè all’epoca non c’era neanche tutto il porno a disposizione che c’è adesso. Quindi io ti dissi che ero normale… per darmi il coraggio… io ero convinto di essere poco dotato perché non mi sembrava di avere tutta questa gran lunghezza. E ne sono rimasto convinto per un bel po’ fin quando ho incontrato una più… esperta…”
“Stavi per dire troia.” mi interruppe lei ridendo.
“Va beh, diciamo una più esperta che mi disse che in effetti in quanto a larghezza non ne aveva mai visti molti come il mio.”
“Ecco perché mi fece così male.”
“Scusa.”
Ridemmo entrambi per diversi secondi. Ci prese un po’ una ridarola prima di fermarci e rimanere in silenzio a guardarci.
“Insomma, quindi sei soddisfatta della risposta, hai risolto il tuo dubbio?”
“Sono soddisfatta… solo della risposta…” disse Martina con tono un po’ allusivo.
“Che vuoi dire?”
“Secondo te ti ho contattato e ti ho chiesto di vederci solo per togliermi un dubbio?”
Diede un sorso al suo spritz e ci fissammo negli occhi per alcuni secondi.
“Sono sposato.” commentai.
“Anche io.” rispose.
“Marty…” provai a frenarla ma la chiamai inconsciamente come la chiamavo all’epoca.
“Mio marito non mi scopa più. E mio marito ce l’ha piccolo. Ho voglia di provare qualcosa di diverso. Ho voglia di provarne uno come il tuo. L’ho cercato, sai? Pensa che ho persino sedotto un ragazzo di colore che abita vicino a noi, convinta che le leggende fossero sempre vere… che delusione.”
“Ma dai, non credo che faccia poi così tanto la differenza… cioè non è quello che vi fa godere.”
“Non sarà quello… ma io ho un ricordo di una sensazione che non ho più provato… il ricordo di quando te lo stringevo prima che tu me lo mettessi dentro… non ho più avuto quella sensazione… col tuo sembrava di tenere in mano una cosa diversa… una cosa più… potente.”
“Ma cosa vuoi fare, Martina?”
“Voglio scopare di nuovo con te. Non era ovvio?”
“Sì, ma…”
“Ma cosa? Tu non vuoi? Non ti piaccio? Non ti eccita una donna che si propone in modo così esplicito?”
“Sì, ma…”
“Togli il ma.”
“Sono sposato, ti ho detto…”
“E allora? Non hai mai tradito tua moglie?”
“Non con una come te.”
“Cosa vuoi dire?”
“Non con una con cui potrebbe non essere una cosa da una botta via… non con una che è stata mia ex…”
“Cazzo, erano vent’anni fa.”
“Sì, ma sei bella come allora e non credo finirebbe con una scopata e basta, adesso che ci siamo ritrovati.”
“No, infatti.”
“Cazzo, vedi, è troppo rischioso…”
“Senti, fai come vuoi. Io adesso mi alzo e vado in bagno. Ti aspetto lì. Se mi raggiungi mi troverai lì in attesa del tuo grosso cazzone. Se invece di grosso hai solo il cazzo e non hai le palle, addio, vorrà dire che dovrò scopare in giro fin quando trovo un superdotato che mi tolga certe voglie.”
“Quali voglie?”
“Quelle che ancora non avevo quando stavo con te, anche se tu, stronzo, ci provasti.”
“Cosa stai dicendo?”
“Non ti ricordi? Una delle prime volte. Quando tu facesti finta di stare sbagliando buco. Meno male che me ne accorsi subito… non ero mica pronta all’epoca e non sapevo che eri così fuori scala. Mi avresti sfondato, mi avresti fatto solo male e non avrei mai potuto voluto riprovare… invece adesso… diciamo che sono più allenata, ma voglio sentire com’è, con uno come il tuo…”
“Ma cosa dici? Non feci finta di sbagliare buco.”
“Cioè?”
“Ma secondo te io capivo cosa stavo facendo. Ne sapevo meno di te. Stavo sbagliando veramente. Non sapevo bene dove avevo il cazzo. Era tra le tue gambe e provai a spingermi dentro. Non lo feci apposta.”
“Ah, ok. Va beh, poco importa. L’importante è che non mi hai tolto allora anche quella verginità. Anche perché così magari adesso ti alletta di più avere quello che non ebbi al tempo.”
“Cioè tu mi stai dicendo che adesso vai in bagno e se arrivo anche io ti trovo pronta a prenderlo… dietro?”
Martina frugò nella borsa e tirò fuori una boccetta trasparente con dentro un liquido denso e una etichetta che poco lasciava all’immaginazione sull’uso a cui serviva.
“Cazzo…” commentai mettendomi una mano in faccia impegnato in una lotta interiore tra il desiderio e la razionalità.
“Dimmi un po’, tua moglie te lo dà il culo?”
“Cazzo, Martina, hai iniziato questo discorso chiamando pene il cazzo e adesso mi chiedi se mia moglie mi dà il culo…”
“Sì, ma rispondi.” ridacchiò.
“No, non me lo dà.” risposi sbuffando, sentendomi in trappola.
“E quante te lo hanno mai dato, col cazzo che ti ritrovi?”
“Quasi nessuna… solo le più… esperte.”
“Io sono… esperta, adesso.”
Si alzò, prese la borsa, e si incamminò all’interno del locale sculettando invitante. Io buttai la testa all’indietro. Il mio cazzo era duro. La mia parte razionale e fedele era ormai relegata in un angolino della mia mente. Come potevo resistere ad una offerta del genere? Una donna del mio passato che mi cercava esclusivamente per il mio cazzo. E per farsi fare il culo in un bagno di locale e poi chissà quante altre porcate da quel giorno in avanti. Quale uomo può resistere?
Mi alzai. Lasciai i soldi per pagare il conto a metà sotto al portacenere e feci cenno ad un cameriere in modo che li andasse a prendere.
Poi feci qualche passo.
Verso dentro o verso fuori?

Verso dentro, in ogni senso ^_^