Libera

La libertà della vacanza, la libertà della nudità, la libertà dell’adulterio

Il mio compagno doveva andare alcuni giorni in toscana a seguire un cantiere e ne approfittammo per attaccarci un weekend di vacanza. Trovammo un agriturismo con piscina sperduto tra le colline. Sembrava proprio un bel posto in cui passare i primi due giorni da sola a rilassarmi. Non era ancora estate ma faceva già molto caldo.

Il primo giorno lui uscì presto. Io invece mi svegliai con calma. C’era pace, silenzio e molto caldo. Guardai fuori dalla finestra della piccola dependance in cui alloggiavamo. Vedevo la piscina e poco lontana la casa dei padroni dell’agriturismo. Non si vedeva nessuno, non si sentiva nessuno. Eravamo gli unici ospiti.

Mi preparai per andare a fare colazione e per poi fermarmi subito in piscina. Mentre indossavo uno dei bikini che avevo portato uno strano pensiero attraversò la mia testa, ma lo scacciai subito. Poi mi guardai allo specchio, fiera del fisico che avevo costruito durante l’inverno in palestra. Mi piacevo ed ero anche già abbronzata, merito di autoabbronzanti e qualche giorno passato in terrazzo a prendere il sole. Mi preferivo abbronzata. Scostai l’elastico del costume e pensai che mi sarebbe rimasto il segno. Storsi la bocca, un po’ contrariata. Mi piaceva l’abbronzatura integrale. Il pensiero che prima avevo scacciato riguardava proprio quello.

A colazione parlai con l’uomo che gestiva con la moglie l’agriturismo. Parlammo del fatto che avrei passato la giornata lì, non avendo la macchina presa dal mio compagno, ma per fortuna c’era la piscina. Lui mi disse che non avrebbe potuto prestarmi la sua auto, perché gli poteva servire e l’altra che avevano ce l’aveva la moglie che sarebbe stata via tutto il giorno avendo un altro lavoro. Ringraziai molto anche solo per il fatto che avesse pensato di prestarmi l’auto. Era molto gentile. Si scusò anche del fatto che oltre alla colazione non avrebbe potuto offrirmi molto, non facevano servizio ristorante. Gli dissi che non c’era problema, ero abituata a saltare pasti e comunque qualcosa con me, i miei preparati da palestra, ce l’avevo. Mi disse che più tardi sarebbe però sceso nei campi a raccogliere un po’ di frutta e quella me la poteva offrire. Ringraziai con l’acquolina in bocca al pensiero di frutta matura appena colta.

Entrammo quindi in una certa confidenza e l’idea che avevo avuto prima in camera mi ritorno in testa e quasi senza pensarci si trasformò in parole.

“Senta, volevo chiederle una cosa. Siccome… ecco… da quello che ho capito non ci sono altri ospiti, giusto?”

“Giusto. Siete gli unici.”

“E non ci sono quindi altre persone che frequenteranno la piscina. Cioè non ci saranno persone qui attorno tutt’oggi. Cioè escluso lei, ovviamente.”

“Sì.” rispose incuriosito.

“Ecco, volevo chiederle… cioè, se le darebbe fastidio… come dire… io sono un’amante dell’abbronzatura solo che non mi piacciono i segni che mi lascia il costume. Sa, noi a casa abbiamo un terrazzo, riparato dalla vista dei vicini, e quindi io sono abituata a prendere il sole senza… niente.”

“Ah.” sembrò un po’ imbarazzato.

“Quindi se per lei non è un problema… ecco… a me piacerebbe stare in piscina, cioè prendere il sole, senza niente addosso.”

“Ah… ok… cioè, no, a me non darebbe fastidio, però… voglio dire… io non potrò evitare di… cioè io sarò in giro qui attorno tutto il giorno per fare le mie cose, passerò avanti e indietro… quindi non potrò fare a me di guard… di vederla, voglio dire. Cioè non sarà proprio del tutto sola.”

“Sì, ok. Questo era chiaro. Per me non è un problema… se lei mi vede.”

“Ah. Ok. Allora.”

“Allora ok.”

Uno più imbarazzato dell’altra. Per me non era un problema farmi vedere nuda da uno sconosciuto. A casa il terrazzo era al riparo dalla vista e mi sarebbe scocciato avere dei vicini impiccioni e guardoni. Ma uno che dopo quattro giorni sarebbe sparito dalla mia vita non era un problema. Era più imbarazzante chiederlo che farlo.

Mi sentii libera e serena quando mi tolsi tutto e mi stesi sul lettino a bordo piscina. Pace, natura, nudità, relax. Ogni tanto mi tuffavo in piscina e scoprii subito che c’era qualcosa di ancora più bello dello stare sdraiata al sole nuda: nuotare nell’acqua completamente nuda. Una sensazione fantastica. Mentre mi abbrustolivo al sole pensai che forse avrei dovuto proporre al mio compagno di frequentare qualche spiaggia nudista. Al mare doveva essere ancora più piacevole nuotare nudi. Poi però pensai subito che forse non avrebbe accettato. Aveva il piccolo problema, tipicamente maschile, di soffrire il confronto con gli altri maschi. Non aveva nulla da invidiare in quanto a dimensioni: il suo uccello era più che dignitoso. Solo che aveva la caratteristica di apparire particolarmente piccolo da moscio. Poi cresceva e non era niente male, ma sapevo già che si sarebbe vergognato a mostrarsi davanti ad altre e soprattutto ad altri. Con questo pensiero pensai che avevo fatto proprio bene a chiedere di poter stare nuda in quel posto. Potevo farlo e godermelo senza di lui, che forse non avrebbe voluto neanche che mi facessi vedere da un altro uomo. A volte era un po’ geloso. Forse proprio per quella insicurezza data dalla caratteristica di cui sopra. I maschi su queste cose si fanno dei viaggi mentali quasi peggio di noi donne.

L’uomo dell’agriturismo in effetti passò spesso nei pressi della piscina. Passava e notavo che non riusciva a non guardarmi. Senza modestia dovevo essere per lui un bel vedere. Non gli capitava certo tutti i giorni. Cominciai a domandarmi se la frequenza dei suoi passaggi fosse quella normale o se la possibilità di ammirarmi lo avesse attirato più spesso dalle mie parti. In ogni caso mi sentivo lusingata dai suoi sguardi. Mi sentivo bella. Mi sentivo… sì, mi stavo eccitando.

Mi piaceva essere guardata mentre ero nuda. Quando lo facevo nel terrazzo di casa, segretamente mi immaginavo che ci fosse qualche guardone. A volte mi masturbavo al pensiero. Avevo voglia di masturbarmi anche lì. Mi toccai un po’ quando sapevo che l’uomo non era in vista. O quando credevo non lo fosse, sperando quasi che in realtà mi stesse spiando.

Dovetti buttarmi in piscina, un po’ per il troppo caldo del sole e un po’ per spegnere i miei bollenti spiriti. Inutilmente perché sott’acqua ne approfittai per toccarmi fino a godere. Così mi sarei placata, pensai. Sbagliandomi.

“Ho portato su un po’ di frutta. Quando vuole è dentro, puoi venire a prenderne un po’.” mi informò quando era ormai ora di pranzo.

Pensai che fosse il caso di smettere di stare al sole in quelle ore. Quindi era una buona idea passare a prendere un po’ di frutta e poi andare nella nostra stanza. Stavo quindi per rivestirmi quando un’altra idea un po’ birichina mi passò per la mente.

Mi alzai così com’ero. Nuda con solo le ciabattine. E così andai verso la casa.

Entrando sentii quasi un brivido di fresco. L’interno era in penombra e i muri spessi mantenevano una temperatura gradevole. Io ero tutta sudata e il contrasto mi provocò una sensazione di freddo. I miei capezzoli si inturgidirono. Per il fresco. Forse. Oppure per l’altra sensazione che avevo entrando in quel modo in quella casa. Mi sembrava trasgressivo, mi sembrava provocante, mi sembrava eccessivo. Lo era, probabilmente.

Pensavo di non trovarlo. Lo avevo visto andare dietro la casa e invece probabilmente era rientrato proprio da lì. Anche lui però sembrò sopreso. Non si aspettava di ritrovarsi di fronte ad una donna nuda in casa sua. Nuda e sudata. Nuda e forse eccitata, se avesse avuto la capacità di notare certi dettagli. Ci guardammo per qualche istante, senza dire niente. Lui scansionò il mio corpo. A me sembrò di notare un rigonfiamento anomalo nel suo.

“La… la frutta.” indicò lui.

“Sì, la frutta.” balbettai io.

Mi avvicinai alla cassetta ripiena. Tastai qualche frutto e poi lo lavai nel lavandino vicino. Per tutto il tempo sentii lo sguardo di lui sul mio culo. C’era una certa tensione. Sessuale, probabilmente.

In camera mi stesi sul letto. Mangiai la frutta sbrodolandomi. Me ne spalmai i succhi sui seni, poi più in basso. Mi masturbai, godendo intensamente. Solo alla fine di alcuni orgasmi mi resi conto che avevo goduto pensando a cose diverse dal solito che era spesso qualcosa che coinvolgeva il mio compagno. Magari non solo lui, ma anche lui. Quella volta, invece, avevo pensato all’uomo dell’agriturismo. Avevo pensato che fosse salito anche lui nella sua camera e che si stesse segando pensando a me.


Ero calda e su di giri quella sera, dopo la giornata passata sempre nuda. E nuda mi ero fatta trovare al ritorno del mio compagno che però aveva rifiutato quelle avances perché era tutto sporco e sudato e aveva bisogno di una doccia. Mi proposi di unirmi a lui che però disse che avrebbe fatto in fretta, dovevamo andare a cena, il ristorante era lontano e, insomma, avremmo consumato dopo, con calma.

Accettai, un po’ malvolentieri. Avevo voglia e volevo togliermela subito. Però avevo anche fame e ok, dopo con tutta calma, sarebbe venuta fuori una bella scopata. L’attesa ulteriore l’avrebbe migliorata ancora.

Ottima cena, gran bel ristorante con vista sulle colline toscane. E poi basta. Tornati in stanza nell’agriturismo, il tempo di andare in bagno e prepararmi e quando ne uscii lui dormiva pensantemente. Troppo stanco per il lavoro.


La mattina dopo capii subito che buttava male, che la situazione era pericolosa. Ero di nuovo nuda e libera a bordo piscina. L’uomo continuava a passare guardandomi. Io avevo accumulato voglie nella giornata di ieri che non facevano che aumentare. I miei brevi sfoghi solitari non bastavano. Anzi peggioravano la situazione.

“Mi scusi, posso chiederle un favore?”

Oddio lo stavo dicendo veramente. Lui si avvicinò, incuriosito e per nulla seccato di potermi ammirare da più vicino.

“Già ieri ho preso forse un po’ troppo sole. E anche oggi picchia parecchio. E faccio un po’ fatica, ecco, a spalmarmi bene la crema sulla schiena. Sarebbe così gentile da aiutarmi.”

Con che faccia gli stavo porgendo la crema? Quella innocente di chi vuole ottenere un favore o quella arrapata di chi segretamente spera di ottenere anche altro?

Lui devo dire che fu galante e rispettoso. Non so se perché pensasse che volessi veramente solo quello che chiedevo. In fondo avevo dimostrato semplicemente di essere una molto a suo agio col suo corpo e quindi forse in me non c’era nulla di sessuale nel mostrarmi e nel permettergli di toccarmi. O forse aveva paura di aver frainteso e quindi una sua mossa azzardata avrebbe creato soltanto casini.

Mi spalmò la crema, lentamente, abbondantemente e accuratamente, limitandosi alla schiena.

“Grazie.” dissi con voce dolce girandomi a guardarlo e poi osai: “Molto gentile. Se vuole, per sdebitarmi per il disturbo può…”

“Nessun disturbo, è stato un piacere.” disse mordendosi la lingua per avermi interrotto, intuendo che forse era meglio se mi lasciava parlare.

“Beh, allora se è stato un piacere…” rimasi un po’ in sospeso, lui pensò di aver sbagliato termine, ma fui magnanima: “…che sia stato un piacere o un disturbo, se vuole, può continuare anche più in basso… anche se lì me la sono già spalmata…”

“Quindi non è necessario…”

“No… è un piacere… per entrambi spero.”

Le sue mani forti da contadino si posarono delicatamente sui miei glutei. Erano unte di crema e quindi scivolose. Gememmo entrambi quando iniziò a palparmi le chiappe con vigore.

“Le piace?” chiesi tra un gemito e l’altro.

“Lei è stupenda… il più bel culo che abbia mai visto… figuriamoci toccato…”

“Davvero? Voglio vedere?”

“Cosa?”

Non lo dissi ma il mio sguardo era fisso tra le sue gambe.

Armeggiò con i pantaloni e liberò il suo cazzo. Storto, nodoso, più grosso di quello che avrei pensato. Bello. Durissimo per merito mio. Ne ero fiera.

Continuò a toccarmi il culo. Le sue grosse dita passavano spesso nell’incavo fra le chiappe, massaggiando l’ano. Io dimostravo di gradire e mi sembrò quasi come se fossi stata io a risucchiare dentro di me una delle sue dita. Ebbi un orgasmo al pensiero di aver provocato uno sconosciuto fino a farmi infilare un dito in culo. Anche a lui la situazione dovette sembrare troppo eccitante per essere vera. Schizzò senza toccarsi. Fiotti di sperma mi colpirono, dipingendomi la schiena.

“Spalma pure anche quello.” gli dissi in un ultimo afflato di perversione.


Nel pomeriggio sarebbe tornata la moglie. Io restai chiusa in camera. Non ero nuda quando tornò il mio compagno. Non se ne lamentò. Come la sera prima andammo fuori a cena, in un altro ristorante dei dintorni. Tornati in stanza lui si mise a dormire. Io, quella sera, avevo la stessa voglia della sera prima, anzi forse anche di più, ma non feci nessuna mossa per sedurlo. In me c’erano dei timori, per lo più irrazionali. Come se un uomo potesse accorgersi di qualcosa nel corpo della sua donna, nonostante le ore passate e la lunga doccia per lavare via l’adulterio. La paura che un maschio potesse percepire che nelle strade percorse dal suo cazzo ci fossero delle impronte fresche di un altro. O forse la convinzione che tanta sarebbe stata l’eccitazione e tanto recenti i ricordi altrettanto eccitanti che non sarei stata capace di tenermi tutto dentro e che quindi gli avrei confessato, al culmine dell’amplesso, che quel giorno già avevo goduto in quel modo e anche in altri a lui di solito preclusi. Troppo eccitante quell’adulterio per non condividerlo.

2 commenti su “Libera”

  1. Ma wow..di questo racconto non mi avevi detto nulla Henry..molto intrigante soprattutto perché lo racconti al femminile, bellissimo 💋
    Elena T

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto