È sconfortante che ci sia bisogno di una legge per dire che i rapporti sessuali devono essere compiuti con il pieno e continuato consenso di tutte le parti coinvolte. Dovrebbe essere proprio quella la cosa che rende il rapporto sessuale desiderabile, la cosa che spinge a volerlo fare (a parte l’istinto riproduttivo che agisce sottotraccia). Il consenso è sexy, il consenso è erotismo.
Personalmente anche solo l’impressione che la mia partner non sia pienamente coinvolta, felice di farlo, vogliosa e che non stia apprezzando e desiderando farlo mi smonta ogni voglia. E lo fa anche fisicamente. A volte mi basta un sorriso, uno sfioramento, un qualcosa che mi viene detto che mi fa capire che lei vuole farlo e il mio corpo reagisce di conseguenza. Mentre invece possiamo anche essere nel pieno dell’atto e capisco che lei lo sta facendo solo per dovere, che in realtà non vorrebbe o che vorrebbe qualcosa di diverso e anche in quel caso il mio corpo reagisce di conseguenza, in negativo, ovviamente. Questo per dire anche quanto sia facile percepirlo il vero consenso e coinvolgimento o meno del partner.
Per questo non comprendo la necessità di normare un aspetto del genere. O meglio la comprendo dal punto di vista legislativo e sociale, so bene di cosa sono capaci gli uomini, non la comprendo a livello personale ed empatico. Quando sento parlare di stupri la mia reazione, come quella di tanti, è subito pensare che è una cosa che io non farei mai e poi mai. Ovviamente in questo c’è una valutazione etica e morale, ma non è l’unico aspetto a cui penso. Il fatto è che non sarei proprio in grado, tecnicamente, di compiere uno stupro. Non con parti del mio corpo, almeno. Avrei una totale repulsione erotica per quel gesto. È proprio il contrario, l’opposto, di quello che io considero sessualità. Si dice infatti che lo stupro non sia un gesto sessuale ma un gesto di potere. Ma per tanti uomini che lo compiono è anche un gesto sessuale, lo è tecnicamente perché compiuto con una erezione in atto.
Non credo che la soluzione al problema delle violenze sessuali (di vari gradi, che non sono tutte uguali) possa essere di tipo repressivo, ma soltanto educativo. Va fatto capire che il sesso è principalmente condivisione, di intenti e di azioni. Allo stesso tempo sono sufficientemente realista nel capire che non sarebbe una soluzione definitiva. Se io penso alla mia sessualità, a come si è formata e a come è, mi rendo conto che c’è una parte innata che sfugge al mio controllo e che non penso sia modificabile. E così come nessuna educazione avrebbe potuto cambiare radicalmente il mio approccio al sesso, allo stesso modo chi è più portato ad una sessualità violenta e di sopraffazione non potrà diventare totalmente l’opposto. Gli estremi resteranno sempre, di violenti ce ne saranno sempre. Si può agire sul comportamento medio, migliorarlo un po’ e fare sì che un po’ di violenti lo diventino meno e che qualcuno non lo diventi proprio.
Io nel mio immensamente piccolo di questo sito di racconti spero di dare un contributo. Mi sono spesso chiesto se il modo in cui esprimo la sessualità qui dia un effetto positivo al mondo (infinitesimale, ovviamente, ma positivo) o no. Io spero di sì e credo che il filo conduttore di tutti i racconti qui presenti sia appunto il consenso. È il consenso a rendere erotiche le persone e infatti penso che le donne siano narrativamente (e realmente) molto più eroticamente interessanti degli uomini, perché è su di loro che gioca il consenso. Un uomo che esprime voglia di scopare è banale, narrativamente scontato. Forse anche questo è un retaggio della società patriarcale, siamo stati noi a dipingere le donne come meno interessate al sesso rispetto agli uomini e quindi a rendere il loro consenso una merce rara e per questo interessante. Esiste però anche un qualche retaggio biologico a sostegno di questo. Evolutivamente parlando ad un uomo per trasmettere i propri geni conviene che li passi a più donne possibili (poi deve anche sostenerle se vuole che la sua progenie sopravviva, ma un tentativo in più non gli fa nessun danno). Invece alla donna conviene scegliere, conviene selezionare il maschio che preferisce. È da questo potere di scelta, poi, che credo sia derivato l’effetto opposto, quello repressivo da parte dell’uomo, che voleva riprendersi il potere di decidere.
Tornando ai miei racconti è sempre il consenso ad essere il filo conduttore. Lo è nelle protagoniste donne definite troie, dove si intende (in senso positivo) quelle che hanno voglia di fare, di andare oltre, di dare il loro consenso a pratiche sessuali disparate. Lo è in tutte le dinamiche di tradimenti più o meno consensuali (appunto). Perché è erotico che la voglia di farlo superi le regole sociali e quindi una donna che acconsente a scopare con altri è erotica, un uomo che acconsente o che apprezza che la sua donna venga scopata da altri è erotico perché esprime un consenso considerato tabù. Lo è nei personaggi, spesso maschili, il cui unico scopo è ricercare il piacere per gli altri (quasi in una sorta di feticismo, come nel racconto Il feticista del piacere altrui) prima che per se stessi, perché è lì la fonte anche del proprio piacere, non certo nell’imposizione sull’altro. È il consenso altrui a fare certe cose a fornire piacere. I miei maschi in genere trovano piacere nella partecipazione ben più che consensuale ma bensì entusiasta delle controparti femminili, non certo in una partecipazione forzata o anche solo non altrettanto desiderata. Alcuni così tanto da godere del fatto che il piacere sessuale in senso stretto venga fornito da un altro.
Poi, detto per inciso, questa è la mia intenzione (non esplicita ma insita nel mio modo di scrivere) ed è il messaggio che cerco di far passare, non è detto che ci riesca sempre.
Ma è talmente ovvio che il consenso sia la chiave di tutto che i personaggi maschili diventano interessanti eroticamente quando anche a loro è richiesto un consenso che solitamente non darebbero (l’erotismo sta sempre nell’uscire dalla consuetudine, dalla normalità). Quindi così come è erotica una donna che acconsente a, per fare un esempio, provare un rapporto lesbo, allo stesso modo lo è un uomo che acconsente a sperimentare una inversione di ruoli. Non lo sarebbe invece un uomo che subisse contro la sua volontà quella inversione, non ci sarebbe, per me, niente di erotico in qualcosa di imposto (di veramente imposto, è chiaro che i giochi di “non consenso consensuale” lo possono essere). È erotica, per fare un altro esempio terra terra, la donna che vuole prenderlo nel culo, non la donna che viene inculata.
Quindi evviva il consenso, il consenso è sexy, fate sesso col pieno consenso degli altri che è in quel modo che diventa veramente bello, che diventa quella cosa che tutti cerchiamo.
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