
La storia di un incontro fra generazioni in cui maturità ed esperienza non sempre sono garanzia di maggior controllo e autocontrollo
18
1
Ero in compagnia del il mio amico Nicola. Lui stava guardando qualcosa sul telefono.
“Guarda che coglione!” mi fa ad un certo punto mostrandomi quello che c’era sul telefono. Aveva Instagram aperto e si vedeva un nostro amico che faceva lo stupido in un video.
Ridemmo insieme nel guardare quanto fosse buffone quel nostro amico, che non cambiava mai nonostante fossimo ormai vicini ai quarant’anni.
“Sempre il solito…” commentai io.
“Già.” rispose Nicola mentre le storie del nostro amico procedevano mantenendo la loro coglionaggine.
Poi le sue storie finirono e Instagram in automatico propose quelle dell’utente successivo. Comparve la foto di una ragazza in costume di fronte al mare, un po’ di profilo ma con il culo parzialmente in vista e con un’aria ammiccante. Poi dopo pochi secondi scomparve a favore di una pubblicità.
“Ah, però! Figa quella! Chi era?” esclamai io.
Nicola tornò indietro per rivederla.
“Ah, è una mia studentessa.” rispose come se fosse ovvio.
Nicola insegnava matematica in un liceo classico.
“Ah però! Sono tutte così le tue studentesse?”
Lui ridacchiò.
“No, però… sì, ecco… diciamo che sono un po’ diverse da com’erano le nostre compagne ai tempi.”
“Ma che classe fa?”
“Lei è…” ci pensò un attimo. “… ha fatto il quarto anno.”
“Quindi ha…?”
“Diciassette anni.”
“Ah. Ma cosa vuoi dire che sono diverse?”
“Beh…” disse Nicola mentre intanto apriva il profilo di questa ragazza per farmi vedere le sue foto. “Tu una nostra compagna così l’hai mai vista?”
Scorremmo le foto di questa ragazza. In molte era in bikini ed erano bikini tutti molto succinti. Spesso aveva pose ammiccanti, nei selfie o in foto che si era fatta fare mettendosi in posa. Poi c’erano molte foto con vestiti provocanti, scattate in locali o probabilmente prima di uscire con gli amici.
“Effettivamente no…” commentai io.
“Cioè, ti ricordi? Ai nostri tempi sempre pantaloni e felpone. Mica venivano a scuola truccate e in minigonna.”
“Va beh, ma queste sono foto che si è fatta in spiaggia o uscendo la sera…”
“Sì, va bene, ma anche a scuola vengono tutte tirate, come dovessero sfilare. E mica solo lei. Anche altre. E comunque quando uscivamo noi alla sera a quella età le ragazze non facevano così le fighe.”
“Hai ragione.” dissi continuando a scorrere le foto di quella ragazza, che si chiamava Aurora. “Beati i suoi coetanei.”
“Ma va là, secondo me neanche se ne rendono conto. A malapena le guardano. Sono coglioni. Per loro è normale che le loro compagne siano così.”
“Dici davvero?”
“Secondo me sì. Non apprezzano. Chi ha il pane non ha i denti.”
“Chi ha il pene, in questo caso… ahaha”
“Guarda questa.” disse aprendo una foto di Aurora e di altre tre amiche, una più bella dell’altra. “Se la sono fatta in classe. Ti immagini se le nostre compagne fossero venute così vestite un giorno?”
“Ah sì… da durello durante tutte le lezioni.”
“Eh sì.”
“Beh, almeno la tua visuale è allietata da queste ragazze quando fai lezioni.”
“Ma sta zitto… c’hanno la metà dei nostri anni se va bene… la maggioranza sono pure minorenni, meglio che non le guardo troppo.”
“Però le segui su Instagram…”
“Quello sì, ma seguo un po’ tutti i miei studenti…”
“Seh, seh… dicono tutti così.” dissi prendendo in giro il mio amico, ma in realtà un po’ lo invidiavo. Ero rimasto colpito dal fascino di quella ragazza. Era bella, sembrava consapevole di esserlo ma allo stesso tempo inconsapevole dell’effetto che avrebbe provocato negli uomini con quei suoi atteggiamenti.
Continuai a pensarci per un po’ a quello che avevo visto e, arrivato a casa quella sera, la cercai su Instagram in base al nome che avevo letto: volevo riguardamela bene. Purtroppo però aveva il profilo privato. Dannazione, pensai, poi però valutai che io avevo un profilo Instagram impersonale, dal quale non si capiva chi ero. Cliccai sul tasto per chiedere di poterla seguire, magari mi avrebbe accettato, di follower in fondo ne aveva tanti, forse accettava tutti.
Dopo averlo fatto un po’ me ne vergognai. Mi mettevo a sbavare su ragazze con meno della metà dei miei anni? Poi mi autoassolsi. Era solo una questione estetica: era una bella ragazza ed era piacevole guardarla, mica avevo altre intenzioni.
Quando però si avvicinò mia moglie chiusi in fretta l’applicazione, temendo senza motivo di essere scoperto.
2
Di Aurora mi dimenticai ben presto nei giorni successivi fino a quando, un giorno, mentre scorrevo le foto di Instagram per passarmi il tempo mi comparve la foto di lei in primo piano, con l’espressione di mandare un bacio all’obiettivo del telefono mentre si stringeva con le braccia le tette coperte dal costume mettendole ben in evidenza.
Mi aveva accettato fra i suoi follower. Bene, pensai, e poi andai a risfogliarmi di nuovo le sue foto. Stavolta potevo farlo con calma, senza Nicola a fianco e potevo gustarmi bene quella bellezza pura e provocante allo stesso tempo.
Per diverse settimane mi guardai ogni foto che postava e tutte le storie che pubblicava. Ero affascinato dal mondo giovanile che traspariva, così apparentemente diverso da quello che avevo vissuto una ventina d’anni prima. Provai a pensare cosa avrei pensato di lei se una mia amica di quei tempi fosse stata così spregiudicata nel mostrarsi e nel vestirsi. Forse però aveva ragione il mio amico Nicola: mi colpiva così tanto perché ero ormai vecchio, di sicuro ai suoi compagni non faceva tutto questo effetto.
Un giorno pubblicò alcune storie che la mostravano mentre festeggiava insieme agli amici il compleanno. Aveva compiuto 18 anni. Istintivamente e senza pensarci troppo risposi alla sua storia facendole gli auguri. Non lo feci con un doppio fine, mi sembrava naturale mandarle un “buon compleanno”, a maggior ragione visto che era una tappa importante, quella della maggiore età.
Dopo un paio di giorni trovai una notifica, mi aveva risposto con un messaggio pieno di emoji e cuoricini.
“Ciao, grazie!!! Scusa se ti rispondo solo ora ma ho ricevuto trooooppi messaggi.”
Poi subito dopo.
“Ma chi sei? Ti conosco? Non hai foto. Di che classe sei?”
Rimasi molto tempo in dubbio se risponderle o no, ma poi mi dissi che non c’era nulla di male.
“Di nessuna classe. Sono un po’ più grande.” aggiunsi al messaggio un po’ di faccine sperando di non sbagliarle in base all’uso che forse i giovani ne facevano diversamente da noi anziani.
“Ah, vai all’Uni? Sei amico di Tello?”
“Ehm, no, no. Un po’ più grande ancora.”
“Ma chi sei?” mi chiese con faccine che ridevano. Sembrava prendere per gioco questa mio essere in incognito, non sembrava seccata o alterata dalla cosa. Io però non volevo dirle il motivo per cui mi ero messa a seguirla, anche per non coinvolgere Nicola.
“Diciamo che potrei essere un tuo professore, come età.”
“Ah ok.” disse lei in un modo che non capii se esprimeva delusione o cos’altro.
Io subito non risposi. Non sapevo se e come continuare la chat. Anche Aurora per un po’ sembrò considerare chiusa la nostra conversazione fino a qualche ora dopo quando, dal nulla, mi scrisse un altro messaggio. Lo aprii e trovai una foto, un selfie di Aurora che sorrideva.
“Perché mi hai mandato questa foto?” le scrissi io dopo averci pensato su. Forse si era solo sbagliata.
“Così. Per farmi vedere. Tu non ti fai vedere?” mi risposi ed io fui stupito da questo suo voler continuare la chat e soprattutto dal modo con cui lo stava facendo.
“Io sono vecchio, te l’ho detto. Chiederesti una foto a un tuo professore?” cercai di essere simpatico e di interrompere quello strano scambio, ma Aurora mi stupì ulteriormente.
“Beh, qualche professore bono c’è nella mia scuola.”
Cosa avrei dovuto ribattere ad una diciottenne sconosciuta che mi invia un selfie, mi chiede una foto e mi parla di professori boni? Non sapevo come muovermi e mentre ci pensavo su Aurora continuò a scrivermi.
“Tu come sei? Dai, fammi vedere con chi sto parlando.”
Mi venne anche un po’ di paranoia: pensai che potesse farlo per poi ricattarmi o qualcosa del genere, magari pensava fossi veramente un suo professore e voleva sputtanarmi. Era per me una situazione inedita e non prevista ed ero in difficoltà. Visto che insisteva provai a farmi qualche selfie. Ne feci una decina prima di trovarne uno in cui mi sembrassi decente, proprio come facevano le ragazzine vanitose. Ma davvero stavo pensando di inviare una mia foto ad una diciottenne? All’inizio pensavo di no, ma visto che continuava a chiedere…
Col groppo in gola inviai la foto. Perché ero così agitato per una cosa così stupida? Con trepidazione aspettai una sua reazione.
“Dai, sei carino.” fu la sua risposta. Non ne potevo cogliere il tono, non aveva aggiunto faccine. Mi prendeva in giro? Forse era lì che rideva di me, magari insieme a delle amiche. Uno sfigato quasi quarantenne che invia una foto ad una bellissima diciottenne con chissà quali speranze.
Dopo quell’ultimo scambio Aurora sparì. In quel momento capii che per la sua generazione chattare era la cosa più normale del mondo e attorno a questo ci mettevano molte meno infrastrutture.
3
“Buongiorno!” seguito da faccine con i cuori.
Due giorni dopo l’ultimo nostro scambio Aurora mi inviò poco dopo essersi svegliata un saluto corredato da un suo selfie dall’aria ancora un po’ addormentata. Ricambiai il saluto e non la foto, ovviamente, e poi la dimenticai per il resto della giornata.
“Che fai?” mi scrisse nel pomeriggio. Mi diede l’impressione che nei momenti morti cercasse qualcuno con cui comunicare. Forse quando non poteva nessuna amica sfogliava la lista dei messaggi e scriveva al primo che capitava che in quel caso ero io.
“Lavoro.” risposi laconico.
“Che lavoro fai?” mi chiese prontamente.
Chattammo un po’. Le raccontai qualcosa di me e del mio lavoro. Soltanto alla fine mi accorsi che avevo omesso alcuni particolari della mia vita, non del tutto volontariamente ma probabilmente neanche casualmente. Non le avevo detto di essere sposato. Ogni volta che nella mia testa si affacciavano vaghissimi pensieri con risvolti sessuali rivolti a quella ragazza il resto del mio cervello si dava automaticamente dello stupido illuso e patetico. Però non riusciva ad evitare che quei pensieri emergessero.
Nei giorni successivi ogni tanto Aurora si faceva viva con dei saluti. A volte la conversazione finiva lì, altre volte durava un po’. Quasi sempre lei almeno una foto me la mandava. Sempre selfie, a volte con espressioni normali, qualche volta con espressioni che potevano sembrare ammiccanti. Una volta, addirittura, si era inquadrata mentre era stesa nel letto: in primo piano il volto, sullo sfondo il corpo steso con i piedi in alto; così facendo si intravedeva il culetto. Mi chiesi se fosse voluto, ma sembrava che in lei ci fosse poca malizia e molta spontaneità innocente.
All’inizio facemmo fatica a trovare argomenti di conversazione, i nostri mondi erano troppo diversi, non avevamo nulla in comune. Io le feci un po’ di domande sulla scuola anche se non ero veramente molto interessato, ma tenere quel contatto mi faceva piacere, sempre per quella illusione che la mia mente si creava da sola.
Un giorno feci una battuta, ricordando che lei aveva detto che c’erano dei professori che le piacevano. Fu da quella frase che la nostra chat cambiò.
“Sì, ci sono alcuni che sono intriganti.” mi rispose.
“Intriganti in che senso?” mi azzardai a chiedere.
“Il fatto di essere uomini… grandi… con esperienza… solidi… non so… ne parliamo ogni tanto anche tra amiche… sono attraenti… emanano sicurezza… mi farebbero sentire che sono in buone mani…”
Non sapevo bene come interpretare quelle frasi. Forse io vi attribuivo dei sottintesi erotici che non c’erano nella mente ancora acerba di una diciottenne. Ma ci pensò poi Aurora a chiarire cosa intendeva.
“Una mia amica è stata con un trentenne. Ha detto che è tutta un’altra cosa.”
“In che senso?”
“Non so come dire. Ma voi maschi a che età imparate a farlo?”
Sgranai gli occhi. Stava parlando della stessa cosa che stavo capendo io?
“Perché chiedi a che età?” le feci una domanda neutra, per capire se effettivamente non avevo frainteso, sarebbe stato troppo rischioso andare diretto.
“Perché quelli della mia età non sanno fare. Si vede che hanno visto solo dei gran porno e provano a rifare quello che hanno visto. Ma hanno fretta, pensano che stia tutto nell’essere veloci e forti, non si interessano di quello che vogliamo noi. Insomma io e le mie amiche pensiamo che i nostri coetanei non sanno fare. Quindi con quelli di quale età bisogna andare per poter farlo in modo soddisfacente?”
Mantenni il sangue freddo e cercai di risponderle seriamente. Credevo che da me si aspettasse quello.
“Non è questione di età, ma di quali esperienze si fanno e forse anche con quali motivazioni lo si fa. Quando si è giovani si vuole solo fare la prestazione fisica, col tempo si apprezza di più il lato mentale che è quello che lo fa diventare indimenticabile.”
Ero riuscito a non usare nessuna parola esplicita.
Aurora mi rispose con una serie di faccine con gli occhi a cuore e una frase:
“Dovrei veramente trovarmi uno della tua età.”
Non farlo, non farlo, non farlo. Non approfittarne. Era ciò che mi ripetevo in testa mentre il cazzo mi era diventato duro. Non potevo. No, ero sposato e non potevo. Ma cazzo se era eccitante sentire una come Aurora dirmi che voleva scopare con uno della mia età.
La chat si interruppe. Per certi versi io tirai un sospiro di sollievo perché diventava pericolosa. Tanto, mi dicevo, lei non diceva sul serio. Anzi magari lo faceva apposta anche per prendermi un po’ in giro.
Il giorno dopo lei mi inviò una foto. Non so se era per l’ultima conversazione fatta o se era veramente così, ma mi sembrò una foto molto più ammiccante del solito. Più esplicita.
Il discorso non riemerse in modo esplicito nei giorni successivi, anche se tra le righe c’era sempre qualcosa di potenzialmente malizioso. Poi capitò nuovamente che Aurora si lamentò con me della pochezza amorosa di quello con cui si stava vedendo. Addirittura una volta mi mandò un selfie in cui si intuiva che fosse mezza nuda nel letto, con una espressione delusa e contrariata e una didascalia che mi spiegava che lui non l’aveva soddisfatta.
Poi un giorno, nel bel mezzo di una chat lei mi fece una domanda:
“Ma tu di dove sei?”
Quando le risposi che ero della sua stessa città lei si stupì. Non se lo aspettava. Non ne avevamo mai parlato e aveva dato per scontato che io ero di chissà dove. Sembrò piacevolmente colpita da quella notizia e subito dopo scrisse ciò che temevo e speravo nello stesso tempo:
“Allora potremmo anche incontrarci noi due.”
4
La vidi da lontano che usciva da scuola insieme ai suoi compagni. Rideva e scherzava. Era bella tra belli. A quell’età le ragazze sono già donne e la gioventù le rende più belle che mai. Te ne accorgi solo dopo qualche anno di quanto la gioventù dona bellezza. Col tempo poi le donne, alcune donne, acquistano fascino e possono diventare ancora più interessanti, ma la bellezza pura e semplice appartiene agli anni intorno ai venti. I ragazzi, invece, sono ancora tendenzialmente dei bambinoni cresciuti. Non sono ancora uomini e sembrano sgraziati tra le loro belle compagne. Anche dal punto di vista estetico non appaiono pronti ad avere a che fare con loro, così come da lamentela di Aurora e delle sue amiche.
Aveva insistito per incontrarmi all’uscita del liceo. Ci eravamo dati appuntamento, voleva vedere come ero dal vivo. Mi riconobbe da lontano e mi fece un cenno di saluto. Restò ancora un po’ con le amiche e poi venne verso di me correndo con lo zainetto firmato su una spalla. Aveva una gonnellina e delle calze parigine. Sembrava una liceale di un film erotico degli anni ’70.
Non sembrò imbarazzata del farsi vedere insieme a me. Io lo ero molto di più e mantenni un distacco che non facesse intuire che tipo di rapporto potesse esserci fra noi. Scambiammo due parole e poi ci salutammo: lo scopo dell’incontro era solo quello di vedersi di persona dopo quelle settimane passate a chattare.
Ma non ero neanche rientrato in ufficio che mi arrivò un suo messaggio.
“Sai che mi sei proprio piaciuto. L’ho proprio sentito che tu sei un uomo, a differenza di quei coglioni dei miei amici. Quando ci rivediamo?”
“Rivederci per fare cosa?” glielo chiesi diretto, non avevo tempo di giocare con una ragazzina, volevo svelare il suo bluff e farla smettere di fingere di sentirsi grande solo perché chattava con uno come me. Ma la sottovalutai.
“Io vorrei fare sesso con qualcuno che lo sappia fare, che sia un vero uomo.”
Carte scoperte. Non era una che si faceva problemi. La spudoratezza della giovinezza. La consapevolezza che lei da quel punto di vista poteva dare le carte. Lei poteva chiedere quello che io non mi sarei mai azzardato, visto la differenza di età.
Dovevo dirle di no, dirle che doveva pensare ai suoi coetanei, che avrebbero imparato a soddisfarla, che doveva innamorarsi di qualcuno e poi il sesso sarebbe venuto di conseguenza. Dovevo dirle che ero sposato, che ero un uomo adulto, che non potevo andare con una che volendo, per età, poteva anche essere mia figlia. Dovevo dirle che non erano cose opportune. Dovevo dirle un sacco di cazzate e di bugie perché l’unica cosa che in quel momento desideravo, e il mio cazzo me lo stava facendo capire in modo inequivocabile, era avere quel corpo tonico sotto di me per farle provare i suoi primi veri orgasmi propriamente detti.
E infatti un’ora dopo ero a casa sua, dopo essermi fatto giurare e spergiurare che i suoi genitori non sarebbero mai tornati in anticipo, che la sorella era in un’altra città perché studiava all’università e che nessuno avrebbe mai potuto scoprire che ero stato lì da lei. Non mi fidai di tutte le sue rassicurazioni, ma nonostante questo la voglia e il brivido erano troppo forti per resistervi.
Si era messa uno dei suoi vestiti con cui andava in discoteca per accogliermi e si era messa in casa le scarpe col tacco. Ci sapeva già decisamente fare e conosceva già i punti deboli degli uomini. Era molto meno innocente di quello che sembrava o che voleva far sembrare. Per un attimo, addirittura, temetti di non essere all’altezza delle sue aspettative.
5
“Ma vi continua a crescere con gli anni?” mi chiese ingenuamente Aurora mentre stringeva il mio cazzo alla base e provava a trovare il ritmo giusto per segarmi.
“No, no. Perché?” dissi ridendo.
“I ragazzi con cui sono stata non erano così.”
“Tranquilla, sono normali. Sono io che sono un po’ fuori misura, ma lo ero anche alla vostra età.”
“Beh, è meglio, no?”
“Cosa?”
“Avercelo grosso.”
“Dipende. Dipende per chi.”
“Per me? È meglio per me, no? Mi piacerà di più?”
“Non è detto. Fidati che non è per le loro dimensioni che non ti hanno fatto godere.”
“Però stringertelo e sentirlo così è più bello.”
“Quello fa parte del coinvolgimento mentale.”
“Voglio sentirlo anche fisicamente…”
“Adesso lo sentirai…”
Aurora si lasciò spogliare e la feci poi stendere sul suo letto. Feci quello che probabilmente i suoi fidanzatini non avevano avuto la pazienza di fare: un lungo lavoro con lingua e dita su figa e clitoride in particolare. La sentii irrigidirsi in diversi momenti, sorpresa forse da alcune sensazioni nuove. Poi sentii le sue gambe tremare. Mi spiegò poi che in certi momenti aveva goduto come quando si toccava da sola ma il fatto che fosse un uomo a toccarla lo rendeva diverso.
Tornò ad essere un po’ tesa nel momento in cui le salii sopra e cominciai a penetrarla dopo aver strusciato a lungo il cazzo rivestito dal preservativo sul clitoride. Andai piano, variai il ritmo e l’inclinazione della penetrazione. Lei mi fissava rapita, con la bocca leggermente aperta. Poi dei suoi occhi vidi solo la parte bianca mentre li roteava verso l’alto presa dal piacere.
Ammetto che la scopai con una attenzione al suo piacere perfino eccessiva. Ero uno a cui piaceva far godere la donna quasi più che godere io stesso, ma forse erano anni che non mi concentravo così tanto solo sul piacere altrui. Con mia moglie, di sicuro, era tantissimo che non facevo una scopata così.
Dieci minuti dopo che lasciai la casa di Aurora lei cominciò a tempestarmi di messaggi. Era rimasta entusiasta, diceva di non aver mai provato così tanto piacere. Mi implorava di rifarlo presto, prestissimo. Già mi chiedeva per l’indomani. Io ne fui lusingato ma anche un po’ preoccupato. Rischiavo casini con lei, cosa sarebbe successo se per caso lei si innamorava di me?
Nel fare queste considerazioni fui un po’ presuntuoso e non considerai un’altra ipotesi che però non era più improbabile dell’altra: cosa sarebbe successo se mi fossi innamorato io? Davvero potevo resistere ad una diciottenne infoiata che voleva sesso da me?
Chiaramente non resistetti molto. Ci rivedemmo due giorni dopo e poi di nuovo dopo alcuni giorni. L’unica cosa su cui riuscii a mantenere un minimo di razionalità per diminuire i rischi fu che ottenni di non andare più a casa sua. Se fossi stato beccato da lei le conseguenze sarebbero state imprevedibili. Avevo un monolocale in città che in quel periodo non era affittato. Lo sistemai in modo che diventasse il nostro luogo per scopare. Sicuro e tranquillo.
Aurora aveva voglia di imparare nel sesso e ogni cosa nuova che le facevo la faceva impazzire, come quando le stavo leccando la figa mentre era a pancia in giù e allora ne approfittai per spostare la lingua più in alto andando a cercare il buchetto del culo.
“Che fai?” disse ritraendosi sorpresa.
“Lasciami fare, se ti piace, se no smetto. Ti piace?”
Mi guardò e ci riflette un attimo.
“Non lo so, prova.” rispose girandosi e aprendosi le chiappe con le mani. Notai come intorno al buchetto ci fosse un po’ di peluria che non era invece presente sulla figa. Evidentemente si depilava da sola e non aveva pensato di farlo anche dietro oppure se andava dall’estetista si era sempre vergognata di chiedere anche quel trattamento. Mi piacque quella imperfezione. Non disdegnavo i peli e anzi avrei preferito trovare anche la figa non depilata, ma forse era anche questa una cosa da vecchio. Quando feci le prime esperienze sessuali con ragazze dell’età di Aurora la depilazione totale non era ancora di moda.
Le piacque la lingua nel culo, così come le dita. Godeva così tanto quando glielo facevo che mi fu facile insegnarle a ricambiare allo stesso modo. Le suggerii di toccarmi il buco del culo con un dito mentre mi faceva un pompino e poi anche di provare ad entrare. Oppure di scendere ulteriormente dopo avermi succhiato le palle e andare con la lingua fra le mie chiappe.
“Questo non credo che se lo faranno fare i miei coetanei.” commentò successivamente.
“Forse no. Per noi maschi bisogna crescere un po’ e acquisire sicurezza prima di lasciar giocare una donna con il nostro culo.”
“Eh, invece voi non vi fate problemi a voler giocare con il nostro.”
“Ci hanno provato? Tu non volevi?”
“Io… no, io volevo… volevo provare… ma mi hanno fatto solo male. Cioè appena gli ho detto di provare a metterlo dietro si sono messi a spingere per entrare ma io sentivo solo male. E invece la mia amica, quella che è andata con quello di trent’anni, dice che l’hanno fatto e che è bellissimo…”
Non ci sarebbe stato bisogno di dirci tante altre parole. Era chiaro cosa voleva Aurora e cosa volevo anche io. Non aspettavo altro. Forse non aspettavo altro da quando avevo visto quella foto con quel costume che si infilava tra le chiappe sul telefono del mio amico. Però le chiesi lo stesso di renderlo esplicito anche a parole.
“Chiedimi di fartelo. A noi uomini piace sentirselo chiedere. Almeno a quelli come me.”
“Cosa devo chiederti?”
“Quello che vuoi che ti faccia.”
“Ok.” fu pensierosa mentre cercava le parole. “Vorrei che tu mi prendessi… da dietro…”
La guardai senza muovermi, come in attesa di migliori istruzioni. Lei capì.
“Vorrei che tu mi scopassi… dietro… nel culo…”
Rimasi ancora fermo.
“Vorrei essere inculata… sodomizzata… lo voglio nel culo…”
Fu bravissima a prenderlo, aiutata probabilmente dal mio agire calmo e attento ai suoi bisogni. Fece quello che le spiegavo di fare ed io feci in modo che fosse eccitata il giusto prima di cominciare a penetrarla.
Al termine di quell’amplesso Aurora era felice ed estasiata. Io invece ero più turbato, consapevole del fatto che stavo cadendo in un vortice da cui non potevo uscire. Come avrei potuto resistere ad una ragazza così giovane che amava farsi inculare?
6
Uscii dalla doccia che mi stavo facendo per togliere ogni traccia dell’avvenuto amplesso con Aurora prima di tornare a casa. Quando uscii dal bagno la vidi che era ancora sul letto, ancora mezza nuda, con il telefono in mano. Stava registrando un vocale di cui colsi la parte finale, probabilmente per una sua amica.
“… lo abbiamo rifatto anche oggi. Lui sempre eccezionale. E oggi lo abbiamo fatto anche in quel modo. Devo dire che aveva ragione la Fra. È una roba… mmm… non so che dire.”
La guardai inorgoglito di me stesso mentre finivo di asciugarmi i capelli con l’asciugamano.
“A chi lo stavi dicendo?”
“Alla Vicky. È la mia migliore amica.”
“Quindi sa tutto di noi?” chiesi un po’ preoccupato.
“Sì. Ma è l’unica che lo sa. Non l’ho detto a nessun altro e ovviamente le ho detto di non dirlo a nessuno. Mi fido di lei.”
“Ok.” dissi mentre ragionavo sul fatto che le cose che non bisogna raccontare a nessuno spesso sono le prime ad essere raccontate a qualcuno, facendosi promettere di non divulgarle ulteriormente. Inutile negarlo, la nostra situazione comportava dei rischi. Rischi fino a quel momento ampiamente compensati dal gran sesso che stavo facendo.
Sul telefono di Aurora risuonò una notifica e lei subito fece partire la registrazione vocale che le era arrivata come risposta. Era la sua amica.
“Wow, beata te. È davvero così bello, allora? Ma forse perché il tuo daddy è così bravo come dici. Dovresti prestarmelo, ahahaha.”
Scoprii in quel momento come venivo chiamato tra loro. Non mi dispiaceva. Erano chiaramente una generazione diversa, una generazione raggiunta dall’estetica porno. Aurora mi guardò ridacchiando.
“Hai sentito? La mia amica vorrebbe farlo anche lei con te. Già me lo aveva detto. Tu vorresti?”
Davvero mi stava proponendo di andare anche con l’amica? Non aspettò una mia reazione e si avvicinò con il telefono in mano per mostrarmi una cosa.
“Guarda. È lei. È carina, no? Ti piace? Ti va di farlo con lei. Di farle provare quello che hai fatto provare a me. Lei non lo ha mai fatto. Cioè, ha detto di averci provato con qualche ragazzo ma con lo stesso esito mio.”
Era carina la sua amica Vicky. Non bella come Aurora ma per merito di Aurora non certo per demerito dell’amica. Il fatto che lei mi stesse proponendo di fare sesso, anzi proprio sesso anale, con la sua amica era certamente lusinghiero e attraente per me. Inoltre mi tranquillizzava anche riguardo al timore che Aurora si innamorasse di me. Sì, mi tranquillizzava ma mi deludeva anche. Forse ero io che rischiavo di innamorarmi, ma non volevo ammetterlo.
Acconsentii alla proposta, pentendomene subito ma d’altronde era il problema di ragionare con il cazzo invece che con il cervello. Aurora prese il telefono e registrò un altro messaggio.
“Senti, Vì, guarda che lui se vuoi ci sta. Vi organizzate e lo fate. Ti può fidare di lui. Non te ne pentirai.”
“Ok, magari ne parliamo.” fu la laconica risposta dell’amica, pochi minuti dopo.
E niente, io non potevo credere a quello che mi stava succedendo. Poi mi venne un dubbio.
“Ma la tua amica quanti anni ha?”
“Ne compie diciotto a dicembre.”
“Quindi è minorenne?”
“Sì, ancora per poco.”
“E allora è meglio di no.”
“Ma dai, guarda che lo vuole fare lei.”
“Sì, ma non è il caso. Poi non mi sembrava così convinta.”
“No, ma è lei che è così. Si vergogna. Lo vuole fare, sono sicura.”
“Beh, ne riparliamo fra qualche mese, per lo meno. Non posso proprio. Già non dovrei farlo con te.”
“Perché dici così?” disse Aurora piagnucolando.
“Perché… guardaci. Che relazione abbiamo io e te. Ho quasi quarant’anni e tu appena diciotto. E io sono sposato.”
“Lo sapevo. Avevo visto il segno della fede che ti togli ogni volta che vieni con me.”
“Ecco, allora capirai che noi non dovremmo vederci.”
“Però è bello quello che facciamo, no?”
“Sì, ma… è complicato. Tu sei giovane, ti fai meno problemi.”
“Smetti di trattarmi come una bambina.”
Aurora si offese e si rivestì in fretta per andarsene. Ci dicemmo altre cose, non proprio carine. Lei mi fece capire che se voleva poteva trovarsene altri che l’avrebbero scopata come lo facevo io. Io la respinsi, più forse per proteggere me stesso dal diventare definitivamente dipendente da quel rapporto.
7
Passò una settimana nella quale per me ogni momento era buono per ripensare al culetto di Aurora che si apriva per far entrare il mio cazzo. Mi guardavo le sue foto su Instagram e mi segavo. Come mi ero ridotto?
Cedetti, come il più classico dei morti di figa. Le mandai un messaggio.
“Ci rivediamo e facciamo pace?”
Lei mi rispose con un cuoricino e un selfie sorridente. Poi aggiunse.
“Solo se accetti di incontrare anche Vicky.”
Ma si rendeva conto, quella ragazzina, che il suo ricatto consisteva nell’offrirmi di fare sesso anche con una sua amica? Ma lo faceva apposta? Probabilmente sì.
Ci vedemmo quel giorno stesso e io la scopai con una rabbia, una impazienza e un vigore che fino a quel momento non avevo usato, come per punirla. Lei apprezzò molto. Commentò dicendo che allora era possibile anche scopare come nei porno e goderselo lo stesso.
8
Vedendo Vicki, l’amica di Aurora, intuii subito che tipo di rapporto c’era fra le due ragazze. Aurora era quella più carina, più spavalda, più sicura di sé, cioè la parte dominante della coppia. Vicki invece più timida, più insicura, un po’ succube dell’amica. Si sentiva meno bella, sicuramente. Per certi canoni lo era, ma a quell’età non si rendeva conto di quanto invece potesse piacere anche lei al genere maschile.
Sembrò subito molto impacciata nel nostro incontro, quasi scontrosa. Cercai di metterla a suo agio, di tranquillizzarla, ma anche io non sapevo bene come muovermi in quell’incontro di sesso pianificato e quasi imposto da Aurora.
“Rilassati.” le dissi. “Adesso ci spogliamo, se vuoi lo facciamo insieme oppure lo faccio io anche per te. Poi mi lasci fare, un po’ di preliminari e vedrai che ti ecciti e dopo sarà tutto più facile.”
“No.” rispose lei decisa.
“No? In che senso? Cosa non ti va bene?”
“Non voglio fare preliminari, non voglio neanche spogliarmi del tutto.” dopo aver detto quello si girò mettendosi in ginocchio sul divano e iniziò ad abbassarsi i pantaloni, mostrandomi le mutande. “Solo nel…” esitò imbarazzata. “nel… di dietro, e basta. Questi sono gli accordi.”
“Ok, ma tu non hai mai fatto sesso anale, giusto?”
“No.”
“E quindi ascolta me, è meglio se prima ti preparo un po’, se ti riscaldi, se ti ecciti. Farlo così… a freddo… non è l’ideale.”
“È lo stesso. Io voglio così e facciamo così.” disse scoprendosi del tutto il culo e parlandomi senza più guardarmi in faccia.
“Sei sicura? Guarda che poi così non ti piace neanche… Se vuoi scoprire com’è è meglio se lo facciamo per bene.”
“No. Fallo e basta.”
“Almeno lasciati ammorbidire un po’. Prendo il lubrificante e uso le dita, ok?”
Non mi rispose. Si limitò a mettersi meglio in posizione, anche se non assunse la posizione con la schiena inarcata per aprire meglio le natiche, cioè la posizione di quelle più esperte, di quelle con una vera voglia di prenderlo. Era chiusa, respingente. Avvicinai le dita e lei subito si ritrasse un po’.
“È un po’ freddo.” dissi riferendomi al gel lubrificante, ma pensando anche all’atteggiamento di quel culo nudo davanti ai miei occhi.
Cominciai a toccarla, a saggiare la morbidezza dell’ano. Provai a insinuare un dito. Teneva lo sfintere stretto stretto.
“Devi rilassarti un po’. Tranquilla. Se stringi così non ci riusciamo oppure ti faccio male. Fidati, lascia entrare il dito. Vedrai che ti piacerà.”
Allentò un attimo la stretta dei muscoli. Il mio dito scivolo dentro. Lei sobbalzò a sentire la presenza e fece per ritrarsi. Non dava proprio l’impressione di una che voleva sperimentare il rapporto anale.
“Lasciati andare, tranquilla, non ti faccio male. Se senti male basta che me lo dici e smetto. Prova a goderti la sensazione del dito che scivola dentro.”
Insistetti un po’. Il dito entrava ma non era di certo ben accolto.
Dopo un po’ la sentii singhiozzare.
“Che c’è?” chiesi preoccupato smettendo di stimolarla.
“Scusa, scusa.” disse piagnucolando. “È che io…”
“Dimmi, non farti problemi. Siamo qui per fare una cosa che piaccia ad entrambi. Non devi sentirti obbligata se non vuoi.”
“È che io non l’ho mai fatto.”
“Lo so. Per questo ti dico di fidarti di me e fare quello che ti dico. Se lo fai poi ti piacerà.”
“No, è che non l’ho mai fatto per niente. Nel senso che non ho mai fatto sesso.”
“Ah, cioè, neanche nel modo… classico.”
“No. Niente.” disse piangendo.
“Ah. Io credevo… cioè da Aurora avevo capito…”
“Neanche Aurora lo sa. Nessuno lo sa. Le mie amiche ne parlano tutte, lo hanno fatto tutte. Io mi sentivo sbagliata a non aver ancora trovato il ragazzo giusto con cui farlo e allora le ho raccontato che in estate in vacanza l’ho fatto. Solo che poi lei, cioè, lei che lo fa con te che sei grande, che fa di tutto… mi sentivo inadeguata e ho fatto finta di volerlo fare anche io… non sapevo come dirglielo… adesso lo scoprirà…”
Scoppiò a piangere. Mi rimisi il cazzo nei pantaloni e la aiutai a ricomporsi.
“Senti, non sei obbligata a fare niente e non devi fare qualcosa solo perché senti la pressione sociale a farla. Secondo me con le tue vere amiche dovresti poterglielo dire e loro dovrebbero capirti, ma se me lo chiedi non sarò certo io a dirglielo. Io se vuoi ti reggo il gioco e dico che l’abbiamo fatto.”
“Grazie.” singhiozzò.
Continuammo a parlare ed io cercai di fare lo psicologo giovanile. Provai a rassicurarla e indirizzarla verso una visione più rilassata del concetto di verginità e mancanza di esperienza sessuale. Lei pianse a lungo ma poi si tranquillizzò.
Finimmo con lei che volle farsi spiegare un po’ di cose e volle vedere e toccare il mio cazzo da vicino. Mi chiese come doveva fare per succhiarlo, che aveva paura che quando l’avrebbe fatto col suo primo ragazzo sarebbe stata imbranata e a lui non sarebbe piaciuto. Le dissi di essere spontanea, di farlo con gusto, di farlo con voglia, se ce l’aveva. In quel caso sarebbe piaciuto, altrimenti era meglio che non lo faceva.
9
Avevo voglia di Aurora. Del suo culo, soprattutto. Volevo scriverle, organizzare un incontro. Ma mi piaceva troppo quando era lei a scrivermi per prima facendo trasparire la voglia incontenibile che aveva di venir scopata. Solleticava troppo il mio ego maschile e adulto la sensazione di essere cercato per il sesso da una diciottenne.
Quindi aspettai un po’, ma dopo diversi giorni senza sentirla non resistetti più. Le scrissi. La sua risposta fu una doccia fredda.
“Credo sia meglio che non ci vediamo più.”
Chiesi subito spiegazioni, che non arrivarono.
“Meglio anche per te, no? Così non rischi che ti scopra tua moglie.” disse soltanto.
Pensai che fosse soltanto di cattivo umore e che le sarebbe passata. Le diedi un po’ di tempo. Certo che mi faceva stare male il pensiero. Come mi ero ridotto? A sbavare e a non saper fare a meno di una con meno della metà dei miei anni. Mi mancava quel sesso così puro che facevo con lei. Puro nel suo essere impuro.
Dopo qualche giorno riprovai a farmi vivo.
Mi aveva bloccato. I miei messaggi non le arrivavano. Non vedevo più il suo profilo su Instagram.
Cazzo! Che stronzetta.
Mi feci una sega rabbiosa ripensando a quanto mi piaceva fotterla.
Poi la situazione peggiorò. Mi mancava. Avrei voluto almeno un’ultima scopata, non essere lasciato così. Lasciato e bloccato. Da una diciottenne. Non potevo credere a come mi fossi ridotto. Soprattutto ero sconvolto dalla mia reazione e nonostante questo non sapevo controllarla.
Non avevo neanche nessuna sua foto, per paura di essere scoperto non gliene avevo mai scattate. A quel punto me ne ero pentito. Avrei voluto averne una almeno del suo culetto in primo piano, offerto per il mio piacere. E invece niente.
E poi volevo sapere. Cosa era successo. Perché aveva chiuso in questo modo?
Appostato fuori dalla sua scuola. Mi ero ridotto in quel modo, da vergognarsi. Ma lo feci nonostante tutto. Le andai incontro. Lei mi guardò con aria incazzata più che altro.
“Che cazzo ci fai qui?” sibilò.
“Voglio solo parlare, voglio capire cosa è successo.” dissi mettendo le mani avanti.
“Non avresti dovuto venire qui.” mi disse ma poi capendo che ormai non poteva liberarsi di me volle allontanarsi in fretta per poter parlare in un luogo che non fosse davanti a tutti.
“Stai bene?” le chiesi, preoccupato.
“No. Ma ti ho già detto che non volevo che ci vedessimo più.”
“Va bene. Lo posso accettare anche se mi dispiace molto. Ma volevo capire perché. Cosa è successo? Ho fatto qualcosa che ti ha fatto stare male?”
“No, tu non c’entri. O meglio, non direttamente.”
“Cosa è successo?”
“È una storia lunga. Ho fatto sesso con uno della scuola.”
“Ah, quindi è perché hai un fidanzato. Capisco.”
“No, non capisci un cazzo. Non ho un fidanzato. Ci ho solo fatto sesso e lui è uno stronzo. E io una cogliona. Ho voluto provare anche con lui a prenderlo dietro… con te mi piaceva così tanto…”
Quanto mi fecero piacere quelle parole, da maschio meschino quale ero.
“Però è andata male. Non mi è piaciuto. Mi ha fatto male. Ma poi è andata peggio. Gli ho detto che era un coglione sfigato e lui poi si è vendicato. Ha detto in giro a tutti che sono una troia e che do via il culo. Fanculo. Sono diventata famosa a scuola per questo. Come se fossi l’unica, poi.”
“O come se ci fosse qualcosa di male.” commentai io, ma mi ignorò, stava semplicemente sfogandosi.
“La situazione è diventata pesante. A volte ho reagito in maniera sbagliata. Una volta mi sono difesa dicendo che è una cosa normale e mi ha scappato che anche una come la Vicky lo ha fatto. Non l’avessi mai detto, se l’è presa. Ha iniziato a dire che non era vero, che lei era vergine, la bugiarda. Ci ho litigato, anche con lei. E lei allora ha aumentato il carico, dicendo in giro a tutti che io me la facevo con uno grande, con te. Quindi sono diventata la puttana che si fa inculare dai vecchi.”
Incassai dolorosamente quel “vecchi”.
“Mi dispiace. Non te lo meritavi. Sono stati degli stronzi, tutti. La tua amica anche, ma non bugiarda, se ti può interessare. È vero che sia vergine, non abbiamo scopato quando è venuta da me.”
“Ah no? Va beh, non me ne frega più niente.”
“Ok. Allora capisco perché hai preferito non vedermi più, ma potevi dirmelo tranquillamente, avrei capito.”
“Grazie. Non è colpa tua, ma ho deciso che d’ora in poi solo miei coetanei. Non stronzi, possibilmente, anche se sarà difficile trovarli.”
La salutai. Le offrii il mio aiuto, in caso di bisogno. Dentro di me speravo che prima o poi sarebbe tornata indietro sui suoi passi. Però sapendo le motivazioni dietro quella scelta trovavo più accettabile il fatto di non poterci più fare sesso.
10
Passarono alcuni mesi e fu estate. Di Aurora non avevo più avuto notizie. Non mi aveva mai sbloccato, nonostante tutto. Aveva sicuramente dato la maturità.
Mi vidi con Nicola, il mio amico professore, che ormai vedevo solo un paio di volte all’anno, al massimo. Con lui non avevo mai detto nulla della storia che avevo avuto con Aurora. Una sera tranquilla, a chiacchierare e bere, fino a quando l’ora si fece così tarda che o andavamo ciascuno a casa propria o per continuare la serata doveva saltare fuori qualche argomento non banale.
Lo vidi sorridere sornione nel controllare un messaggio sul telefono.
“Chi è?” gli chiesi curioso.
“Cazzo, questa dovrei raccontartela, anche se non dovrei dirla a nessuno. Ma di te mi posso fidare.”
“Dimmi.”
“Ti ricordi di quella mia studentessa di cui avevamo parlato… forse un anno fa… quella di cui ti avevo fatto vedere le foto…”
“Mh… sì, vagamente…” dissi mentendo spudoratamente.
“Ecco. Non indovinerai mai.” mi disse Nicola e poi sembrò aspettare che io provassi effettivamente a indovinare.
“Non so. Cosa dovrei indovinare?” dissi ma dentro di me ero sicuro di avere già indovinato. E infatti.
“Non ci crederai mai, ma dopo che è finito l’esame di maturità mi ha scritto. Diceva che mi voleva salutare, che ero stato uno dei suoi professori preferiti e dopo un po’ ha aggiunto una cosa pazzesca.”
“Cosa?”
“Mi ha detto: adesso che lei non è più il mio professore posso dirle una cosa che non le ho mai detto? E poi ha aggiunto: l’ho sempre trovata molto sexy, era la mia fantasia proibita.”
“Ah però!” esclamai cercando di simulare più stupore di quello che avevo. E di nascondere una sensazione di gelosia e di rabbia. Mi aveva detto che non avrebbe più cercato quelli della mia età e invece ci era ricascata ma purtroppo non di nuovo con me.
“E insomma… io le ho risposto… all’inizio ci sono andato piano, non si sa mai… magari scherzava, mi voleva prendere in giro… ma poi… cazzo! L’ho incontrata…”
“E?”
“E cazzo! Una bomba nel sesso. Ai nostri tempi le diciottenni mica sapevano scopare così.”
“Forse le diciottenni che scopavano con noi. Avremmo dovuto provare quelle che si scopavano i quarantenni anche allora.” dissi un po’ acido e invidioso.
“Ma lei mica ne ha scopati altri di quarantenni. Sono il primo.”
“E come lo sai?” gli chiesi con la tentazione di urlargli in faccia che me la ero già scopata io, ma per qualche motivo pensavo che fosse meglio non rivelarlo.
“Me l’ha detto. E poi dai, quale altro quarantenne di fronte a quel culetto spettacolare che ha non ne avrebbe approfittato?”
“E chi ti dice che non ci sia stato qualcuno che l’ha fatto?”
“Mi ha giurato di essere vergine di culo. E quando l’abbiamo fatto sembrava timorosa e inesperta…”
“Che troietta…” commentai. Il mio amico pensò che mi riferissi al suo modo di fare a letto, ma io mi riferivo più a come era capace di menare per il naso degli adulti come noi. A me aveva fatto credere che non avrebbe più cercato uomini maturi, a Nicola persino che lui fosse il primo ad avere il suo culo.
Sarà che noi uomini non capiamo più niente quando il sangue va a ingrossarci il pene invece di irrorare il cervello.
11
Rividi Nicola qualche mese dopo. Ovviamente gli chiesi subito della storia con la sua ex studentessa.
“Eh, adesso lei è andata all’università. Non ci vediamo più purtroppo. Ma questa estate me la sono goduta parecchio.”
“Ah, mi spiace.” mentii, geloso.
“Però avevi ragione te, sai.”
“Su cosa?” chiesi speranzoso.
“Non era vero che era inesperta. Scopava in effetti troppo bene per averlo fatto solo con dei ragazzi. Allora gliel’ho chiesto esplicitamente e mi ha confessato di avere avuto un amante maturo, quando ancora era a scuola.”
“Ah sì? E chi era? Cosa ti ha detto di lui?” domandai cercando di apparire meno interessato di quanto lo fossi veramente.
“Ma niente… non so chi fosse, in realtà credo che neanche lei sapesse molto di lui. Scopavano solo.”
“E le ha insegnato bene? La scopava bene?” il mio orgoglio di maschio veniva pompato a mille in attesa di sentire la risposta.
“Sicuramente era una buona allieva. A scuola ma anche a letto. Ma mi ha detto che la scopavo meglio io, hahaha.”
Bugiarda. Pensai. Sperai.
“Me la fai rivedere?”
“In che senso?”
“Su Instragram, come la prima volta. Non me la ricordo bene.”
“Ah ok.”
Mi fece vedere il suo telefono e mi guardai un po’ di sue foto recenti. Con un po’ di rimpianto. Era proprio bella.
“Pensavo volessi vedere le foto che le ho fatto io.” aggiunse poi dopo un po’ Nicola, sogghignando.
“Che foto?” chiesi io quasi allarmato. Cazzo, lui le aveva fatto delle foto.
Prese il telefono, aprì una galleria nascosta e cominciò a farmi vedere le foto. Aurora nuda. Il culo di Aurora. Lei impegnata in un pompino. E così via.
“Minchia, che figa.” commentai.
“Già.”
Sapevo già quali sarebbero state le immagini che avrei rievocato nella mia mente per le mie sessioni masturbatorie delle settimane successive.
12
Quel rievocare la mia storia di sesso con quella ragazza fece sì che nei giorni successivi provai a cercare su Instagram il suo profilo. Ero sempre bloccato e anche provando con un altro utente era un profilo privato. Quindi purtroppo non potevo guardarmi le sue foto e rinfrescarmi la memoria. Magari meglio così. Meglio dimenticarla e togliermela dalla testa.
Notai però una cosa. Non vedevo le sue foto ma l’applicazione sotto mi suggeriva altri profili da seguire. Riconobbi quella della sua amica, forse ex amica, Vicky. Iniziai a seguire lei, scrivendole chi ero in modo che potesse decidere se voleva avere ancora a che fare con me.
Voleva.
Mi scrisse tutta orgogliosa che aveva trovato un fidanzato e che non era più vergine.
“È quello giusto quindi?” le scrissi.
“Sì. È un bravo ragazzo. Sono innamorata. Nel sesso è un po’ imbranato. Come me. Quindi andava bene.”
“Ti piace farlo con lui?”
“Mi piace… cioè mi piace perché è lui, ma il sesso in sé non è che sia granché.”
“Vedrai che migliorerete. Dovete imparare a conoscervi, a darvi piacere.”
“Sì… a me però piacerebbe migliorare un po’ più in fretta.”
“Cosa vuoi dire?”
“Voglio dire… sei ancora disponibile…?”
“Per fare…?”
“Per fare quella cosa che abbiamo già provato a fare una volta?”
Ci incontrammo. La trovai cambiata. Molto più sicura di sé e questo la rendeva più bella, più affascinante. Capii che avrei potuto perdere la testa anche per lei come mi era capitato con Aurora. Dovevo stare attento.
Voleva scopare, voleva godere, voleva piacere fisico. Voleva imparare a ricevere piacere da un uomo e a restituirlo indietro.
“Non ci sono trucchi nel sesso. Non ci sono mosse giuste e mosse sbagliate. Non è quello che devi imparare. Devi imparare solo a cogliere i segnali dell’altra persona per capire cosa le piace e cosa no. E anche qui non parlo solo di mosse, parlo anche solo di atteggiamento.”
“Cioè?”
“Ad esempio un pompino. Ne ho ricevuti tanti, da donne diverse, con tecniche diverse. Alcuni mi sono piaciuti molto altri meno e la differenza non è mai stata il cosa, ma il come. Ho adorato tutte quelle che me lo succhiavano con voglia e la facevano trasparire. Sono rimasto deluso da quelle che me lo succhiavano perché andava fatto.”
“Ok. Dopo provo a succhiartelo e mi dici. Ho voglia di farlo. Dopo però.”
“Perché dopo?”
“Perché prima voglio sperimentare quello per cui ho voluto veramente incontrarti.”
“Cioè?”
“Cioè quello che dovevamo fare l’altra volta. Voglio che…”
“Aspetta.” la fermai. “Dimmelo come lo diresti al tuo ragazzo il giorno che vorrai farlo anche con lui.”
“Ok. L’atteggiamento. Capisco. Allora…”
Venne sopra di me, ansimando vicino al mio orecchio. Era sexy. Un po’ impacciata ma sexy.
“Voglio che… provi a… infilarmi… il tuo… il tuo uccello… nel mio… di dietro… nel mio… buco del culo…”
“Brava…” le dissi palpandoglielo con desiderio.
13
“Sai, il mio ragazzo è molto contento di quello che tu mi insegni.” mi disse Vicky un giorno mentre ondeggiava cavalcandomi il cazzo.
“In che senso?” chiesi stupito.
“Nel senso che dice che sto diventato proprio brava nel sesso. E faccio migliorare anche lui.”
“E a cosa attribuisce questo tuo diventare brava?”
“Non deve attribuirlo a niente, lui lo sa che vengo da te.”
“Cosa!?” dissi ancora più stupito.
“Certo, gliel’ho detto. È sempre stato d’accordo. Sapeva il motivo. Non è geloso.”
“Cazzo! Hai un fidanzato di mente aperta, a dir poco.”
“Anzi… lui vorrebbe che ti chiedessi una cosa…” disse lei mostrando un po’ di imbarazzo nonostante la spigliatezza mostrata fino a quel momento.
“Che cosa?” chiesi curioso e pronto ad essere nuovamente sorpreso.
“Vorrebbe… guardarci. Vorrebbe vedere come sono con te. Come mi scopi. Vorrebbe venire anche lui.”
“Cazzo… complimenti…”
“Cosa?”
“Siete così giovani ma… già così perversi… in senso buono, eh.”
“Non te l’aspettavi?”
“No. Ammetto di no. Ti avevo giudicato diversa.”
“Diversa da… Aurora?”
“Anche. Sei cambiata molto da quella prima volta che ci siamo visti.”
“Forse è perché ho aspettato più di tutte le mie amiche. Loro lo facevano e ne parlavano. Io mi rifugiavo nella mia fantasia, dove tutto era possibile. E tutto ciò che era possibile mi piaceva. Anche il mio ragazzo è così, forse.”
“Bravi, vi siete trovati. Se restate così complici vi toglierete delle belle soddisfazioni.”
“Quindi è un sì?”
“Cosa?”
“Può venire anche lui?”
“Ah. Sì. Ok.”
“Bene. Lo chiamo.”
14
Filippo aveva la stessa età di Vicky e Aurora ma, come spesso capita a quell’età, mentre le ragazze si vede che sono già donne, i ragazzi si capisce che devono ancora completare del tutto la loro maturazione, non solo fisica.
Era timido e impacciato, ma era anche comprensibile vista la situazione per la quale ci eravamo incontrati. La sua fidanzata Vicky, invece, era ogni volta che la incontravo più spavalda e sicura di sé.
“Io mi metto qua.” disse lui indicando un angolo della stanza. “Voi fate pure. Vi guardo.”
Vicky gli diede un bacio e poi si fiondò su di me. Fu più passionale e intraprendente del solito. Mi baciò a lungo in bocca, cosa che le altre volte non aveva fatto, sbirciando con la coda dell’occhio il suo ragazzo che intanto si era abbassato i pantaloni per segarsi.
“Wow, è grosso.” commentò lui quando la sua ragazza denudò e prese in mano il mio cazzo.
“Hai visto?” gli fece lei come per dire: te l’avevo detto.
Lui si avvicinò, per vederlo meglio. Sembrò quasi voler fare un confronto diretto mettendo il suo vicino al mio. Sembrava rapito da quella visione.
“Vuoi toccarlo?” gli chiesi con molta naturalezza. A Vicky, a sentire quella domanda, le si illuminarono gli occhi e si girò contenta verso Filippo.
“Lo vuoi toccare?” gli chiese anche lei, apparentemente speranzosa in una risposta positiva.
“O… ok…” bofonchiò lui.
Senza staccare la sua mano dal suo mi afferrò l’asta e la strinse. La sua ragazza lo guardò ammirata.
“È… è… strano… è diverso.”
Lei intanto si inginocchiò per guardare da vicino la mano del suo ragazzo che mi segava. Sembrava incerta tra volermelo succhiare e continuare ad assistere a quella scena.
“Dallo a lei.” gli dissi. “Portalo alla sua bocca.”
Lei mi guardò con una sorta di ammirazione per ciò che avevo suggerito. Lui mi obbedì tirandomi per il cazzo per avvicinarlo e indirizzarlo verso il viso di lei, che intanto aprì la bocca.
“Ommioddio…” mormorò lui e iniziò a schizzarsi nella mano.
A quel punto si ritrasse all’indietro, lasciandoci proseguire. Mentre lei continuava a succhiarmelo mi rivolsi di nuovo a lui.
“Tu sei venuto qua per vedere come scopo la tua ragazza, vero?”
“Ehm… sì… anche…”
“Ti è piaciuto farle prendere in bocca il mio cazzo, guidandolo con la mano?”
“S… sì… molto…”
“Allora dopo ti lascio fare la stessa cosa, ma per scoparla, ok?”
“Sì…” disse non avendo praticamente mai smesso di segarsi nonostante l’orgasmo appena raggiunto.
Dopo qualche minuto di pompino appassionato volli mantenere quella promessa. Vicky si mise sul letto a quattro zampe, con me dietro. Chiamai a me Filippo e gli dissi di prendermi in mano il cazzo e guidarlo dentro di lei.
“Do… dove?” chiese lui, quasi timoroso.
“In che senso, dove?” domandai io sogghignando per la sua indecisione.
“In… in quale buco?”
“Io pensavo di scoparla, per ora. Tu invece volevi che facessi qualcos’altro?”
“Io… lei mi dice che tu la sodomizzi anche… dopo aver visto che uccello hai mi sembra difficile da credere ma mi piacerebbe vederlo…”
“Vuoi che inculi la tua ragazza?”
“Sì.”
“Dillo bene.”
“Ehm… voglio che inculi la mia ragazza…”
“Bravo. E tu Vicky? Vuoi essere inculata?”
“No…” mormorò lei.
“Dai, amore, ti prego!” intervenne lui.
“O… ok… però solo se mi aiuti…” rispose lei, sempre più perversa come ragazza.
“Co… cosa devo fare?” disse lui spiazzato.
“Devi prepararle il buco.” intervenni io. “Inizia a leccarglielo, io prendo il lubrificante.”
“Leccarglielo?”
“Sì. Con la tua lingua sul suo buchetto. Dai.”
Andai a prendere il tubetto di gel lubrificante e mi fermai a guardare la scena. La ragazza col viso in estasi nel sentire la lingua del suo ragazzo fra le chiappe, forse per la prima volta, in preparazione di una sodomia esibita a lui.
“Bravo. Continua.” gli dissi mentre mi spalmavo il cazzo con il gel. “Dopo devi fare questo: te ne metti su un dito…” e me ne misi un po’ sul dito. “E poi glielo spalmi massaggiando delicatamente i bordi dell’ano…” e mentre lo dicevo gli diedi l’esempio facendolo a lui, che sobbalzò sorpreso per poi accettare subito il gesto. “E pian piano spingi un po’ e infili un dito dentro e continui a massaggiare…” gli infilai il dito. “Poi un altro po’ di lubrificante e di nuovo massaggio e dita dentro, magari due…” gemette nel sentire il secondo dito entrare. “Ti piace?”
“Mmh… sì.” ammise lui vergognandosene e continuando a colare dal cazzo liquido pre eiaculatorio come faceva da diversi minuti.
“Ora fallo a lei… vedrai quanto le piacerà… preparala bene, così poi quando guiderai il mio cazzo dentro al suo culo entrerà come niente…”
“Ok.” rispose con un tono quasi di delusione per non avere più le mie dita a stimolarlo.
15
Dopo qualche giorno Filippo, il ragazzo di Vicky, mi contattò. Diceva che voleva parlarmi. Non ebbi un buon presentimento da questo suo farsi avanti, ma accettai.
Lo incontrai nel monolocale dove avevo sempre portato le ragazze che mi scopavo e dove avevo incontrato anche loro. Arrivò e sembrò subito confuso e sfuggente. Iniziò un discorso strano, sconclusionato, che non stava portando a nulla.
“Senti. Facciamola breve. Perché hai voluto incontrarmi?” lo interruppi, con la mia autorità da persona più anziana.
“Perché… ecco, io vorrei che tu non vedessi più Vicky.” un po’ me l’aspettavo.
“Perché? Mi pareva di aver capito che fossi d’accordo, che piaceva anche a te.”
“Sì. Sì. In parte. Ma adesso è diventato troppo. Cioè dopo che ti ho visto con lei. Cioè io adesso non posso più fare sesso con lei, non dopo quel giorno.”
“Te lo ha detto lei?”
“No, no. Anzi lei vuole, ma io non ci riesco. Non mi viene più duro. Sento di non essere all’altezza. Tu quel giorno mi hai fatto sentire… non so come dire… non più maschio…”
Potevo fare il saggio. Potevo fare il mentore. Potevo fare il maestro con l’alunno. Potevo spiegargli come stavano le cose, dargli lezioni di vita.
E invece decisi di essere stronzo fino in fondo. Lui mi stava portando via il mio passatempo sessuale preferito, la sua ragazza troia. Già avevo perso per strada la sua amica, non mi andava di perdere anche lei. Un pensiero egoista. Un pensiero dettato dal mio cazzo in tiro.
“Che… che stai facendo?” mi chiese lui allarmato vedendo che io invece di rispondergli qualcosa mi ero alzato in piedi e mi stavo slacciando i pantaloni.
“Hai pensato a questo in questi giorni? Quando non ti sentivi più maschio?”
Lui deglutì nervosamente. Ci avevo azzeccato. Il suo turbamento non era dato solo dal mutato rapporto con la sua ragazza, ma anche da dei pensieri che gli si erano insinuati nella testa e non era riuscito a scacciarli.
“Toccalo, se vuoi. Come hai già fatto. Prendilo anche in bocca, se vuoi.”
“No, io…”
Lo guardò a lungo. Si sistemò tra le gambe a causa probabilmente della sua stessa erezione. Poi ci provò, timidamente e timorosamente. Non fu certo un pompino memorabile, tutt’altro. Fu un pompino di chi vuole e non vuole farlo.
“Spogliati.” dissi e lui mi guardò spaventato.
“Così puoi segarti mentre lo fai.” dissi io per tranquillizzarlo, ma in realtà continuavo ad essere stronzo perché avevo un altro obiettivo.
Mi obbedì e poi riprese a succhiarmelo, sempre in modo insufficiente, tanto che io per mantenere l’erezione stavo pensando a come umiliarlo ulteriormente.
“Ora basta.” dissi ad un certo punto.
“Basta?” chiese lui a quel punto con tono dispiaciuto. Probabilmente non voleva trovarsi in quella situazione ma nel momento in cui ci era finito non voleva neanche più uscirne.
“Sì, basta col pompino. Girati.”
“Ehi, no, aspetta. Cosa vuoi farmi?” disse spaventato.
“Voglio farti quello che tu vuoi farti fare, segretamente forse. Il vero motivo per cui tu hai voluto vedermi, forse inconsciamente, spinto da una curiosità che non riesci neanche a confessarti.”
“No, io sono venuto qua solo per dirti di Vicky…”
“Ecco. Vicky. Pensa a lei. Pensa a come era lei mentre io la prendevo davanti ai tuoi occhi. E pensa a come sarebbe se lei fosse presente. Non ti piacerebbe farla assistere a quello che ti sto per fare?”
Vacillò. Esitò. Aveva pensieri contrastanti. Rifiutava tutto ciò ma ne era attratto e la figura di lei lo mandava ancora più in confusione.
“Cosa ti direbbe lei in questo momento? Dai, phil, provaci. Ti piacerà. No? Non ti direbbe questo? E poi ti direbbe: Dai, fallo. Adoro che tu ti faccia inculare.”
Forse l’avrebbe fatto comunque, o forse fu il richiamo alla sua ragazza a convincerlo, ma si girò e si mise timoroso in posizione. Sentì sicuramente male, molto anche. Era teso, era nervoso. Ma gli piacque anche. Lo capii anche da come volle scappare subito appena finito l’amplesso. Non voleva ammetterlo davanti a me e forse neanche davanti a se stesso.
Se ne andò felice ma più umiliato di come era entrato. Io ancora non lo sapevo, ma probabilmente avevo esagerato e ne avrei pagato le conseguenze.
16
Dopo qualche settimana mi capitò di incontrare in un caffè del centro Aurora. Sembrò socievole e felice di vedermi. Addirittura fu lei a farsi avanti, tanto che la rimproverai perché potevo essere con gente con cui avrei avuto difficoltà a spiegare come io potessi conoscere una quasi ventenne.
Parlammo del più e del meno. Ma in lei notai un atteggiamento strano. Sembrava annoiata o delusa da qualche che io facevo o che non facevo. Poi capii.
“Ma non ti manco?” mi chiese ad un certo punto a bruciapelo.
A quel punto capii. Voleva essere corteggiata, voleva sentirsi come la facevo sentire quando ci frequentavamo: desiderata. Potevo accontentarla, sarei stato più sincero, o potevo essere un po’ stronzo e scelsi la seconda.
“Mah… mi sei mancata per un po’, ma ora non più…”
Accusò il colpo. Si aspettava che tornassi a sbavare davanti a lei e invece la stavo trattando come una qualunque.
“Non ti manca quello che facevamo?” insistette, incredula.
“Mi mancherebbe se non avessi più nessuna con cui farlo.” risposi tagliente.
“Ah. Ed è… come me?” chiese delusa e quasi implorante di una risposta che la gratificasse.
“Sì. Ha la tua stessa età.”
“Davvero?” disse incredula.
“Sì. E la conosci.” mi morsi la lingua, forse non avrei dovuto dirlo.
Aurora sgranò gli occhi mentre rifletteva su chi potesse essere.
“Non è possibile. Non può essere…” mormorò.
“E invece…”
“Non può essere chi penso che sia…”
Io alzai le spalle, consapevole di aver già detto troppo.
“Ma era una frigida santarellina…” disse incazzata. “Non puoi paragonarla a me. Io ero molto meglio.”
Sorrisi semplicemente in risposta.
“Vero che ero molto meglio? Io sono molto meglio. Non vuoi farlo con me invece che con lei? Se vuoi sono disponibile.”
Avevo stimolato la sua parte competitiva e l’astio che evidentemente ancora provava nei confronti dell’amica.
“Lei sicuramente certe cose non le fa. Vero? Io invece… se vuoi ti faccio vedere, faccio tutto ciò che vuoi… dai, non può esserci confronto…”
“Beh, potremmo farlo un confronto…” lo avevo detto davvero.
17
Incredibile avessero accettato entrambe. Cioè che Aurora accettasse lo avevo intuito subito. Voleva reimpossessarsi di quello che era stato suo, voleva dimostrare di essere la migliore e di avere potere su di me. Aveva anche voglia di rivalsa nei confronti della ex amica. Quasi vendetta.
Fu Vicky a stupirmi. Le ripetei chi era l’altra, convinta che non avesse capito, ma mi confermò che ci stava. Solo dopo capii che la sua motivazione era opposta a quella di Aurora: voleva ricucire con la vecchia amica.
E così ci ritrovammo nel mio monolocale, io, le due ragazze e il ragazzo di Vicky che l’aveva accompagnata nonostante tutto. Capii che era a disagio a stare di nuovo in mia compagnia.
All’inizio l’atmosfera era tesa. Le due ragazze si salutarono freddamente. Non l’ambiente adatto per fare sesso a tre. Cercai di sdrammatizzare senza mettere fretta, parlando d’altro. Pian piano le due ragazze cominciarono a dirsi qualcosa, a rompere il ghiaccio. Vicky si dimostrò accogliente, Aurora più scontrosa ma si capiva che il ricordo dell’amicizia stava facendo breccia e incrinava la voglia di vendetta.
“Io però non sono venuta qui per chiacchierare.” disse ad un certo punto Aurora, tornando fredda e determinata.
“Neanche noi.” rispose Vicky, accogliente. “Cosa vogliamo fare? Come vogliamo iniziare?”
Presi la parola io, da padrone di casa e leader per anzianità. Spiegai loro che un threesome con un uomo e una donna, per venire bene, doveva prevedere interazione fra le due femmine. E io volevo vederle insieme. Secondo me dovevano iniziare loro due, per scaldarsi e scaldare l’ambiente e prendere confidenza.
“So che non l’avete mai fatto, ma conoscendovi so che ne siete in grado e vi piacerà.”
“Io l’ho fatto.” disse orgogliosa Aurora, vogliosa di dimostrare la sua maggiore apertura mentale in fatto di sesso e la sua maggiore disponibilità nei miei confronti. Non so se fosse vero, ma non mi importava.
“Allora ok, iniziamo.” disse Vicky più titubante iniziando a spogliarsi.
“No, aspetta. C’è una cosa che non mi va bene.” la interruppe Aurora. “Lui.” disse indicando Filippo. “Non mi va bene che stia qua. È una cosa a tre, abbiamo detto.”
Ero sicuro che non fosse per lei veramente un problema farsi guardare dal ragazzo dell’amica ma continuava a voler imporre qualcosa, a sentirsi padrona della situazione e a voler comandare nei confronti dell’amica. Era una piccola viziosa viziata.
Ci fu una discussione. Filippo si lamentò, Aurora sembrava irremovibile. Io ad un certo punto mi schierai con lei e lo invitai ad aspettare fuori. Lui mi odiò più di prima. Cercò sponda nella sua ragazza ma, forse perché lei ancora puntava a tornare nelle grazie dell’ex amica, alla fine anche lei gli chiese di uscire. Lui, sconsolato e furioso, uscì con la coda fra le gambe.
Appena lui fu fuori Aurora si trasformò e in un attimo fu nuda e molto partecipe, fiondandosi subito sull’amica per uno sperimentale rapporto lesbo. Voleva dare spettacolo, voleva dimostrarmi cosa mi ero perso negli ultimi tempi. Voleva probabilmente riconquistarmi, a scapito dell’amica.
E ci stava riuscendo. Il mio cazzo impazzì alla vista di quelle due troiette che si davano piacere reciprocamente, pronto ad entrare nella mischia.
18
Due ragazze porche, di neanche vent’anni, disposte, anzi vogliose, di venire a letto con me. Cosa poteva esserci di meglio? E cosa poteva andare storto?
Tutto.
Avevo umiliato troppo Filippo. Anche Aurora l’aveva umiliato e forse persino la sua ragazza. Nessuno di noi tre, troppo presi dalla foga sessuale, si era accorto di una sua mossa prima di uscire. Mentre prendeva il suo cappotto aveva lasciato lì una piccola telecamera, con la registrazione video avviata. Poi, quando avevamo finito, era rientrato per prendere il suo zainetto e la videocamera di cui nessuno di noi si era accorto.
Mandò pezzi di video a mia moglie, quello stronzo.
Lo ero stato anche io, certo. Avrei potuto denunciarlo, certo. Ma davvero volevo rovinare la vita ad un ventenne che aveva fatto una cazzata, quando il primo a fare delle cazzate ero stato io? Cosa avrei ottenuto? Non avrei di certo riparato le conseguenze di quel mio comportamento, immortalato nel video. E di mezzo ci sarebbero andate anche le due ragazze.
Quindi quel monolocale, sede dei miei incontri adulteri, divenne la mia abitazione principale. Cacciato di casa, con nessuna arma di difesa a mia disposizione, nessuna discolpa possibile.
Vicky venne a sapere cosa aveva fatto Filippo. Anche lui venne scaricato, ma probabilmente sarebbe successo comunque. Era lui il primo a non sopportare più quel rapporto sbilanciato e per lui continuamente umiliante. Vicky volle chiudere anche con me, senza motivazioni precise e razionali, ma compresi il suo stato d’animo. Ero stato una parentesi nella sua vita che l’aveva scombussolata e che difficilmente poteva continuare.
E Aurora?
Subito dopo il sesso a tre lei diede per scontato che io la volessi di nuovo. Voleva tornare ad essere lei la mia amante principale. E io non riuscii certo a respingerla, debole nei confronti di promesse sessuali.
Quando venne fuori il casino con mia moglie lei non sembrò per niente turbata. Anzi, a pensarci a posteriori, ne fu quasi contenta. Ancor più contenta di sapere che era stato Filippo e che quindi la colpa poteva ricadere in parte anche verso Vicky. Fece quella che voleva starmi vicino, per confortarmi e nello stesso tempo consigliandomi di allontanarmi dall’ex amica. Come detto non ce ne fu bisogno perché fu Vicky la prima a prendere le distanze.
Sicuramente non fu un periodo in cui ero lucido e in cui ero in grado di prendere decisioni ponderate. E una ragazza che in mezzo a quella tempesta continuava a volermi offrire sesso era l’unica ancora di salvezza che vedevo. Come sempre annebbiato dagli ormoni.
Negli ultimi tentativi che feci di ricucire con mia moglie o per lo meno di trovare qualche accordo di compromesso non mi resi neanche conto che le voci che le erano giunte sul fatto che continuavo a scoparmi “una di quelle puttanelle” provenivano proprio da Aurora.
Ad un certo punto mi chiese se poteva venire a stare da me. Nel monolocale dove a stento ci stavo da solo. Avrei potuto rifiutare, certo. Avrei dovuto.
Ma la promessa di sesso, di sesso porco, di avere quel corpo di neanche vent’anni a disposizione tutti i giorni, e a disposizione per tutto quello che volevo, fu più forte di qualsiasi altra considerazione.
19
“Allora, come va la vita, vecchio?” Nicola la buttò un po’ sul ridere per sdrammatizzare. Era da tanto che non ci vedevamo, da prima della separazione con mia moglie, e quindi avevamo deciso di prenderci una birretta e chiacchierare un po’ dei vecchi tempi.
Mi chiese come andava con quella situazione, poi mi diede la sua solidarietà tipicamente maschile, sminuendo il problema e cercando di convincermi che fosse meglio così.
“Poi ho anche sentito dire una cosa…” disse ad un certo punto con aria ammiccante.
“Cosa?”
“Dicono che hai già un’altra e che ci vivi insieme.”
“Beh, non è proprio così.”
“Cioè?”
“Non stiamo insieme.”
“Ah, beh, te la scopi. Ancor meglio. Quindi non vivete insieme.”
“Beh, quello sì.”
“Cioè, fammi capire. Vivete insieme, scopate, ma non state insieme? Ma chi è?”
“È la causa della separazione.”
“Cioè quella con cui ti ha beccato tua moglie? Ma pensavo fosse una storiella occasionale. Avevo capito che fosse una ragazzina incontrata per caso.”
“È giovane sì, ma non era per caso.”
“Quindi vivi con una ventenne, non state insieme e si fa scopare da te? Cazzo, hai vinto. Ma com’è?”
Lo guardai per qualche istante. Presi il boccale di birra per dargli un sorso e riflettere su cosa dire e cosa non dire. Tanto lo sarebbe venuto a sapere prima o poi. Tanto valeva dirglielo.
“La conosci.”
Mi guardo stranito. Vidi i suoi neuroni fare collegamenti dietro al suo sguardo vuoto. Poi alzo le sopracciglia.
“Non ci credo…” mormorò.
Io mi limitai ad annuire, finendo di scolarmi la birra.
20
A Nicola avevo poi raccontato un po’ tutto. Mi aveva fatto bene aprirmi e confessare cose che mi ero sempre tenuto dentro non potendole dire a nessuno.
Però non gli avevo raccontato proprio tutto. Ad esempio non gli avevo detto il vero motivo per cui lo avevo chiamato all’ultimo momento per organizzare proprio quella sera l’uscita che programmavamo da tempo.
“Mi lasci casa libera, stasera?” mi aveva chiesto Aurora quel pomeriggio.
“Cosa devi fare?” chiesi sospettoso ma già consapevole.
“Viene qui un amico.”
“E cosa farete?”
“Cosa fai? Il geloso? Ti ricordo che noi non stiamo insieme.”
“Non stiamo insieme ma vivi qua, a mie spese.”
“Se non mi vuoi basta dirmelo e mi arrangio diversamente, vado a stare da un’amica.”
“Cosa farai con il tuo amico?”
“Rispondimi. Mi vuoi qui con te o no?”
“Rispondimi tu. Cosa viene a fare qui questo tuo amico e perché io me ne devo andare?”
“Viene a fare quello per cui tu vuoi che io resti qui con te. Quindi? Dimmi tu cosa viene a fare.”
“Viene a scoparti. Troia. Nel nostro letto.”
“Dai, su, dopo cambio le lenzuola.” mi disse con quel suo sorriso innocente e diabolico al tempo stesso. Mi diede anche un colpetto sulla patta dei pantaloni, percependo una certa durezza.
Mentre raccontavo tutto a Nicola immaginavo lei che scopava con un suo coetaneo, bello e prestante. Ero geloso, nonostante facesse sesso anche con me praticamente tutti i giorni. Forse più che gelosia era rabbia per sentirmi impotente. Ero totalmente dipendente da lei, pur rendendomi conto che mi faceva male quel rapporto un po’ malato. Lei era giovane e inconsapevole, lo viveva come un gioco. Mi sfruttava e se la godeva. Anche io me la godevo ed era quello il problema. Mi piaceva troppo.
Sicuramente anche Nicola, mentre io gli parlavo di lei, se la immaginava com’era quando era lui a scoparsela.
Rientrai in casa con circospezione nonostante fosse l’orario concordato, ma volevo evitare di arrivare cogliendoli ancora nel pieno della passione.
Il monolocale era semibuio e silenzioso. Già dalla porta si vedeva il letto e sopra c’era solo Aurora, a pancia in giù, nuda. Forse dormiva. Entrai in silenzio e appoggiai le mie cose.
“Ciao, bentornato.” sentii la sua voce un po’ impastata. Era sveglia.
“Ciao, ben rimasta.” risposi in modo sarcastico.
Lei non disse altro ma inarcò la schiena, sollevando un po’ il culo verso l’alto e aprendo le gambe in una posizione di offerta del suo corpo.
“Vuoi?” mi chiese.
“Hai fatto la doccia?”
“No.”
Ci pensai un attimo, ma il mio cazzo già stava rispondendo per me. Mi spogliai ed andai sul letto, apprestandomi a scoparla.
“No.” disse fermandomi. “Voglio solo che mi lecchi.” aggiunse sculettandomi in faccia.
“Ma non ti sei neanche lavata.” provai a protestare.
“Aveva il preservativo. Dai, non c’è la sua sborra.” mi rispose e io non sapevo se fosse vero.
“Sei una troia… non so perché non ti ho ancora cacciato di casa.” bofonchiai mentre inevitabilmente mi chinavo verso di lei, con la lingua fuori.
“Perché sono una troia… è quello il motivo.”
La mia risposta fu la lingua sul suo buco più stretto che appariva congestionato e desideroso di attenzioni.
“Bravo, proprio lì, che ancora mi fa male.”
Mentre la leccavo su culo e figa e dubitavo della sua totale sincerità riguardo all’uso del preservativo fino alla sborrata di lui, lei allungò un piedino alla ricerca del mio cazzo. Glielo presi con la mano, stringendo le due appendici fra loro e arrivando a sborrarle sulla pianta del piede. Pianta che poi avrei leccato per ripulirla, già lo sapevo e lo volevo.
“È il tuo ragazzo quello che è venuto stasera?” le chiesi più tardi, stesi entrambi per dormire nel letto del quale non erano state cambiate le lenzuola.
“No.”
“Lo diventerà?”
“Forse.”
“E se lo diventerà che ne sarà di noi?”
“Ci vorrà tempo prima che me ne vada da qui, tranquillo.”
“Ma se avrai un ragazzo non faremo più sesso.”
“E chi lo dice?”
“Beh, ad esempio lui.”
“Glielo lasceremo dire.”
“Però prima o poi te ne andrai. È inevitabile.”
“Non è quello che vuoi?”
Risposi mentendo.

Profondo, serio ed eccitante. In alcuni passaggi mi ci sono pure rivista. Maschietti che straparlano e vieni etichettata come quella che da via il sedere. Essere ragazze poi donne non è facile, anche io ho sofferto….ora non più 🙄
Grazie! 💋
ET
Grazie a te, anche per questa piccola testimonianza
Ti leggo da anni, ma questa è la prima volta che mo sono sentito a disagio. Perché una storia simile l’ho vissuta in prima persona, anche se avevamo tutti e tre (io, lei e l’amica) quattro o cinque anni in più. Mi hai fatto provare un misto di rimpianti e di rimorsi per quello che ho fatto e soprattutto per quello che non ho fatto. Sono indeciso se ringraziarti o detestarti… 😉
Ti ringrazio in ogni caso per questo tuo commento anche se alla fine decidi di detestarmi, in ogni caso so di aver provocato delle emozioni in voi lettori