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  • Una storia fra lui, lei e l’altro
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31 – Lui

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

“Che fate stasera?” le chiesi apparentemente per semplice curiosità mentre si stava preparando.

“Ma, non lo so. Credo andremo semplicemente da lui.” mi rispose mentendomi.

Già perché io sapevo che per quella sera avevano un programma particolare. Alcune settimane prima, poco dopo aver incontrato il suo amante alla serata di gala, io mi ero messo di nascosto in contatto con lui. Gli avevo chiesto un incontro e avevamo parlato. Gli avevo fatto qualche domanda su di lei, su come era con lui. Avevo scoperto alcune cose che lei non mi aveva mai raccontato. Ci ero rimasto male ma quel fatto non faceva che confermare che per mia moglie il fondamento di quella relazione fosse la trasgressione, la ricerca del proibito, la voglia di uscire dalla normalità. E questo suo modo di essere, alla fine, era quello che più mi eccitava.

In tutto ciò io però avevo ancora una curiosità: volevo vederla insieme a lui. Volevo sapere come era quando io non c’ero, come era capace di scopare con un altro uomo. Lo convinsi a proporle di andare in un club privé per sperimentare nuove trasgressioni. E lo supplicai di avvisarmi preventivamente su quando e dove sarebbero andati, in modo che io potessi essere presente per spiarli. Lui non era molto d’accordo sull’accordarsi con me alle spalle di lei, ma probabilmente ritenne più pericoloso scontentare me che lei. Temeva che la conclusione della loro relazione potesse venire più da me che da lei.

Mi aveva dunque mandato un messaggio con ora e luogo. Appena mia moglie fu uscita io mi vestii in fretta e furia e corsi fuori. Guidai come un pazzo fino alla zona industriale dove c’era quel locale di scambisti. Arrivai lì che doveva ancora aprire. Fui il primo ad entrare ed esplorai l’ambiente alla ricerca dell’angolo più buio dal quale si potesse tenere sotto controllo la sala principale. Attesi a lungo mentre cominciavano ad arrivare le prime coppie e molti uomini da soli. L’atmosfera era ancora tiepida, qualcuno ballava, qualcuno si guardava attorno, pochi si erano già spostati nella zona delle stanze in cui fare sesso.

Ad un certo punto vidi lui entrare nella sala. Per un attimo non capii perché fosse in compagnia di un’altra donna, poi mi resi conto che era mia moglie ma che aveva indossato una parrucca che la rendeva molto poco riconoscibile. Sentii il cuore a mille. Stavo spiando mia moglie.

La osservai mentre ballava. Diversi uomini le stavano attorno, lei sembrava ignorarli. Era molto sexy. Mi accorsi che lui si guardava attorno, probabilmente per controllare se ci fossi, ma forse non mi notò. Dopo un po’ lui la trascinò via dalla pista da ballo per portarla nella zona dei privé. Alcuni uomini li seguirono ed io mi accodai a loro.

Si infilarono in un ambiente separato dal corridoio principale da una grata, in modo che chi era dentro potesse rimanere in intimità e nello stesso tempo essere guardato dalla gente che restava fuori. Diversi uomini ostruivano la visuale. Alcuni di loro già si erano aperti i pantaloni e si menavano il cazzo. Qualcuno incitò la coppia a mettersi a scopare per farsi guardare da loro.

Ero lì. Mi bastava farmi largo tra quegli uomini e avrei potuto spiare mia moglie alle prese con un altro uomo e mentre si faceva guardare da alcuni sconosciuti. L’avrei vista come con me non era mai stata e come con me non sarebbe mai stata. L’avrei vista come da me lei non voleva farsi vedere. Era ciò che aspettavo da tempo, ciò che in tutti quei mesi avevo soltanto immaginato.

Eppure… eppure mi toccai in mezzo alle gambe e il mio cazzo era moscio, a differenza di tutte quelle volte che mi ero figurato questa scena. La cosa non mi stava piacendo.

Osservare mia moglie contro la sua volontà non mi dava nessun gusto. Io la volevo vogliosa di farsi ammirare da me, non volevo ingannarla e spiarla di nascosto. Mi sentii come se la stessi tradendo. Cioè lei si stava per far scopare da un uomo che non era suo marito, davanti a uomini che neanche conosceva, ed io mi sentivo in colpa.

“Già ci lascia? Si è divertito, signore?” mi chiese con voce squillante la ragazza dai seni prosperosi all’ingresso del locale, vedendomi uscire.

Bofonchiai qualcosa ed uscii nella fredda serata. Altre auto stavano arrivando. Da una scese una bella coppia giovane, da un’altra un uomo alto e palestrato. Entrai nella mia e pensai a quello che stava succedendo dentro. Mia moglie stava scopando ed io non avrei mai saputo come. Mi si rizzò il cazzo e mi tirai una sega, lì dentro l’auto, nel parcheggio di un locale di scambisti.

30 – Lei

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Come tutti gli anni partecipammo al galà di beneficenza nella cui organizzazione era coinvolto anche lo studio dove lavoravo. Come tutti gli anni era pieno di gente dell’alta società, signore e signori eleganti e ben vestiti. A quella serata, anni prima, c’era stato l’incontro tra mio marito e l’allora mio amante segreto.

Ero vicino ad un tavolo sul quale erano esposte una serie di tartine e stuzzichini da mangiare. Nei presi uno per assaggiarlo e poi mi voltai per tornare da mio marito. Mi sentii chiamare da qualcuno al mio fianco.

“Buonasera, cara.” Era lui, il mio amante. Non sapevo che sarebbe venuto.

Rimasi interdetta a fissarlo, senza avere nessuna reazione.

“Sei incantevole.” mi disse accennando un baciamano.

Io guardai terrorizzata verso mio marito che intanto si stava avvicinando fino a giungere al mio fianco. I due si guardarono e poi guardarono me.

“Ehm… “ balbettai, “Lui è mio marito…” dissi indicandolo mentre i due si stringevano la mano. “E lui è…” non sapevo come finire la frase.

“So chi è, ho capito.” mi venne in aiuto mio marito.

Ci furono alcuni istanti di imbarazzo in cui ci guardammo senza che nessuno sapesse cosa dire. Loro due erano uno di fronte all’altro, piuttosto vicini mentre io ero di lato, fra di loro.

Tenevo per mano mio marito e l’altra mano non era stata abbandonata dal mio amante dopo il baciamano. Li stavo dunque toccando entrambi, contemporaneamente. Se c’era qualcuno dietro di me mi avrebbe visto che li tenevo per mano tutti e due. Fu una sensazione strana.

Disagevole ma trasgressiva.

Non mi ero figurata spesso un incontro tra i miei due uomini, avevo sempre cercato di evitarlo, però devo dire che le reazioni che ebbero mi stupirono. Da mio marito mi sarei aspettata maggiore imbarazzo e meno compostezza. Allo stesso tempo pensavo che il mio amante, sempre così sbruffone e sicuro di sé, non sarebbe apparso anche lui così a disagio di fronte a mio marito.

Ci guardammo, scambiammo qualche battuta sulla riuscita della serata e poi ci separammo.

Poco dopo, mentre stavamo bevendo un paio di flûte di spumante, mio marito mi parlò nell’orecchio.

“Vai un po’ da lui, se vuoi.”

Lo guardai stupita.

“Sei sicuro?”

Annuì.

Un quarto d’ora dopo ritrovai mio marito nel punto in cui l’avevo lasciato. Mi passò in mano un altro bicchiere per brindare di nuovo, ma prima di farlo io mi alzai sulle punte per dargli un bacio in bocca. Dopo qualche secondo mi staccai e mi voltai guardando dall’altra parte della sala, dove il mio amante, che ci stava guardando, fece il gesto di alzare il bicchiere. Rispondemmo anche noi a quel brindisi a distanza.

Non disse niente mio marito, non commentò l’avvenimento. Non so se nel baciarmi avesse sentito qualche gusto strano nella mia bocca. Io credo di sì, così come credo che si immaginasse benissimo cosa avevo fatto in quei pochi minuti in cui mi ero allontanata da lui e avevo lasciato la sala. Giusto i dettagli non poteva sapere, ma che avessi appena fatto un pompino facendomi venire in bocca e ingoiando tutto per non rischiare di sporcare il vestito credo se lo figurasse nella sua mente da porco.

Verso fine serata, quando eravamo ai saluti, mi arrivò un messaggio sul telefono. Tirai un attimo mio marito da parte e lo informai.

“Mi ha chiesto se vado via con lui.”

Ci pensò un istante e poi mi chiese: “E come facciamo? Non puoi far vedere che non vieni via con me.”

Scambiai un paio di messaggi e organizzai la cosa.

“Eri molto bella stasera, non vedevo l’ora di tornare a casa e scoparti.” mi disse mio marito mentre camminavo a braccetto con lui verso l’auto.

“Grazie amore.”

“E invece sarà lui a scoparti.” commentò.

“Ti dispiace molto? Vuoi che gli dica che non vado?”

Si fermò. Mi guardò. Sembrò pensarci su.

“Tu con chi hai più voglia di scopare stasera?” mi domandò in tono perentorio.

Io lo fissai, mordendomi le labbra.

“Io…”

“Hai più voglia di fare l’amore con me o di… farti scopare nel culo da lui?”

Mi guardai attorno. Vidi l’altro che era già salito in macchina, pronto a partire.

“Se me lo chiedi così…” abbozzai.

“Sì?” mi chiese speranzoso, non so in realtà di cosa, non so cosa preferisse.

“Mi fai aumentare la voglia di essere scopata come si deve…”

Salimmo in auto e partimmo. In mezzo al parcheggio ci fermammo, affiancati dall’auto di lui.

Si scambiarono una occhiata. Io diedi un bacio sulla guancia a mio marito e lo sfiorai con la mano in mezzo alle gambe, sentendolo duro. Poi scesi dalla macchina e sculettando sui tacchi girai attorno alle due vetture per salire sull’altra.

Evitai di baciarlo appena salita sull’auto. Sentivo gli occhi indagatori di mio marito addosso.

“Parti.” dissi seccamente.

Ero nervosa, agitata, a disagio. Avere entrambi i miei uomini così vicino mi creava un turbamento che non sapevo affrontare. Non ero più me stessa, né una me stessa né l’altra me stessa.

29 – L’altro

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Dopo una breve navigazione intorno al promontorio dell’isola ancorai la barca a poca distanza da una caletta deserta. Con noi era rimasta dalla sera precedente la coppia di miei amici. Era stata una piacevole serata e li avevo invitati a restare insieme a noi anche durante la giornata successiva, per fare un giro sulla mia barca.

Le due donne erano stese a prua a prendere il sole una a fianco all’altra. Dopo un attimo di esitazione di entrambe avevano appurato che non era un problema per nessuna fare nudismo e quindi erano rimaste completamente nude, per il piacere dei nostri occhi.

Diedi di gomito al mio amico quando notai che sua moglie da un po’ di tempo stava indugiando un po’ troppo con la mano sul corpo della mia amante con la scusa di spalmarle la protezione solare. Notammo che le disse qualcosa nell’orecchio e poi spostò la mano sulle labbra della vagina. Quando la tolse esse si schiusero rivelando l’interno rosa chiaro, apparentemente bagnato anche visto da quella distanza.

“Lo sapevi che tua moglie aveva voglie bisex?” gli chiesi a bassa voce.

“No, cazzo. Ma è una figata.”

Le due donne iniziarono a baciarsi dolcemente, facendo aderire i loro corpi unti fra loro. Ci avvicinammo lentamente, per non disturbarle ma per ammirare meglio quello spettacolo.

Con una calma che noi uomini non avremmo mai avuto esplorarono l’una il corpo dell’altra in tutti i loro anfratti e con tutte le varie estremità utili. Lingua e dita sfiorarono e si insinuarono ovunque. Collo, seni, pancia, figa, piedi, schiena, gambe, braccia, orecchie, culo.

Non contammo gli orgasmi che ebbero sia l’una che l’altra. Eravamo impegnati ad evitare il nostro, dosando bene la manipolazione del cazzo che intanto avevamo estratto.

Trovammo due donne esauste ed inermi quando, infine, salimmo sopra di loro, ciascuno sulla propria per scoparle, una a fianco all’altra, sotto il sole di quella mattina estiva in mezzo al mare. Io ne approfittai per incularla, subito imitato dal mio amico con sua moglie.

“Anche questo lo racconterai a tuo marito?” sentii la mia amica chiedere alla mia amante, dopo che avevamo concluso la nostra doppia scopata.

“Non lo so.” fu la sua risposta. “Forse no.”

28 – Lei

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

A metà vacanza, dopo qualche giorno di relax, di mare, di navigazione tra un’isola e l’altra, di bagni al largo nudi, di momenti stesa nuda al sole in spiaggia, di scopate in cabina o sul pontile della barca, di brevi messaggi scambiati con mio marito, il mio amante mi comunicò che una coppia di suoi amici era nella nostra stessa località e che saremmo usciti a cena con loro.

Erano di qualche anno più vecchi di me, circa coetanei con lui. Si rivelarono essere una coppia di compagnia piacevole, seppur gli argomenti di conversazione non mi coinvolgevano particolarmente. Io ero stata presentata da lui come una sua “amica” anche se era abbastanza evidente che se ero in vacanza con lui ero sicuramente qualcosa di più.

Durante una conversazione feci riferimento, senza neanche farci caso, a mio marito. Mi accorsi che la donna fece una strana espressione nel sentirlo, ma subito non collegai il perché.

Poco dopo mentre lei mi chiedeva alcune cose in riferimento a quello che avevo appena raccontato si fermò esitante a metà di una frase:

“…come dicevi riguardo al tuo… ex… marito…”

“Mio marito. Non ex.” la corressi, non capendo perché avesse usato quel termine.

“Ma… scusa…” cambiò espressione facciale, assumendo un tono confidenziale, “Tu hai tuttora un marito? Non sei… separata?”

“No, perché?”

“E lui… come mai non è qui?” si guardò attorno con fare cospiratorio. Mi accorsi che il mio amante sorrideva beffardo, avendo già capito tutta la situazione.

“No, è rimasto a casa…” cominciavo a rendermi conto che la cosa poteva apparire strana.

“E… sa che tu sei qui con…” si girò verso il mio amante, suo amico, alzando le sopracciglia in modo da far capire che era ben a conoscenza dei suoi vizi, “con lui.”

“Sì, lo sa.” ammisi e capii l’imbarazzo della situazione. Mi guardai attorno in cerca di aiuto.

“Suo marito è un cornuto. Uno di quei cornuti contenti di esserlo.” intervenne lui con tono sprezzante.

Lei mi guardò basita. Suo marito ridacchiò.

“Davvero?” mi fece lei.

“Sì, più o meno.”

“E a te non dà fastidio che a tuo marito non importi se lo tradisci?”

“No, non è vero che non gli importa.” provai a difenderlo non accorgendomi che forse peggioravo la situazione.

“In che senso?”

“A lui importa. Cioè gli interessa saperlo.”

“Vuole che tu glielo dica? Che gli racconti ciò che fai?”

“Ehm… sì.”

“E si eccita con questo?”

“Sì.”

“Ma tra voi fate sesso? Cioè scusa se ti sto facendo queste domande personali ma mi incuriosisce troppo la vostra situazione.”

“Ok. Non ti preoccupare, non è un problema per me.” Non dissi una bugia, in fondo erano semi-sconosciuti e non li avrei probabilmente più rivisti. Ed essere diventata l’oggetto principale di interesse della serata per qualche motivo mi lusingava. Non era una cosa da tutti i giorni parlare di questo rapporto che avevo con mio marito e a volte era difficile non poterne discutere con nessuno. In fondo quelle domande mi facevano quasi piacere.

“Dicevo: tra voi fate ancora sesso?”

“Sì, sì. Anzi, più di prima.”

“Davvero?”

“Sì.”

“Quindi tuo marito non è… tipo impotente o cose del genere, minidotato o sfigato a letto?”

“No, tutt’altro. Anzi ce l’ha anche più grosso di…” feci indicando al mio fianco.

“Il mio è più lungo, però, mi hai sempre detto.” intervenne tronfio.

“Sì sì. Stai buono.”

“E tu mi faresti andare in vacanza con un altro uomo?” disse lei rivolgendosi scherzosa al marito.

“Vi affondo la barca, piuttosto.” disse lui ironico.

Dopo poco l’argomento di conversazione cambiò. Soltanto successivamente, quando ci ritrovammo io e lei da sole mentre passeggiavamo a poca distanza dai due uomini, lungo il porticciolo del paese in cui eravamo ormeggiati, lei ne volle sapere di più ed io le feci altre confidenze molto intime.

27 – Lui

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Me lo disse un giorno, quasi distrattamente. Non lo pose in forma di domanda, fu più una semplice informazione di cui dovevo venire a conoscenza: sarebbe andata in vacanza con lui durante l’estate che stava per arrivare.

Io accettai, forse non potevo fare altro e forse non volevo fare altro. Quella prospettiva mi turbava più del solito, ma più in senso positivo che negativo. Era una ulteriore certificazione che io non ero il suo unico uomo e anzi che alcune delle cose migliori, come le vacanze, le riservava a lui e non a me.

Man mano che la data della partenza si avvicinava ci rendevamo conto di un problema logistico che le nostre vacanze separate avrebbero comportato: cosa avremmo detto alle persone che ci conoscevano. Non potevamo dire la verità a nessuno, esclusa forse la sua amica che già sapeva tutto. Nello stesso tempo un certo tipo di bugia poteva funzionare con alcuni ma non con altri, a seconda del grado di conoscenza.

Fummo molto attenti: ad alcuni dicemmo che lei andava in vacanza con un’amica, ad altri che andavamo noi due insieme, come era nella normalità delle cose. Perché questa seconda versione reggesse, però, bisognava che nessuno mi incontrasse durante il periodo di vacanza.

Subito pensai di andare via anche io, anzi, ammetto che per un attimo pensai di andare nel loro stesso luogo per cercare di spiarli. Ma poi cambiai idea. Sarei rimasto tappato in casa per quella decina di giorni, chiuso dentro come se la casa fosse vuota. Feci scorta di cibo, di libri e di lavoro da portare a termine in tranquillità.

Avevo previsto tutto nei minimi dettagli tranne la mia reazione al vederla preparare la valigia, il giorno prima della sua partenza. Notai i vestitini leggeri e succinti che aveva preso, la lingerie più audace, i sandali col tacco più alto. Mi accorsi che mancavano i costumi da bagno. Non volendo darle l’impressione che avevo frugato tra la sua roba le provai a ricordare varie cose che poteva aver dimenticato. All’ultimo le dissi:

“I costumi li hai presi?”

“Ah, giusto, ne prenderò un paio, ma credo mi serviranno poco.” rispose tranquillamente. Io la guardai stupito e un po’ corrucciato.

“Perché ti serviranno poco?” la vacanza prevista era un giro in barca tra le isole croate.

“Credo che faremo quasi sempre nudismo.” mi spiegò come fosse una cosa ovvia.

Con me non l’aveva mai fatto.

Mentre parlavamo lei era in bagno, completamente nuda con un asciugamano avvolto sulla testa e piegata con una gamba appoggiata al bidet e un rasoio in mano. Stava rifinendo la depilazione. Trovai eccitante quella situazione, la cura con cui si stava preparando per lui.

Quando poi finì e uscì dal bagno rimasi paralizzato nel guardarla fisso fra le gambe. Se ne accorse.

“Ti piace?” mi chiese sbarazzina. Si era totalmente depilata il pube.

Non risposi, rimasi a bocca aperta.

“Me l’ha chiesto lui…” aggiunse.

Io mi avvicinai e mi inginocchiai davanti a lei. Le praticai un cunnilingus sulla figa appena depilata, con l’intenzione di andare avanti a lungo per portarla a godere più di una volta.

Nel frattempo però iniziai a segarmi e giunsi molto in fretta all’orgasmo, schizzando sui suoi piedi.

“Attento! Mi sono appena messa lo smalto sulle unghie!” si lamentò lei quando senti il contatto con la mia sborra.

“Scusami…” le dissi timoroso. Guardai in basso: aveva il collo del piede ricoperto da vari schizzi. Le dita sembravano in salvo se non fosse che ci stava per colare sopra il mio liquido biancastro. Mi abbassai e con la lingua interruppi il fluire. Le ripulii con cura il piede. Mai mi ero sentito così al suo totale servizio, così sottomesso. Finito il mio lavoro guardai in alto.

Mi guardava con un sorriso beffardo.

“Grazie, amore.” mi disse spettinandomi i capelli con l’altro piede.

Capii che sarebbero stati dieci giorni lunghissimi e che li avrei passati alternando momenti di eccitazione a cazzo duro e di sconforto nei momenti successivi agli orgasmi.

26 – Lei

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

“Sei felice?” me lo chiese tenendomi per mano. Eravamo fuori a cena, per festeggiare il nostro anniversario di matrimonio. Io rimasi un po’ stupita dalla domanda, poi dopo un po’

annuii sorridendo.

“Sì, abbastanza.” risposi.

“Mi ami ancora?” percepii un attimo di esitazione nella sua voce.

“Sì, certo. Forse in modo diverso da quando ci siamo sposati, ma è normale, no?”

“Sì, questo lo dicono tutti. La nostra situazione però non è del tutto normale.”

“Intendi…” mi sistemai sulla sedia nervosamente.

“Intendo che tu hai un amante.” concluse lui la mia frase, sollevandomi dall’imbarazzo di pronunciare quelle parole che erano sempre strane da dire e da pensare.

“Sì, è vero, ma… è una cosa concordata fra noi. Mi pare che non ti dispiaccia neanche a te la situazione.”

“No, non mi dispiace, almeno la maggior parte delle volte. Ma cosa succederebbe se io ti dicessi di smettere?”

“Io… se me lo chiedessi, se fosse veramente quello che vuoi… io smetterei.” risposi senza essere sicura di essere stata sincera.

“Hai esitato molto nel rispondermi…” commentò acido.

“Senti, ho esitato, sì. Non è facile, per me non è un semplice sfizio.” mi morsi la lingua appena pronunciata questa frase, forse non era la cosa giusta da dire, forse mi era uscita male.

“Cioè? Cosa provi per lui? Lo ami?”

“Dai, basta. Ne abbiamo già parlato tante volte. Lui non si avvicina lontanamente a quello che tu sei per me. Però è comunque una persona importante. Dove vuoi arrivare con queste domande? Mi vuoi far sentire in colpa?”

Mio marito abbassò lo sguardo.

“Non so. A volte temo di perderti…”

“No, questo no. Di certo non per colpa sua. Cioè, lasciamelo dire, ma il fatto che mi dai questa possibilità di sfogare quest’altra me stessa al di fuori della nostra coppia, ho capito che rafforza il nostro rapporto…”

“…a volte vorrei di più.” continuò lui senza aver apparentemente ascoltato quello che avevo detto.

“In che senso di più?”

“Vorrei essere coinvolto.” disse rialzando lo sguardo.

“Coinvolto?”

“Con voi due. Vorrei esserci anche io.”

Stavolta fui io a distogliere lo sguardo. Quello che mi aveva appena detto mi aveva dato fastidio. Impiegai qualche attimo per capire il perché.

“No. Questo no. Questo non puoi chiedermelo.” sibilai in modo definitivo.

“Perché?”

“Non me la sento. Tutta questa cosa funziona perché io sono una con te e un’altra con lui.

Non posso mischiare le due cose. Non lo sopporterei.”

“Perché?”

“Perché no. Non chiedermelo più.” lo guardai male.

Fummo interrotti dall’arrivo del cameriere che ci pose davanti a noi i piatti che avevamo ordinato. Iniziammo a mangiare in silenzio. Io ero nello stesso tempo furiosa con lui per la sua richiesta e preoccupata per averlo deluso. Spaventata dalla prospettiva che lui volesse insistere e dalle conseguenze del mio rifiuto. Provai a pensare se avrei mai potuto accontentarlo, ma era una cosa che non riuscivo a concepire. I miei due uomini erano e dovevano restare distinti.

25 – L’altro

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Mi sarei persino potuto innamorare di lei se non avessi saputo che era così con me soltanto perché ero il suo amante, quasi clandestino. Dico quasi perché continuava a comportarsi come se lo fossi anche se da diversi mesi il marito ne era consapevole e a quanto mi diceva lei ne era anche contento. Che fossi però per lei ancora molto simile ad un amante segreto lo capii durante quel primo weekend insieme in un’altra città. Mai era stata così disinibita in luoghi che non fossero la camera da letto di un hotel.

Stavamo camminando per le vie del centro di Roma, tornando verso l’hotel dopo la cena al ristorante. Le misi una mano sul culo, palpandole con vigore una chiappa.

“Brava, sento che ti stai abituando a portare il perizoma.” commentai.

“No. Non porto il perizoma.” mi rispose lei tranquilla.

“Ma come?” massaggiai meglio tutto il gluteo, “Non sento il segno delle mutande.”

“Senti meglio…” disse ridendo, un po’ brilla.

Portai la mano sotto alla gonna aderente del suo vestito a tubino. Sfiorai il bordo delle autoreggenti e la portai verso l’alto afferrando il gluteo. Non sentii nessuna mutanda sotto le dita. Spostai la mano fra le sue gambe, continuando a non trovare traccia di tessuto.

“Non hai niente, puttanella. Sei senza mutande. Cazzo, ti scoperei qui.” esclamai apprezzando la sorpresa.

Lei si guardò un attimo attorno. Eravamo in un vicolo. Era tardi e non c’era nessuno in giro.

“Fallo!” mi sfidò.

Io la guardai per qualche istante poi con un gesto secco le tirai su la gonna arrotolandogliela sui fianchi. Lei istintivamente si coprì il pube con le mani ma solo per un attimo, poi rimase a gambe larghe, nuda dalla cintola in giù in tacchi e autoreggenti. Aveva un’espressione famelica e allo stesso tempo spaventata. Si capiva che aveva paura di quello che stava facendo che però la eccitava molto. Mi slacciai la patta dei pantaloni mentre davo un’occhiata in giro per vedere se arrivava qualcuno. Poi mi fiondai su di lei che indietreggiò incespicando e fermandosi con la schiena contro il muro. Spinsi il mio corpo contro il suo, bloccandola tra me e la parete, poi puntai il cazzo all’entrata della sua figa. Dopo qualche affondo le sollevai le gambe tenendogliele con le braccia e mantenendola sollevata da terra grazie alle spinte e alla pressione contro il muro. Non durò molto la scopata, giusto il tempo di svuotarmi dentro di lei e di assistere al passaggio di un motorino che ci passò lentamente a fianco e il cui guidatore ci apostrofò con un “Abbelli!” urlato nella notte romana.

Non credo che ci furono altri spettatori alla nostra sveltina, a parte quella telecamera di sorveglianza poco lontana che le dissi di salutare mentre ci allontanavamo e la sorreggevo nella sua incerta camminata in tacchi sui sampietrini della via.

24 – Lei

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

Quando vidi scendere dal treno il mio amante gli corsi incontro come una ragazzina e lo abbracciai e baciai molto platealmente con la lingua. Provavo una sensazione di libertà.

Nella nostra città dovevamo comunque muoverci con cautela, volevo evitare che qualcuno che conoscevo mi vedesse in compagnia di un uomo che non era mio marito e che questo desse inizio a dei pettegolezzi sgradevoli. Lì, invece, nella stazione di una grande città mi godevo il fatto di non dovermi preoccupare di niente. Sentii il suo cazzo indurirsi tra i nostri corpi ed ero così in vena di trasgressione che mi sarei fatta scopare lì sul posto.

Erano cose che avrei potuto fare quando volevo con mio marito. Con lui non avevo certo bisogno di nascondermi, ovunque fossi. Però c’era qualcosa di diverso nel rapporto che avevo con i miei due uomini. Non sapevo spiegare bene il motivo ma, con tutto il bene che gli volevo, certe cose con mio marito non mi davano lo stesso brivido.

Prendemmo un taxi per andare nella suite lussuosa che aveva prenotato il mio amante. Fin dall’inizio del tragitto lui mi prese una mano e se la mise sul pacco, facendomi sentire quanto fosse ancora duro. Lo massaggiai facendo finta di niente, mentre lui scambiava due convenevoli con il tassista. Poi mi spostò per un attimo la mano per abbassarsi la cerniera.

Lo guardai stupita, lui mi sorrise e mi fece cenno di continuare. Infilai così la mia mano nei suoi pantaloni, aggirando anche le mutande per entrare in contatto con la pelle nuda del suo cazzo. Mentre lui proseguiva la conversazione con il nostro conducente, erano passati a parlare di calcio, mi mise per un istante la mano sulla nuca, spingendo leggermente. Era un chiaro segnale di cosa volesse. Io lo guardai spaventata, scuotendo la testa. Lui invece annuì con l’aria di chi non ammetteva rifiuti e di chi mi diceva di stare tranquilla. Abbassai la testa e avvolsi con la bocca la punta del cazzo che avevo fatto sbucare dall’apertura dei pantaloni. Il tutto durò pochi secondi, gli bastava il gesto, non aveva bisogno che gli facessi un pompino completo. Fuori cominciava a fare buio, ma se qualcuno avesse guardato dentro al taxi, nel bel mezzo del traffico della capitale, avrebbe potuto vedere tutto. Da come ci salutò il tassista, da come mi guardò mentre scendevo capii che qualcosa doveva aver visto.

Entrati nella suite non gli diedi neanche il tempo di appoggiare le valigie. Mi inginocchiai davanti a lui, spingendolo contro la porta, e portai a termine il pompino facendomi venire in bocca.

Successivamente facemmo la doccia insieme e poi ci preparammo per uscire a cena. Io mi vestii in modo audace e provocante. Mi venne in mente mio marito e il fatto che mi aveva chiesto di tenerlo informato. Pensai che una foto di come ero vestita gli avrebbe fatto piacere e gliela inviai. Non mi piaceva molto mischiare i due rapporti, non mi piaceva pensare a mio marito quando ero con l’amante. Ma me lo aveva chiesto ed io ero stata forse un po’ poco rispettosa nei suoi confronti facendogli sapere solo all’ultimo momento di quel weekend. Mi rispose chiedendomi se avessi già scopato. Istintivamente risposi con una bugia.

23 – Lui

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Ero in riunione quando vidi che mi arrivò un messaggio sul telefono da parte di mia moglie.

Sicuramente mi avvisava che stava ripartendo da Roma, dove si era recata quel venerdì per questioni di lavoro. Lo aprii distrattamente e lo lessi.

“Ciao, amore, volevo dirti che mi fermo a Roma per stanotte. E anche domani.”

Mi sentii avvampare di calore e dopo qualche attimo di smarrimento mi scusai con i colleghi ed uscii dalla stanza. Le telefonai subito.

“Come sarebbe a dire?” iniziai brusco appena rispose.

“Ciao, amore. Sì, resto qui per il weekend.”

“Viene a trovarti lui?”

“…sì.” rispose dopo una lunga pausa di silenzio.

“Quando l’hai deciso?” domandai con voce fredda.

“Ehm… da qualche giorno.”

“E perché non me lo hai detto prima?”

“Mah… non lo so… così…” era imbarazzata. “Perché avevo paura che mi avresti detto di no.”

“Perché avrei dovuto dirti di no?”

“Non lo so… perché non sono mai stata fuori con lui per la notte.”

“Io ti ho concesso libertà, ma in cambio volevo complicità. Se mi dici le cose che fai puoi fare quello che vuoi. Se invece me le nascondi non va bene. A questo punto ti dico di no.” ero infuriato.

“In che senso no?” sembrò allarmarsi.

“Nel senso che adesso torni a casa. O se non lo fai vengo io a Roma.”

“Dai, amore, scusami, ho sbagliato. Per me è difficile parlarti di queste cose. Ma le prossime volte te lo dico in anticipo, promesso.”

“Ok, quindi ora torni a casa?”

“Ehm… no.”

“Come no?”

“No, amore. Voglio fare un weekend con lui.”

“Perché?”

“Come perché? Perché sì, perché ne ho voglia.”

“Cosa farete?”

“Cosa vuoi che faremo. Siamo amanti, faremo quello che fanno due amanti. Andremo in giro, andremo al ristorante, mi porterà a fare shopping… faremo sesso.”

“…” rimasi in silenzio.

“Non dici nulla, amore?”

“…” mugugnai qualcosa.

“Ti è venuto duro?”

“Sì.” ammisi con riluttanza.

“Quindi non sei più arrabbiato con me?” mi chiese con la sua voce più dolce.

“Un po’ sì…” risposi sforzandomi di mentire.

“Cosa posso fare per farmi perdonare?”

“Tienimi aggiornato… fammi sapere come va il weekend.”

Tornai in riunione completamente stravolto e con la testa altrove e questo stato d’animo lo conservai per i due giorni successivi. Il primo messaggio da parte di lei lo ricevetti in serata.

Era una sua foto allo specchio, vestita molto tirata e sexy. La didascalia diceva “Usciamo a cena”. Le chiesi se avessero già scopato, ricevendo una risposta negativa, che quasi mi deluse.

Passai tutto il weekend controllando compulsivamente il telefono in attesa di messaggi.

22 – L’altro

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

Girai le chiavi nella toppa e aprii la porta per farla entrare nel monolocale.

“Che posto è questo?” chiese sospettosa.

“È l’appartamentino di un amico ed io le chiavi, per queste evenienze.”

“Quali evenienze? Quando hai una da scopare?” percepii una punta di gelosia nella domanda.

“Esattamente.” risposi spavaldo.

“E chi è questo tuo amico?”

“Lo hai conosciuto.”

“Vuoi dire…?”

“Sì, lui. Quello a cui hai succhiato il cazzo nel mio ufficio.”

“Un porco come te, insomma.” mi rispose, non capii se contrariata o soddisfatta.

Mentre stavamo scopando provai a domandarglielo una prima volta. Ero dentro di lei, nel culo, steso col peso del mio corpo sul suo in modo che si sentisse del tutto sopraffatta, come le piaceva.

“Ti va se lo chiamo?”

“Chi?”

“Il mio amico. Lo faccio venire qua, così ti scopa anche lui.”

“Ma sei scemo? Ma per chi mi hai preso?”

“Dai, ti è piaciuto succhiarcelo ad entrambi. Scommetto che ti piacerà anche farti scopare da noi due.”

“No, scordatelo.” mi rispose secca.

Affondai ancora di più in lei, sottomettendola completamente.

Durante una delle pause, mentre la ammiravo stesa nuda sul letto, tirai di nuovo fuori il discorso e insistetti per diversi minuti. Lei subito si rifiutò ma man mano che le parlavo i suoi dinieghi si facevano sempre meno convinti. Capii di essere giunto al punto in cui ero riuscito a stuzzicarle la curiosità e di seguito la voglia di provare ma lei non riusciva a fare marcia indietro ed ammetterlo con me e forse anche con se stessa. Presi in mano il telefono e chiamai il mio amico.

“Senti, ti ricordi quella troia che ci ha succhiato il cazzo nel mio ufficio?”

Lei sentendomi usare quelle parole saltò giù dal letto e corse verso di me cercando di strapparmi di mano il telefono. Intrapresi una sorta di lotta per non smettere di parlare al telefono. Non fu difficile. Lei stava recitando, non voleva veramente fermarmi. Le misi una mano in mezzo alle gambe ed iniziai a masturbarla. Questo la fece desistere da ogni proposito di fermarmi.

“Sì, siamo qui nel tuo monolocale, come ti avevo detto, tu dove sei?”

Lei si inginocchiò e mi prese in bocca il cazzo. Era una strategia diversa per farmi lasciare perdere. Oppure era solo eccitata dalle mie parole.

“Se vieni qua ce la scopiamo insieme, eh?”

Misi giù il telefono e la guardai sorridente.

“Fra un quarto d’ora è qua.” le annunciai.

“Sei uno stronzo porco bastardo.” mi rispose con un ghigno.

Quando lui arrivò lei non aveva il coraggio di accoglierlo e di guardarlo in faccia. Si fece trovare al bordo del letto, appoggiata sulle ginocchia col culo in alto e il volto seminascosto dalle coperte. Lasciai che la scopasse per un po’ poi andai a posizionarmi davanti a lei per farmelo succhiare mentre il mio amico le entrava nel culo. Invertimmo le posizioni più volte.

Lei rimase per tutto il tempo molto passiva, ci lasciò fare.

Successe solo una volta. Tutte le altre che glielo proposi si rifiutò, più per paura di assuefazione che per mancato apprezzamento.

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