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  • Una storia fra lui, lei e l’altro
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21 – Lui

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Dopo diversi mesi la nostra situazione si era stabilizzata. Ci amavamo più di prima. Lei usciva anche con lui e pian piano si era anche abituata a raccontarmi cosa facevano. Io mi eccitavo sia a pensare a lei che a pensarla insieme lui.

“Raccontami qualcosa che ancora non so.” le dissi una sera mentre cercavo di riacquisire l’erezione che avevo perso dopo essere venuto quasi subito a differenza di lei che stava appena iniziando ad eccitarsi.

“In che senso qualcosa che non sai?”

“Qualcosa che hai fatto con lui che non mi hai mai raccontato. Qualcosa che hai fatto quando io non sapevo nulla.”

“Ma… non saprei…” disse incerta.

“Dimmi qual è la cosa più porca che hai fatto con lui.”

“La cosa più porca? Ma non lo so… niente di speciale… qualche scopata qua e là, ma te le ho già raccontate.”

“Dai. Io mi immagino cose e non so se possono essere vere. Tu con lui sei diversa. Non riesco a capire se puoi aver fatto anche certe cose o no. Non riesco a decidere se la mia immaginazione è troppo fervida oppure tu sei più porca di quello che posso immaginare. Mi fanno impazzire questi pensieri. Ho bisogno di sapere.”

“Ma sei sicuro? Sapere cosa poi?”

“Non lo so… ad esempio… “ deglutii nervosamente, “Ad esempio a volte immagino che tu possa averlo fatto con lui e… e con qualcun altro. Cioè in tre. Ti è capitato?”

Lei scosse la testa, ma distolse lo sguardo nella maniera in cui era solito farlo quando mentiva.

“Dimmelo. Se lo hai fatto, dimmelo.” la incalzai.

“Dai, smettila.” mi disse respingendomi via e girandosi su un fianco. Io la abbracciai da dietro e rimanemmo così, in silenzio, per qualche minuto.

“Una volta ero andata nel suo ufficio.” cominciò lei a parlare dopo un po’, a bassa voce. Io drizzai le orecchie e, immediatamente, iniziò a drizzarsi anche il mio uccello. “Avevo voglia di lui. Mi ero vestita anche un po’ sexy. Non era la prima volta, ma ero un po’ più imbarazzata del solito a chiedere alla sua segretaria se potevo andare da lui. Non so perché, forse perché pensavo si notasse che ero più vogliosa del solito.”

“Ma la segretaria sapeva di voi?” la interruppi, curioso.

“Credo di sì. Credo l’avesse capito. Spesso arrivavo da lui a fine giornata e le diceva che dopo avermi fatto entrare poteva andare a casa.”

“Ok, e poi che è successo quel giorno?”

“Allora, io come al solito l’avevo avvisato che stavo andando lui. La segretaria mi disse che era impegnato, ma poco dopo lui la chiamò, chiese se ero arrivata e mi fece entrare nel suo ufficio. Appena dentro rimasi stupita. In ufficio non era solo.”

“Chi c’era?”

“Un uomo. Me lo presentò come un suo amico. Disse che stavano parlando di affari. Mi fece accomodare. In effetti parlarono per un po’ tra loro. Io pensavo che presto se ne sarebbe andato e invece, con ancora lui lì, mi chiese io cosa volessi. Ero imbarazzata, lo sapeva benissimo cosa ero andata lì a fare e non sapevo cosa inventarmi sul momento. Vedendo la mia esitazione mi spronò, mi disse che non dovevo farmi problemi a dirlo. Io non sapevo cosa fare, l’amico mi guardava le gambe. Visto che non dicevo niente si alzò e fece per salutarmi e accompagnarmi alla porta, ma quando mi fu vicino mi sussurrò: ‘Perché non ci fai un pompino a entrambi?’”

“E tu come hai reagito a questa proposta?”

“Ho sentito quasi cedermi le gambe. Ho capito di essere troppo eccitata. L’ho guardato e poi ho guardato l’amico che intanto si era seduto sul divanetto a gambe larghe con le mani dietro la testa e mi guardava beffardo.”

“E poi?” le chiesi sistemandomi meglio per insinuare il mio cazzo durissimo contro le sue labbra vaginali.

“Poi sono andata verso l’amico abbassandomi e finendo di spostarmi a gattoni. Gli ho slacciato i pantaloni guardando negli occhi l’altro che mi incitava a continuare. E gliel’ho preso in bocca.”

“Gli hai fatto un pompino fino alla fine, troia?”

“No, dopo un po’ mi sono interrotta e sono passata a farlo a lui che intanto si era seduto anche lui sul divanetto. Sono andata avanti così, alternandomi fra i due. A quello a cui in un dato momento non glielo stavo succhiando gli facevo una sega.”

“Come ti sentivi in quel momento?”

“Mi sentivo la peggiore delle zoccole. Tra le gambe sentivo un calore umido insostenibile.

Credo di essere venuta avendo solo un cazzo in bocca… non mi era mai successo e…”

“Dai continua…” mormorai mentre entravo in lei.

“Oddio, no. Cosa mi stai facendo dire… non ci riesco…”

“Dai, troia…”

“No… no… dai scopami… non ce la faccio più…”

Iniziai a scoparla quasi con rabbia.

“Dai, troia, dimmi cosa hai fatto poi? Te li sei scopati entrambi?”

“No, no, gli ho fatto solo un pompino… non mi ha scopato neanche lui quella sera…”

“E quindi è finita lì? Non l’avete fatto in tre?”

“No. Basta. Scopami e basta. Sono stata cattiva. Scopami.”

Avrei voluto che continuasse a raccontare e soprattutto avrei voluto che ci fosse altro da raccontare ma non mi disse altro. Ebbi il sospetto che mi nascondesse qualcosa ma non riuscii ad estorcerle altro ed ero troppo eccitato per concentrarmi su quei dettagli invece che sfogarmi fottendola con vigore.

Finito l’amplesso mi venne anche il dubbio che si fosse inventata tutto solo per eccitarmi.

Per qualche attimo sperai fosse così. Ero incerto. Mi piaceva sapere che potesse essere stata così troia, ma nello stesso tempo mi sconvolgeva. Mi resi conto che anche se lei mi raccontava non avrei mai potuto sapere cosa era successo veramente e rimanevo così schiavo della mia immaginazione.

20 – Lei

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

Prima o poi mio marito mi avrebbe chiesto quali erano i miei momenti preferiti insieme all’amante. Potevo dargli diverse risposte, in parte tutte vere. Ragionai a fondo su quale sarebbe stata la risposta giusta, quella che più avrebbe apprezzato. Da un lato pensavo che avrei dovuto dissimulare tutto ciò che si avvicinava a dei sentimenti verso il mio amante.

Non lo amavo, non era mio marito, non avrei mai voluto vivere con lui, ma ci ero ormai affezionata, in qualche modo provavo qualcosa anche per lui. Era difficile da spiegare, io stessa non comprendevo bene le mie sensazioni, per cui probabilmente mio marito non avrebbe capito e la questione sarebbe potuta diventare complicata da gestire. Lui non era possessivo nei miei confronti ma l’ipotesi che io perdessi l’amore per lui lo terrorizzava.

Avrei quindi dovuto elencare soltanto pratiche sessuali come momenti che mi piacevano nello stare con il mio amante. E non ne mancavano di attimi in cui perdevo la testa e non avrei voluto essere da nessun’altra parte e con nessun altro. Ma mi vergognavo all’idea di descrivere per filo e per segno tutte quelle mie sensazioni a mio marito. Non so con che parole avrei potuto confessare all’uomo che avevo sposato il modo in cui l’altro mi faceva impazzire mentre mi sodomizzava. Era una cosa indicibile fino in fondo, descrivibile solo in parte.

Forse quello che avrebbe apprezzato come mio momento preferito in compagnia dell’amante era una situazione che con la nuova condizione di maggiore libertà nell’incontrarlo si stava verificando sempre più spesso. Da clandestini i nostri incontri avvenivano nel suo ufficio, nella sua auto, qualche volta a casa sua o persino in luoghi pubblici seppur ben nascosti. Per festeggiare il nuovo corso, invece, cominciò a portarmi in hotel. Prendevamo una stanza, anche solo per poche ore, ogni volta in un hotel diverso dei dintorni.

Ecco, il momento in cui entravamo nella hall e ci avvicinavamo alla reception per chiedere la disponibilità di una camera era uno dei momenti più elettrizzanti. Io iniziai a vestirmi in modo molto appariscente per quelle occasioni: tacco alto, vestiti corti e molto fascianti.

Insomma potevo benissimo essere scambiata per una escort, visto anche che mi recavo in un hotel in compagnia di un uomo. Era emozionante il momento in cui dicevamo che la stanza ci serviva solo per poche ore dato che rendevamo così chiaro ed esplicito il motivo per cui ne avevamo bisogno. Era piacevole fornire i nostri documenti, lasciare che si accorgessero che non eravamo residenti nello stesso posto, quindi che non fossimo marito e moglie, e attendere che ce li restituissero tamburellando con la mano sul ripiano della reception, mettendo bene in vista la mia fede nuziale. Mi sentivo una puttana in quegli istanti, mi sembrava che tutti i presenti capissero che ero una donna fedifraga e che si immaginassero esattamente le porcate che di lì a poco avrei fatto con il mio amante. Mi eccitavo. Mi bagnavo. Spesso non aspettavo di arrivare in camera e già in ascensore mi lasciavo andare a qualche pratica sessuale.

Mio marito sembrò apprezzare il racconto di quei momenti. Mi diceva che ero una troia e sembrava piacergli questa constatazione.

19 – Lui

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

“Che c’è?” mi disse lei girandosi verso di me con in mano l’applicatore del mascara. Io ero sulla porta del bagno, lei davanti allo specchio che si truccava. Era scalza ma già indossava un vestito di tessuto lucido e aderente che le fasciava il corpo in maniera molto sensuale.

“No, niente, ti guardavo.”

In realtà stavo ribollendo dentro di me. Era la prima volta che sapevo in anticipo che sarebbe uscita con lui. Mi sentivo le gambe deboli, lo stomaco vuoto, avevo la testa intontita e il cazzo che sembrava lottare tra l’erezione e il rattrappirsi. Più volte mi era venuta la tentazione di fermarla, di dirle di non uscire. Non ero più così convinto, avevo cambiato idea. Anzi no, la cosa mi eccitava. Ero combattuto ma quello che alla fine mi convinse a lasciare che lei uscisse fu la figuraccia che avrei fatto con lei se, dopo tutti quei discorsi, alla prima occasione mi fossi dimostrato così debole, così incoerente rispetto alle mie fantasie erotiche.

Lei sembrava tranquilla, allegra, un po’ su di giri. Ed era bellissima, sexy più che mai. Poche volte era uscita con me così vestita. Poche volte l’avevo vista prepararsi con quella cura.

C’era un’altra cosa che ero stato tentato di fare ma anche su quella mi ero trattenuto, con la motivazione opposta, cioè non sembrare troppo esaltato dalla situazione. Mentre la guardavo che si sollevava sulle punte per avvicinarsi allo specchio e truccarsi da vicino avrei voluto andare ai suoi piedi, inginocchiarmi, sollevarle il vestito, abbassarle il perizoma e leccarla a fondo, su figa e culo, per procurarle qualche orgasmo, per scaldarla per lui.

Quando, infine, ricevette un messaggio sul cellulare, lo lesse e subito dopo indossò con eleganza e sensualità delle scarpe dal tacco alto, per poi prendere la borsetta e annunciarmi trionfante che per lei era ora di uscire, io, dentro di me, stavo provando una specie di orgasmo senza eiaculazione. Dissimulai, per non espormi troppo.

Ricordo che non mangiai neanche quella sera. Rimasi quasi tutto il tempo con il cazzo in mano. Per sfogarmi andai su internet e finii su una chat erotica. Avevo bisogno di condividere quelle sensazioni con qualcuno, di raccontare a qualche sconosciuto che mia moglie era uscita con un altro.

Mi svegliai, nel cuore della notte, sentendola che si infilava nel letto. Allungai una mano verso di lei e trovai il suo corpo nudo. Dopo qualche secondo per capire chi ero, dov’ero e il fatto che quella fosse mia moglie appena tornata da una scopata con l’amante, il cazzo mi diventò duro. Scivolai sopra di lei, che non disse niente e mi posizionai fra le sue gambe.

Puntai il cazzo all’ingresso della vagina e mi spinsi facilmente dentro. Era pronta, bagnata.

Affondai, sempre più intensamente, con foga, quasi rabbia, diversamente dal solito. Lei non disse una parola durante tutto il tempo, ma in qualche modo capii che apprezzava. Non percepii un suo orgasmo, se ci fu, fu silenzioso, ma il modo in cui si lasciò penetrare sembrava testimoniare una certa soddisfazione.

Il mattino dopo, alla mia domanda “Com’è andata ieri sera?” lei si rifiutò di rispondere.

Disse che aveva bisogno di tempo, che mi avrebbe raccontato ma con i suoi tempi, nei momenti in cui si sentiva di farlo. Mi chiese di far finta che non fosse avvenuto niente, mi chiese di far finta di non sapere, di continuare come se fossi all’oscuro del suo amante.

18 – L’altro

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

Adoravo il momento in cui io restavo nudo nel letto, appoggiato allo schienale e la osservavo mentre si affannava a raccogliere per terra i suoi vestiti, ad indossarli e a risistemarsi. In lei c’era sempre quell’aria agitata e colpevole di moglie adultera che si prepara a tornare a casa dal marito, e il cercare i vestiti per rivestirsi le faceva ripercorrere con la mente tutto ciò che avevamo appena fatto. Mi piaceva anche stuzzicarla in quei frangenti: le facevo qualche complimento per come aveva scopato, le promettevo cosa le avrei fatto in incontri successivi. Le ricordavo, insomma, che lei era la mia troia. Non voleva sentirselo dire, ma le piaceva sentirselo dire. Volevo che se lo ricordasse mentre tornava a casa.

Quel giorno, invece, era diversa. Era più calma.

“Quando ci vediamo?” le chiesi.

Lei si girò verso di me sedendosi sul letto. Aveva un sorriso beffardo.

“Mio marito lo sa.” mi disse.

“Cosa?” domandai io preoccupato ma interdetto dal suo atteggiamento che contrastava con quello che mi aveva appena detto.

“Sa di noi.”

“Quindi? Non puoi più vedermi?”

“No. Tutt’altro. Sa di noi e lo accetta.”

“Cioè sa che lo fai cornuto e gli va bene?”

“Sì.”

“Vuoi dirmi che tuo marito è un cuckold?”

“Cos’è?”

“Un cuckold. Un cornuto consenziente.”

“Ah. Sì, forse sì.”

“E quindi?”

“Quindi cosa?”

“Quindi cambia qualcosa?”

“Cambia che sarò più libera perché non devo più nascondermi, ma per il resto non cambia nulla. Per questo ho voluto dirtelo. Non voglio che tu ti faccia strane idee.”

“Va bene. Vuol dire che ci vedremo più spesso?”

“No. Non ho detto questo. Non più spesso ma magari con meno problemi. Con più tempo per noi.”

“Ho capito. Vuoi dire che finalmente potremo fare qualche weekend insieme come ti proponevo tempo fa?”

“Ecco, sì, forse, vedremo.”

“Ok… certo che tuo marito è proprio uno sfigato.”

“Ehi, non ti permettere!” mi puntò il dito contro la faccia, arrabbiata. “Tu di lui non parli.

Solo perché sai scoparmi bene non vuol dire che tu valga più di lui. E abbine rispetto visto che ti concede sua moglie.”

“Ok, ok, scusami.” cercai di rimediare alzando le mani.

“Non deve cambiare niente.” ribadì lei. “Comportiamoci esattamente come prima.”

17 – Lui

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

“Dove cazzo sei?” le domandai brusco appena finalmente rispose al telefono che fino a poco prima risultava staccato.

“Ero… ero in studio, con un cliente.” mi rispose con voce incerta, colta di sorpresa dalla mia domanda.

“Non è vero, ho chiamato in studio perché non ti trovavo, la segretaria mi ha detto che eri uscita.”

“Sì, ok. Ero con un cliente ma non ero in studio.” balbettò.

“Non ti credo.”

“Senti vengo a casa, ne parliamo quando arrivo, va bene?”

Le chiusi il telefono in faccia e cercai di sbollire la mia rabbia.

–Entrò in casa trafelata, ma apparentemente più tranquilla e lucida di come mi aveva risposto al telefono.

“Allora? Dov’eri?” le chiesi con tono freddo.

Lei mi guardò, sembrò soppesare le parole, sembrò attendere l’arrivo del coraggio.

“Senti, sei stato tu a dirmelo. Sei stato tu a spingermi di nuovo a farlo. Sei stato tu a tirare fuori tutti quei discorsi durante il sesso.”

“Quindi eri con lui? Di nuovo con lui.”

“Sì, ero con lui. Sei contento? Mi sembravi volerlo più di me.” alzò il tono di voce.

La guardai, serio.

“Perché non me l’hai detto?”

Abbassò gli occhi, sembrò solo in quel momento in difficoltà.

“Non ero sicura.” mormorò a mezza voce.

“Di cosa non eri sicura?”

“Che tu lo volessi veramente. Che stavolta potevo veramente dirtelo.”

“Te l’avevo detto però: il mio consenso in cambio della condivisione.”

“Sì, ma non è facile per niente.” urlò lei con voce rotta.

“Cosa non è facile?”

“Vaffanculo! Per me non è facile!” cominciò a piangere.

La andai ad abbracciare. Restammo così per qualche minuto. Poi iniziai a baciarle le guance umide per le lacrime e infine ci baciammo in bocca.

–Più tardi mi spiegò cosa intendeva.

“Non è facile per me perché con lui sono una persona diversa, una persona che mi piace ogni tanto essere ma di cui mi vergogno. Ed è difficile per me farti conoscere questa me stessa diversa.”

“Io, però, è proprio questo che vorrei sapere. Non ti posso avere nel modo in cui ti ha lui, ma almeno vorrei vedere come sei.”

“No, questo è proprio escluso.”

“Cosa?”

“Non mi vedrai mai con lui, se questa è la tua condizione scordatelo.”

“Perché?”

“Non riesco a concepire di essere con entrambi. Non riuscirei proprio io a convivere con me stessa.”

“Quindi non verrò mai coinvolto.” constatai.

“Era questo che volevi? Era per questo che volevi che ricominciassi con l’amante? Era per fasse sesso a tre?”

“No… no. Cioè era una idea, certo. Ma la spinta a volere che tornassi ad avere un amante mi arriva da dentro, non so neanche io perché, ma è un pensiero che una volta entrato nel mio cervello non se ne va più.”

“Quindi, cosa vuoi veramente?”

“Io… ti voglio vedere felice. E quando andavi anche con lui lo eri. E voglio che siamo felici insieme. E voglio fare più sesso con te e del sesso migliore. E da quando… da quando parliamo di lui a letto mi sembra sia così…”

“È vero…” mi interruppe lei.

“Però vorrei fare in qualche modo parte della tua felicità. Vorrei sapere che lo vedi, vorrei sapere cosa fate. Vorrei anche vederti, ma se questo per te è troppo mi accontenterò dell’immaginazione.”

“Non so se riesco…”

“A far cosa?”

“A dirti tutto.”

“Già qualcosa mi hai detto. Vedrai che ce la farai. Ti abituerai. Io non ti giudico. So chi sei e come sei con me. Sono solo curioso di conoscere l’altra te che a quanto pare con me non sarai mai. Mi piace anche quella te, da quel poco che ho sentito.”

Interrompemmo il discorso per fare l’amore.

–“Dimmi una cosa,” le dissi mentre eravamo nudi a letto abbracciati, “Io lui l’ho mai incontrato?”

Lei sollevò la testa e mi guardò. Ci pensò un attimo e poi mi rispose.

“Una volta sì, all’inizio della storia. A quel galà di beneficenza di Natale organizzato dal mio studio. Anche lui era stato invitato. E ci siamo incrociati. Te l’ho presentato, vi siete stretti la mano.”

A quella notizia sentii un vuoto nello stomaco. Una sensazione che già mi era capitata quando pensavo a lei con lui.

“E tu come ti sei sentita mentre tuo marito stringeva la mano al tuo amante?” le chiesi quasi timoroso della risposta.

“È stata una sensazione stranissima, mai provata prima e che faccio fatica ad inquadrare.

Solo una parte di ciò che componeva questa sensazione sono riuscita a riconoscerla, diciamo così.”

“Cioè?”

“Mi sono sentita eccitata. Mi sono sentita bagnata.”

Cercai di rievocare quella serata, cercai di riportare alla memoria le facce della gente che lei mi aveva presentato quella sera. Forse vagamente lui lo ricordavo, ma senza dettagli. Mi venne in mente una cosa, però: tornati a casa avevamo scopato e avevamo scopato meglio del solito.

“E tu come ti senti?” mi chiese lei con tono premuroso.

“In che senso?”

“Ora che sai di averlo incontrato. Ti dispiace che te l’abbia presentato nel momento in cui ti stavo mettendo le corna con lui?”

“Uhm… no. È anche per me una sensazione strana. Lui ti scopava ed io ero il marito ignaro.

È una sensazione di inferiorità per me. È una sorta di umiliazione, a posteriori.”

“Scusami, allora.”

“No, non devi scusarti. È difficile da spiegare, ma mi fa male quando dalle cose che mi dici mi fai sentire inferiore a lui, umiliato da lui. È tremendo… ma in qualche modo è… non so come dire… lo desidero.”

“Cosa vuoi dire?”

“È un dolore piacevole, che bramo. È una sensazione che… mi eccita.”

Lei mi fissò come se volesse scrutarmi dentro per capire cosa avevo in testa.

“Forse ti capisco.”

“Davvero?”

“Forse è simile a quello che provo io.”

“Cioè?”

“Spesso con lui mi sono sentita… degradata, umiliata. Mi sono sentita in un modo che mi vergogno a ripensarci. Mi vergogno, ma… mi eccito.”

“Ah. Allora forse in qualche modo siamo simili.”

“Ok. Forse questo renderà più semplice raccontarti le cose… ma devi avere pazienza, per me non sarà facile.”

“Neanche per me.”

16 – Lei

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

Ad un aperitivo con la mia amica mi decisi a parlarle della faccenda dopo che eravamo arrivate a berci mezza bottiglia di vino.

“Io comunque sono nei casini più di prima, con l’amante intendo.” introdussi l’argomento.

“In che senso? Lo rivedi ancora?” fece lei, un po’ stupita un po’ divertita.

“Sì, l’ho rivisto.”

“Beh, e quindi?”

“E quindi c’è un problema, non l’ho detto a mio marito.”

“Certo che non glielo hai detto, scusa, perché avresti dovuto?”

“Perché me l’ha chiesto lui.”

“Cosa ti ha chiesto lui?”

“Di farlo. E di dirglielo.”

“Come di farlo? Cosa?”

Le spiegai, con suo crescente stupore, che mio marito mi aveva dato il permesso di ricominciare a vedere l’amante e che io inizialmente non avevo considerato possibile la cosa.

Inoltre le raccontai di come mio marito si eccitasse nel parlare del mio amante mentre facevamo sesso e questa cosa sembrava essere bastata per ravvivare un po’ il nostro rapporto. Infine le espressi i miei dubbi di quel momento: ormai ero ricaduta tra la mani dell’amante ma ora non ero poi così sicura che mio marito avrebbe accettato la cosa se glielo avessi confessato, non ero sicura che per lui non fosse solo una fantasia.

La mia amica mi guardò, col bicchiere in mano e un sorrisetto stampato in faccia.

“Prova a giocare con le sue fantasie.” mi disse.

“In che senso?”

“Raccontaglielo mentre scopate. Raccontaglielo come fosse una cosa che ti inventi o forse no. Lasciagli il dubbio, vedi come reagisce ad una cosa che potrebbe anche essere vera. Se vedi che sbrocca digli che stavi inventando per fargli piacere, se invece apprezza…”

“Cosa?”

“Se apprezza vuol dire che uno di quei cornuti a cui piace esserlo.”

“Dici?”

“Mi sembra evidente. Ce ne sono, sai. Credo che tuo marito lo sia.”

“E poi? Poi cosa faccio?”

“Se apprezza ti godi i tuoi due uomini, se sbrocca… uguale, solo che di nuovo di nascosto.”

“È questo il problema, ormai non riesco a ritornare indietro… ad un solo uomo.”

“Beh…” mi disse ammiccante allungando verso di me il calice di vino per chiamare un brindisi, “Non mi sembra poi questo gran problema…”

15 – Lui

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Stavamo guardando la televisione. Mia moglie era seduta al mio fianco con una gamba piegata sotto di sé ed entrambe lasciate scoperte da una gonna leggera che si era tirata su quasi del tutto. Cominciai distrattamente ad accarezzarle una coscia, poi piano piano la mia mano si spostò sempre più verso la zona del pube. La osservai: aveva lo sguardo fisso sullo schermo, sembrava ignorarmi ma in realtà era un suo modo per dirmi che potevo procedere, se no mi avrebbe già fermato. Dopo poco le mie dita cominciarono a sfiorarle il monte di Venere da sopra le mutande. La sentii aumentare la frequenza del respiro. Le spostai le mutande e le mie dita trovarono una figa già bagnata. La masturbai un po’ e poi mi inginocchiai fra le sue gambe tirandole verso il bordo del divano, in modo da avere la sua figa a portata di bocca.

Dopo diversi minuti di cunnilingus mi interruppi un istante per farle una domanda:

“Hai pensato a quella proposta che ti ho fatto?”

“Quale proposta?”

“Quella dell’amante, se vuoi ricominciare a vederlo.” le risposi dopo averle dato qualche altra leccata.

“Mh.” mi rispose in modo poco chiaro.

“Cosa pensi di fare?”

“Dai, continua a leccare.” mi rispose dopo alcuni istanti di silenzio.

Affondai la lingua tra le sue labbra mentre con un dito spalmavo i suoi succhi tra la vagina e l’ano, titillandoglielo con la falange.

“Non l’hai più sentito? Non l’hai rivisto?” le chiesi.

“…no…” rispose dopo un po’ di esitazione, forse troppa.

Mi tirai su e scivolai col corpo su di lei fin quando i nostri sessi si trovarono a contatto.

Lentamente mi infilai in lei.

“Ti piaceva come ti scopava?” le mormorai in un orecchio mentre dolcemente mi muovevo dentro di lei.

“…sì…” mugolò.

“Dove scopavate?”

“In vari posti… in auto… da lui… nel suo ufficio…”

“Da noi mai?”

Lei si morse un labbro come colta sul fatto e ammise:

“Una volta, sì.”

“Nel nostro letto?”

“No… sul tavolo, in cucina.” ansimò.

“Ti scopava bene?”

“Mh… sì… era bravo.”

“Godevi molto con lui?”

“Sì…”

“Più che con me?”

“In modo diverso…”

“Rispondimi: più che con me?” non so perché insistetti su questo punto, sapevo che la sua risposta mi avrebbe fatto male ma desideravo sentirla.

“Sì, un po sì…”

“Cosa ti faceva?”

“Mi… in.. cioè, mi scopava… nel…”

Mi sfilai da lei, la tirai un po’ verso fuori visto che le mie leggere spinte l’avevano fatta risalire, in modo che il suo culo sporgesse bene dal divano. Appoggiai la punta del cazzo al suo buco del culo.

“Ti scopava nel culo?” le chiesi fissandola negli occhi. Lei annuì, quasi vergognandosene, mentre inizia a spingermi dentro. “Ti piaceva farti inculare?”

“Siiiiì…” mugolò.

“Ah sì? Ti piaceva fartelo mettere nel… aaaah” venni dentro di lei, non riuscendo più a trattenermi.

14 – L’altro

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

“Ti sono mancata?” mi chiese mentre era appoggiata con la testa sul mio petto nudo.

“Sì, ma sapevo che saresti tornata.”

“Davvero? E perché?”

“Perché ti piaceva troppo il mio cazzo.”

“Eddai…” si tirò su offesa dandomi uno schiaffetto sul braccio, “Perché devi essere sempre così volgare?”

“Perché so che ti piace se ti tratto come una troia.”

Sbuffò e si girò stendendosi sul letto dandomi la schiena. Ma nel farlo mi diede uno sguardo e si posizionò in una maniera che mi fece capire che voleva solo essere presa di nuovo. Le salii sopra e la penetrai con forza, con quel mio modo brusco che sapevo piacerle tanto.

“Mi è mancato il tuo culo.” le grugnii nell’orecchio mentre entravo in lei da dietro.

Lei mugolò e si spinse contro di me per farsi inculare ancora meglio.

“Chi era quella con cui eri in centro l’altro giorno?” mi domandò dopo un po’ che avevamo concluso un altro amplesso.

“Chi?”

“Ti ho visto con una bella ragazza mentre le compravi un paio di scarpe.”

“Ah, lei.”

“Sì, chi è?”

“È più o meno la mia ragazza.”

“Ah, ora hai una ragazza? In che senso più o meno.”

“Sai come sono fatto, no. Non amo i legami fissi. Lei forse un po’ di più, o forse ama i miei soldi. Ci vediamo, la scopo, a volte la presento come la mia ragazza, quando devo fare bella figura.”

“Ah…”

“Sei gelosa?”

“Un po’.”

“Tranquilla, ho tempo per entrambe, poi non so quanto durerà con lei.”

“Sì, ma preferirai lei a me. L’ho vista, è bellissima.”

“È vero, è molto bella. Infatti mi fa fare una gran figura, ma tu non saresti da meno. E poi per certe cose sei meglio te.”

“Davvero? Ad esempio?”

“Per scopare. Per il tuo culo.”

“Ma che dici? L’ho vista, ha un fisico bellissimo, mica un culone come il mio. Cos’è? Non te lo dà?”

“Primo: il tuo culone come lo chiami tu mi farebbe essere l’uomo più invidiato se ti presentassi come la mia donna. Secondo: certo che me lo dà, figurati se io potrei stare con una che non lo concede, ma, appunto, me lo concede, non si gode l’inculata come fai te.”

“Di nuovo mi fai passare come una troia.”

“Esatto, è questo che vi differenzia, lei non è troia come te.”

13 – Lei

Posted on 24 Aprile 202524 Aprile 2025 by analcoholic

Mi mancava. In quei mesi mi era mancato. Non capivo se mi mancava lui o mi mancava avere un amante, avere un’altra persona con cui avere quel livello di intimità e poter essere due persone diverse, una con mio marito e una con l’amante.

Più di una volta ero stata tentata di chiamarlo, di rivederlo, nonostante avessi giurato a mio marito che la storia era finita, che sarei stata fedele. Ma non l’avevo fatto perché sapevo che bastava un singolo incontro per ricaderci dentro completamente. Non tanto per il giuramento di fedeltà, quello lo avevo già infranto in passato e mi capitò di infrangerlo anche in quei mesi, con un uomo incontrato per caso. Una singola notte di sesso che non aveva fatto altro che lasciarmi la nostalgia dell’altra relazione.

Ed ora mio marito se ne veniva fuori con quella proposta: tornare ad avere un amante, con il suo consenso. Era serio mentre me lo diceva? Sembrava esserlo, ma forse aveva parlato in momenti in cui il suo raziocinio era alterato da uno stato di eccitazione sessuale. Oppure era sinceramente convinto che la cosa avrebbe potuto funzionare, ma sarebbe stato veramente così? Avrebbe veramente accettato la cosa una volta ricominciata, messo di fronte alla realt di un tradimento continuo?

Aveva ragione quando diceva che la mia relazione adultera non aveva messo in pericolo la nostra coppia, ma sarebbe stata la stessa cosa se io non avessi più dovuto nascondermi e, per forza di cose, limitare gli incontri nella frequenza e nella durata?

Non me la sentivo, non ce la facevo. In quei giorni diverse volte avevo preso in mano il telefono avevo aperto i messaggi verso il suo contatto, qualche volta avevo anche iniziato a scrivere, poi avevo sempre chiuso o cancellato, senza inviare niente.

Non ebbi il coraggio di consultarmi nemmeno con la mia amica. Non so perché non me la sentivo di dirle che mio marito sembrava voler accettare di essere cornuto, mi sembrava di denigrarlo e non mi sembrava giusto.

Vivevo in questo stato di incertezza fino a quando mi capitò di vederlo per caso. Ero in una delle vie del centro quando lo vidi entrare in un negozio, in compagnia di una donna. Mi avvicinai alla vetrina per sbirciare dentro senza essere vista, sfruttando anche il fatto che fuori cominciasse a far buio. Era proprio lui ed era con una donna ben più giovane di me e anche molto carina, magra e con lunghi capelli biondi. La osservai provarsi delle scarpe sotto lo sguardo compiaciuto di lui. La stavo odiando. Ero gelosa. Avrei voluto essere io lì con lui, dentro al negozio, a farmi regalare un paio di scarpe bellissime. Mi sentii sostituita, lei era più giovane, più bella… chissà se la scopava come faceva con me?

Me ne andai rabbiosa e disperata. A sera, a casa, fui scontrosa ed aggredii mio marito per ogni minima cosa. Il giorno dopo presi il telefono e chiamai l’amante.

12 – Lui

Posted on 24 Aprile 2025 by analcoholic

Era passato quasi un anno dalla rivelazione del tradimento. Non erano stati mesi semplici.

Tra di noi le cose non erano migliorate, anzi, semmai il contrario. Lei era diventata più fredda, più distaccata. Il sesso fra noi era stato sporadico, spesso non molto soddisfacente per entrambi.

Io, riflettendo, ero giunto ad alcune conclusioni.

La prima era che non ce l’avevo con lei per le corna che mi avevo messo. Forse non ce l’avevo mai avuto, neanche all’inizio, ma di sicuro avevo metabolizzato la cosa e l’avevo completamente perdonata.

La seconda era che se la immaginavo insieme a lui mi eccitavo. Mi eccitava l’idea che la mia donna fosse più disinibita di quel che pensavo, a prescindere da chi fosse il soggetto che ne beneficiava.

La terza era che la nostra storia non era mai stata in vero pericolo a causa di questo tradimento. Mi sentivo sicuro del legame che c’era fra noi ed avevo capito che neanche lei lo aveva mai messo in discussione durante tutto il periodo in cui si vedeva con l’amante.

La quarta era che la mia preoccupazione principale era che mia moglie fosse il più felice possibile e che la sua felicità e serenità rendeva la nostra vita di coppia migliore per entrambi.

Tutte queste considerazioni razionali servivano soltanto a darmi una giustificazione con me stesso alla decisione irrazionale che già avevo preso.

“Ti volevo chiedere una cosa.” esordii con lei con un tono un po’ troppo serio che in parte la allarmò.

“Dimmi.”

“Ti sei mai più vista con il tuo amante in questi mesi?”

Lei mi guardò male, così come faceva sempre quando tiravo fuori questo argomento.

“No. Te l’ho promesso. Ho smesso di esserti infedele.”

“Ma se tu, ipoteticamente, fossi stata sicura al 100% di poter avere di nuovo una storia con il tuo amante senza che io lo potessi scoprire, lo avresti rivisto?”

“No, dai, non voglio più mentirti. Ho sbagliato e non lo rifaccio.”

“Allora ti pongo meglio la domanda: nell’ipotesi che io non ti possa mai scoprire, eccetera eccetera, ti dispiace il non poterlo più vedere perché mi hai comunque fatto un promessa?”

“Che vuoi dire? Non capisco.”

“Insomma: ti manca non avere più l’amante?”

Mi guardò un po’ sorpresa. Non si aspettava questa domanda. Sembrava non sapere cosa rispondere, forse proprio perché non se l’era più veramente posta a se stessa questa domanda.

“Sinceramente,” continuai, “voglio dire: tu hai avuto una storia con lui, avere questa storia ti piaceva se no sarebbe durata così tanto, durata…”

“Più di un anno.” mi aiutò a completare la frase, annuendo.

“Quindi per te, al di là di un senso di colpa, era una cosa piacevole. Quindi vorrei sapere:

questa cosa piacevole ora è stata rimpiazzata da altre cose piacevoli, non intendo altre storie, oppure quest’ultimo anno per te è stato meno piacevole nel complesso?”

Si rabbuiò un po’ con l’espressione del viso.

“Non sono stati dei gran mesi questi ultimi.” commentò confermando la mia ipotesi.

“Ecco: sarebbero stati migliori se avessi avuto ancora un amante?”

“Beh… forse… ma che discorso è?”

“E secondo te fra noi oggi le cose andrebbero meglio o peggio se tu avessi ancora l’amante e io non l’avessi saputo?”

“Forse meglio ma… ma non potevo tenertelo ancora nascosto… era impossibile.”

“Ecco, invece sai cosa sarebbe possibile: avere ancora l’amante, non più nascosto.”

“Ma… cosa dici?” aggrottò la fronte.

“Se tu potessi avere un amante sapendo che questo non intacca per nulla il nostro matrimonio, ma anzi rende te più felice e quindi anche il nostro rapporto, lo vorresti?”

“Va be’, è come se ti chiedessi se vuoi la botte piena e la moglie ubriaca.”

“Esatto. Quindi sì, lo vorresti.”

“Sì, ma non si può fare.”

“Perché?”

“Ma… perché non si può…”

“Non si può avere un amante e un marito?”

“Sì, ma…”

“Con il consenso del marito.”

“Non prendermi in giro.”

“Sono serio.”

“Cioè a te andrebbe bene che io avessi l’amante? Non ti darebbe fastidio? Non saresti geloso? Non mi ami più?”

“Certo che ti amo. Anzi ti amo ancora di più ed è per questo che ti voglio felice. E sono talmente convinto che ci amiamo entrambi che sarebbe una situazione gestibile senza rovinare la nostra coppia. Anzi, la potrebbe migliorare.”

“Non so, sono confusa.”

“Pensaci. Parlo seriamente.”

La baciai in bocca. Le nostre lingue si intrecciarono. La abbracciai. La spogliai. Finimmo a terra. La scopai in un modo che non ci capitava da mesi.

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