Alta società

I – lui

era l’estate fra la fine delle superiori e l’inizio del college. a breve sarei partito per una ricca università che mi accettava grazie soprattutto al sostanzioso contributo fornito dai miei genitori. la mia era infatti una famiglia molto ricca. i miei obiettivi riguardo al college erano rivolti più che altro verso lo sport (facevo canottaggio a buon livello ed il mio fisico lo dimostrava) e verso le ragazze che conquistavo con facilità grazie anche al suddetto fisico. lo studio veniva in secondo piano anche perchè sapevo comunque di avere già la strada spianata verso le aziende di famiglia.

mi stavo annoiando ad un ricevimento presso il golf club locale. avevo dovuto seguire i miei genitori perchè non si poteva mancare a quell’appuntamento mondano, meta di tutte le persone che contavano in città. gente ricca e di classe.

incontrai una ragazza di mia conoscenza, aveva un anno meno di me ed era la figlia di politico locale. la conoscevo in quanto già in altre occasioni mi era venuta dietro, mostrando comportamenti che mal si addicevano con il ruolo di figlia di buona famiglia che ricopriva in pubblico. per farla breve era piuttosto disinibita e seppur non mi piacesse molto non disdegnavo le attenzioni che mi rivolgeva.

II – lui

quella sera non fu da meno. cinque minuti dopo che ci incontrammo mi trascinò dietro all’edificio del golf club allontanandosi dal parco in cui era tenuta la festa. si inginocchiò davanti a me e cominciò a sbottonarmi i pantaloni. io cercai di frenarla: qualcuno poteva vederci, non eravamo poi così nascosti, ma quando aveva in testa quello non si fermava davanti a niente. anzi, con il senno di poi, sapendo di alcune sue disavventure, ho capito che, in qualche modo, voleva essere scoperta, per contrasto con il bigottismo della sua famiglia.

ma questa è un’altra storia e non pensavo certo a quello mentre lei metteva in azione le sue sapienti labbra sul mio sesso che adorava in quanto, per sua stessa ammissione, era il più grosso che avesse mai visto.

e in quella occasione non fu l’unica a vederlo. notai infatti con la coda dell’occhio un movimento sulla nostra sinistra. subito non ci feci troppo caso ma poi, voltandomi, incrociai lo sguardo con una donna, una ospite della festa. era a pochi metri da noi e non poteva non vedere quello che stavamo facendo. mi accorsi, infatti, che soffermò il suo sguardo e sorrise, a quanto pare per nulla scandalizzata ma, piuttosto, divertita. non riuscii a vederla benissimo perchè era controluce ed inoltre l’orgasmo imminente mi distrasse e quando mi girai era sparita.

III – lui

tornato in mezzo alla festa ero al fianco dei miei genitori, impegnati a tessere relazioni sociali con altri ospiti. ad un certo punto mi venne presentata una donna. molto bella, sui quarant’anni, elegantissima e ingioiellata. non memorizzai il nome, ero troppo imbarazzato e turbato.

“sì, ci siamo già visti.” disse lei stringendomi la mano, ma nessuno fece caso a quella frase buttata lì insieme ad uno sguardo molto malizioso.

sotto ai miei pantaloni eleganti il mio pene si eresse all’istante all’idea che era stato appena visto da quella donna sensuale.

inebetito dall’eccitazione sessuale colsi poco dei discorsi che stavano facendo. era la moglie di un noto industriale. parlarono del mio futuro.

IV – lui

con una scusa mi ero diretto verso i tavoli del buffet. avevo bisogno di bere, magari qualcosa di alcolico. buttai giù un bicchiere quando sentii al mio fianco una presenza e poi una voce che sussurrava al mio orecchio.

“sei scappato subito. non ti ho dato il mio numero, nel caso tu abbia bisogno di qualcosa.”

mi girai e lei, fingendo di farlo inavvertitamente, urtò con la mano sul mio pacco, ora parzialmente a riposo.

“qualsiasi cosa.” disse mentre si allontanava sculettando sui tacchi e su delle gambe toniche e tornite.

pensai a lei, mentre mi masturbai in bagno prima di andare a letto.

V – lui

trovai il coraggio di chiamarla, anche se non sapevo cosa dire. subito prima, per scaricare la tensione, mi ero masturbato. rispose dopo tre squilli, con voce che mi parve molto sensuale. non so bene cosa dissi. farfugliai qualcosa. disse tutto lei. fissammo un appuntamento. un colloquio di lavoro. o almeno questo è quello che avrei dovuto dire alla segretaria.

mi recai nel suo ufficio, nel grattacielo della loro società. una segretaria, pochi anni più vecchia di me e decisamente carina, mi fece aspettare qualche minuto in sala d’attesa. mi sembrò che mi guardasse ogni tanto con sguardo interessato. forse aveva notato il bozzo nei miei pantaloni? da quando ero uscito di casa non voleva saperne di sgonfiarsi.

uscirono alcuni uomini dall’ufficio. la donna li congedò. fu palese come lei avesse un ruolo dominante e come loro fossero attratti da lei. era vestita molto elegante, ma in modo più professionale rispetto alla sera del ricevimento.

mi fece entrare. un ufficio molto spazioso. dalle vetrate si dominava la città. non osai sedermi. la sentii che, ancora sulla porta, ordinò alla sua segretaria di non essere disturbata. chiuse la porta ed udii il rumore dei suoi tacchi avvicinarsi.

VI – lui

si appoggiò alla scrivania, mettendosi di fronte a me. mi guardò da capo a piedi, più volte. sorrideva. restammo in silenzio. io ero imbarazzato e sentivo il mio cazzo che premeva contro le mutande. era bellissima. era molto più sexy delle mie coetanee.

“me lo fai rivedere?” mi disse con tutta naturalezza.

“come?” non ero sicuro. non sapevo cosa fare.

“abbassati i pantaloni. fammi vedere il tuo cazzo.
” sentirle pronunciare quella parola mi diede una scossa.

mi ingarbugliai con il bottone e con la zip. le mani mi tremavano. infine le mostrai il mio sesso nudo ed eretto.

“è molto bello.
” mi disse. “è molto grosso. allora lo avevo visto bene.”

rimanemmo così per alcuni istanti.

V – lui

“non posso farti andare via in questo stato. tieni.” mi allungò un bicchiere. “masturbati davanti a me. e vieni dentro al bicchiere. mi raccomando non sporcare in giro.”

non mi feci domande. sentivo un disperato bisogno di venire e non ci pensai su due volte. pochi tocchi e venni, molto copiosamente, nel bicchiere.

“bene, puoi andare. ma torna stasera a casa mia, se ti va. questo è l’indirizzo.” mi infilò un bigliettino nella tasca della giacca e appoggiò il bicchiere sulla scrivania. mi chiesi che cosa ci avrebbe fatto.

mi sentii nudo a passare davanti alla sua segretaria. pensavo che sapesse cosa era successo dentro all’ufficio.

VI – lui

nel foglietto c’era scritto tutto. orario e indirizzo di una villa immensa. la trovai che mi aspettava sulla porta.

“hai fatto esperienza con le ragazzine oppure ti sei fatto fare solo dei pompini?” fu la sua prima domanda.

“no. con alcune ho anche fatto sesso.”

“ok, però devi sapere che far godere una donna è diverso che far godere una ragazza. se mi stai a sentire posso insegnarti tutto.”

“va bene”

“non so se ti è chiaro cosa ti sto offrendo? se farai il bravo, se farai quello che ti dico potrai fare sesso e imparare a farlo con una donna come me. ti chiedo obbedienza e discrezione perchè, capirai, sono una donna sposata. segui queste semplici regole e passerai la migliore estate della tua vita. so che sei un bravo ragazzo. ci siamo capiti?”

annuii.

VII – lui

mi fece letteralmente da guida. dopo avermi fatto masturbare nuovamente davanti a lei, per farmi calmare, si spogliò nuda e mi spiegò dove, come e quanto toccarla. prima con le dita, poi con la lingua.

la prima sera non andammo oltre. la feci venire diverse volte ma lei non mi toccò mai. venni una seconda volta, sempre mentre lei mi guardava che mi segavo il cazzo.

al secondo incontro, invece, si fece scopare. mi insegnò ad essere meno irruento. mi disse che con l’arnese che mi ritrovavo dovevo andarci piano.

“è veramente così grosso?” le chiesi, orgoglioso.

“credi che faccia venire qua tutti i ragazzi che incontro?” rispose lei.

VIII – lui

“alle ragazzine che ti scopi lo hai mai messo qui?” si rigirò nel letto insinuando un dito nel solco delle chiappe.

“no. ci ho provato qualche volta, ma nessuna ha mai voluto.” il mio cazzo era durissimo all’idea di incularla.

“ora ti insegno come fare. bisogna andarci piano, preparare la donna a riceverlo.” si alzò ed andò ad aprire un armadio. immaginavo che stesse andando a prendere qualche crema lubrificante.

“il modo migliore per imparare è capire cosa si prova ad essere sodomizzati.” mi disse mentre tornava verso di me. in mano aveva un lungo fallo di lattice nero. sul volto un sorrisetto minaccioso.

lei era la donna dell’alta società che se la faceva con un ragazzo che poteva quasi essere suo figlio. aveva tutto da perdere dalla relazione con me, se io non fossi stato discreto e avessi raccontato in giro cosa facevamo. eppure nel nostro rapporto c’era una gerarchia ineluttabile. io facevo tutto quello che mi diceva, senza fiatare.

IX – lui

superato quel passaggio, che inaspettatamente, almeno per me, si rivelò estremamente piacevole, le modalità dei nostri incontri cambiarono.

lei mi concesse per la prima volta di penetrarla nell’ano e fu la mia prima volta in assoluto che lo facevo, e da quel momento non volle quasi fare altro.

a volte si faceva prima leccare un po’, anche dietro, ma altre volte saltavamo anche questo passaggio e si faceva direttamente inculare. era una patita del sesso anale. mi aveva scelto perchè col mio calibro le avrei dato quel piacere, anche solo mentale, che non tutti le potevano dare.

X – lui

dopo alcuni mesi si stufò di me e non ci incontrammo più. mi dispiacque ma riuscii a rimpiazzarla senza problemi. grazie a quello che mi aveva insegnato sapevo far godere le ragazze con cui scopavo in delle maniere che per loro erano delle novità. e qualcuna di loro lo raccontava in giro.

in breve avevo la fila fuori dalla porta di ragazze e anche di donne più vecchie di me. provai un po’ di tutto, una volta lo feci con tre ragazze trentenni, per festeggiare l’addio al celibato di una di loro. qualche volta accolsi pure delle coppie il cui lui voleva vedere la propria donna scopata da un altro o semplicemente farle provare il sesso con due uomini contemporaneamente.

la regola, per tutte, era solo una: mi dovevano concedere il culo. ero diventato anche io un appassionato di sesso anale. un anal-colizzato.

3 commenti su “Alta società”

    1. ma va’? da cosa si intuisce??? 🙂

      comunque nel mio blog spiegherò man mano tutti i risvolti che me lo rendono così attraente.

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