Una sfida ai propri limiti e al senso comune del pudore.
“Scommetto che non hai il coraggio!” urlò divertito.
“Certo che non ho il coraggio…” risposi io di getto e lui fece una faccia soddisfatta. “Ma potrei farlo lo stesso.” aggiunsi convinta.
“Non ci credo.” mi liquidò.
Io mi misi davanti a lui, in piedi a gambe un po’ larghe. Poi mi chinai, con le mani andai sotto la gonna e mi abbassai il perizoma. Poi mi tirai su e lo guardai. Lui mi sorrise e scosse la testa.
“Non è mica questo di cui parlavamo.” mi disse.
“No, infatti.” risposi io orgogliosa.
Mi slacciai il bottone della gonna, abbassai la zip e con una mossa sensuale la lascia cadere ai mie piedi. Poi sollevai una gamba e con l’altra tirai un calcio verso di lui in modo da lanciargli la gonna, che lui prese al volo.
“Ecco, così va bene?” gli chiesi mettendomi le mani sui fianchi. Indossavo soltanto dei sandali col tacco e una canottiera che arrivava appena sopra al pube e dietro a metà culo.
Lui rise e scosse la testa.
“Ok. Dai, rivestiti e usciamo.”
“No.” dissi io netta. “Mi hai sfidato a uscire così, no? Adesso esco così.”
“Dai, su, non ci crede nessuno.”
“Ah, no?” risposi offesa e mi girai verso la porta dell’appartamentino in cui eravamo in vacanza in quella località di mare. La aprii ed uscii sul pianerottolo. Poi cominciai a scendere la scale. Un brivido di adrenalina mi percorse il corpo e non ero ancora uscita dal portone.
Lui mi corse dietro stupito.
“Ma sei pazza?”
“Sì.” gli risposi e fiera andai verso il portone uscendo in strada.
Mi tremarono le gambe. Ero fuori, all’aperto, in pubblico, mezza nuda. Finsi spavalderia ma ero terrorizzata. Però nello stesso tempo un calore mi saliva tra le gambe. Ero eccitata ed era quello il motivo per cui lo stavo facendo, l’unica cosa che mi poteva spingere a fare quella pazzia. Era una delle mie fantasie erotiche principali quello di essere nuda in pubblico in posti in cui non avrei potuto esserlo. Lui mi stuzzicava sempre ad andare oltre ai miei limiti, soprattutto in campo sessuale e quel gioco di quella serata di vacanza si era trasformato in quella follia.
Lui mi raggiunse e io mi aggrappai a lui. Non ero in grado di camminare da sola.
“Sei sicura?” mi chiese lui con un tono diverso. Era più preoccupato ora.
“Sì.” risposi io meno convinta di prima ma molto, molto più eccitata. Sentivo colarmi i succhi fra le gambe. “Andiamo.”
Era sera, il buio aiutava a nascodere le mie nudità ma chiunque avesse guardato con un minimo di attenzione se ne sarebbe accorto. E infatti vidi degli occhi sgranati, delle gomitate per avvisare un amico, delle dita che mi indicavano, dei calci dati da mogli gelose a mariti guardoni. Dal davanti non si vedeva molto, anche perché ero totalmente depilata e l’ombra della canottiera nascondeva. Ma il culo si vedeva e il mio camminare sui tacchi lo metteva in evidenza.
Arrivammo fino al gelataio. Andai a prendermi un gelato mentre lui mi aspettava lontano, per gustarsi anche bene il mio culo mentre mi alzavo in punta di piedi per indicare i gusti. Un uomo al mio fianco mi sussurrò “troia”. Io lo guardai male ma dentro di me mi sciolsi. Era la reazione che volevo generare, l’opinione che volevo dare di me.
Poi corsi via, gustandomi il gelato e tornando dal mio ragazzo. Avvicinandomi a lui notai la forma del suo cazzo duro che tendeva i pantaloncini.
Tornammo verso casa. Nella stradina che portava alla palazzina dove avevamo l’appartamento non c’era nessuno, era una strada laterale poco frequentata. Finii il gelato e decisi di percorrere gli ultimi metri osando ancora di più. Mi sfilai la canottiera. Ero completamente nuda, in mezzo alla pubblica via, in una sera d’estate. La mia figa sbrodolava. Mi sarei fatta scopare lì. Ma quella era un’altra mia fantasia.
Un uomo anziano da un balcone mi fece i complimenti. Io corsi verso casa fino ad arrivare al portone. Il mio ragazzo mi seguì camminando tranquillo. Ovviamente non avevo le chiavi, non avendo nessun posto in cui tenerle e quindi rimasi alcuni lunghi secondi lì sulla porta. Una ragazza uscì in quel momento. Mi guardò basita ed io ne approfittai per infilarmi dentro e correre fino alla nostra porta.
Arrivò il mio ragazzo e mentre infilava le chiavi nella porta gli dissi una idea che mi era venuta mentre camminavo col culo al vento.
“La prossima volta,” e già qui mi guardò stupito che potesse esserci una prossima volta, “voglio andare in giro così ma con un plug nel culo… pensa a chi mi vedrebbe…”
Mi stavo masturbando mentre glielo dicevo. Anzi stavo già avendo un orgasmo. Appena dentro casa mi inginocchiai e gli tirai fuori il cazzo per leccarglielo. Però lo volevo anche in figa. Anzi lo volevo anche in culo. Lo volevo ovunque. Il pompino durò pochi secondi. Mi alzai in piedi e mi misi contro la porta, chiedendogli di scoparmi da dietro. Ero così eccitata che avrei voluto un altro cazzo. Anzi altri due.
Ma anche quella era un’altra fantasia. Ma in quella vacanza folle poteva succedere, forse. Magari con quei due ragazzi che ho visto come mi guardavano mentre me ne andavo leccando il gelato.

Bello! Bravo