I
“Ciao, indovina dove sono?”
“Non so, dove sei?”
“Sono vicina a te. Sono a Venezia. Sono nella mia stanza d’albergo. L’ho presa per il weekend.”
“Ehmmmm…”
“Vuoi sapere come sono?”
“Come sei? Dimmi.”
“Sono nuda. Ho indosso soltanto le scarpe col tacco. Sono alla finestra. Sto guardando il Canal Grande. Qualcuno potrebbe vedermi. Con la mano libera mi sto toccando. Quando arrivi?”
“Ehmmmm…”
“Dai, non farmi aspettare troppo. Ne ho voglia. E’ un mese che non scopo con mio marito. Ho voglia di te.”
“C’è un problema…”
“Dai, cos’hai da fare di più importante che venire qui e scoparmi?”
“Niente, niente, solo che non sono in città.”
“Come non sei in città? E dove sei?”
“Te lo dico ma non arrabbiarti: sono a Roma.”
“Come a Roma?!? Cazzo, l’unico weekend che riesco a liberarmi, mi invento una scusa e vengo a farti una sorpresa tu sei a Roma! E perché non me l’hai detto che venivi a Roma?”
“E tu perché non mi hai detto che venivi a Venezia? Io non te l’ho detto perché tanto non potevo incontrarti.”
“Cazzo, volevo farti una sorpresa, e poi ho deciso solo all’ultimo momento… perché non potevi incontrarmi? Sei in compagnia?”
“Sì, sono in compagnia.”
“Chi è? Una donna?”
“Certo che è una donna, cosa sei gelosa?”
“Certo che sono gelosa! Avevo voglia del tuo cazzo ed invece tu sei a spassartela a Roma con una sgualdrina…”
“Senti chi parla…”
“…fanculo! E io che cazzo faccio adesso? Con chi cazzo mi sfogo? Fanculo!”
II
Mi guardo un’ultima volta allo specchio prima di uscire. Dopo un po’ di minuti di sconforto, altrettanti di incazzatura, mi sono decisa a non perdermi d’animo ed ho cominciato a truccarmi e farmi bella.
Ho indossato delle scarpe decolletes Loboutin con il tacco altissimo. Non l’ideale per Venezia ma l’ideale per camminare in maniera che tutti gli uomini si girino a guardarmi. Sulle gambe ho indossato, dato che non fa ancora abbastanza caldo da lasciarle nude, delle calze a rete fine, con la riga dietro. Sono delle autoreggenti, e qualcuno potrebbe anche notarlo vista la gonnellina aderente con lo spacco che si apre sulla coscia ad ogni passo. Sopra ho una camicetta a cui ho lasciato i primi bottoni aperti, per mettere in mostra il seno aiutato dal push up, e una giacchettina. Poi occhiali da sole da diva, una micro borsetta, una collanina, qualche anello e degli orecchini. Capelli tirati su a lasciare scoperto il collo.
Ho dimenticato qualcosa? No, non indosso nient’altro. Nient’altro. E chissà che qualcuno, complici i gradini di un ponte, non se ne accorga, sbirciando, della mia “dimenticanza”.
III
Tra i turisti vedo pochi papabili. La maggior parte ha una certa età, oppure l’aspetto è ben poco gradevole. La tenuta da turista di sicura non aumenta il sex-appeal.
Qualche bel giovane lo vedo, con zaino e macchina fotografica al collo. Ma per mano tiene la fidanzatina. Niente da fare, lo voglio tutto per me.
Il classico gondoliere? Mi fischiano dietro quando mi vedono passare. Li esamino. Uno forse merita. No, non è il tipo che piace a me.
Flirto un po’ con un barista. Butto l’amo e un po’ abbocca e un po’ no. Capisco che non ce n’è. Forse ce ne sarebbe, ma qualcosa lo frena.
Ripenso ai camerieri dell’albergo. Forse sarebbe la cosa più semplice, ne chiamo uno su in camera o gli chiedo quando smonta. Meglio di no.
Mi fermo qualche minuto ad osservare alcuni ragazzi ambulanti di colore che, stesi i teli ai bordi del passeggio, vendono borse di marca taroccate. Un po’ mi viene l’acquolina in bocca. Chissà uno di loro come mi potrebbe sbattere? Chissà quanto sono dotati? Magari tutti e tre insieme? Potrei anche ricompensarli per il lavoro. Sento che lungo la coscia mi colano gli umori e si fermano contro il bordo dell’autoreggente. Mi avvicino. Come cazzo glielo posso chiedere? Così, in strada, davanti a tutti? Come reagiranno? Ehi! Cosa fanno? Perché raccolgono tutto improvvisamente? Perché scappano? Maledetti finanzieri, proprio ora dovevate passare?
Sono troppo eccitata, vorrei toccarmi, qui, davanti a tutti.
Meglio andare in zone meno frequentate, prima che faccia qualche pazzia. Mi infilo per un calle laterale.
IV
Dove sono finita? Non conosco questa zona di Venezia. Lui qui non mi ci ha mai portato.
Pochi turisti in giro. Molti studenti, invece. Deve essere una zona universitaria.
Mi siedo in un bar in un campo e ne studio gli avventori.
Sono troppo vecchia per uno studente? Loro hanno vent’anni, io non arrivo ai quaranta. Ok, in certi casi come età potrei anche essere la loro madre, ma a nessuno verrebbe da pensarlo, vedendoci vicini. Potrebbero essere attratti da una come me? Penso proprio di sì. Ho visto girarsi gli sguardi di uomini di tutte le età, modestamente mi sento ancora una gran figa. E loro come potrebbero essere? Inesperti ma focosi. Impazienti ma veloci a riprendersi. Me li ricordo i miei amanti a quell’età. Il difficile è che mi prendano dal punto di vista cerebrale, ho l’impressione che pensino solo al calcio e ai videogame. Io ho bisogno di qualcuno che mi stuzzichi anche mentalmente.
Fanculo! Non troverò nessuno. Sono troppo difficile di gusti.
V
Lui è il mio amichetto che non mi tradisce mai, affidabile, instancabile e sa sempre cosa farmi e cosa mi piace. E’ un po’ freddo, a volte, ma ci penso io a scaldarlo. L’importante è che non finiscano le pile. Meno male che ce l’ho sempre con me in valigia, per le emergenze.
Me lo infilo dentro mentre con l’altra protuberanza mi stimola il clitoride fino a farmi impazzire. Magari mi sentiranno i miei vicini di stanza, ma chi se ne frega! Penseranno che sono insieme al migliore amante del mondo.
Sto ripensando a tutti gli uomini di oggi. Posso permettermi di immaginarmi anche insieme a quelli con cui non sarei mai andata.
C’è il giovane turista. Sono messa a pecorina e penso che sia il suo cazzo quello che ho dentro. Con un ditino mi stimolo anche dietro. Il mio dito è sottile. Immagino allora che sia la sua fidanzatina a farmi quello.
Mi placo un attimo. Ora mi sto masturbando con le mani, a gambe aperte. Penso di essere su una gondola, in giro per i canali, con le gambe spalancate, la gonna tirata su e niente mutandine. Il gondoliere mi guarda e mi guardano anche tutti le persone dai ponti.
Ripenso ai tre ambulanti. Ho un’orgasmo devastante quando mi rendo conto che stavo andando veramente da loro, mi ero decisa, volevo portarmeli a letto e solo il destino lo ha impedito. Mi sento folle e troia come non mai. Mi infilo il vibratore nel culo. A loro glielo avrei sicuramente concesso. Li avrei presi tutti e tre contemporaneamente.
Mi addormento e nel sogno sono in un’aula universitaria. Sto facendo lezione. Vado da una parte all’altra della lavagna e sento gli sguardi su di me. Sono tutti molto attenti. Ma non è per la lezione. E’ perché sono completamente nuda. Vedo che molti ragazzi, dietro i banchi, si stanno masturbando. Entra in aula un professore. E’ un mio vecchio professore del liceo. Dice che deve fare gli esami ed io sono la sua assistente. Lo assisto, mentre interroga, praticandogli una fellatio, mentre l’esaminato, dall’altra parte della cattedra, mi scopa.
VI
Ho anticipato l’aereo. Sono andata via la domenica mattina, quando era presto e quasi tutti ancora dormivano. A me la notte non è bastata. Autoerotismo e sogni erotici, godevo e dormivo.
“Come mai già qui?” mi ha chiesto mio marito, quando sono entrata in casa.
“Mi mancavi!” gli ho risposto e gli sono saltata al collo. L’ho riempito di baci. Lui ci ha impiegato un po’ a capire cosa volevo. L’ho un po’ colto di sorpresa.
Poi mi ha sorpreso lui, con un ardore fino ad allora sconosciuto, con una resistenza ed una fantasia molto appaganti. Abbiamo scopato tutto il pomeriggio, come mai avevamo fatto, neanche in viaggio di nozze.
“Come mai?” mi ha chiesto alla fine.
“Ho capito cosa cerco. E ho capito di avere gusti difficili.”
Ha sorriso e penso abbia capito molto più di quello che gli ho detto. E non ha detto niente. E lo amo anche per questo.
“Ti è tornato duro.” Gli ho detto, ridendo e indicandoglielo.
“Non ne puoi più?” mi ha chiesto.
“E chi l’ha detto?” gli ho risposto e mi sono girata, lasciandogli campo libero.
