Fu un periodo strano quell’estate dei miei quarantasette anni. Ero da poco rimasta senza lavoro mentre il mio compagno Giorgio proprio in quel periodo doveva seguire un cantiere all’estero e quindi stava via per settimane. Erano quasi sei anni che stavamo insieme, ma non eravamo sposati. Lui aveva cinque anni più di me e un figlio, Omar, di vent’anni avuto con la sua ex moglie. Omar viveva insieme al padre e quindi con me. Anche Omar non aveva un lavoro e aveva deciso svogliatamente di provare ad iscriversi all’università. In quella estate, dunque, io ed il ragazzo ci ritrovammo a casa entrambi senza molto da fare.
Avevo un buon rapporto con Omar. Ero arrivata nella sua vita mentre lui era in piena adolescenza, ma per qualche motivo, forse perché già viveva i contrasti con i suoi genitori separati, non mi aveva inserito nella categoria degli adulti nemici ed ero diventata su certe cose per lui quasi una amica, una confidente. Ero la sua matrigna, ma con me aveva sempre avuto un atteggiamento molto diverso da quello conflittuale con il padre.
Era un ragazzo timido, molto solitario. Durante quei primi giorni di estate gli chiesi se non avesse amici con cui uscire o con cui andare da qualche parte. Mi disse che la maggior parte dei suoi pochi amici lavoravano e anche alla sera non sempre aveva voglia di uscire con loro, lo faceva solo ogni tanto. Gli chiesi un po’ di informazioni sui suoi amici e poi gli feci una domanda con la maggior delicatezza possibile, senza sembrare impicciona o invadente:
“E una fidanzata non ce l’hai?”
“No.” mi rispose a bassa voce e si rabbuiò.
Non mi parve il caso di insistere e cambiai discorso. Era evidente però che c’era qualcosa in lui che non gli faceva vivere bene l’argomento. Decisi di aspettare che fosse lui a parlarmene se voleva, almeno per un po’.
Una sera Omar era uscito con gli amici e le amiche. Lo sentii rientrare non troppo tardi. Io ero sveglia, facevo fatica a dormire per il caldo. Mi alzai per andare in cucina a bere un bicchiere d’acqua. Rientrando verso la mia camera vidi che da quella di Omar usciva una fioca luce. Dunque non era andato subito a dormire. Passando vicino alla porta mi sembrò di sentirlo singhiozzare lievemente. Mi avvicinai e spiai attraverso la fessura della porta socchiusa.
Era seduto sul letto, aveva vicino a sé il computer ed era da quello che veniva emanata la luce che avevo visto. Era in mutande ed aveva un mano infilata dentro ad esse. Si stava masturbando guardando un porno sul computer. Sembrava farlo in modo rabbioso, il volto aveva una espressione quasi di pianto, di sofferenza. Stavo violando la sua intimità ma nello stesso tempo ero preoccupata per lui. Rimasi lì impietrita, senza muovermi per non farmi sentire. Dopo poco lui tirò fuori la mano dalle mutande. Sembrava frustrato, non sembrava aver raggiunto il piacere. Quasi con rabbia chiuse il computer e la stanza divenne buia. Io tornai nel mio letto, pensierosa.
Il giorno dopo Omar mi sembrava ancora turbato. Non gli feci nessuna domanda diretta, ma gli feci capire che poteva contare su di me. E allora si aprì.
Mi chiese aiuto. Mi spiegò di sentirsi inadeguato, per il suo aspetto e il suo modo di fare. Omar era un ragazzo alto e magro, quasi efebico e dai modi leggermente effemminati. Mi disse che lo prendevano in giro per questo che gli davano del frocio, anche davanti alle ragazze e lui se ne vergognava e non sapeva ribattere.
“Mi dispiace, caro, purtroppo in questo i tuoi amici sono degli idioti, non dovrebbero comportarsi così.”
“È che io…” stava per piangere. “Io non so come ribattere.”
“Lo so, è difficile. Basta dirgli che non lo sei e che se anche lo fossi non ci sarebbe niente di male.” gli misi un braccio intorno alle spalle, per confortarlo.
“Ma io… io non lo so cosa sono…”
“Cosa vuoi dire? Non sei sicuro delle tue preferenze sessuali? È possibile essere confusi e non pensare che tutti rientrino per forza nelle categorie più comuni.”
“Io mi sento… diverso.”
“Ma per chi provi più attrazione, per i ragazzi o per le ragazze?”
“Per i ragazzi no… non mi sembra di provare attrazione.”
“E allora ti piacciono le ragazze. Sei solo un ragazzo più sensibile e loro sono così idioti da scambiare questo per qualcosa per cui prendere in giro.”
“Ma io… sì, mi piacciono le ragazze… però ho voglie strane.”
“Tesoro, non esiste la normalità per quanto riguarda ciò che piace. De gustibus non disputandum est, dicevano i latini. Se non sono gusti che arrecano danno a te o ad altri non ti devi preoccupare. E se vuoi puoi parlarmene.”
“Non lo so. Mi vergogno.”
Capii che per quel momento non voleva proseguire oltre. Si chiuse in un mutismo e tornò in camera sua. Mi dispiaceva vederlo così, era chiaro che non stava vivendo bene la scoperta della sua sessualità, forse un po’ tardivamente.
Avevamo guardato un film insieme. Nel film c’era un attrice molto bella e c’erano state anche scene di sesso, seppur mostrate con il solito pudore hollywoodiano, e scene in cui compariva nuda. Avevo osservato con la coda dell’occhio le reazioni di Omar. Mi era parso forse un po’ imbarazzato ma evidentemente attratto da quella bellezza. Non avevo dubbi che fosse eterosessuale solo che forse sfuggendo dall’ideale maschile propugnato dalla società lui non si sentiva all’altezza di esserlo.
Spensi la tv e proposi di andare a dormire. Lui mi rispose in modo non convinto.
“Aspetta.” sussurrò nel buio dovuto allo spegnimento della tv mentre io mi stavo alzando dal divano.
Non dissi niente. Lo lasciai parlare. Si capiva che ne aveva voglia e bisogno.
Mi raccontò di qualche anno prima, quando era alle superiori e il padre lo mandò a fare una vacanza studio in Inghilterra. Il giorno del rientro era in aeroporto che aspettava che fosse l’orario di prendere il volo per tornare a casa. Per passare il tempo era entrato in una libreria e si era messo a sfogliare dei fumetti. Ne aveva trovati anche di erotici e, guardandosi attorno guardingo visto che non aveva ancora l’età per aprirli, si era messo a leggerli. Uno lo aveva trovato particolarmente disturbante, con scene insolite di sottomissione e dominazione tra i personaggi, fino a quando si era soffermato su un disegno che lo aveva colpito. In quella pagina c’era la raffigurazione di un uomo e una donna che scopavano ma in un modo che Omar fino a quel giorno non aveva mai immaginato. Infatti la donna, formosa e bellissima, era alle spalle dell’uomo, bello e muscoloso, e tramite una cintura a cui era collegato un “pene finto” (la voce di Omar tremò indecisa su quale termine usare con la sua matrigna per nominare l’organo sessuale maschile) lo penetrava nel retto.
L’essere al buio mi impedì di cogliere tutti gli imbarazzi e gli arrossamenti del ragazzo nel raccontarmi quel segreto, ma riuscivo a capire il suo stato d’animo dal tono di voce. Si vergognava ma sentiva che doveva parlarne con qualcuno. Con qualche suo coetaneo o coetanea probabilmente non ce l’avrebbe mai fatta e io, adulta in confidenza, con ruolo genitoriale ma nello stesso tempo non vista proprio come una madre effettiva, ero per lui la persona giusta.
Quel disegno creò in Omar una tempesta emotiva. Era una scena che lo sconvolgeva e lo eccitava in un modo intenso e insolito. Non si riuscì a trattenere e, pur senza neanche sfiorarsi le parti intime, sentì di essersi schizzato dentro le mutande in modo indecente. Mise giù il fumetto incriminato e corse fuori dalla libreria vergognandosi come se qualcuno potesse aver letto i suoi pensieri. Poi sudò freddo al momento dei controlli di sicurezza. Sotto i pantaloni era bagnato e impiastricciato e aveva paura che per qualche motivo lo avrebbero potuto controllare e scoprire quel disastro. Il suo nervosismo quasi insospettì gli addetti, ma era solo un ragazzino e passò oltre indisturbato.
“Era un fumetto erotico, non c’è niente di male ad essere stato eccitato da quel disegno, era proprio il suo scopo.”
“Sì, ma quella cosa… quel modo di farlo…”
“È un modo tra i tanti. Ci sono persone che lo fanno e non c’è niente di male. Piace a tanti.”
“Sì, ma da quando l’ho scoperto mi sono accorto che è la cosa che più mi eccita… ci penso sempre, avrei voglia di farlo in quel modo ma non è una cosa che si può dire ad una ragazza, cosa penserebbe di me?”
“D’accordo, è una cosa un po’ insolita e una può rimanere stranita ma quando troverai una che ti vuole bene e sarai in confidenza vi confesserete l’un l’altra le vostre fantasie, anche lei ne avrà di particolari, e vi saprete venire incontro.”
“Ma il mio problema è che io ho voglia prima di tutto di quello e non riesco a fare il resto, ho paura di non saper fare, ho paura di voler fare solo quello… a volte mi masturbo… davanti a un porno, diciamo così, normale… e non mi viene duro, poi appena guardo qualcosa in cui c’è un uomo dominato da una donna… per questo non sono sicuro di essere etero, ho più voglia di… ecco… di farmi scopare che di scopare… come se fossi frocio.”
“Ma a te queste cose piacerebbe farle con una ragazza, quindi non sei gay. Anzi da come parli non mi sembri neanche bisessuale. Semplicemente sei attratto da alcune pratiche. Le pratiche che ci piacciono non definiscono la nostra identità sessuale.”
“Grazie per quello che dici, però io non so come sbloccarmi…”
“Non lo hai mai fatto con una ragazza?”
“No, sono ancora vergine e più tempo passa peggio è.”
Lo abbracciai e lo confortai dicendogli di non preoccuparsi e che sarebbe arrivato il momento giusto. Pensai che il discorso si fosse chiuso lì per il momento, ma Omar mi fece un’altra domanda.
“Tu ce li hai dei vibr… cioè dei peni finti… cose del genere…”
Normalmente avrei preferito non rivelare queste cose al figlio del mio compagno, ma ormai la confidenza tra noi aveva superato un limite e per come si era esposto lui era giusto che anche io non fossi reticente su questi temi.
“Sì, ce ne ho. Sai, tuo padre è così spesso via che ogni tanto mi servono per non sentire la sua mancanza.”
“Me ne presteresti qualcuno? Vorrei provare a…”
“Ok.”
“Anzi, non è che ti andrebbe di provare tu a usarli su di me, a farmi sentire com’è?”
Quella richiesta mi spiazzò. Andava bene essere aperti sul parlare di quelle cose ma ero pur sempre la sua matrigna.
“Non credo sia il caso. Sono la compagna di tuo padre.”
“Lo so, ma sei l’unica a cui mi sono sentito di dire queste cose.”
“Te ne presto uno, ti spiego come fare ma poi lo puoi usare da solo.”
“Ma io… cioè io vorrei sentirmi… non so come dire… preso da una donna… da solo non mi attira…”
“Mi spiace ma non puoi chiedermi questo.”
Passò qualche settimana senza che Omar tirasse fuori di nuovo discorsi così intimi. Io gli avevo lasciato discretamente in camera un piccolo dildo di gomma che secondo me poteva usare per procurarsi piacere solitario. Qualche notte mi sembrò di sentire provenire dalla sua camera dei mugugni di piacere, ma non indagai e lui non mi disse niente.
Poi un giorno mi ero vestita per uscire, dovevo incontrare un’amica, ma dovevo andare in bagno dove però c’era Omar. Bussai.
“Posso entrare?”
“Sì.”
Entrai. Lui era dentro alla vasca.
“Ho assoluto bisogno di…” dissi un po’ imbarazzata indicando il water. Lui alzò le spalle. Allora anche io scrollai le spalle e aggiunsi: “Ok, tu per favore girati e non guardare.”
Mi alzai la gonna e mi abbassai le mutande e mi sedetti sul water. Era strano pisciare con qualcun altro presente. Omar intanto si alzò in piedi, dandomi la schiena e aprì il getto della doccia per lavarsi e per coprire il rumore della mia urina. Lo ringrazai mentalmente per questa attenzione. Mentre pisciavo lo guardai. Era magro e non molto muscoloso ma aveva un bel fisico. Mi colpì il suo culetto, così tondo e liscio, quasi da ragazza. Rimasi stupita del fatto che questo suo aspetto si sposasse con le sue voglie mentali. Era come se quella parte del corpo avesse tratti femminili e anche le voglie femminili di essere penetrata.
Tirai l’acqua, mi pulii con la carta e mi rivestii. Lui non si girò.
“Puoi insaponarmi la schiena?” mi chiese come niente fosse appena prima che io stessi per andarmene.
Per un attimo pensai che fosse meglio dirgli di no, ma per qualche oscuro motivo accettai ed iniziai a passargli sulle spalle la spugna che lui mi diede. Lui aveva spento l’acqua della doccia e rimanemmo diversi istanti in silenzio. C’era dell’affetto nel mio gesto. Scesi con la spugna fino all’inizio dei glutei. Lui si girò un attimo e mi fece cenno di continuare. Gli passai la spugna sulle natiche e anche in mezzo. Lui ebbe un brivido. Io cercai di trattenermi ma sentivo un calore al basso ventre. C’era qualcosa di proibito in quello che stavo facendo.
Omar si girò quando gli dissi che avevo finito. Non potei non notare il suo uccello. Era dritto verso l’alto, durissimo e arrossato. Era parecchio lungo ma abbastanza sottile, molto diverso da quello tozzo di suo padre.
“Non dovresti farti tutti questi problemi con le ragazze, quello che hai piacerà molto.” gli dissi senza riuscire a distogliere lo sguardo.
“Davvero?” chiese lui con sincero trasporto.
Rimasi lì impalata, con la spugna in mano. Ci guardammo negli occhi.
“Mi lavi anche sul davanti?” disse in modo sia timido che spavaldo.
Non gli risposi ma quasi meccanicamente il mio braccio si protese verso di lui ed inizia a premere la spugna sul suo petto. Lui rimase fermo immobile. C’era tensione nell’aria. Io continuai a lavarlo e pian piano scesi. Lui tremò per il solletico che gli procurai sulla pancia. Poi scesi più in basso e gli insaponai il pene rigido. Tremò di nuovo, ma per il contatto per lui insolito. La mia mano, seppur attraverso una spugna era la prima mano di femmina che gli afferrava il cazzo.
Non dissi niente. Non lo guardai negli occhi. Gli feci una breve sega e dopo pochissimo lui spruzzò una serie interminabile di schizzi di sperma che finirono in buona parte sul mio vestito.
Non mi arrabbiai. Non dissi niente. Mi sarei semplicemente cambiata prima di uscire. Non lo rimproverai. Non ero nella condizione di farlo. Quel gesto proibito, tra una matrigna e un figliastro, mi aveva eccitato anche a me. Ma non l’avrei mai ammesso davanti a lui. Mi ero sentita materna e amorevole nel lavarlo e perversa e oscena nel provocargli piacere.
Corsi fuori dal bagno. Buttai per terra il vestito imbrattato e me ne misi un altro. Poi raggiunsi l’amica per un caffè, sentendomi come una che aveva compiuto un crimine.
L’episodio successo nella vasca da bagno non venne più nominato né da me né da Omar. Fu come se non fosse mai successo ed io lo consideravo una piccola pazzia irripetibile avvenuta in un momento in cui avevo perso per un attimo la ragione. Nel frattempo per una settimana tornò a casa Giorgio, il padre di Omar. Era in ferie prima di dover ripartire per l’estero e volle trascorrerla a casa con noi, senza andare da nessuna parte.
Tra me e lui il sesso era quello normale tra una coppia della nostra età, magari un po’ più focoso e passionale visto che non stavamo insieme da una vita ma solo da pochi anni. In quella settimana Giorgio aveva decisamente voglia di riprendersi la sua compagna ed io ero ben disponibile a concedermi. Andò tutto a meraviglia tranne che in una occasione.
Era tarda serata. Io e Giorgio stavamo scopando in modo dolce. Avevamo avuto un amplesso e ci stavamo coccolando. Sentimmo Omar rientrare da una uscita con gli amici. Per un attimo ci fermammo, aspettando di sentirlo ritirarsi in camera sua. A quel punto riprendemmo, in modo più vigoroso. Giorgio mi mise a pecorina e mi scopò con foga. In un attimo di silenzio, tra un colpo e l’altro, mi parve di sentire un leggero ansimare al di là della porta. Subito non ci feci caso, poi lo risentii ed ebbi il dubbio che ci fosse Omar che ci ascoltava. Provai a fermare Giorgio che però prese il mio gesto come una provocazione ed una richiesta di essere più dominante. Dunque venni sopraffatta dal corpo del mio compagno che si svuotò in me ed io mi lasciai trascinare mugolando tutto il mio piacere.
Al mattino, appena fuori dalla porta, notai una chiazza di sporco che poteva benissimo essere della sborra pulita via male. Non mi piaceva molto quel comportamento del figlio del mio compagno, ma non tanto per quello che aveva fatto lui, ma bensì per le sensazioni che provocava in me. Mentre Giorgio mi scopava mi ero eccitata al di pensiero di avere uno spettatore (seppur solo attraverso l’udito) al di là della porta chiusa. E che questo spettatore fosse proprio Omar non mi aveva portato a rifiutare l’eccitazione, anzi.
Giorgio ripartì e Omar iniziò ad uscire più spesso con la sua compagnia di amici apparendo più sereno di un tempo. Io trovai un lavoretto temporaneo in un bar, sia per guadagnare qualcosa sia per passare un po’ il tempo. L’estate proseguì calda.
Era una domenica mattina. Anzi, ormai era ora di pranzo e Omar ancora non si era svegliato. Andai in camera sua. Dalla tapparella filtrava la luce del sole. Mi sedetti sul bordo del letto e gli spettinai i capelli per svegliarlo.
“Buongiorno.” gli dissi con tono allegro.
Lui si lamentò mugugnando e si mosse spostando il lenzuolo. Vidi che sotto era nudo. Il suo culetto liscio e perfetto era lì sotto ai miei occhi. Nello spostarsi notai anche che al suo fianco c’era sul letto il dildo che gli avevo prestato. Evidentemente lo usava ancora e l’aveva usato la sera prima di addormentarsi.
Non dava segni di volersi alzare. Lo accarezzai lungo la schiena sfiorandolo appena, per provocargli un brivido che gli desse la scossa e in effetti lui ebbe una reazione, ma non fu quella di tirarsi su. Rimase steso e non fece altro che gemere e ondeggiare i fianchi. Sembrava quasi un invito a continuare il mio tocco, a continuare e scendere più in basso. In effetti quel suo culetto faceva venire voglia di essere schiaffeggiato per invitare il proprietario ad alzarsi. E così feci. Un colpetto e poi un altro.
“Dai, su, pelandrone, alzati che ormai è ora di pranzo.”
“Mmmh” si lamentò e sculettò.
Gli diedi un’altra sculacciata lieve. Poi strinsi una delle sue chiappe con una mano. Lui si inclinò un po’ di lato, gemendo. Nel farlo mi mostrò per un istante il suo cazzo. Era durissimo e dritto. Io non tolsi la mano dalla sua natica, anzi continuai a stringerla e le mie dita scivolarono verso l’incavo andando a sfiorare il suo buchetto. Lui inarcò un po’ la schiena, cercando di aumentare il contatto. Senza dire niente poi Omar prese con la mano il dildo che gli era rotolato contro il fianco e me lo porse e rimase lì in attesa.
Avrei dovuto alzarmi, andarmene e aspettare che si degnasse di raggiungermi in cucina per mangiare. Non ero la sua ragazza. Non doveva fare con me quelle cose. E io, da adulta responsabile, non dovevo certo prestarmi.
Col tempo ho ripensato a quei giorni e ho capito cosa mi ha spinto a cedere. Erano delle fantasie sopite nella mia mente e mai esplicitate. Era quel desiderio di essere padrona di un maschio che con i miei uomini non era mai capitato. E invece quel ragazzo, quel mio figliastro, mi si offriva in quel modo ed oltre alla mia autorità genitoriale me ne chiedeva una di tipo sessuale.
Presi in mano il dildo. Ci sputai sopra e poi lo appoggiai delicatamente al suo buchetto. Lui sussultò per la sopresa. Poi spinsi ed entrò come niente, segno che in quelle settimane si era allenato parecchio. Dentro e fuori, prima piano e poi veloce. Senza dirci niente, senza guardarci. Fino a quando mi accorsi che aveva inondato il letto di sperma.
“Pulisci un po’ e poi viene a mangiare.” gli dissi quasi freddamente. Un po’ arrabbiata con lui per quello che mi aveva spinto a fare.
Era settembre. Giorgio sarebbe rientrato fra un paio di settimane, per restare a casa fino al prossimo cantiere. Omar a breve avrebbe iniziato le lezioni universitarie. Era cambiato durante quella estate, era cresciuto. Mi sembrava aver acquistato sicurezza, consapevolezza dei suoi limiti ma anche dei suoi pregi.
E una sera mi stupì confermando quando si sentisse libero di mostrare le sue emozioni e suoi sentimenti con me.
“C’è una ragazza che mi piace.” mi annunciò.
“Bene. Sono contenta. E tu piaci a lei?”
“Credo di sì. Un po’, almeno.” mi rispose arrossendo.
Mi feci raccontare tutto, come si erano conosciuti, di cosa parlavano, come si comportavano quando erano insieme. Mi fece anche vedere una foto. Era una tipa molto carina, con i capelli neri a caschetto, un nasino all’insu, un paio di occhi verdi-marroni e un po’ di lentiggini sparse sul viso. C’era anche una foto di lei vicino a lui, era piccolina in confronto.
“Chissà se soddisferà le mie fantasie.” mi disse lui ad un certo punto ed io mi figurai quella dolce e minuta ragazza che si trasformava in una dominatrice con lui. Ammetto che l’immagine, quel contrasto, mi eccitò.
“L’importante è che vi vogliate bene, il resto verrà. Ma prova ad iniziare con lei in modo… scusa il termine… normale.”
“Sì, sì, voglio provarci.”
“Bravo.”
“Solo che lei lo ha già fatto.”
“Dai, non ti preoccupare, è giovanissima non avrà questa gran esperienza e poi anche se le sembrerai un po’ impacciato sarai dolce, le piacerai… e comunque hai delle doti nascoste che apprezzerà.” gli dissi ammiccando.
“Sì, ma… io le ho detto che ho avuto già diverse ragazze… non pensa certo che sia vergine.”
“Dai, su, non occorre una laurea per saper fare sesso, te la caverai. Non ci pensare troppo, se no è peggio.”
“Ok, però… ecco… volevo chiederti…” abbassò lo sguardo, vergognandosi di cosa stava per dire. “Volevo chiederti se eri disposta a farmi… a insegnarmi…”
“Cosa?”
“Sì, vorrei fare sesso con te… per imparare…”
Mi alzai scuotendo la testa e azzittendolo. Poi iniziai a sparecchiare la tavola e mettere via le cose. La nostra conversazione si interruppe lì. Dopo io guardai un film alla televisione mentre lui stava al telefono a chattare con quella ragazza, tutto allegro e innamorato. Io in realtà il film non lo stavo guardando veramente perché la mia testa era altrove, impegnata a tenere a bada strani pensieri e demoni che dal mio basso ventre pervadevano il mio corpo.
Mi preparai per andare a letto, imitata subito dopo da Omar. Uscendo dal bagno lui sarebbe dovuto passare di fronte alla mia camera per andare nella sua che aveva la porta di fronte. Lo aspettai. Ero in vestaglia e la lasciai slacciata e aperta sul davanti. Sotto ero nuda.
“Buonanotte.” gli dissi e lui mi guardò stupito. Poi mi girai, lasciai cadere a terra la vestaglia e lascia aperta la porta, a differenza del solito.
Lui entrò in camera, titubante. Io ero sul letto, sul letto mio e di suo padre, nuda. Si spogliò e mi raggiunse. Il suo cazzo svettava voglioso.
Allargai le braccia e lo accolsi sopra di me. Lui ebbe una esitazione e si guardò il cazzo.
“Tranquillo. Non posso più restare incinta. Ma con la tua ragazza usa le precauzioni, mi raccomando.”
Lui annuì e poi lo puntò all’ingresso della mia fica, provando subito ad entrare.
“Calmo. Con calma.”
Spruzzò subito. Troppo agitato ed emozionato.
“Tranquillo. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo.” gli dissi accarezzandolo sulla testa mentre lui si adagiava su di me.