Un tradimento consumato sotto gli occhi del marito
Col senno di poi un primo indizio lo avevo notato ma non ci avevo fatto tanto caso. Io e mia moglie abbiamo un calendario condiviso in cui segniamo gli appuntamenti, anche personali, per sapere quando l’altro ha qualche impegno. Quella sera lei aveva una uscita con alcuni colleghi e nel pomeriggio aveva segnato un altro impegno: andare dall’estetista. Ok, non c’è niente di male ad andare dall’estetista, ogni tanto mia moglie ci andava e non c’era niente di strano. Ma la coincidenza dell’andarci prima dell’uscita con i colleghi era, riguardandola a posteriori, sospetta. Voleva essere ben a posto per quella serata, per qualche motivo.
Nei piani che uno fa però ci sono sempre imprevisti e quel giorno se ne verificò uno. Un problema alla sua auto, mentre tornava a casa. Quindi mi offrii di accompagnarla con la mia e anche di andarla poi a prendere. Per tornare non era necessario, mi disse lei, avrebbe trovato qualcuno che le avrebbe dato uno strappo a casa. Mi sembrò una buona idea, se potevo evitare di uscire di nuovo, sul tardi mi era sicuramente più comodo. Mi avrebbe fatto sapere.
Mentre si preparava per uscire ci fu un altro indizio e quello non potevo non notarlo. Era in bagno che si lavava e aveva messo sul letto i vestiti che voleva mettersi, compresa la biancheria intima. Vidi l’accoppiata mutande-reggiseno: non dei più provocanti ma sicuramente tra i migliori che aveva. Quello ci stava, si vestiva bene e voleva indossare qualcosa di bello anche sotto. Non mi sembrò strano o indicativo di chissà quali intenzioni. Fu un’altra cosa a farmi capire che c’era qualcosa di anomalo. Quando eravamo quasi pronti per uscire e lei si era vestita con un bell’abito fasciante che andava da sopra al ginocchio alle spalline con un’ampia scollatura, mi accorsi che quel completino di intimo lo aveva riappoggiato sul mobile, non l’aveva dunque indossato. Lo aveva cambiato con un altro? Osservai il suo seno e l’impressione era che sotto al vestito non avesse reggiseno. Cercai un segno delle mutande sui suoi fianchi e non lo vidi. Ma poteva benissimo indossare qualcosa che rimaneva invisibile sotto ad un vestito. Mi rimase quel dubbio, insieme ad una leggere inquietudine. Forse il mio inconscio aveva già collegato anche l’informazione dell’estetista ma la mia parte razionale ancora non ci era arrivata.
Andando in auto verso il luogo in cui doveva incontrarsi con i colleghi la guardai di nuovo. Era bellissima. Glielo dissi. Ringraziò. Le dissi che quasi quasi volevo restare fuori con lei, per una serata romantica.
Parcheggiammo e stava per scendere dall’auto.
“Aspetta. Lasciati limonare, sei stupenda stasera, non lasciarmi del tutto a bocca asciutta.” la implorai protendendomi verso di lei.
“No, dai, mi rovini il trucco. Mi sbavi tutto il rossetto.” disse lei tirandosi indietro.
“Dai… fatti baciare… almeno su collo.” so che le piaceva tanto e mi allungai verso di lei piegando la testa verso l’incavo tra testa e spalla.
Aveva un buon profumo. La baciai con voluttuosità. Lei gemette di piacere. In quel momento, per puro istinto appoggiai una mano sulla sua coscia e mi venne subito in mente l’immagine delle mutande lasciate a casa. Mi venne la curiosità, volevo controllare se le avesse. Mossi pian piano la mano al di sotto della sua gonna, avvicinandomi al pube. Lei, appena capite le mie intenzioni, mi blocco il polso.
“Che fai? Dai, devo andare, non è il momento.”
“Dai, aspetteranno cinque minuti. Mi hai eccitato, lasciati stuzzicare un po’.”
“No, fermo. Non è il caso.” disse spostandomi del tutto via la mano da in mezzo alle sue gambe. Non ero riuscito a raggiungere il pube, coperto o meno che fosse da della biancheria intima.
“Perché?” chiesi deluso.
“Ma davvero mi vuoi mandare dai colleghi con l’eccitazione a mille?”
“No. Voglio fartela andare a mille e poi di nuovo a zero, facendoti godere toccandoti la fica.”
“Non funziona così.”
“In che senso?”
“Sarebbe ancora peggio, uscire con estranei subito dopo aver avuto un orgasmo… Dai, mi sentirei troppo strana e non tornerei certo a zero immediatamente. Dai, non è il caso.”
“Ok.” risposi un po’ deluso e a quel punto ancora più incerto sul fatto che avesse indossato le mutande. Forse mi aveva bloccato proprio perché non la scoprissi.
Guidando verso casa mi cominciarono a salire un po’ di paranoie. Davvero mia moglie era uscita con altri senza niente sotto? Per quale motivo poteva averlo fatto? Forse in quel momento cominciai anche a insospettirmi per la questione dell’estetista. Pian piano nella mia testa di faceva strada il dubbio indicibile. Mia moglie mi tradiva? Mi tradiva con un collega? Oppure non era affatto una uscita tra colleghi ma con un amante? No, impossibile, troppo rischioso per lei farsi accompagnare. E anche la questione delle mutande. Impossibile anche quella, al massimo se le sarebbe tolte dopo, troppo rischioso anche quello. Sì, ero io a farmi delle inutili paranoie.
Certo che… in effetti era vestita fin troppo bene, fin troppo provocante per una uscita con colleghi. Voleva far colpo su qualcuno?
Roso dai dubbi arrivai a casa e rimasi nervoso per tutta la serata. Cercai del porno online, per segarmi e rilassarmi. La cosa non funzionò anche perché mi capitarono sott’occhio dei video i cui titoli parlavano di “Cheating wife” e la cosa mi turbava perché ero tentato di guardarli. Di eccitarmi guardando mogli che tradivano, pensando così inevitabilmente alla mia.
Era già decisamente tardi quando mi arrivò un messaggio da lei.
“Ho un passaggio, non c’è bisogno che vieni e neanche che mi aspetti sveglio, farò tardi. 😘”
Invece di sentirmi sollevato dal non dover uscire mi innervosii ulteriormente. Chi l’avrebbe accompagnata? E soprattutto perché avrebbe fatto così tardi?
Non riuscii ad addormentarmi e ad ogni auto che sentivo rallentare nella via davanti a casa scattavo all’erta.
Erano le due di notte quando un grosso SUV bianco si parcheggiò poco distante dal nostro cancello. Lo osservai dalla finestra. Spense i fari e non scese nessuno. Dentro l’abitacolo era buio ma si scorgevano dei movimenti. Avevamo un binocolo in un qualche cassetto. Andai a cercarlo. Quando lo trovai lo puntai verso quell’auto. Grazie alla luce dei lampioni qualcosa si intuiva. Un uomo seduto al posto di guida, con la testa buttata all’indietro e un braccio che si muoveva su e giù accompagnando qualcosa. O meglio qualcuno. Una donna gli stava facendo un pompino. Vedevo l’ombra della sua testa andare su e giù.
Dentro di me stava avvenendo una tempesta. Volevo negare quello che stavo vedendo e allo stesso tempo ne ero così rapito che non potevo distogliere lo sguardo. Sentivo un groppo in gola e un vuoto allo stomaco. Allo stesso tempo il mio cazzo si trovava in uno stato strano. Una specie di limbo tra l’erezione e il ritrarsi dalla paura.
Ad un certo punto la donna si tirò su e poco dopo accese la luce all’interno dell’abitacolo. Vidi chiaramente come, munita di un fazzoletto, si stesse ripulendo la faccia, controllandosi sullo specchietto.
Non che avessi più dubbi, ma dentro di me provai fino all’ultimo a negare che quella donna che scese dall’auto ed entro nel nostro cancello fosse mia moglie.
Mi buttai a letto, fingendo di dormire. Non ero psicologicamente pronto ad affrontarla. Non avrei avuto la minima idea di cosa dire e fare.
La sentii entrare, con molta circospezione. Si affacciò in camera, sentii il mio respiro pesante simulato. La sentii andare in bagno. Notai un lavarsi i denti più lungo del normale. Voleva togliere tutte le tracce.
Rimasi immobile quando si infilò nel letto. Poco dopo si addormentò, evidentemente serena e appagata. Io invece non riuscivo, roso dai tarli della gelosia. Non sapevo cosa pensare di lei e di noi. Chi era quello? Da quanto andava avanti? Gli aveva fatto solo quel pompino o quello era stato solo il ringraziamento per una serata di sesso?
In tutto questo fatica a comprendere anche una mia reazione involontaria. Quando pensavo a cosa poteva essere successo quella sera e lasciavo perdere le implicazioni psicologico-sentimentali mi succedeva una cosa inaspettata: mi veniva il cazzo duro, durissimo, che implorava attenzioni. Ad un certo punto decisi di toccarlo, di prenderlo in mano. Magari una sega mi avrebbe fatto bene. Non ci fu bisogno di segarmi tanto. Appena toccato sborrai nel pigiama e al breve appagamento seguì una paranoia peggiore di prima.
La mattina dopo quella notte chiesi a mia moglie chi l’aveva accompagnata a casa. Lei mi rispose con sufficienza, nominando uno e aggiungendo che era un suo collega che non conoscevo. Sembrò tranquilla, non diede l’impressione di star nascondendo qualcosa e questo per certi versi mi inquietò ancora di più. Se era capace di mentire in quel modo chissà da quanto andava avanti quella storia. Possibile che fosse stata così in grado di tenermi tutto nascosto, senza che io avessi mai il minimo sospetto? Era così incredibile che quasi cominciai a pensare che quella notte mi fossi sognato tutto e in realtà avessi dormito fin dall’inizio.
Ovviamente non credevo veramente a quella ipotesi, troppo reali erano state tutte quelle sensazioni, comprese quelle negative. Però le settimane successive non avrebbero fatto altro che dare forza a quella ipotesi perché lei non mi diede mai da pensare male. Nessun indizio, nessuna situazione sospetta, nessun segno di possibili tradimenti. Mi ritrovai a frugare tra le cose da lavare, in cerca di tracce. A studiare i suoi impegni per capire se c’era qualcosa che non tornava. Non ci furono neanche più uscite con i colleghi. Certo, se mi tradiva sul lavoro poteva benissimo farlo in orario di ufficio e io non saperne niente, ma niente mi diede da pensare che stesse accadendo.
Io, nel frattempo, diventai ossessionato da quella situazione. Sapevo di avere le corna, per lo meno aveva fatto del sesso orale ad un altro almeno una volta, e cercavo di capire come conviverci. Non le avevo detto o chiesto niente. Ci ero stato male ma per certi verso l’avevo accettato. Volevo saperne di più, volevo scoprire tutto, volevo coglierla sul fatto ma allo stesso tempo pensavo che fosse meglio non sapere niente, far finta di niente, continuare la vita come se niente fosse. In fondo tra noi le cose non andavano male. Meglio non toccare niente, per non rovinare tutto.
Intanto le mie frequentazioni sui siti porno risentivano di questa situazione. La categoria “cheating wives” divenne una costante. Guardavo queste donne che scopavano, a detta loro, con uomini che non erano i mariti e io immaginavo lei al loro posto. E soffrivo e mi eccitavo. Una sorta di onanismo masochistico.
Tutti questi pensieri ebbero un effetto anche sulla nostra vita sessuale. Da parte di lei non sembrava esserci stato nessun cambiamento. Voleva farlo tanto spesso quanto prima e voleva fare le stesse cose che facevamo prima. Questo poteva voler dire anche una cosa: che forse non c’era un prima o un dopo. O meglio magari c’era stato ma tempo prima, cioè forse mi tradiva da tempo e un suo cambiamento avrei dovuto notarlo da tanto. O voleva dire che quello che era successo per lei non aveva avuto nessun significato e non si era più ripetuto. Ci pensavo e ci pensavo anche mentre facevamo sesso, anche se cercavo di no. E se ci pensavo e se i pensieri mi portavano verso l’ipotesi di una moglie infedele e me la visualizzavo insieme ad un altro il mio corpo reagiva in modo inaspettato. Mi sentivo sminuito, mi sentivo inferiore e l’effetto era che le mie prestazioni peggioravano, nel senso che l’eiaculazione avveniva subito. Iniziavamo con i preliminari poi lei mi chiedeva di prenderla, io mi figuravo la stessa richiesta fatta ad un altro e nel momento in cui iniziavo ad entrare in lei con il cazzo, ecco che schizzavo subito, per la delusione di entrambi.
Poi arrivò la festa aziendale, quella a cui erano invitate anche le famiglie dei dipendenti. Inizialmente non diedi troppa importanza a questo evento, fu solo nel momento in cui ero lì, nel momento in cui eravamo fuori, disposti in capannelli di gente che chiacchierava in attesa di entrare nelle sale della grande villa-ristorante in cui era organizzata la festa, che mi tornarono in mente un po’ di cose e cominciai a concentrarmi su alcuni dettagli. Da dove eravamo si vedevano le auto arrivare per parcheggiare nel grande spiazzo davanti alla villa. Fingendo indifferenza tenni d’occhio le auto che arrivavano, dopo aver dato un veloce sguardo a quelle già parcheggiate. E fu così che lo vidi arrivare, quel SUV bianco. Osservai chi scendeva da esso, seguendolo con lo sguardo fino a quando si avvicinò al gruppo di persone. Era un giovane uomo, piuttosto belloccio. Arrivò da solo, dunque era forse single. Quel particolare, unito alla sua prestanza, mi inquietò. Lo vidi come un possibile competitor per il cuore (o più che altro per parti meno nobili) di mia moglie. Un competitor migliore di me sotto tanti aspetti. Pensai di averlo sottovalutato, di aver sottovalutato il possibile problema.
Fui un po’ assente quella sera, distratto da pensieri che si affastellavano nella mia testa, non tutti positivi e gradevoli, anzi. Le cose peggiorarono poi sul tardi, quando la cena era finita e la gente si era alzata dai tavoli. C’era musica dal vivo e qualcuno ballava, ma i più chiacchieravano a coppie o gruppetti. Avevo perso di vista mia moglie, fin quando la ritrovai e nel farlo mi venne il groppo alla gola. Stava parlando con quell’uomo del SUV, in un modo che testimoniava confidenza. Rideva a qualcosa che aveva detto lui. Già lo odiavo. Mi avvicinai.
Lei mi presentò a lui. Disse il nome, che io però già sapevo.
“Ah, sì, grazie per aver riaccompagnato a casa mia moglie, qualche mese fa.”
Non so perché dissi questa frase. Mi uscì spontanea. Forse volevo vedere la reazione di lui e soprattutto di lei. Forse volevo come dargli un avvertimento, come dire che io sapevo, che li controllavo. Però così dicendo magari facevo soltanto la parte del cornuto sfigato che addirittura ringrazia l’amante della moglie.
Lui abbozzò e devo dire che gli venne bene. Finse di non ricordare, per non dare importanza all’avvenimento, sicuramente. Che stronzo.
Non so se mia moglie intuì qualcosa o se lei stesse si stava sentendo in imbarazzo, ma intervenne per cambiare discorso. Mi raccontò che stavano parlando della moglie di lui, che aveva partorito da poco e per quello non era presente. Poi il discorso continuò ma io già non lo stavo più ascoltando.
Per certi versi mi rassicurò, non era di sicuro uno che puntava a conquistare mia moglie. Era solo uno che voleva portarsela a letto. Era più rassicurante questo? Non lo so, forse no. Cercava solo sesso, voleva dire che loro due facevano del gran sesso? Non era dunque uno spasimante rifiutato da lei al quale lei concedeva ogni tanto qualche contentino come quel pompino in macchina. Forse era uno stallone, uno che con la moglie incinta aveva dovuto sfogare la sua incontenibile vigoria sessuale su mia moglie. In ogni caso era uno stronzo, con la moglie e il bambino a casa ad aspettarlo.
Cominciai a non sentirmi bene. Ero turbato da questo incontro e da tutte le paranoie che mi scatenava. Dovevo sedermi. Lo dissi a mia moglie.
“Non sto benissimo. Ho la pancia scombinata.” le dissi.
“Vuoi andare a casa?” disse lei premurosa. In effetti sì, così mi potevo riprendere e la portavo via dalle grinfie di quello stronzo. Però dalla mia bocca uscì un’altra proposta.
“Non voglio privarti della serata di svago, è appena cominciata. Resisto.”
“Ma non ti preoccupare, andiamo se stai male.”
“No, non sto così male. Posso farcela.”
“Sei sicuro?”
Non ero per niente sicuro. Mi sentivo un’oppressione sullo stomaco. Avevo brutti pensieri. E la cosa strana fu che questi brutti pensieri, invece di cercare di scacciarli, li amplificai in un desiderio morboso di masochismo. E così mi venne l’idea.
“Senti, facciamo così. Io vado e tu resti. Tanto troverai qualcuno che ti riaccompagna, no?” quello stronzo, magari, ma non lo dissi.
“Ma ce la fai?”
“Sì, sì. Ho solo bisogno di andare in bagno e preferisco farlo a casa nostra. Tanto in un quarto d’ora sono a casa. Anzi magari poi torno.”
“Ok. Facciamo così se te la senti. Qualcuno lo trovo.” mi sembrò fin troppo contenta di quella proposta, ma erano solo i miei pensieri autodistruttivi. “Ma solo se mi assicuri che te la senti, che è tutto ok.”
“Sì, sì. Sei poi decido di tornare ti avviso.”
Mezz’ora dopo ero a casa. Durante il viaggio il mio malessere era sparito, ma non avevo nessuna intenzione di tornare. Pensavo a lei, intanto. Me la immaginavo che, appena dopo la mia partenza, tornava da lui, a ridere, a scherzare e a pensare come mettermi altre corna. Questo pensiero aveva smesso di scombussolarmi la pancia e si era insediato più in basso.
“Sto meglio ora, ma non penso di tornare. Però se hai bisogno ti vengo a prendere.” le scrissi.
Mi rispose che sarebbe tornata insieme ad una sua collega. Non insieme a lui, quindi? Quasi rimasi deluso da quel messaggio. Possibile che mi fossi immaginato tutto. Lui in fondo forse sarebbe tornato presto dalla sua famiglia. Però quel pompino, parcheggiati davanti a casa non me lo ero sognato.
Mi misi alla finestra. Ad aspettare.
“Farò tardi, se non hai bisogno di me. Non mi aspettare sveglio.” mi scrisse poco prima di mezzanotte. Tutto normale, o no?
Io invece aspettai, guardando la strada dalla finestra.
Un SUV bianco. Si parcheggiò un po’ più lontano rispetto all’altra volta. In una zona più buia. Presi il binocolo. L’altra mano andò, istintivamente, al cazzo che era indeciso se indurirsi o soffrire moscio.
Era lei. Erano loro. Un vuoto allo stomaco, istantaneo.
Però si aprì subito la porta. Già scendeva. Scese anche lui. Quindi niente pompino quella volta. Mi sentii quasi deluso. Il mio cazzo decise di ammosciarsi. Ma come cazzo ero ridotto?
Però poi la sorpresa. Erano scesi dall’auto ma ci rientrarono subito, dalle portiere posteriori. Rimasi imbambolato a valutare le implicazioni di quel gesto insolito e inatteso. Perché mai due persone si trasferiscono nei sedili posteriori? C’era una sola spiegazione e il mio cazzo la comprese prima di me, ritrovando vigore.
Non vedevo nulla, neanche col binocolo. Non potevo vedere nulla, per il buio e la visuale ostruita. Solo una cosa riuscivo a cogliere, un ondeggiare ritmico del veicolo. Stavano scopando, se ci fosse stato ancora qualche minimo dubbio, era svanito.
Stronza. Stronzo. Cazzo. Ma poi proprio qui sotto casa? Non poteva portarsela in un parcheggio, prima? Due volte su due. Pompino e scopata. Chissà quante altre volte in ufficio. Chissà quante corna avevo. Iniziai a piagnucolare. Il mio cazzo si ammosciò. Stavo vivendo una tempesta interiore tra stati d’animo contrastanti.
Non so quanto tempo passò. Mi sembrò contemporaneamente lunghissimo e brevissimo. La vidi scendere, sistemarsi un po’ il vestito e poi attraversare la strada scalza con le scarpe col tacco in mano. Gli fece un cenno di saluto mentre lui risaliva al posto del guidatore. Arrivò al nostro cancello e stava per salire.
Mi prese il panico. E adesso che faccio? Mi nascondo a letto o l’aspetto sveglio. E cosa le dico? Faccio finta di niente o dico di averla vista? Non riuscivo a mettere insieme le idee, a ragionare razionalmente, troppo sconvolto.
Lei entrò in casa cercando di essere più silenziosa possibile, in punta di piedi. La casa era totalmente buia, ma io ero lì, nell’ingresso. Agii senza pensare. Accesi la luce. Lei mi vide, si spaventò, urlò. Lasciò cadere le scarpe che rotolarono sul pavimento. La guardai. Era bella, spettinata e stropicciata. Era bellissima, con quell’aria di una che ha appena scopato.
“Mi tradisci?” dissi con un tono a metà tra l’interrogativo e l’affermativo.
“No.” mormorò lei con gli occhi sgranati per lo spavento.
Mi avvicinai a lei, minaccioso. Non mi aveva mai visto così. Io non mi ero mai visto così. Non avevo il controllo su me stesso. La spinsi contro la porta. Le misi una mano al collo, senza stringere, solo per tenerla con la schiena contro la porta di casa.
“Ti ho visto.” dissi con tono freddo.
“No… non è come sembra.” disse lei, continuando a negare, incapace di capire che strategia adottare di fronte ad un marito di cui non riconosceva le reazioni.
“Ah no?” sibilai e la fissai negli occhi per qualche istante. Poi scesi osservandole il corpo. Mi eccitava il suo corpo, ancora di più a pensare che era stato appena scopato.
Le lasciai il collo e con un gesto rapido afferrai i lembi inferiori del suo vestito aderente e li tirai in su accartocciandolo attorno alla pancia e scoprendola dalla vita in giù. Lei istintivamente si coprì le pudenda, ma io subito mi inginocchiai e le presi i polsi bloccandoglieli contro la porta. Era nuda. Dalla cintola in giù era nuda, senza mutande. Il mio viso era a pochi centimetri dal suo pube.
La sua fica. Odorosa. Odori di umori suoi. Misti ad altro. Odore di sesso appena fatto. Odore di sperma.
Il pelo. Una striscia sottile, ben curata che sembrava indicare la strada verso il clitoride e le labbra. Una pista d’atterraggio, la sua torre di controllo, e il suo hangar accogliente.
Tra le mie gambe il cazzo mi faceva quasi male.
Guardai un attimo verso l’alto, incrociando il suo sguardo terrorizzato. Non sapeva come uscirne. Neanche io a dire il vero e lasciai agire l’istinto.
Mi spinsi in avanti, tirai fuori la lingua e la affondai tra le labbra umide e accoglienti, ancora congestionate dal sesso appena fatto. Poi risalii un po’ verso il clitoride che si era rintanato ma che risvegliò in fretta. Guardai in alto. Lo sguardo di lei era incredulo. La sua fica reagì con maggiore prontezza, iniziando a rilasciare i succhi che aveva accumulato pochi minuti prima.
Era sporca, era calda, era bagnata. Stavo leccando anche i residui di lui, probabilmente. Guardai di nuovo in alto e la sua faccia era cambiata. Si mordeva un labbro, rivolgeva gli occhi in alto. Il piacere si stava impossessando di nuovo di lei. Quasi perse l’equilibrio e si puntellò con le due mani sulla mia testa, spingendomi di più verso di lei.
La stavo mangiando, la stavo gustando con grande piacere. Era bellissima ed eccitantissima. Una cheating wife migliore di tutte quelle viste sui siti porno. Era troppo bello leccarla dopo che aveva scopato. La sola idea mi stava facendo uscire di testa e lo stavo facendo veramente.
Faticosamente, perché non smisi neppure per un attimo di mangiarle la fica, mi abbassai con una mano i pantaloni del pigiama. Il mio cazzo reclamava libertà, in piena erezione. Ma non feci neanche in tempo a prendermelo in mano. Sborrò da solo, su uno dei piedi di lei, stracolmo di piacere solo mentale, per la perversione della situazione. Per il trovare eccitante come nient’altro l’essere stato appena tradito e il banchettare sulle tracce di quel tradimento.
Anche lei ebbe un orgasmo, lungo e intenso, tanto da farle cedere le ginocchia. Non credo che dentro quel SUV bianco avesse goduto così tanto.
“Che significa?” mi chiese lei, raggomitolata per terra, con le gambe ancora un po’ tremanti.
“Non lo so. Che ti amo?”
“Anche io. Però in parte è vero: non è proprio come sembra.” solo dopo mi spiegò che in effetti non c’era una storia fra loro e che gli unici due episodi erano stati quei momenti in cui l’aveva riaccompagnata.
“A me, però, quello che mi è sembrato, mi è piaciuto.”
“Allora… lo faremo sembrare così.”
“Sì.”

Bellissimo, come sempre.