Cancellalo!

Restano tracce della propria lussuria che a volte si vorrebbe far sparire, forse anche dalla propria memoria, e altre volte invece si vorrebbe conservare, per farle ritornare fresche e vivide nella propria memoria.

In genere comincio a pentirmi a iniziare dal giorno dopo delle cazzate fatte durante i momenti in cui mi lascio guidare dalla lussuria. E infatti oggi mi sono svegliata pensando a quello che ho fatto ieri, pervasa da una certa inquietudine. A metà mattina ho preso il telefono e gli ho scritto.

“Hai cancellato il video di ieri?”

Dopo alcuni minuti mi arriva una mano col pollice in su. Più facile mentire con una emoji che dicendo vere parole.

“Non mi fido.” gli riscrivo.

“Tranquilla, tanto non lo farei vedere a nessuno, mi si riconosce anche a me.”

Ecco, non lo ha cancellato, lo stronzo. Se lo sarà anche già riguardato. Si sarà fatto una sega stamattina. Questo pensiero non mi disturba più di tanto, in realtà, anzi.

“Voglio che lo cancelli.”

“Va bene lo cancellerò.”

“Non mi fido. Voglio vedere.”

“Ma vedere cosa?”

“Il tuo telefono. Voglio vedere che non ci sia più sul telefono.”

“Ma potrei comunque salvarmelo da qualche altra parte. Rilassati.”

Odio quando mi si dice di rilassarmi. Un uomo non mi deve dire di rilassarmi. A meno che non sia nuda sotto le sue mani che mi massaggiano o a meno che non stia per infilarmi il suo cazzo nel cu… Basta, devo smetterla di pensare al sesso. Faccio cazzate quando mi lascio travolgere dalle voglie sessuali.

“Se non ce l’hai sul telefono sono più tranquilla. Non lo fai vedere in giro e rischia meno di capitare in mani sbagliate. Incontriamoci, voglio controllare che non sia sul tuo telefono.”

“Ok… e va bene… quando?” mi risponde scocciato.

“Oggi pomeriggio? Dopo che vado in palestra. Esco per le 6.”

“Al bar di ieri sotto casa mia?”

“Ok.”

Nell’attesa rifletto su me stessa e cerco di raccontarmi una bugia. Cioè che non ho organizzato questo incontro perché in realtà voglio scoprire che ha ancora il video e sul telefono e voglio rivedermi. Anzi che forse voglio che mi passi il video, voglio averlo anche io. Ripenso a ieri. A quando gli ho detto, mentendo, che avevo le mie cose e quindi non avremmo scopato, mentre salivamo con l’ascensore in casa sua. A lui che mi rispondeva che avevo delle belle labbra, suggerendo il suo vero obiettivo. Ripenso al pompino che ho iniziato a fargli. No, pompino non è la parola appropriata a quello che è successo. Mi ha scopato, alla fine. Sì, mi ha scopato la bocca, ma mi ha scopato. Mi ha fottuto la testa. Mi teneva stretta per i capelli e faceva avanti e indietro col suo cazzone nella mia bocca spalancata. Era disagevole. Ho avuto quasi dei conati, in certi momenti. Mi lacrimavano gli occhi, ma mi piaceva essere trattata così e il fatto che mi piacesse mi eccitava. Poi aveva tirato fuori quel cazzo di telefono. Nei momenti in cui avevo la bocca vuota e libera glielo dicevo: “smettila di filmare”. Ma lui mi ha fregato perché ha sì smesso ma di darmi il suo cazzo, allontanandosi da me.

Se poi ci ripenso, oddio. Non so che cosa ho detto mentre mi sono riavvicinata a lui che si era andato a sedere sul divano. Mi sono spostata a gattoni, in modo sensuale e dicendo porcate. Devo avere espresso adorazione per il suo cazzo e per il fatto che lo volevo ancora in bocca. Non aveva smesso di registrare. Ho parlato esprimendo il mio essere troia anche guardando in camera, come si dice. Mi ha anche passato il telefono, voleva gli inquadrassi bene il cazzo che tanto desideravo. Ho inquadrato anche lui in faccia, mentre mi dava della troia pompinara. Il telefono è poi tornato in mano sua e a quel punto è poi iniziato il vero pompino fatto con tutte le mie arti, fino a diventare di nuovo lui che mi scopava la bocca sul finale, quando ha iniziato a sborrarmi in gola e poi in faccia. Mi ha chiesto un commento finale, col viso imbrattato, e io non so che cazzo ho detto oltre al fatto che mi sentivo tanto troia.

Lo vedo arrivare al bar e quando mi vede seduta in un tavolino nell’angolo assume quell’aria tipica, col sorriso beffardo, che hanno gli uomini che ti hanno scopato e ti hanno visto essere troia per loro. Non li sopporto quando fanno così, perché mi fanno sentire succube. In quel momento capisco che ho rischiato a incontrarlo dopo così poco tempo. Sento calore in basso. Sento umidità. Ma sono qui solo per quel cazzo di video. Sì. Poi torno a casa.

Pochi convenevoli. Anche ieri ce n’erano stati pochi prima di ritrovarmi col suo cazzo in bocca. Mi passa il suo telefono, con aria seccata, dicendomi di controllare che non c’è più. Io nascondo la mia delusione, come detto ero curiosa di rivedermi.

Guardo la galleria. Solo foto e video innocenti. Lui e la moglie. Nessuna traccia della sua vita da donnaiolo. In effetti sarebbe stato decisamente stupido lasciare certe prove così in vista. Anche nel mio telefono non ci sono mica quelle certe foto che faccio e spedisco ad alcuni spasimanti.

Cerco tra le copie online. Magari ha tolto dal telefono ma ce le ha salvate sul “cloud”. No, niente. Sto per riconsegnargli il telefono, fingendo soddisfazione e camuffando delusione, quando noto l’icona di una app che ha anche mio marito, quella dove salva certe foto che mi fa, per tenerle nascoste.

“E qui cosa c’è?” gli chiedo con tono indagatore aprendo quell’app. Compare la richiesta di un pin.

“Roba privata.” dice lui.

“Il mio video è tra la roba privata?” chiedo nascondendo il tono speranzoso, cercando di trasformarlo nel tono di chi è contenta di aver colto in castagna l’altro.

“C’è il pin, vedi. Non lo può vedere nessuno.”

“Quindi è lì. Non l’hai cancellato.” sembro incazzata.

“No, c’è altra roba.”

Negano, negano sempre, anche di fronte all’evidenza. Li odio gli uomini che fanno così. Sono sicura che se ieri in casa sua fosse entrata la moglie mentre lui aveva il suo cazzo nella mia bocca avrebbe negato. E infatti il video c’era.

“Ok, va bene, adesso lo cancello. Ma stai esagerando, non lo avrebbe mai visto nessuno tranne me.”

“Aspetta.” lo fermo. “Tu lo hai già riguardato?”

“Sì.”

“Quando?”

“Stamattina, dopo che mi hai scritto.”

“E cosa hai fatto?”

“Secondo te? Mi sono segato.”

“Ah.” cerco di dissimulare la soddisfazione che mi dà sentire questa cosa. Dopo avermi sborrato in faccia ieri si è sborrato in mano di nuovo a causa mia. Mi piace far sborrare gli uomini, esserne la causa.

“Ok, se ci tieni tanto lo cancello.” continua lui.

“Aspetta, voglio rivedermi.” decido di scoprire le carte, che senso ha nascondersi di fronte a uno che ha già visto quanto sono troia. Lui mi guarda di nuovo con quel sorriso beffardo di chi pensa di avere davanti una troia. Mi piace far sorridere gli uomini per questo motivo.

Fa partire il video, abbassando il volume quasi al minimo, e appoggia il telefono davanti a me, sul tavolino del bar. Mi guardo. Inizia che il suo cazzo mi sta già scopando la bocca. Ho il viso distorto dall’inquadratura ravvicinata e dall’espressione forzata da quella presenza ingombrante tra le mie labbra. Mi vedo brutta ma anche bellissima. Quasi non mi riconosco eppure sono proprio io. L’espressione che faccio mentre gli chiedo di smetterla è proprio da troia, si vede che non lo voglio veramente, che recito una parte. Mi piaccio di più quando sono io a succhiare attivamente il cazzo. Si nota la mia maestria, l’impegno che ci metto. La voglia che ho di farlo. Mi trovo eccitante. Mi sto eccitando e questo mi rende distratta nei confronti di ciò che accade intorno a me.

Non mi accorgo della cameriera del bar che arriva nei pressi del nostro tavolino. Mi guarda. Guarda il telefono col video che sta andando e col mio viso in primo piano, ricoperto di sborra. Guarda di nuovo me. Mi riconosce. Io divento color porpora e in quel preciso momento sento l’orgasmo che monta. La vergogna mista al piacere di essere vista in situazioni sconveniente mi carica di piacere che esplode silenzioso fra le mie gambe. Le stringo e mi contorco. Mi mordo le labbra e chiudo gli occhi per nascondere inutilmente il mio stato al mondo esterno. Non so più cosa succede intorno a me. Non so quanto sia rimasta lì la cameriera a guardarmi godere nel video e dal vivo. Non so quanto se la stia ridendo l’uomo al mio fianco.

“Allora, lo cancello o andiamo da me a girarne un altro?” mi chiede quando mi sono un po’ ricomposta.

“Cancellalo! Cosa ti fa pensare che sia disposta a farne un altro?” gli rispondo con tono rabbioso ma solo perché sono arrabbiata con me stessa per aver perso il controllo in quel modo.

Non mi risponde subito a parole ma mi sorprende allungando una mano fra le mie gambe. Strofina un po’ le sue dita contro il tessuto dei leggings che indosso, stimolandomi la zona del clitoride, già molto sensibile. Poi si annusa la punta delle dita.

“Questo profumo.” mi dice mettendomi le dita sotto al naso. “Sei tanto eccitata che ha superato mutande e leggings. Direi che oggi possiamo farci una bella scopata, dopo il pompino di ieri. E intanto ci filmiamo.”

“Non ho mutande, ho messo solo i leggings dopo la palestra.” gli dico come se quell’informazione fosse rilevante, come se fosse normale che gli umori prodotti dalla mia eccitazione non avrebbero comunque superato entrambi i tessuti se anche avessi indossato le mutande.

“Vedi. Sei venuta qui già pronta per scopare. Il video era tutta una scusa.” mi dice lui e io mi incazzo perché so che ha ragione.


Certe volte inizio a pentirmi delle mie azioni compiute sotto l’effetto di una stupefacente lussuria ben prima che nei giorni successivi al misfatto. Già mentre sto scendendo in ascensore mi chiedo che cazzo gli ho lasciato fare. Più che altro ripenso alle inquadrature che può aver fatto. Ero messa a pecora e quando mi giravo rivolgeva verso di me l’obiettivo del telefono, immortalando le mie espressioni di godimento, poi tornava a inquadrare quello che stava facendomi, puntava in basso e sicuramente zoomava sul suo cazzo che andava avanti e indietro nel mio buco più stretto.

“Cosa ti sto facendo?” mi chiedeva.

“Mi stai inculando.” rispondevo in mezzo ai gemiti.

“E ti piace?”

“Sì.”

“E cos’altro sto facendo?”

“Mi stai filmando.”

“E anche questo ti piace?”

“Sì.”

“Perché?”

“Perché sono una troia…”

Che dialoghi. Che interpretazione. Non immagino cosa succederebbe se un video così finisse online. Non voglio immaginarlo perché temo che un po’ mi piacerebbe.

Devo scrivergli di cancellarlo. Stavolta veramente.

Non sono ancora uscita dal suo palazzo che ho in mano il telefono e gli sto scrivendo.

“Fai sparire subito il vid”

No, aspetta. Cancello.

No, sì, dai.

“Cancella subit”

No. Cancello di nuovo.

“Mi mandi il video?”

Stavolta premo invio.

“Certo, troia.” la sua risposta.

2 commenti su “Cancellalo!”

  1. Grazie Henry so che lo hai dedicato a me dopo averti confessato la mia esperienza…moolto verosimile e premonitore..sei diabolico ❤️
    Elena T

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