Sono un confessore di Elena ma per fortuna non sono tenuto al segreto come quello vero e posso cercare di ricostruire le sue vicende attraverso i miei racconti, sperando di non tradire il suo spirito originale con le mie interpretazione, le mie modifiche e le mie aggiunte alla storia vera. Se il racconto piacerà a voi (e a lei) è merito suo, altrimenti è colpa mia e dovrò chiederle perdono.
Era una fredda domenica mattina d’autunno inoltrato. Mi ero svegliata presto, mio marito dormiva ancora. La sera prima avevamo fatto molto tardi. Eravamo stati a casa di amici, insieme ad altre persone ma eravamo rimasti lì fino all’ultimo per riuscire a portare a termine il piano di mio marito che era quello di farmi fare qualcosa con il suo amico. Gli ultimi amici oltre a noi, tra chiacchiere e risate, se ne erano andati tardi. In più c’era la moglie dell’amico, che Andrea sperava che ad un certo punto si sarebbe ritirata andando a dormire e invece aveva fatto la buona padrona di casa fino all’ultimo. Quindi l’unica possibilità era stata quella di un pompino rapidissimo nell’androne del palazzo mentre l’amico ci aveva, senza apparente motivo, accompagnato giù. Io accovacciata in quell’ambiente freddo, senza neanche il tempo di eccitarmi a dovere, con il suo cazzo schiaffato in bocca senza tanti complimenti, con mio marito a fianco che mi incitava toccandosi. Quasi come una troia da strada. Non mi era piaciuto, mi ero sentita sporca, usata e poco coinvolta nella trasgressione. Ero stata solo una bocca a disposizione di quei due porci. A volte mio marito mi coinvolgeva in trasgressioni non soddisfacenti, a volte lo facevo solo per accontentarlo oppure nella speranza che si trasformassero in situazioni gradite. In ogni caso sapevo poi prendermi le mie rivincite, con gli interessi.
Ero seduta sul water, che espletavo i miei bisogni, e presi il telefono in mano. Mi ero svegliata con la sensazione di essere sporca e insoddisfatta sessualmente. Aprii il mio sito di racconti erotici preferito. C’era un nuovo racconto di quel porco di Henry. Lo lessi avidamente senza alzarmi dal cesso. Mi piacque e venni toccandomi mentre lo leggevo. Questo gesto da un lato soddisfò le mie voglie in sospeso dalla notte, da un altro mi fece sentire ancora più sporca perché avevo goduto del mio sentirmi troia, evocato dal racconto, e quello comprendeva tutto quello che facevo, anche i pompini veloci per accontentare mio marito e i suoi amici.
Sentivo il bisogno di ripulire la mia anima. Avevo bisogno di aiuto per farlo, dovevo dirlo a qualcuno. Avrei potuto scrivere ad Henry, a lui avevo raccontato alcuni abissi della mia vita erotica che quasi nessuno conosceva. Ma con lui non mi sarei di certo sentita ripulita. Non si lotta con i porci, ti sporchi dalla testa ai piedi e, soprattutto, a loro piace.
No, gli avrei detto in un’altra occasione che il suo racconto mi era piaciuto e che nel comportamento dei protagonisti avevo trovato qualcosa di me e mio marito. E forse gli avrei anche raccontato di quel pompino insoddisfacente. Ma quella mattina avevo bisogno di altro.
Mi lavai, mi truccai e andai a cercare nell’armadio i vestiti giusti. Tirata ed elegante. Cappotto lungo ben allacciato, con sotto una micro gonna, autoreggenti e tacchi. L’aria pungente del mattino si insinuava fino a lambire le mie nudità mentre camminavo incerta sull’acciottolato davanti alla chiesa. Andai a messa, la prima del mattino. Insieme a me poche persone, per lo più anziane. Non avevo scelto la nostra chiesa di quartiere, ma una vicina. Non quella in cui ci conoscono, in cui conoscono soprattutto mio marito. Sapevo il perché di quella mia scelta, ma non volevo confessarlo nemmeno a me stessa.
Con me il pensiero costante di bisogno di purificazione contrastato dalla consapevolezza del mio vestiario provocante anche se nascosto. Santa e troia, un mix che tante donne, come me, di solito sanno gestire, ma attorno al quale a volte vacillano.
Mentre il sacerdote declamava l’inizio della messa notai un giovane prete che si infilava in un confessionale. Ecco di cosa avevo bisogno, di confessare i miei peccati. Mi spostai ma venni preceduta da una signora anziana che si infilò nel confessionale prima di me. Attesi alcuni minuti prima che uscisse. Mi domandai cosa avesse da confessare, perché incominciai a pensare a cosa avrei dovuto confessare io. Cosa avrei detto a quel giovane parroco? Avevo il coraggio di raccontargli tutto? Oppure sarei rimasta sul vago, anche per non turbarlo eccessivamente. Mi sono sempre chiesta se gli venga duro a sentire certe donne raccontare certe cose. Oddio, forse non avrei dovuto fare questo pensiero, forse avrei dovuto confessargli anche questo?
“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.”
Fui esitante all’inizio. Dissi qualcosa di molto generico. Lui mi disse che lo Spirito Santo avrebbe guidato il mio cuore per confessare con sincero pentimento i miei peccati. Ero inginocchiata all’interno del confessionale e quella posizione mi spingeva a cercare sincero perdono ma allo stesso tempo mi evocava le stesse situazioni di cui avrei dovuto parlare. Inginocchiata davanti a Dio o davanti ad un uomo, fa molta differenza.
Ero pentita di quello che avevo fatto? Sì e no. Di ben poco ero veramente pentita, neanche del pompino di quella notte, in fondo. Ma avevo bisogno di perdono. Avevo bisogno di conforto spirituale.
“Non sempre sono stata rispettosa di mio marito. Non sempre gli sono stata… fedele. Intendo che ho peccato di lussuria.”
“Riconoscere il peccato è già un grande passo.”
“Lui però lo sa. Cioè a volte è d’accordo anche lui. È lui che vuole che lo faccia. Quindi non è vera infedeltà. A volte. Non sa tutto quello che faccio, però è comunque una cosa che faccio all’interno del matrimonio. Anche se a volte mi lascio un po’ andare. Un po’ troppo forse. È che mi piace… mi sento bene… perché Dio ci ha donato un piacere così grande se poi non dovremmo farlo?”
“Il Signore conosce le tue debolezze e ti aiuta a crescere nella purezza e nell’autocontrollo.”
“È che ho tante tentazioni. Mi capitano e un po’ me le cerco. Ad esempio mi scrivo con un uomo. Gli racconto quello che faccio… un po’ come sto facendo con lei… gli mando foto di me… nuda… mi aiuta ad accettarmi. Tutti dicono che una donna non dovrebbe fare quello che faccio io, ma io mi sento così. Cosa dovrei fare?”
“Il Signore non giudica le nostre fragilità, ma il nostro desiderio di vivere una vita più aderente ai suoi insegnamenti. Non punisce la pecorella smarrita, ma premia quella che mostra la voglia di ritrovare il gregge.”
Pensai a qualcosa che non avrei dovuto pensare quando sentii la parola “pecorella”? Sì, pensai a qualcosa che mi distrasse dal discorso del prete. A mia discolpa mi ero accorta di una cosa, più parlavo, più mi aprivo, più confessavo i miei peccati lussuriosi e più sentivo calore al basso ventre e acquisivo una ipersensibilità che mi faceva percepire lo stringere delle autoreggenti, la nudità, lo sfregamento dell’intimo. Mi stavo eccitando.
Intanto mi stava dicendo che avrei dovuto pregare e cercare di evitare le occasioni che portavano al peccato. Fece anche un breve accenno al fatto che quel tipo di piacere poteva essere vissuto senza drammi ma all’interno della coppia e prediligendo l’amore alla ricerca del piacere. Ma che ne sa lui, pensai. E se lo sa, non cerca certo l’amore in quei momenti.
Però, come sia o come non sia, quando pronunciò la formula dell’assoluzione, nel nome della Trinità, mi sentii veramente ripulita e purificata.
Mentre uscivo dal confessionale però mi venne anche in mente che avevo sentito dire che in quella chiesa c’era un parroco di cui si chiacchierava qualche libertà di troppo presa con qualche mamma del catechismo. Chissà se era lui, pensai. Giovane e prestante, di origine non italiana. Sicuramente attraente per quelle a cui piaceva rompere i più grossi tabù. Quelle… come me. Avrei dovuto confessargli anche quel pensiero? Certo che no e poi sentivo che la mia anima si era già alleggerita dai peccati, meglio non risporcarla subito con quei pensieri osceni. Però aspettai un po’ fuori dalla cabina. Speravo uscisse, per vederlo meglio e anche per farmi vedere da lui. Mi piaceva l’idea che vedesse chi gli aveva raccontato quei peccati lussuriosi, in modo che potesse figurarseli. Vestita com’ero avrei sicuramente evocato qualche pensiero proibito anche se fosse stato un pretino integerrimo. Ma purtroppo entrò un’altra persona e decisi che era ora di andare.
Al termine della messa uscii per tornare verso casa. Un timido sole aveva superato le nuvole, senza però scaldare l’aria che era ancora fredda e si infilava sotto al cappotto accarezzandomi la pelle scoperta. Uno stimolo che sembrava quasi una tentazione del diavolo per ricordarmi quanto quelle zone potessero dare piacere.
Non avevo fatto colazione ed entrai in un elegante bar sulla strada. Ordinai cappuccino e brioche e mi sedetti al bancone per gustarmeli. Mi tolsi il cappotto e lo appoggiai sullo sgabello a fianco del mio. Dopo qualche minuto ebbi una strana sensazione. Guardandomi attorno la compresi. Mi sentivo osservata. C’era un uomo anziano seduto poco lontano che mi guardava. Abbassai lo sguardo e capii il motivo di tanto interesse. Le mie gambe accavallate e velate dalle calze erano in bella mostra e la gonna era risalita abbastanza da mostrare in modo inequivocabile il fatto che fossero autoreggenti.
Guardai di nuovo verso l’uomo. Istintivamente sorrisi e lui ricambiò, alzando un po’ il bicchiere davanti a lui in segno di saluto. Non smise di osservarmi ed io mi sentii impossibilitata a muovermi, ogni movimento avrebbe potuto mostrargli più di quello che avrei voluto. Ma io quanto avrei voluto? Mi ero già pentita dei peccati commessi quella mattina e già nasceva in me un altro tipo di pentimento. Ci avevo pensato prima di uscire, di togliermi le mutande e uscire senza niente sotto. Se l’avessi fatto a quel punto, in quel bar, avrei potuto dare a quell’uomo lo spettacolo che sperava. Avrei potuto disaccavallare e riaccavallare le gambe con un gesto lento e sensuale e fargli scorgere il pelo della mia figa sotto la gonna. Già mi stavo pentendo anche dei peccati non commessi.
L’uomo si alzò. Venne verso di me. Mi ringraziò e mi fece un complimento esplicito ma non volgare. Lo ringrazia a mia volta. Ci scambiai due parole. Si capiva che stava sondando il terreno, voleva capire se potevo dargli qualcos’altro oltre allo spettacolo delle mie gambe nude. Dalle mie risposte penso intuì che ero fortemente tentata, ma non quella mattina. Non potevo. Non pochi minuti dopo aver ottenuto la remissione dei peccati.
Però ne avevo voglia e glielo dissi. Gli dissi anche che mi ero appena confessata, se no avrei fatto qualcosa con lui.
“Cosa avrebbe fatto? Di cosa avrebbe voglia in questo momento? Si confessi anche con me.”
Lo guardai meglio. Aveva una età che poteva essere mio padre.
“Avrei voluto… là, nel bagno di questo bar… mi sarei alzata la gonna e avrei voluto farmela leccare…” fui sincera, dissi la voglia che sentivo in quel momento.
“Lo avrei fatto con molto piacere. Sarà per la prossima volta, spero di incontrarla di nuovo in questo bar, io ci sono spesso. Magari una mattina in cui lei non si è appena ripulita dai peccati. Ho l’impressione che sia più facile incontrarla quando è sporca, non quando è immacolata.”
“Non si sbaglia. Quindi mi perdona?”
“La perdono.” disse uscendo dal bar e facendo un gesto di assoluzione.
Padre, figlio e spirito santo. Dai primi due avevo ottenuto la remissione dei peccati. Mi serviva il terzo e dato che era mattina da confessioni presi il telefono e scrissi ad Henry raccontandogli tutto. Ma poi aspettai ad inviare. La mattina non era ancora finita. Forse avrei avuto qualche altro peccato da commettere e poi ammettere.
Tornai a casa. Mio marito era ancora a letto. Lo svegliai nel modo in cui preferiva, andando sotto le coperte alla ricerca del suo vigoroso cazzo mattutino.
Accompagnata dai suoi gemiti di piacere e dai suoi continui apprezzamenti per quello che stavo facendo lo portai vicinissimo al piacere. Ma lui interruppe il pompino sollevando le coperte per guardarmi nella penombra della stanza.
“Come sei vestita? Ti ho sentito uscire. Dove sei andata così vestita da troia?”
“Non indovineresti.”
“Allora dimmelo.”
“Sono andata in chiesa.” omisi volutamente di dirgli che non ero andata nella nostra chiesa.
“In chiesa? Non mi sembra un abbigliamento da chiesa.”
“Avevo il cappotto, sopra.”
“Ma sotto sotto eri troia, come sempre.”
“Non dire così. Sono andata a confessarmi.”
“A confessarti? E cosa hai confessato?”
“Tutto.”
“Tutto?”
“Tutto. Dovevo essere perdonata per il fatto che a volte sono un po’ troia.”
“E cosa hai detto al prete per ottenere questo perdono? Quanto gli hai raccontato?” sapevo che lui stava pensando al prete che ci conosceva. Percepivo il timore nella sua voce.
“Gli ho raccontato… tutto… che faccio sesso con altri… che mando foto oscene a uno… che cedo alla tentazione di essere troia un po’ troppo spesso…”
“E… basta?” chiese spaventato.
“Ho anche detto che tu sai tutto… che mi inciti ad essere così troia…”
“Cazzo, no!”
“Tranquillo, i preti tengono il segreto…”
“Ma anche se lo tengono… con tutto quello che io faccio per la parrocchia… mi sentirò giudicato… so che lui lo sa… non dovevi farlo…”
“Quindi tu non mi perdoni?” chiesi con sguardo languido. Dentro di me mi stavo divertendo, come sempre quando provoco mio marito e faccio nascere in lui sentimenti contrastanti. È come quando faccio troppo la troia. Mi adora ma certe volte non vorrebbe.
Il suo mancato perdono si manifestò sotto forma di una scopata vigorosa e quasi violenta. Il suo cazzo (durissimo, il che testimoniava che come sempre gli piacevano i casini in cui lo coinvolgevo) penetrò senza tanti complimenti e smancerie nel mio culo. Mi sentii punita. Penitente e punita.
Gli avrei poi detto che ero andata in un’altra chiesa, che non doveva temere per la sua reputazione. Ma con calma. Prima volevo che si sfogasse bene su di me. Me lo meritavo. Avevo ottenuto il perdono per i miei peccati ed ora mi toccava la penitenza.
Con entrambe le cose mi sentivo avvicinata al divino. Spiritualmente e fisicamente ero in estasi.
Mi era bastato? No, perché quando finì continuai a provocarlo. Mi aveva sfondato il culo e mi aveva lasciato inerme sul letto, con la gonna arrotolata in vita, le mutande strappate vie e le autoreggenti scese. Ero impresentabile come una troia e quindi gli chiesi di scattarmi qualche foto.
“Che ci vuoi fare con queste foto?” mi chiese, conoscendomi, mentre le scattava mettendo bene a fuoco il buco del culo.
“Le voglio mandare a Henry. Devo ottenere anche da lui il perdono per quello che faccio.”
“Da me credi di averlo ottenuto?”
“Da come mi hai sborrato nel culo, credo di sì.”
“Troia. Tieni, inviale al tuo porco virtuale.”
Il mio Spirito che di Santo ha ben poco. Il mio Spirito Porco.
Da lui non ottenni il perdono per quello che avevo fatto, ma semplicemente perché a suo parere non c’era nulla da farsi perdonare. Il perdono avrei dovuto continuare a cercarlo tramite il sacramento della confessione. Magari di nuovo da quel giovane prete. Mi era piaciuto. Voglia che mi veda, che mi conosca. Magari per poi chiedergli se viene a fare una benedizione a casa nostra…
Davvero l’ho pensato? Cioè davvero mi sono figurata un indicibile sviluppo della presenza di un prete in casa nostra? Solo Dio lo sa…
Perdonatemi perché ho peccato, in pensieri, parole, opere e perversioni. Madre, moglie e spirito lussurioso.

Davvero interessante… molto più intrigante di quanto potrebbe lasciare presumere…
PS solita invidia per la ricezione di immagini della “pecorella” da perdonare…
Ora tutti in confessionale a ripensare alla divina Elena..
Grazie, come ho scritto: è merito suo e non mio.
Elena è proprio “imperdonabile”, per quanto mi riguarda.
Pentita di non aver commesso peccati…
Henry sei diabolico e lo sai bene!
Sento un dovere profondo di fare benedire la mia abitazione e redimere al contempo altri miei peccati, passati e futuri. Per questa occasione vorrei quindi meritare una commisurata punizione..cilicio e ceci.
Henry pensi che il sacerdote brasiliano possa aiutarmi? Io non voglio andare all’inferno!
ET
Qui di diabolico non sono il solo. Difficile mandarti all’inferno quando quello che scrivi prospetta il paradiso.
Io ho sempre considerato il Purgatorio molto più interessante…
quantomeno ho la convinzione di poterci trovare un sacco di gente interessante..