Gli errori del passato

Una curiosità legittima porta ad una scoperta incredibile, in una coppia destinata all’amore nonostante, o grazie a, gli errori commessi.

Fu dopo uno degli amplessi più romantici che mi decisi a farle una domanda la cui risposta mi incuriosiva da sempre. Erano passati pochi giorni dalla mia proposta, accettata subito con entusiasmo, di sposarci e le cose fra noi andavano molto bene, anche nel sesso.

“Mi racconti qual è stata la cosa più porca che hai fatto, prima di metterti con me?”

Si tirò su appoggiandosi ad un gomito e guardandomi un po’ strano. Era spettinata nel modo più sexy possibile, quello post orgasmico. Era bellissima.

“Ma sei sicuro?” mi chiese.

“Sì, tranquilla. Non c’è nulla che tu possa dire che mi possa disturbare. Se hai fatto qualcosa prima di conoscermi che problema può esserci.”

“Potresti giudicarmi male.”

“E perché mai. Al massimo se mi dicessi che prima di metterti con me eri vergine potrei rimanere deluso, ma non certo se hai fatto qualcosa di porco. Lo sai che mi piaci anche perché sei una bella maialina a letto.”

“Sì, però…”

“Dai. Qualsiasi cosa tu abbia fatto da più giovane… per me non è un problema. Anzi, te lo dico perché mi eccita sapere se hai fatto qualcosa di trasgressivo prima di me.”

“Ma magari me ne vergogno…” disse abbassando lo sguardo.

“No, non te ne devi vergognare, assolutamente. Non ti giudico. Se lo faccio sarà solo in positivo. Anzi, se dici così… mi fai pensare che tu abbia fatto delle cose proprio porche e allora voglio proprio saperle… Guarda, già solo al pensiero, guarda com’è la mia reazione.”

Sollevai la coperta per mostrarle il mio cazzo che era già di nuovo in tiro. L’idea che la mia futura moglie avesse fatto delle cose sessuali nel suo passato di cui quasi si vergognava mi stimolava pensieri perversi. Adoravo scoprire che fosse più porca di quel che sapevo.

Di fronte al mio cazzo duro sembrò cedere, sembrò convincersi. Si chinò per prenderlo un po’ in bocca, le piaceva molto, quasi come per succhiarmi via un po’ di coraggio per poter parlare.

“C’è stata una volta… ero al primo o al secondo anno di università…” iniziò a parlare lentamente, con voce calda, con diverse pause per farsi tornare in mente i dettagli.

Io e lei ci eravamo conosciuti qualche anno dopo. Lei aveva studiato nella mia città e si era fermata qui trovando lavoro. Poi nel giro di poco ci eravamo messi insieme e dopo quattro anni eravamo pronti per sposarci.

“Io ero persa dietro a questo tipo. Belloccio, figlio di papà, pieno di soldi, parecchio stronzo e che di me non gli fregava niente.”

“Che sfigato. Come potevi non interessargli?” dissi pensando a quanto fosse ancor più bella pochi anni prima.

“Non gli interessavo… cioè io mi ero proprio mezza innamorata… a pensarci ora non so proprio perché, non sarei mai potuta stare con uno così… però quindi ero completamente succube e sottona. Qualche volta mi aveva degnata di attenzioni e si era fatto fare un pompino… una volta mi aveva anche scopato. Il sesso era l’unica cosa per cui minimamente lo interessavo e quindi io su quello avevo puntato per farlo… innamorare di me… che stupida che ero…”

“Dai, per amore tutti facciamo cazzate…”

“Poi c’è stata una sera… mi ero presentata a casa sua a sorpresa… vestita in modo… diciamo che temevo di essere scambiata per una puttana… solo che quella sera lui dava una festa con tanti amici. Mi disse di andarmene. Lo implorai di farmi restare. Gli dissi persino di presentarmi ai suoi amici, che patetica. Mi chiese come avrebbe dovuto presentarmi. Io gli risposi: come la tua ragazza. Lui rise. Ci godeva ad umiliarmi. In fondo gli interessavo per qualcosa, per quello, per l’esercizio di potere che poteva fare su di me. Gli feci notare come ero vestita, gli promisi sesso per il dopo festa, tutto quello che voleva.”

Me la stavo immaginando, vestita super sexy che prometteva sesso ad uno stronzo. Quella sua disponibilità totale ad essere trattata da troia mi eccitava, ma cercai di non farglielo notare troppo.

“Ad un certo punto si è convinto. O meglio gli è venuto in mente un modo per umiliarmi ancora di più e approfittare di me. Mi ha fatto entrare ma mi ha detto: tu non partecipi alla festa. La sua casa era grande, mi ha portato in un’ala laterale, in una stanza che era probabilmente una stanza per gli ospiti, che non veniva usata normalmente. Io pensai, ok mi vuole scopare e allora adesso gli faccio fare la migliore scopata della sua vita così lo conquisto… Ma lui aveva una idea un po’ diversa, un po’ sadica. Mi fece spogliare, mi fece mettere su un divanetto di cui smontò i cuscini in modo da farmi stare a pecora, col culo nudo in alto e totalmente esposto all’altezza giusta per essere scopata. Poi mi legò i polsi alla struttura del divanetto, con la corda di una tenda. Lo stronzo, ovviamente, andava in barca a vela d’estate e sapeva fare il nodo che serviva. In quel momento un po’ mi spaventai rendendomi conto del suo lato sadico. In un certo senso in quel momento cominciai a smettere di essere innamorata di lui, ma non abbastanza da fermarlo anche perché, lo ammetto, mi stavo anche eccitando. Così tanto da sentirmi così bagnata che da un lato speravo se ne accorgesse dall’altro me ne vergognavo. Alla fine vinse in me il lato da porca e lo implorai di scoparmi esprimendogli a voce quanto lo desiderassi, quanto lo volessi soddisfare. Ma lui disse: non adesso.”

Il racconto della mia futura moglie mi stava creando sensazioni ambigue. Era molto eccitante pensarla così nuda ed esposta. Però era anche un po’ inquietante pensare che fosse legata e inerme in mano a quello stronzo sadico. Per fortuna da quel che diceva lei stava vivendo quella situazione in modo positivo, le piaceva essere in quello stato, era consenziente anche se il suo giudizio era sicuramente influenzato dai sentimenti che provava per quel ragazzo. Stavo provando anche della gelosia, non tanto per il fatto di immaginarla disponibile per un altro, ma proprio per quei sentimenti che diceva di provare per lui. Che fosse stata innamorata di quello stronzo era decisamente più disturbante che qualsiasi cosa avesse fatto sessualmente. In tutto questo però stavo provando anche una sensazione un po’ inquietante nel mio inconscio. C’era qualcosa in quel racconto che mi non mi tornava. O forse mi tornava troppo. Lei proseguì, ormai immersa nel ricordo, quasi come se non ci fossi.

“Mi lasciò lì, così. Nuda, esposta e disponibile. Ed eccitata, cazzo. Disse che se gli girava, durante la festa, sarebbe venuto ogni tanto a trovarmi. Ad usarmi. In quel momento lo odiai, ma non perché non volevo essere in quella situazione. Proprio per il contrario e anche perché mi stava spezzando il cuore. Cioè lui in quel momento smise di essere il ragazzo di cui ero innamorata, ma diventò il ragazzo che mi faceva precipitare nell’abisso della mia perversione. Adoravo quello che mi stava facendo ma ero spaventata dal fatto che mi piacesse. Lo odiavo perché stava svelando a me stessa di cosa fossi capace… per amore… no, non era più amore… per pura lussuria, per voglia di sottomissione.”

Avevo una eccitazione dolorosa per il fatto che stavo venendo a conoscenza dell’anima più perversa della mia ragazza. Qualcosa che avevo fino ad allora intuito ma mai svelato completamente. Mi stupii che me lo stesse raccontando ma capii che era una cosa che probabilmente desiderava fare da tempo. E che si fidasse così tanto di me da farlo era una grande prova d’amore.

E però c’era quell’altra sensazione di inquietudine, che stava risalendo dal mio inconscio e pian piano si stava anch’essa svelando alla mia mente.

“E lo fece. Un paio di volte durante la serata sentii dei passi avvicinarsi e già a quello io ricominciavo a bagnarmi. Poi si apriva la porta e lui, senza dire tanto altro rispetto a qualche insulto volgare nei miei confronti e a chiedermi con insistenza se lo volevo, per farmelo dire ad alta voce, mi infilava il cazzo nella fica congestionata dall’eccitazione. A ripensarci ora non mi fece godere nonostante io fossi mentalmente predisposta sull’orlo dell’orgasmo. Anche quando avevamo scopato in maniera tradizionale non mi aveva fatto godere. Era uno che non sapeva scopare, non si interessava minimante al piacere femminile, pensava solo al suo. Avevo fatto tutto io per lui, perché volevo ben impressionarlo. Però la situazione che aveva creato mi piaceva, cazzo se mi piaceva e cazzo se lo odiavo per avermelo fatto scoprire.”

“Beh… capisco quello che dici… non nego che sia eccitante pensarti così, ovviamente sapendo che la cosa ti piaceva, altrimenti non mi piacerebbe di certo sentirtelo raccontare. Non devi vergognartene comunque… le fantasie erotiche sono potenti e non possiamo controllarle… io ti amo per come sei.”

Dissi quelle parole per confortarla, per farle sentire la mia vicinanza ma anche per placare il mio inconscio che stava per svelarmi la verità che stavo cercando di sopprimere. Ma lei continuò e venne fuori tutto.

“Ma non è finita lì.” aggiunse aggiungendo un carico di vergogna alla sua voce. “Fosse finità così… ok… sarebbe stato un gioco erotico, un po’ sadomaso a livello psicologico ma… no, non è finita così. Sono scesa ancora più in basso. Mi ha fatto scendere più in basso, ma io mi ci sono tuffata.”

“Co… cosa è successo?” domandai io ma cominciando a temere di conoscere la risposta.

“A fine serata è tornato e non era da solo.”

“Non ci credo…” mormorai io che invece ci stavo credendo e stavo iniziando a capire…

“Sì. Lo sentii arrivare ma c’era più rumore di prima. Più passi, delle voci. Capii subito e mi inquietai, ma più per la mia reazione che per le sue intenzioni.”

“Che reazione?”

“Odio profondo per lui perché svaniva del tutto l’amore unito ad un profondo desiderio indicibile… una voglia che non potevo confessare neanche a me stessa. Entrò. Le voci fuori si zittirono. Si avvicinò al mio orecchio: ho portato degli amici, ora soddisferai anche loro, puttana. Non era una domanda, era un ordine e io lo ringraziai mentalmente di questo. Non ero costretta a rispondergli la verità, cioè che avrei acconsentito. Poi tornò alla porta della stanza e la aprì, facendo entrare gli altri e spiegando loro la situazione: questa è la sorpresa che vi dicevo, una puttana tutta per noi, potete usarla anche voi, tanto non è la mia ragazza. Ci fu stupore, urla di approvazione, epiteti volgari. Un branco di maschi eccitati. Quattro o cinque mi sembrarono, io non potevo vederli, loro di me potevano vedere solo il culo, le gambe aperte e la fica pronta ad accoglierli. Non mi fece neanche tanto male sentire come aveva tenuto a specificare che non ero la sua ragazza, con lui avevo chiuso sentimentalmente. La cosa più dolorosa fu invece una frase detta da uno di loro. Una domanda.”

Ma lei è d’accordo? Vuole che lo facciamo?” dissi con una voce che voleva far capire che stessi riproducendo la voce di un altro.

La mia ragazza mi guardò con gli occhi sbarrati. Non capiva come avevo potuto dire quella frase. In me la sensazione di inquietudine non era più inconscia. Tutto si era svelato ai miei occhi. Io, quella sera di alcuni anni prima, ero presente in quella stanza. Quello stronzo era amico di amici. Io e i miei compari eravamo finiti, neanche del tutto invitati, a quella festa. Ci eravamo attardati. Eravamo stati tra gli ultimi ad andare via e, poco prima di farlo, quando eravamo rimasti in cinque oltre al padrone di casa, ci aveva chiesto se volevamo vedere una sorpresa, una cosa che ci sarebbe piaciuta. Ci portò in un’altra zona della grande villa dei suoi e ci fece entrare in questa stanza semi buia. Un culo bellissimo di una ragazza a pecora ci accolse. I nostri cazzi si drizzarono istantaneamente.

“Fu il mio amico a fare quella domanda. Ma l’avrei chiesto io stesso se non l’avesse fatto lui. Non ti avremmo mai preso contro la tua volontà. Avremmo fermato anche gli altri o ci avremmo provato. Eravamo giovani arrapati ma non avremmo mai partecipato ad una violenza sessuale, non ci saremmo proprio riusciti, tecnicamente, non ci avrebbe eccitato.”

“Eri tra loro?” chiese lei incredula.

“Ero tra loro. Per caso.”

“Mi hai scopato anche tu?”

“Ti ho scopato anche io.”

“Non ci credo.”

“Neanche io.”

“Odiai chi fece quella domanda.”

“Perché?”

“Perché mi costrinse a dare la risposta, non ti ricordi?”

“Sì. Lui disse chiediamolo a lei e si rivolse a te.”

“E io cosa risposi?”

“Che lo volevi, che volevi essere trattata da troia, che volevi che ti scopassimo…”

“Ti rendi conto che quelle furono le prime parole mie che tu avessi mai sentito?”

“Mi rendo conto…”

“E quello è stato il nostro primo contatto fisico… mi hai scopato prima di vedermi in faccia…”

“Anni prima di vederti in faccia…”

“Cioè la prima cosa che abbiamo mai fatto insieme… è stato il tuo cazzo che è entrato nella mia fica…”

“Ehm… veramente no…”

“Non mi dire… sei stato quello che…?”

“Sì.”

“Ma come cazzo ti è venuto?”

“Ci credi che non l’ho fatto apposta?”

“Non sarebbe la cosa più incredibile di tutta questa vicenda.”

“All’epoca non è che avessi tutta questa esperienza, e poi ero nervoso a farlo con quegli altri presenti, mi ero messo il preservativo, era di quelli già lubrificati, mi menavo il cazzo e mi sgusciava un po’ via, poi la posizione, sono alto e tu eri un po’ in basso, ho appoggiato, era un po’ buio, ho spinto col peso del corpo e sono entrato. Non ho incontrato resistenza, ma mi sono accorto subito che avevo sbagliato buco.”

“Non hai incontrato resistenza perché mi ha colto di sorpresa. Ero rilassata, pronta per essere penetrata in fica, ero nel mood di lasciarmi fare tutto, di non opporre resistenza, anche l’ano, involontariamente.”

“Ti ho fatto male?”

“Subito no. Poi appena mi sono accorta di dove eri entrato sì, perché ho reagito stringendo i muscoli. Mi ha tolto il fiato. Poi hai iniziato a fare avanti indietro, cazzo, non potevi uscire?”

“Non sapevo che fare. Con gli altri lì poi non volevo passare per quello imbranato. E mi è sembrato subito che ti piacesse. Hai urlato ma mi sembrava di piacere.”

“Sì, ho urlato, non so neanche io per cosa. Piacere, dolore. Si mischiavano. Mentalmente era piacevole che in una situazione del genere si fosse aggiunta per me la perdita della verginità anale.”

“Ah, era la prima volta?”

“Sì.”

“Non pensavo, ero entrato così facilmente. Da quel che sapevo era difficile. Ma d’altronde non ne sapevo molto. Anche per me era la prima volta.”

“E che cazzo… quindi noi qualche anno prima di conoscerci eravamo nella stessa stanza, non ci siamo visti in faccia, io ero nuda a pecora, tu eri insieme ad altri cinque e mi ha scopato nel culo ed era la prima volta per entrambi e poi non ci siamo neanche salutati, sei sparito dalla mia vita per tornarci qualche anno dopo…”

“Qualche anno dopo… per sempre.”

“Per sempre? Sicuro? Cosa pensi di me dopo aver saputo questa cosa?”

“Ti amo. Forse più di prima.” risposi convinto. “Forse ho iniziato ad amarti da quel momento.”

“Non scherzare.”

“Guarda che è vero. Quando ce ne siamo andati, lasciandoti lì con il padrone di casa, gli altri hanno iniziato a commentare, a darti della poco di buono. Io ti ho difeso, ho detto che eri da ammirare e se ci eri piaciuta per quello che ci avevi consentito di farti dovevamo apprezzarti, non denigrarti.”

“Grazie, e cosa dissero?”

“Mi risposero: eh ma se fosse la tua ragazza non la penseresti così. Io a quel punto ammetto che incassai, troppo difficile ammettere davanti ad altri maschi, alcuni dei quali neanche conoscevo bene, che non avrei avuto nulla in contrario a fare una cosa del genere con la mia ragazza, se anche lei avesse voluto, ovviamente.”

“Davvero?”

“Cosa?”

“Rifaresti una cosa del genere? Anche se non fosse la tua ragazza, ma tua moglie?”

“Non è che rifarei una cosa del genere. Farei qualunque cosa ecciti entrambi e che entrambi vogliamo fare, senza costrizioni. Mi ecciterebbe che tu fossi protagonista di sesso di gruppo? Di una gang bang, come si dice? Sì, credo proprio di sì, ma solo se capissi che eccita prima di tutto te, e tanto, e vuoi effettivamente farlo.”

“Sei adorabile, ti amo.”

“Anche tu, anche io.”

Ci baciammo, poi lei scivolò sopra di me col suo corpo e si staccò sollevandosi. Cercò con una mano il mio cazzo duro e se lo portò fra le chiappe. Trovò la giusta posizione e pian piano si sedette su di me, infilandoselo nel culo.

“Sai, sono contenta di aver scoperto che sei stato tu il primo.”

“Eh, anche io. Ma mi avevi mentito finora, mi avevi detto che era stato un tuo fidanzato.”

“Era quasi vero… mi ci sono messa insieme poco tempo dopo… avevo smaltito la cotta per quello stronzo e avevo cominciato a cercare bravi ragazzi… però quella serata folle mi aveva lasciato dei segni tra cui quello… quella voglia…”

“Che voglia?”

“Di rifarlo… nel culo. Mi era piaciuto troppo e dovevo rifarlo. Ma non sapevo che fosse destino…”

“Che destino?”

“Che il mio culo fosse destinato a te… le esperienze con gli altri non sono state sempre soddisfacenti… è con te che l’ho ricominciato ad apprezzare… segno che era tuo, fin dall’inizio.”

“È per quello che stai ancora con me? Perché ti scopo bene il culo?”

“Tra le altre cose…” disse impalandosi per bene e ansimando vicina ad un orgasmo.

“Per fortuna che ho commesso quell’errore, quella sera, allora.”

“Il primo errore fu mio, ad andare da quel tipo.”

“Evviva gli errori, allora.”

Sborrai mentre sentivo il suo ano stringersi a causa di spasmi di piacere.

“Comunque assurdo, eh?”

“Eh sì.”

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