Di ritorno da una cena a Elena la bellezza della città di notte ispira l’esibizione della propria bellezza e l’esibizionismo ispira altra trasgressione.
La grande piazza di solito brulicante di gente è pressoché deserta. Il duomo sullo sfondo si staglia imponente e luminoso. È tarda sera, fa freddo. In centro ci sono già le prime luminarie per le feste.
Quella visione insolita del centro della mia città mi affascina e istintivamente chiedo al tassista di fermarsi. Anche mio marito Andrea, al mio fianco, mi guarda stranito. Io invece guardo fuori dal finestrino rapita dalla bellezza.
Stavamo tornando da una cena con amici in centro. Buon cibo e alcool a sufficienza. Una bella serata. Io mi ero vestita elegante: scarpe col tacco, calze velate, gonna, camicetta e sopra un cappotto lungo con cappuccio. Sotto l’intimo era sexy, contando anche che era abbinato alle autoreggenti visto che non sopporto i collant, ma per quella serata non avevo premeditato nulla di particolare, semplicemente mi piaceva vestirmi bene tutta. Gli amici con cui eravamo usciti non erano quelli con cui poteva nascere qualcosa di piccante, anzi se solo avessero immaginato di cosa potevo essere capace forse non ci avrebbero più invitato con tanta leggerezza.
“Possiamo ripartire?” chiede timidamente il giovane tassista, con accento straniero.
“Ancora qualche minuto.” rispondo e intanto, davanti agli occhi sempre più sbalorditi di mio marito, comincio a contorcermi per riuscire in una attività particolarmente scomoda se fatta nel sedile posteriore di un taxi.
Mi sfilo la gonna. Mio marito incredulo. Gli faccio segno di non dire niente e controllo il tassista che sembra non aver visto anche se ogni tanto ne vedo lo sguardo nello specchietto. Mi tolgo il cappotto e la camicetta. Resto in autoreggenti, mutande e reggiseno e poi indosso di nuovo velocemente il cappotto.
“Voglio fare qualche foto.” dico e scendo dall’auto. Il tassista mi guarda e sorride felice, forse ha visto più di quel che penso. Mio marito invece ha ancora la faccia da ebete, possibile che non abbia capito le mie intenzioni?
Sculetto allontanandomi un po’ dall’auto. Andrea dopo poco mi raggiunge. Lo fisso senza dire nulla poi finalmente capisce e tira fuori il telefono. Attendiamo che qualche passante esca dall’inquadratura alle mie spalle e finalmente mi metto in posa, aprendomi il cappotto.
Il mio corpo seminudo, l’intimo succinto, le autoreggenti, i tacchi, il volto coperto dal cappuccio del cappotto e il duomo sullo sfondo. Spero proprio sia venuta bene come foto, so già a chi la invierò.
Mi fiondo dentro al taxi, con i brividi per il freddo e per l’audacia. Il tassista ha l’espressione ancora più felice, stavolta ha visto tutto. Chiede se può ripartire e chiede nuovamente la destinazione, distratto dalla visione di me seminuda.
Andrea è su di giri, passato dal non capire le mie intenzioni all’orgoglio per l’avere una moglie con queste uscite da esibizionista viziosa. La sua mano gelida raggiunge subito la mia coscia, scostando il cappotto che avevo richiuso per scaldarmi e facendosi largo fra le gambe per finire sulla mia fica. Lo lascio fare e intanto incrocio lo sguardo del tassista nello specchietto. Gli sorrido e poi spalanco la bocca in un primo ansimo di piacere.
L’auto procede lenta lungo i viali illuminati, osservo le luci scorrere mentre mio marito mi masturba senza ritegno. Si è girato verso di me e ha cambiato mano. Io ho allargato al massimo le gambe. Vedo il tassista sistemare lo specchietto. Non so che visuale abbia ma sicuramente non mi vede più in volto. Mi sento bagnata e accaldata.
Scivolo in avanti per cercare di allargare di più le gambe. Andrea sta cominciando a infilare le sue dita dentro ed io voglio agevolarlo il più possibile. Urto il sedile del tassista con la gamba sinistra, lui tira avanti il sedile, mentre guida, per farmi spazio. Io mi tiro su, aggrappandomi al poggiatesta del sedile davanti a me e comincio ad ansimare senza più tanto controllo. Il tassista continua a girarsi, ora sono più vicina a lui, e tenta di guidare e non perdersi lo spettacolo di una donna che gode.
Mentre vengo travolta da un intenso orgasmo ho il tempo per augurarmi che non si vada a schiantare, sarebbe poi imbarazzante spiegare la dinamica alle forze dell’ordine.
Mi dimeno nel poco spazio a mia disposizione per poi crollare all’indietro semi sdraiata sul sedile, il cappotto totalmente aperto e le mutandine ancora un po’ scostate che lasciano la mia fica all’aria. Incrocio lo sguardo di Andrea, pienamente soddisfatto della sua moglie troia.
Respiro affannosamente, ho il cuore che mi batte all’impazzata. Orgasmo più adrenalina per la situazione rischiosa.
Ormai siamo vicini a casa ma non voglio che finisca così. Quando ho cominciato a fare qualcosa di trasgressivo e sono eccitata è più difficile fermarsi che rilanciare e lo sguardo eccitato di mio marito mi fa venire voglia di continuare.
Mi tiro su e mi piego verso di lui. Raggiungo la lampo dei pantaloni e mi sistemo meglio che posso mentre gli tiro fuori il cazzo senza troppa attenzione.
“Pi… piano.” fa lui lamentandosi.
Intanto ci siamo fermati. Guardo fuori, siamo arrivati all’inizio della nostra via. Mi avvicino all’orecchio del tassista.
“Spegni il motore.” gli faccio. Lui si gira e mi fissa con una strana luce negli occhi. “Puoi guardare, ma nient’altro.” aggiungo mentre sego lentamente mio marito con la sinistra.
“Puoi guardare, ma nient’altro, d’accordo?” glielo ripeto e lui annuisce e si sposta sul sedile del passeggero.
Non sono sicura delle sue intenzioni. Vedo che si sta slacciando i pantaloni, ma poi capisco che farà il bravo e mi chino su mio marito.
Gli faccio un pompino energico e grazie a quello e alla forte eccitazione già presente viene più in fretta del solito, sorprendendomi un po’. Gli schizzi in gola mi fanno tossire anche perché non posso ritrarmi visto che Andrea preme sulla mia nuca. Cerco di respirare col naso e rilassarmi in modo da riuscire a deglutire tutto. Ci riesco. Mi sento brava.
Lo lecco bene per ripulirlo. Non voglio perdere neanche una goccia. Quanto mi piace la sborra in queste situazioni.
Improvvisamente sento qualcosa che mi tocca la fica. È il tassista con le sue dita invadenti. Istintivamente cerco di bloccarlo, nonostante sia così eccitata che potrei anche accettarlo. Così facendo mi tiro su e incrocio lo sguardo beato post eiaculazione di mio marito. Non so se lui si sia accorto dell’impertinenza del tassista ma mi prende il viso fra le mani e lo tira a se, per limonarmi. Sa che mi piace quando l’uomo che mi ha appena riempito la bocca del suo sperma lo fa. Solo che così facendo la mia mano non riesce più a bloccare quella del tassista che subito ne approfitta.
Mi entra dentro ritmicamente con le dita, in modo poco delicato. Non sarebbe così piacevole se non fosse inserito in quel contesto trasgressivo e con me già super eccitata. Ad ogni affondo mordo la lingua di Andrea che sentendomi ansimare capisce.
“Ti sta toccando?”
Non faccio in tempo a rispondere. Il giovane affonda ancora di più dentro di me, facendomi emettere un urlo e facendomi crollare in avanti. Mi giro e lo vedo che si masturba guardandomi il culo. Ha un cazzetto piccolo e peloso. Lo fisso e incrociamo lo sguardo. Voglio vederlo sborrare. Lui mormora qualcosa di incomprensibile nella sua lingua e comincia a schizzare imbrattando ovunque il suo stesso taxi.
Non ha rispettato quello che gli avevo detto e non si è comportato bene, ma mi fa tenerezza e quindi gli sorrido e gli accarezzo il viso. È agitato, in imbarazzo e cerca goffamente di pulire dove ha sporcato.
Il silenzio dentro l’auto è rotto soltanto dalla voce del radiotaxi che richiede le disponibilità per questa fredda notte. I nostri finestrini intanto si sono tutti appannati.
Ci ricomponiamo e chiediamo il costo della corsa. Lui ci risponde che ce la offre. Io sorrido e gli allungo venti euro di mancia. Sorride in risposta e scrive nervosamente un numero su un foglietto dicendo di richiamarlo per altre corse se ricapita.
Scendiamo dal taxi. La nostra via è deserta. Mio marito si avvia subito verso il nostro portone ma io lo fermo. Non voglio che il tassista veda esattamente dove abitiamo e non voglio neanche che veda che butterò il suo bigliettino nel cestino. In fondo se si farà qualche altra sega pensandomi e sperando di rivedermi non mi dispiace e almeno lo lascio sognare.
Appena dentro casa vado subito in bagno lasciando cadere il cappotto e sfilandomi scarpe e mutandine. Mi siedo sul bidet e inizio a lavarmi a fondo. Dopo poco mi raggiunge Andrea.
“Che fai?”
“Secondo te? Mi lavo. Chissà cosa aveva toccato il tassista prima di toccarmi.”
“Ad esempio il suo cazzetto.”
“Appunto.”
“Non dovevi farti toccare se pensavi fosse sporco.”
“Secondo te io volevo che mi toccasse? Glielo avevo anche detto.”
“Potevi fermarlo.”
“Ci ho provato, ma poi tu hai voluto baciare la mia bocca sporca della tua sborra. Non ti eri accorto che mi stava toccando?”
“Certo che me ne ero accorto. Sono io ad avergli fatto un cenno per invitarlo a farlo.”
“Sei uno stronzo! Perché l’hai fatto?”
“Perché ho pensato che ti sarebbe piaciuto e credo di non essermi sbagliato. Quando non vuoi qualcosa si capisce. Ti ho mai costretto a fare qualcosa che non volevi?”
“Non volevo che il tassista mi toccasse…”
“Però?”
“Però cosa?”
“Hai lasciato la frase in sospeso secondo me. Non volevi… ma?…”
Giro la testa fingendomi offesa. Purtroppo mio marito mi conosce bene e conosce bene le perversioni della mia mente. Intanto continuo il lavaggio della mia fica che però è diventato qualcosa in più.
“Ti stai lavando o ti stai toccando?” mi chiede, confermando di conoscermi.
“Tu conosci un modo di lavarsi senza toccarsi?” gli rispondo con tono di sfida.
“Io so che c’è modo e modo di toccarsi per lavarsi.” così dicendo si abbassa e sostituisce la mia mano con la sua, iniziando a masturbarmi con la stessa mancanza di delicatezza del tassista. “Allora? Dimmi la verità?”
“Ok, va bene.” dico tra un gemito di piacere e l’altro. “Non volevo che mi toccasse ma quando ha iniziato a farlo mi sono eccitata. Anzi no, ero già eccitata da far schifo per quello che avevo combinato su quel taxi e quindi avrei accettato di tutto anche da lui, anche se non mi piaceva. Anzi forse proprio perché non mi piaceva.”
“Quando fai la troia non capisci più nulla, vero?”
“No, capisco tutto. Capisco quali sono le mie vere voglie.”
“E quali erano le tue vere voglie?”
“È una domanda a cui non voglio rispondere.”
Non voglio pensare alla risposta a quella domanda e quindi ci penso. E quindi quel pensiero mi fa venire. Sono più bagnata dentro che fuori. Andrea lo sente con le dita. Mi lascia concludere l’orgasmo e intanto pensa a se stesso. Si slaccia i pantaloni e tira fuori il cazzo. Appena mi sono ripresa me lo sbatte contro le guance. Istintivamente apro la bocca e lo sento raggiungere la definitiva durezza.
Il pompino dura qualche minuto ma capiamo entrambi che non lo porterò a sborrare. È passato troppo poco tempo dalla sua venuta sul taxi. Per cui smetto e gli do uno schiaffetto al cazzo e con tono autoritario gli ordino di andare a prendere il telefono che voglio vedere le foto che mi ha scattato in piazza.

Le scorro e mentre lo faccio mi eccito di nuovo e un po’ mi spavento perché mi vengono delle strane idee. Penso che se non fosse stato così freddo avrei potuto osare anche di più. Mi immagino senza cappotto, mi immagino ancora più nuda nella piazza principale della mia città. Mi rendo conto che l’eccitazione mi trasforma. Penso agli amici con cui abbiamo cenato, a cosa penserebbero se solo sapessero di cosa sono capace. Penso a Henry a cui manderò la foto migliore, so già che gli piacerà tantissimo e mi dimostrerà il suo apprezzamento per le cose che faccio. Penso al tassista, a quello che ho fatto di fronte a lui nonostante non mi piacesse e a quello che sarei stata in grado di fare, guidata dalla lussuria.
“Toccami, di nuovo.” ordino ad Andrea appoggiandomi al lavandino e protendendo il culo all’indietro. Lui da dietro infila le sue dita con poca grazia in entrambi i miei buchi. È quello che voglio, chiudo gli occhi e mi penso in mezzo alla piazza, nuda. Le dita di mio marito diventano quelle del tassista, quelle del tassista diventano quelle di Henry che a loro diventano il cazzo di Andrea.
Quello che rimane mio è l’ennesimo orgasmo della serata e l’essere troia.

Wow Henry..hai superato te stesso questa volta! Grazie lo dico per davvero 😘
ET
Se sia vero è grazie a te, alla mia musa preferita.
Vabbè allora… iniziamo l’anno nuovo col botto.. e che botto..
Cresce l’invidia per colui che ha la fortuna di accompagnare una gran donna come Elena.
Invece riguardo a Henry che riceve queste perle di foto non dico nulla.. sono invidioso si ma almeno il tutto continua ad alimentare questa produzione di ottimi racconti… inutile dire che piacerebbe vedere di più e meglio la figura ritratta.. 🙂
Grazie Elena. continua!
Meno male che il botto non l’ha fatto il tassista, non era facile con una passeggera come Elena.😂😂
Riguardo al vederla di più, devo spegnere un po’ i tuoi desideri perché come lei ben sa rispetterò sempre il patto che c’è fra noi che le foto che mi manda sono solo per me. Non escludo però che potrà comparire di nuovo sotto forma di disegno. Ho in mente una collaborazione per una nuova sezione del sito più incentrata sulla grafica che sul testo. Spero nei prossimi mesi di avere tempo di portare avanti anche questa mia idea.
Bella l’idea dei disegni.. ho una passione anche per quelli (Western Comics o Hentai)… qualche immagine in mezzo ai testi non guasta (ma rende più difficile la lettura “in incognito” in ufficio ahahaha)…
Tra i miei prediletti ci sono SleepyGimp, Karmagik, e MelkorMancin.. Oltre a Seiren…
Elena me la vedrei bene anche trasportata in Hentai jappo stile …
Due di quelli che nomini li conosco e li apprezzo molto
Che dire, vi capite bene voi due…due porci, addirittura amanti di fumetti porno 🙂 Chissà magari piacciono anche a mio marito, devo approfondire..
Henry che dici, diamo al tuo affezionato lettore una mia foto? Ma decidiamo insieme quale e come. Ti legge pure in incognito in ufficio, ti rendi conto? Sì sì merita un premio speciale, facciamolo (!)
ET