Ci sarà un motivo se nei villaggi olimpici distribuiscono preservativi gratis
Stavamo guardando la cerimonia di apertura delle olimpiadi di Milano-Cortina. Durante l’ingresso delle varie nazioni mia moglie si era alzata dal divano, forse annoiata, ed era andata verso la camera da letto o verso il bagno. Mi aspettavo di vederla tornare dopo pochi minuti ma così non fu. Non aveva detto niente, andai a controllare cosa stesse facendo, se fosse tutto a posto.
La trovai in camera nostra, in penombra, stesa sul letto. Subito non capii cosa stesse facendo, ma un lieve gemito e un movimento del suo braccio, con la mano infilata nei leggings da casa che indossava, chiarirono subito l’arcano. Si stava masturbando.
Appena mi sentì sulla porta sobbalzò spaventata e si ritrasse smettendo imbarazzata.
“Mi hai spaventata.” disse con voce offesa.
“Scusa. Eri sparita senza dire niente, volevo essere sicuro che fosse tutto a posto.”
“Sì, sì, tutto a posto.” sembrava voler tagliare corto.
“Puoi continuare, se vuoi.” dissi io cercando di apparire comprensivo.
“Continuare cosa?”
“Quello che stavi facendo.”
“Non stavo facendo niente.”
“Guarda che non è un problema, per me. Anzi, se vuoi condividere…”
“È una cosa privata…”
“Ok, scusa. Guarda che a me fa piacere se… ti dai piacere. Sono solo curioso di sapere cosa l’ha scatenato… la noia della cerimonia?”
“No, no… una cosa mia…” disse ma poi capì che poteva essere fraintesa e aggiunse subito: “Ma non ti preoccupare, cioè, non è una cosa… voglio dire… non è un tradimento… cioè è privata nel senso che… una fantasia… tutto qui.”
“Certo, certo. Non ti devi giustificare. Non sono preoccupato. Solo un po’ stupito. Non ti avevo mai visto così… ma magari semplicemente non ti avevo mai… colto sul fatto.”
“No, no… di solito non lo faccio… cioè non così se ci sei tu… di solito ti coinvolgo se ho delle voglie, ma questa…”
“Ho capito, era una fantasia privata. Continua pure, se vuoi. Io torno di là.”
“No, no. Adesso vengo anche io.”
“Scusami, non volevo interrompere il tuo piacere.”
“No, ma… non era così piacevole.”
“Ah. Ok.”
Tornammo davanti alla televisione mentre la cerimonia volgeva verso la conclusione. Poi ci preparammo per andare a letto e andammo a dormire. Cercai di capire se, soprattutto dopo l’episodio masturbatorio mia moglie fosse dell’idea di scopare, ma dalla sua freddezza capii che il fuoco le era passato.
Mi addormentai, ma poi mi risvegliai nel cuore della notte. Non so che ore fossero. Sentii mia moglie che si muoveva. Sembrava essere sveglia anche lei. La sentii ansimare leggermente. Capii che si stava di nuovo toccando. Mi sembrò vicina all’orgasmo, ma sembrò smettere improvvisamente quando si accorse che ero sveglio. Rotolai verso di lei. La abbracciai da dietro. Il mio cazzo duro si adagiò contro le sue natiche.
“Vuoi fare l’amore?” le chiesi teneramente.
“No.” bofonchiò ma intanto allungò la mano dietro di lei, per stringermi il cazzo. Iniziò una lenta sega.
“Sicura?” chiesi capendo che la sua intenzione era diventata quella di masturbarmi, probabilmente per accontentarmi e placare le mie voglie.
“Sì.”
Proseguì la sega, lenta e silenziosa. Le schizzai contro il culo e la mano. Poi si staccò da me e mi respinse indietro.
Mentre scivolavo di nuovo nel sonno percepii i suoi gemiti leggeri.
Il mattino e il giorno successivo mia moglie tenne un atteggiamento strano. Un misto di colpevolezza e distacco. Irrequieta e infastidita. Io capii che era meglio lasciarla stare, lasciare che le passasse, qualunque cosa fosse.
Dopo cena stavamo di nuovo guardando le olimpiadi, su richiesta esplicita di lei. Sembrava alquanto interessata all’evento, più di quello che mi aspettavo. Ad un certo punto si accoccolò contro di me, appoggiando la testa sul mio petto. Dopo poco sentii la sua mano scendere e infilarsi nei miei pantaloni. Il cazzo reagì prontamente.
“Tu sei geloso di quello che ho fatto prima di incontrarti?” mi sussurrò con voce calda.
Mi soprese quella frase e la mia attenzione era già catturata dalla sua stretta leggera ma solida attorno al mio cazzo. Borbottai qualcosa come risposta.
“Dimmelo se ti dà fastidio…”
“No. Fastidio? E perché mai?” come avrei potuto provare fastidio mentre la sua mano delicata mi dava piacere?
“A molti uomini darebbe fastidio…”
“Io non sono molti uomini… se ti dico che non mi dà fastidio cosa succede?”
“Succede che… potrei spiegarti perché ieri sera mi toccavo… potrei raccontarti una cosa…”
“Ah. Ma c’entrano le Olimpiadi?”
La nostra attenzione venne catturata per un attimo da quello che stava succedendo in televisione.
“Sì.” rispose lei.
“Aspetta.” la fermai io, bloccandole anche la mano.
“Che c’è?”
“C’è che se andiamo avanti così tu mi fai venire… e se vengo poi non mi godo fino in fondo la storia che stai per raccontarmi.”
“Ok. Allora?”
“Allora facciamo così.”
La staccai da me, scesi dal divano inginocchiandomi a terra e con un gesto rapido le sfilai i leggings e le mutande.
“Tu parla, io ti ascolto. E ti lecco.”
“O… ok.” rispose lei mettendomi una mano sulla testa per accompagnarla contro la sua fica.
“Vent’anni fa. Le Olimpiadi di Torino. Ti ricordi che ti ho raccontato che avevo fatto la volontaria?”
“Sì. Mi ricordo, ci siamo conosciuti pochi anni dopo.”
“Fu divertente, stancante, appassionante. Io ero al villaggio degli atleti, insieme ad altri ragazzi e ragazze quasi tutti della mia età. E insieme agli atleti, anch’essi più o meno di quell’età. Ecco, successe un pomeriggio. Conobbi due norvegesi. Oddio, forse conoscere è una parola grossa. Capii a malapena i loro nomi e non ricordo neanche che sport facessero. So solo che erano belli, alti, biondi, con un fisico della madonna. Mi piacquero all’istante, in maniera fisica. Ed io piacqui a loro allo stesso modo, apparentemente.”
“Non stento a crederci. Eri spettacolare a quell’età, mi sono innamorato all’istante anche io di te. Sei bellissima anche oggi, sei una splendida quarantenne. Ma… ci siamo capiti. E quindi come andò con questi due? Non dirmi che…”
“Non so cosa non ti devo dire, ma so cosa successe. Salii nella loro camera del villaggio olimpico e, senza tanti preamboli, scopammo.”
“Con tutti e due?”
“Sì.”
“Con tutti e due… insieme?”
“Sì.”
“Oh cazzo… non me l’hai mai detto… quindi… uno in fica e uno in bocca, insieme?”
“Sì. Uno in fica e uno in bocca. Ma anche uno in fica e uno…”
“No!”
“Sì.”
“Mi hai mentito, allora.”
“Su cosa?”
“Mi avevi detto che ero stato il primo… nel tuo culo.”
“Ah. No, non sei stato il primo. Neanche quel norvegese fu il primo. Ma certamente fu il primo mentre ne avevo un altro dentro…”
“Cazzo… una doppia… non ci credo che tu l’abbia fatto…”
“Sei incazzato? Anche io quasi stento a crederci, ma ho rivissuto quella scena nella mia mente troppe volte per pensare di essermela inventata. Fu incredibile… fu fantastico…”
“No, non sono incazzato… ho il cazzo troppo duro per incazzarmi… mi eccita sentirti… mi eccita pensare che tu sia stata… non so come dire… più troia di quello che pensavo.”
“E non l’hai più rifatto?”
“Con loro? Sì, anche nei giorni successivi. Tre volte in totale. Una meglio dell’altra.”
“E quindi ti masturbi ancora pensando a quello?”
“Per anni sì, è stata la mia fantasia masturbatoria principale… senza offesa a volte mi è capitato di pensarci anche mentre lo facevo con te, quelle volte che non riuscivi a farmi venire… poi negli ultimi anni mi era un po’ passata. Sono state le Olimpiadi di nuovo in Italia a farmelo tornare alla mente…”
“Perché non l’hai più rifatto? Perché non me lo hai mai proposto?”
“Mah… così…”
“Non mi sembra una risposta.”
“Forse perché la risposta è meglio che non la sai.”
“Non puoi dirmi così. Adesso è peggio. Ora devi dirmelo, altrimenti penserò le cose peggiori.”
“Sei sicuro?”
“Sì.”
“Perché… perché con te non avevo nessuna spinta a voler fare una cosa del genere.”
“Cosa vuol dire? Perché?”
“Perché tu sei sempre stato il mio amore. L’uomo della mia vita. L’unico. Non avevo nessuna voglia di stare con te e con un altro. Non aveva senso. Con te mi piaceva essere tua. Fare certe cose… non mi attirava. Non era una cosa da fare col proprio ragazzo.”
“Però avresti voluto farlo? Non ti era passata la voglia.”
“Mai passata. Ma con altri. Con sconosciuti. Era quello che mi attirava. Era quello che mi era piaciuto con i due norvegesi. Poter essere una ragazza diversa da come ero stata con chiunque prima di allora. Poter essere… troia, liberamente.”
“Lo seppe qualcuno all’epoca?”
“Sì. Feci la cazzata di confidarmi con un’altra volontaria. Una nuova amica di cui pensavo di potermi fidare e invece qualche giorno dopo se lo fece scappare con gli altri. Divenni lo zimbello, anche se a ripensarci ora probabilmente alcune ragazze mi invidiavano e per alcuni ragazzi ero diventata un mito irraggiungibile. Mi diedero anche un soprannome stupido: biathlon. Perché ero andata con due. Poi diventò oro-argento-e-bronzo.”
“Perché?”
“Beh… perché l’ultimo giorno in cui erano presenti al villaggio i due portarono un terzo amico. Quindi il biondo, oro, l’altro ancora più pallido, argento e il terzo, un po’ scuro, il bronzo.”
“In tre, addirittura? In tre… insieme?”
“Sì.”
“Ommioddio. Bocca, fica e culo? Non ci credo.”
“Quasi neanch’io, ormai. Fu travolgente.”
“Perché non me l’hai mai detto?”
“Perché avevo paura che mi giudicassi.”
“Certo, ti giudico… ma positivamente… sai cosa mi è appena successo?”
“No.”
“Ho sborrato. Solo a sentire il tuo racconto, senza toccarmi.”
“Capita anche a me di venire solo a ripensarci.”
“Cazzo…”
“Sì… tre…”
“Come le medaglie…”
Passai una notte piena di pensieri sessuali su mia moglie. Quello che mi aveva raccontato mi aveva sconvolto positivamente. Era qualcosa che aveva fatto prima di conoscermi ma aveva quasi i contorni di un tradimento. La sua esperienza erotica più potente non era stata con me, anzi mi aveva in un certo senso sminuito dicendomi che non avrebbe mai voluto fare una cosa del genere con me. Nonostante questo mi eccitava in maniera insolita e potente. L’aver scoperto uno dei suoi desideri più intimi me la faceva vedere sotto una luce diversa, e sotto quella luce splendeva ed era più bella che mai.
“Prendi qualche giorno dal lavoro. Andiamo in montagna.” le dissi il giorno dopo.
“Perché? Dove?”
“Andiamo… da qualche parte, dove ci sono le gare olimpiche.”
“Ma ci sarà un gran casino… non si troverà posto… costerà tantissimo… cioè mi farebbe molto piacere ma mi sembra infattibile.”
“Pazienza se spenderemo un po’. Qualcosa troveremo. Ne vale la pena.”
“Perché?”
“Per farti rivivere certe emozioni.”
“Cosa vuoi dire?”
“Non lo so… ma la tua voglia di questi giorni merita di essere alimentata…”
“Ma cosa hai in mente?”
“Nulla di particolare. Voglio solo portarti in un posto che ti possa ispirare, poi succeda quel che succeda, se capita l’occasione…”
“Ma… hai capito cosa potrebbe succedere? Hai capito che tu non ne faresti parte se vuoi veramente darmi l’occasione di rivivere certe cose?”
“Sì, l’ho capito.”
“E ti va bene?”
“Più che bene… mi stra-eccita… non so perché ma è così.”
“Tu sei strano. Però a questo punto non voglio spegnere i tuoi entusiasmi… ma non credo succederà niente.”
“Perché?”
“Perché è complicato. Perché non ho più vent’anni. Perché chissà chi incontriamo. Perché… perché queste cose non succedono nella vita vera, succedono nelle fantasie.”
“A Torino 2006 sono successe.”
“Sì ma…”
“Ma?”
“Non sono più quella… ragazza.”
“Stavi per dire troia?”
“Sì.”
“Invece secondo me sei sempre quella… con in più vent’anni di voglie represse…”
“Se dici così… mi faccio paura.”
“A me invece mi ecciti.”
“Paura per quanto mi sto eccitando… volevo dire.”
Mia moglie aveva spesso e volentieri ragione. Trovammo posto in un hotel in montagna, vicino a luoghi di gare, e ci costò una fortuna, anche perché la categoria dell’hotel era abbastanza elevata. Probabilmente avrebbe avuto ragione anche sul fatto che non sarebbe successo nulla, ma capii subito che il saldo della vacanza sarebbe stato sicuramente in positivo con una moglie così eccitata dal contesto che evocava quei ricordi. Non la sentivo così calda da quasi vent’anni prima, appunto, dai nostri primi rapporti. All’epoca pensavo fosse calda per la giovane età, ma invece lo era anche per i suoi trascorsi. Pensavo di scoprire i segreti del buon sesso insieme a lei e invece lei aveva già avuto esperienze da pornostar.
L’hotel in cui eravamo aveva poche camere ma era abbastanza lussuoso e con un’ampia area occupata da una spa. Notammo subito che la clientela, oltre a noi, aveva una caratteristica particolare. Non erano atleti olimpici, ma gente che per qualche motivo vi gravitava attorno. Tecnici, atleti di secondo livello venuti per sostenere i colleghi, dirigenti sportivi, gente dei media. Di varie nazionalità, nessun italiano e soprattutto con una strana peculiarità: erano tutti uomini. Questo per certi versi turbò un po’ mia moglie ma venne anche preso come un segno del destino. Se c’era un’occasione per ripetere un incontro sessuale tra lei e altri uomini quell’hotel era il posto giusto.
E l’occasione si presentò. La spa di quell’hotel era una zona nudista, ma questo di solito non vuol dire che la gente gira completamente nuda al suo interno. Si usa sempre coprirsi con teli e accappatoi, in situazioni normali. Il nudismo è solitamente limitato ai luoghi e momenti in cui non si può fare altro: dentro alla sauna, sotto le docce, dentro alle vasche. Quindi qualcuno che invece gira per la spa totalmente nudo si fa notare. Una donna che lo fa, di fronte a degli uomini, si fa notare ancora di più.
Era sera, nella spa c’eravamo io e lei e due uomini, più giovani di noi, molto atletici. Percepii subito l’agitazione di lei. La smania e il nervosismo, la voglia e l’impazienza. Eravamo stesi su due lettini. I due uomini erano vicini alla piccola piscina di acqua calda al centro della zona benessere. Mia moglie si alzò, lasciando sul lettino il telo, e si incamminò verso di loro. Io ne osservai il culo ondeggiante e il corpo in forma nonostante la quarantina d’anni raggiunta. Il mio cazzo si raddrizzò all’istante, lo nascosi dietro all’accappatoio. Non sapevo che intenzioni avesse.
Si diresse verso le docce. Passò a fianco ai due uomini, come niente fosse. La guardarono. Sicuramente lei voleva provocare una reazione. Dopo qualche minuto in cui noi tre la guardammo accarezzarsi il corpo sotto la doccia, tornò verso di me, bagnata e gocciolante. Si asciugò col telo, in modo lento e sensuale, dando le spalle ai due uomini ma sperando che stessero continuando a guardarla.
Poi si spostò a fianco dei nostri lettini, in una zona dove c’era un tappeto. Si mise a fare yoga, nuda com’era, assumendo certe posizioni che viste dall’esterno potevano essere considerate decisamente oscene. Era esposta ai nostri sguardi, totalmente e fin nelle parti più intime. I due sconosciuti, peraltro, ne avevano una visione ancora migliore della mia. Incrociai per un attimo i loro sguardi, prima che venissero di nuovo catturati dalla nudità esplicita di mia moglie. Istintivamente sorrisi trovando in loro un’intesa maschile basata sul piacere di osservare mia moglie nuda.
Persi anche io le inibizioni. Lasciai che il mio accappatoio si aprisse lasciando in vista il mio cazzo duro. Loro se ne accorsero. Di sicuro anche loro erano in erezione ma per il momento lo tenevano nascosto.
Dopo qualche minuto mia moglie smise di fare yoga. Si rialzò e mi guardò sorridendo maliziosa. Poi si diresse di nuovo verso la vasca piena d’acqua, vicina ai due giovani. Entrò in acqua, fece due bracciate per nuotare fino all’altro estremo, poi tornò indietro e di nuovo in là. Poi uscì dall’acqua, sedendosi a bordo piscina, sui talloni con le gambe piegate. In questo modo rivolgeva verso di noi la schiena, che teneva in posizione un po’ arcuata e quindi metteva in mostra il suo culo e la forma a clessidra del suo corpo. La visione era spettacolare e provocante. La mia mano, senza ormai più nessun pudore, afferrò il mio cazzo per muoversi lentamente su e giù. Quel gesto fu una sorta di via libera definitivo per i due uomini. La situazione era esplicita e voluta da tutti, dunque anche loro potevano sentirsi liberi di parteciparvi in qualche modo.
Uno dei due mi imitò, si aprì il telo svelando la sua erezione. L’altro si alzò ed entrò in acqua. Mia moglie girò la testa, guardando i due con la coda dell’occhio. La vedevo di profilo e stava sorridendo. Quello entrato in acqua fece anche lui un paio di vasche di nuoto fino ad arrivare a fianco di mia moglie per tirarsi fuori dall’acqua con la spinta delle braccia. Si sedette al suo fianco, con i piedi in acqua e il cazzo duro. Le disse qualcosa. Lei rispose cordialmente, osservandone il corpo, penso compiaciuta.
Dopo poco vidi mia moglie piegarsi verso di lui per dirgli qualcosa nell’orecchio, nonostante non è che il resto della conversazione fosse per noi udibile, ma evidentemente le parole che gli stava dicendo necessitavano di estrema privacy. Lui subito dopo si calò in acqua. Mi diede una lunga occhiata, come ad assicurarsi di avere anche la mia approvazione, e poi allungò una mano verso il culo di mia moglie. Lei buttò la testa all’indietro, arcuandosi ancora di più ed emettendo un gemito di piacere. Iniziò così una lenta e prolungata masturbazione di lei da parte di lui. La mano si spostava, presumibilmente, dalla fica a al culo, mentre la bocca di lui passava da baci a stampo sulle chiappe a leccate delle piante dei piedi, subito sotto. L’altro uomo intanto si era alzato e si stava avvicinando ai due, restando fuori dalla vasca e cercando anche lui la mia approvazione per la sua mossa. Si portò vicino a mia moglie, mostrandole il cazzo eretto che lei subito andò ad afferrare con la mano. Nel fare questo si spinse un po’ in avanti col busto, sollevando il culo dai talloni e concedendo così più accessibilità alla zona per l’uomo in acqua che ne approfittò tuffando la faccia fra le sue chiappe e leccandole, probabilmente, più il culo che la fica.
Quella configurazione, con l’unica variazione data dal fatto che mia moglie si portò alla bocca il cazzo che stringeva in mano, durò qualche minuto fino ad una interruzione improvvisa decisa da lei. Si alzò, disse all’uomo di uscire dall’acqua e all’altro di spostarsi in un’altra zona, dove c’erano dei lettini comodi. Poi guardò verso di me, che nel frattempo non avevo smesso di segarmi di fronte a quella visione inedita della mia donna, e mi disse, come se fosse il favore più normale da chiedere ad un marito:
“Amore, sali un attimo in camera a prendere i preservativi?”
Dovetti trattenere un principio di eiaculazione improvvisa a sentire quelle parole. Si sarebbe scopata i due uomini, lo avrebbe rifatto a vent’anni e sei olimpiadi di distanza, con la mia approvazione e complicità. Pazzesco e perverso. Super eccitante.
Non esitai un istante. A pensarci fino a poco tempo prima non avrei mai immaginato che avrei obbedito senza fiatare ad un ordine di mia moglie per farla scopare con altri uomini, ma l’eccitazione che lei stessa mi aveva trasmesso con quel racconto del suo passato mi aveva travolto e coinvolto come non mai. Mi strinsi l’accappatoio per nascondere il più possibile l’erezione e corsi fuori dalla spa, su per l’ascensore, verso la nostra camera.
Arrivato su, mentre frugavo nel mio beauty case per tirare fuori i preservativi che avevo, ebbi un momento di esitazione, fatale per certi versi. Ripensai a cosa stavo facendo: stavo prendendo dei preservativi che sarebbero serviti ad altri uomini per scopare mia moglie, moglie che in quel momento era giù in spa insieme a loro, nuda e intenta a toccare o farsi toccare, o forse li stava già succhiando ad entrambi. Quella immagine si formò nella mia testa e, unita alla situazione folle, mi provocò un orgasmo senza che mi fossi toccato. Mi sborrai nell’accappatoio, piegandomi contro il lavandino, stringendo in mano i preservativi.
Fu un orgasmo dolorosamente piacevole. Godevo di una cosa che non avrebbe dovuto farmi godere e questo mi faceva godere ancora di più. Immediatamente dopo, però, mi colse la sensazione del rifiuto. Non volevo più far parte di quella cosa, non volevo più che mia moglie lo facesse. Rimasi lì, struggendomi, appoggiato al mobile del lavabo, per qualche minuto.
È tipico dei fumetti far vedere un piccolo angelo e un piccolo diavolo che lottano per far prendere decisioni al personaggio principale. L’angelo invita a comportarsi bene e a non fare cose strane, il diavolo spinge per lasciarsi andare e fare cose perverse.
Mi sentii quel personaggio. Dopo qualche minuto la mia parte diabolica, il mio essere porco, ebbe la meglio e tornai giù, con i preservativi stretti fra le mani.
Rientrai nella spa e subito ci fu una sorpresa. Mentre io venivo nell’accappatoio ed esitavo appoggiato al lavabo, ai due uomini si era aggiunto un terzo, più vecchio, meno in forma. Erano tutti e tre attorno a mia moglie, inginocchiata per terra, che ne segava due e ne leccava uno, a turno. Sembrava contenta della novità, ma ancor di più del mio arrivo e della mia dotazione.
Da due a tre. Da biatlon a oro-argento-e-bronzo.
Ne scelse uno, da far stendere sul lettino, gli infilò il preservativo e ci si impalò sopra. Non credo che nel 2006 con i due norvegesi fosse così in controllo della situazione. Poi ne scelse un altro, gli disse di mettersi il preservativo e poi di andare dietro di lei. Pensai che poi avrei dovuto chiederle con che criterio avesse scelto il cazzo per la figa e poi quello per il culo. E l’ultimo per la bocca.
Il mio cazzo era già tornato del tutto duro e pronto a sborrare di nuovo. L’orgasmo avvenne, di nuovo senza toccarmi, dopo la prolungata visione di una moglie impazzita di piacere nelle mani (e nei cazzi) di quei tre. La vidi appagata, contenta. Pienamente immersa nella sua vecchia fantasia. La rividi giovane alla scoperta dei piaceri proibiti del sesso.
Ma non finì lì. Si presentarono in spa, anche loro per la loro serata fortunata, altri due uomini. Quindi cinque in tutto, di varie nazionalità, di varie età, di varie condizioni di forma, di cazzi variabili. Una disciplina olimpica prenderli tutti insieme. Una impresa al di là delle più perverse aspettative. Uno spettacolo incredibile con un unico spettatore particolarmente coinvolto e interessato.
“Cinque cerchi.” mi disse mia moglie a letto, quella notte, dopo che entrambi non riuscivamo a prendere sonno per l’adrenalina che avevamo in corpo.
“Eh?”
“Non ti avevo detto quale era diventato il mio terzo soprannome.”
“Ma perché? Lo avevi fatto solo con tre. Perché cinque?” commentai mentre venivo assalito dal dubbio di non aver saputo tutto e che per lei non fosse stata la prima volta quella sera, non fosse stata la prima gang bang.
“Perché mi prendevano in giro. Perché continuavano a ironizzare su quello che avrei potuto fare, su quello che avrei voluto fare. E quindi dicevano che non mi bastavano mai, che ne avrei voluti cinque e quindi mi chiamarono cinque cerchi. Due cerchi con le mani, uno con la bocca e gli altri due più in basso, davanti e dietro. I cinque cerchi olimpici.”
“Come stasera. Era vero che lo avresti voluto?”
“Sì.” rispose dopo qualche esitazione. “Lo volevo ma non volevo neanche immaginarlo.”
“È stato così bello come non avresti potuto immaginarlo?”
“È stato bello ma… il meglio è con due. Il meglio è stata la prima volta con due. Quella non me la toglierò mai dalla testa. Meglio con due. Cinque sono un po’ troppi. Giusto da provare una volta.”
“Solo una volta? Quindi mai più?”
“Una volta… diciamo una volta ogni quattro anni, come le olimpiadi.”
“Ci sono anche quelle estive.”
“Ogni due, allora.”

Splendido racconto! Sexy, diverrtente, di una coppia complice
Grazie