La casa

Sono cose da adulteri

Eccola lì, la casa che avevo sempre sognato. Un bel casolare di campagna, da ristrutturare e rendere la dimora mia e di mio marito. Venivamo via dalla città, da quel piccolo bilocale che aveva ospitato i nostri primi anni di convivenza ed ora, dopo il matrimonio, sentivamo ancora più stretto.

Ero arrivata direttamente dal lavoro, per incontrarmi con l’architetto, consigliatomi da una collega, che avrebbe seguito i lavori di ristrutturazione. Pochi minuti dopo il mio arrivo sentii il rumore di un’auto che entrava nel vialetto d’accesso. Mi feci incontro per accoglierlo, ancora non l’avevo conosciuto di persona, ci avevo solo parlato al telefono. Una bella voce profonda, con modi decisi. Mi era piaciuto.

Dall’auto vidi scendere un bell’uomo, imponente, un po’ brizzolato. Lui subito mi squadrò e mi resi conto in quel momento che l’essere venuta direttamente dal lavoro comportava il fatto che indossassi vestiti non molto consoni alla visita ad una vecchia casa di campagna parzialmente diroccata. Portavo infatti delle decolté con tacco a spillo, una longuette di pelle e una camicetta scollata.

Mi sentii subito in imbarazzo, ma non tanto per come ero vestita, ma per lo sguardo prolungato che l’architetto mi diede. Mi colpì molto. Quei suoi occhi azzurri ammirarono più volte il mio corpo, trasmettendomi una sensazione che feci fatica a comprendere. Il suo non era un semplice sguardo di apprezzamento, di un uomo verso una donna, non stava solo esprimendo una valutazione estetica della persona che aveva di fronte. Non era neanche uno sguardo allupato da ragazzino a cui ero abituata anche da parte di uomini adulti.

No, era qualcosa di più. Era uno sguardo di qualcuno che già stava prefigurando come avrebbe preferito possedere quella donna che si era trovato davanti.

Ebbi paura di cosa potesse aver letto nel mio di sguardo mentre provavo quelle sensazioni. Sorrise a mezza bocca e si presentò porgendomi la mano. Allungai la mia, farfugliando qualcosa, e lui se la portò vicino alla bocca, mimando un baciamano.

Non ricordo più molto di quel primo incontro, se non che lo seguii all’interno della casa, affascinata dalla sua chiara visione di tutti i lavori che ci sarebbero stati da fare.

“Sarà un piacere lavorare con lei.” Non ricordo chi lo disse, ma credo lo pensassimo entrambi.

* * *

Ero io che tanto avevo voluto quella casa e mio marito fu ben felice di lasciare che fossi io a gestire i lavori di ristrutturazione. Riuscivo anche ad avere più tempo libero dopo il lavoro per occuparmene. O per lo meno queste erano le motivazioni ufficiali, ma ce n’era un’altra di cui all’inizio non mi ero resa conto ed era che fin da subito trovavo gli incontri con l’architetto piacevoli. Anzi, non piacevoli, perché in parte mi turbavano, meglio dire: emozionanti.

Lui evidente lo capì ben presto, perché iniziò a prendersi delle libertà che andavano ben oltre ad un rapporto tra cliente e professionista. In principio fu qualche complimento sul mio aspetto, qualche battuta maliziosa. E gli sguardi, sempre quegli sguardi che mi facevano sciogliere. Che quasi mi eccitavano.

Mi accorsi che, nei giorni in cui prevedevo un sopralluogo al cantiere dopo il lavoro, mi vestivo più elegante, più provocante, mi curavo di più.

Un giorno eravamo saliti al primo piano, ovviamente sempre lasciando andare avanti me per le scale ed io, mentre salivo, mi sentivo osservata e sculettavo. Eravamo in quella che sarebbe diventata la nostra camera matrimoniale. Lui fece una battuta, come se niente fosse.

“Una delle cose belle dell’abitare in una casa isolata è che se una è abituata ad urlare quando fa sesso può farlo senza nessun problema. Lei è una che urla?”

Io rimasi basita alla domanda e mormorai istintivamente un “No…”, forse neanche tanto sincero.

“Be’, forse dipende anche se l’uomo è abbastanza bravo da farla urlare.”

Dopo aver aggiunto questo mi guardò con un sorriso sardonico, soddisfatto di avermi provocato una reazione di imbarazzo. Mi sentivo rossa e mi vergognai del pensiero che feci: io che scopavo in quella stanza, con le finestre aperte, e che urlavo e urlavo di piacere. La parte che mi sconvolse di quel pensiero era che l’uomo che avevo visualizzato in quella scena non era mio marito, ma un altro. Uno che avevo davanti in quel momento.

* * *

Ogni scusa era buona per passare dalla casa per controllare l’avanzamento dei lavori. Ogni scusa era buona per fissare un incontro con l’architetto. La cosa diventò così palese che lui non attese molto a farsi avanti in modo esplicito.

Aspettò che i muratori finissero il loro turno e partissero col furgoncino. Eravamo rimasti solo noi due. Faceva caldo, io avevo una minigonna, lui jeans e camicia con le maniche arrotolate, e gli avambracci muscolosi in mostra. Ero appoggiata ad un bancone che usavamo per appoggiarci strumenti di lavoro. Lui venne vicino, molto vicino.

“È soddisfatta di come procedono le cose?”

Io annuii mentre lui con una mano mi sfiorò una coscia. Non mi ritrassi e non lo respinsi, anzi forse allargai impercettibilmente le gambe.

“Forse potrei soddisfarla di più…”

La sua mano forte salì lungo l’interno coscia fino ad incontrare le mutandine. Premette le dita contro il mio pube, facendomi quasi godere all’istante. Dopo poco, sentendomi bagnata, scostò il tessuto e infilò le dita sotto, penetrandomi con esse.

Ebbi diversi orgasmi, aggrappata a lui che mi masturbava.

Quando mi lasciò rimasi per alcuni minuti sconvolta dal piacere. Lui non chiese nulla in cambio. Mi disse alcune cose che penso di non aver capito e poi se ne andò. Mi resi conto che stava andando via sentendo la sua auto sgommare nella ghiaia del vialetto. Corsi fuori, per fermarlo. Gli urlai e imprecai dietro. Immaginai la sua espressione beffarda.

Ero incazzata. Mi aveva fatto godere in modo indimenticabile e poi mi aveva lasciato lì. Io avevo consumato un mezzo tradimento nei confronti di mio marito. Forse, se il tradimento fosse stato completo, avrei potuto rinsavire, capire che dovevo fermarmi, pensare che era stato un episodio irripetibile. Invece mi aveva soddisfatta lasciandomi insoddisfatta. Messa così non pensavo ad altro che a completare quel tradimento, volevo di più e non vedevo l’ora che accadesse.

Gli scrissi qualcosa, pentendomene subito dopo perché con quel messaggio stavo semplicemente confessando la voglia che avevo di farmi scopare da lui.

Come avrei potuto, quella sera a casa, nascondere a mio marito quella voglia che mi ardeva dentro? Come avrei affrontato la giornata successiva al lavoro con in testa soltanto quello che sarebbe successo in serata? Come mi sarei comportata, una volta arrivata alla casa di campagna, per nascondere l’impazienza che i muratori se ne andassero? E cosa avrei fatto poi, con lui che, già lo immaginavo, stronzo com’era, forse avrebbe fatto finta di niente avrebbe aspettato che fossi io ad offrirmi a lui?

* * *

Passò qualche giorno e gli feci sapere che sarei passata a controllare i lavori, sperando che bastasse quello per far sì che si presentasse anche lui. Arrivai verso fine turno dei muratori. Lui non c’era. In quel momento mi sentii quasi sollevata. Cosa avevo pensato di fare. Era meglio così, era meglio vederlo il meno possibile. Feci qualche domanda al capocantiere, ma non ero realmente interessata alle sue risposte.

Poi sentii arrivare un’auto. Era l’architetto. Era arrivato. Salutò me e il capocantiere e si intromise nel nostro dialogo. Fece a sua volta qualche domanda al responsabile dei muratori e poi mi fornì alcune indicazioni. Mi trattò con professionalità. Quasi freddezza. Io un po’ ci rimasi male e un po’ ero sollevata. In fondo, pensai, non siamo da soli, non può comportarsi come al solito.

Dopo qualche minuto però i muratori staccarono e se ne andarono. Rimanemmo di nuovo da soli, io e l’architetto. Ma il suo atteggiamento non cambiò molto. Io attesi che lui facesse qualche mossa. Ero incerta ma se si fosse fatto avanti pensavo che mi sarei concessa senza troppe remore. Ma lui non fece niente. Forse aspettava una mia mossa, anche se non sembrava il tipo da farsi questi problemi. Forse, in realtà, mi voleva soltanto tenere ancora sulle spine e ci riuscì.

Ci salutammo e lui ripartì. Anche io salii in auto. Ero nervosa e arrabbiata con me stessa. Un po’ perché non avevo fatto nulla e un po’ per i pensieri che avevo fatto. Ma cosa mi saltava in testa? Ero una donna sposata. Non dovevo pensare di farlo con altri uomini. Però ero anche eccitata. Sentivo un calore nel basso ventre, mi sentivo bagnata. Prima di ripartire con l’auto mi infilai la mano nelle mutandine. Mi masturbai fino a godere lì dentro l’auto, urlando il mio piacere e pensando all’architetto.

Mi diedi della stupida, della ragazzina, mentre guidavo verso casa. Ero quasi rabbiosa. Non mi riconoscevo. Avevo una voglia dentro che mi teneva costantemente ricettiva ad ogni minimo stimolo.

Anche mio marito credo che fece fatica a riconoscermi per il modo in cui lo provocai appena arrivò a casa. Lo aspettavo con indosso solo una t-shirt e nulla sotto. Feci subito la maliziosa, con atteggiamenti e mosse che erano anni che non gli riservavo. Fu piacevolmente stupito. Forse non ebbe il tempo di chiedersi il motivo di tanta passione. Forse gli uomini si fanno meno domande quando gli si presenta l’occasione di fare del buon sesso. Non lo so cosa pensò mio marito e sinceramente non feci molto caso alla sua reazione. La mia mente non era concentrata su di lui. Mi feci scopare prevalentemente da dietro e fu un modo per facilitare il fatto che mentre mio marito mi scopava io mi immaginavo con un altro uomo. Probabilmente fui così passionale e porca per generare in lui reazioni e atteggiamenti diversi dal solito, in modo che mi sembrasse proprio di star scopando con un altro. Con un altro in particolare.

 ***

La casa era ormai pronta, i lavoro erano giunti alle rifiniture finali. L’architetto mi stava facendo fare un giro per controllare gli interni. Stavano lavorando sugli impianti e stavano montando i bagni e la cucina. In quel momento eravamo soli, però. Gli operai erano in pausa pranzo e si erano allontanati poco prima sul loro camioncino.

Io ero appoggiata alla finestra del salone al primo piano che guardavo fuori. Mi stavo assaporando la mia nuova casa, pensando a come sarebbe stata bello abitarci e come sarebbe stata bella una volta finita.

“È molto bella.” sentii la voce dell’architetto alle mie spalle. Mi girai e mi guardai attorno e confermai:

“Sì, è venuta veramente bene. Ha fatto un ottimo lavoro.”

“Veramente io mi riferivo a lei.” mi disse fissandomi negli occhi da molto vicino.

Io arrossii e deglutii nervosamente.

“Gra… grazie.” risposi e poi mi girai imbarazzata a guardare di nuovo fuori. Sentivo le gambe cedermi. Avevo quasi messo via i pensieri impuri che avevo fatto su quell’uomo, pensavo di essere sfuggita al suo fascino e invece in quel momento mi stavo sentendo come una ragazzina inesperta.

“Da quanto aspettava questo momento?” mi chiese lui appoggiandomi una mano sul fianco, a ridosso dell’inizio della chiappa destra.

“Da… da quando abbiamo iniziato i lavori…” risposi io con una risposta che poteva andare bene sia per l’avere una casa pronta sia per il nostro rapporto.

Cominciò a sollevarmi la gonna. Sotto non portavo le calze, solo un perizoma. Non lo fermai e quello fu il via libera. Appoggiò il suo corpo al mio. Sentii la sua durezza contro le mie chiappe. Mi afferrò i seni slacciandomi contemporaneamente la camicetta. Mi baciò sul collo, da dietro, ed io mi sciolsi definitivamente. Poi si inginocchiò e affondò il viso nel mio culo, scostando il filo del perizoma e iniziando a leccarmi. Io allargai le gambe e mi piegai in avanti appoggiandomi alla finestra. In questo modo ebbe facile accesso per leccare la mia figa da sotto e perfino il buco del culo.

Lo desideravo da tanto e fu quasi improvviso. Questo mi portò subito ad un orgasmo e così cercai immediatamente di ricambiare. Cambiammo posizione e fui io ad inginocchiarmi e a sbottonargli i pantaloni per tirare fuori un cazzo decisamente bello, dalle proporzioni perfette. Non ricordavo da quanto tempo non facevo un pompino con così tanto gusto. E ancor meno ricordavo l’ultima volta che mi ero fatta sborrare in bocca come feci con lui.

Dopo essere venuto si dedicò di nuovo a me, masturbandomi con le dita, con cui dimostrò notevole maestria. Non passarono molti minuti e l’architetto mostrò fiero il suo cazzo, di nuovo completamente rigido.

“È il momento per te di farti scopare per la prima volta nella casa nuova.” affermò puntando il cazzo verso di me e passando a darmi del tu.

Io in un attimo di lucidità avevo pensato che avrei fatto finire lì la cosa. Sesso orale e masturbazione e non saremmo andati oltre. In qualche modo rendeva più accettabile il mio tradimento e mi permetteva di mantenere con me stessa un limite. Ma queste remore svanirono tutte in un istante. Mi girai di nuovo appoggiandomi alla finestra lasciandogli campo libero per scoparmi da dietro, come mi ero immaginata che mi facesse quando avevo scopato mio marito pensando a lui.

Facendo avanti e indietro dentro di me e mordicchiandomi un orecchio, mi sussurrava delle oscenità. Ad un certo punto disse:

“Vorrei scoparti il culo. Me lo concedi?”

Io scossi la testa e mi negai. Erano anni che non lo concedevo neanche a mio marito, ma questo non glielo dissi. Lui insistette un po’ ma di fronte al mio rifiuto rinunciò. Per me era una lotta costante col briciolo di razionalità che conservavo. Mentre glielo negavo una parte di me mi diceva di lasciarmi andare. Sentivo in realtà di volerlo, di desiderare un rapporto ancora più perverso e tabù con quell’uomo con cui stavo tradendo mio marito. Ma lottavo con me stessa per non cedere ai miei più bassi istinti.

Ad un certo punto un rumore lontano mi destò dalle ondate di piacere che pervadevano il mio corpo. Il camion dei muratori, in lontananza, stava arrivando.

“Cazzo!” dissi “Stanno tornando, fermiamoci.”

Provai a divincolarmi ma l’architetto mi bloccò.

“No, aspetta, fammi venire prima. Ci sono quasi.” mi bofonchiò nell’orecchio con la sua voce rude.

“Dai, dai… stanno arrivando…” dissi io incitandolo, preoccupata che gli operai arrivassero nel cortile e potessero vederci.

Il camion era sempre più vicino. Io dalla finestra controllavo. L’architetto mi sbatteva sempre più forte. Io ero in bilico tra orgasmi e lucidità per tenere sott’occhio la situazione.

“Dai su, vieni… Sborrami…” provai a provocarlo.

Il camioncino ormai era prossimo a parcheggiare sotto casa.

“Non ce la faccio… scivolo troppo… sei bagnatissima… non sento abbastanza… dammi il culo e in un minuto sborro…”

Io mi girai a guardarlo. Lui mi sorrise. Probabilmente non era vero. Era tutto un trucco per ottenere il mio culo. Ma non c’era tempo di discutere. E in fondo si trattava solo di accettare le mie stesse voglie. Non glielo dissi a parole, ma mi girai e mi allargai le chiappe. Lui non perse l’occasione.

Urlai sentendolo entrare nel mio buco del culo. Lui prontamente mi tappo la bocca con una mano. Sotto il camion aveva parcheggiato e gli operai iniziavano a scendere. Non so per quanti secondi il suo cazzo entrò ed usci dal mio culo. Diciamo il tempo necessario per farmici abituare e farmi iniziare a godere.

La sua sborra iniziò a riempirmi l’intestino mentre sotto i muratori stavano entrando in casa. Quando il capocantiere sbucò dalle scale arrivando al primo piano io mi stavo finendo di allacciare la camicetta. Avevo i capelli arruffati ed ero sicuramente rossa e accaldata. Qualche goccia di sborra stava uscendo dal mio buchetto e scivolando giù lungo la coscia. L’uomo che mi aveva appena scopato si era rimesso in un attimo il cazzo dentro ai pantaloni e aveva subito ripreso un contegno, pur essendo anche lui sudato e ansimante. Non bisognava essere dei gran osservatori e avere un gran intuito per capire cosa era appena successo, ma i muratori sembrarono non farci caso.

***

“Sono venuta per saldare” gli dissi entrando nel suo ufficio sventolando il libretto degli assegni.

Chiacchierammo del più e del meno per qualche minuto. Sembravamo far finta che fra noi non fosse successo niente. Non era necessario per me andare di persona dall’architetto, ma c’ero voluta andare. Non ero andata lì per scopare, almeno così mi ero continuata a dire durante il tragitto tra la mia nuova casa e lo studio dell’architetto. Però facevo finta di ignorare che avevo indossato la lingerie più sexy che avevo. Facevo finta di non essere stata la mattina stessa dall’estetista.

Mentre mi apprestavo a scrivere la cifra pattuita sull’assegno lui mi fermò e me ne disse una più bassa.

“Ti faccio uno sconto. Mi è piaciuto lavorare per te. Spero ci saranno altre occasioni.”

“Ah, grazie. Beh, comunque pensavo di invitarti alla inaugurazione, quindi sicuramente non è l’ultima volta che ci vediamo.” dissi io.

Compilai e firmai l’assegno. Glielo consegnai.

“È tutto?” chiesi io.

“Credo di sì.” rispose lui con aria sorniona.

Feci per alzarmi dalla sedia ma mi fermai:

“Beh. Potrei ringraziarti per avermi fatto uno sconto…” gli dissi con aria maliziosa.

Poi girai attorno al tavolo di vetro e mi ci appoggiai mettendomi davanti a lui a gambe aperte. Lui con la mano andò subito a cercarmi fra le gambe. Mi ero dimenticata di quanto fosse bravo con le dita. La mia mutandine si inzuppò in un attimo.

Poi con un gesto rapido mi afferrò le braccia e mi girò, spingendomi giù contro il tavolo. Il mio culo ben presto fu in bella mostra per lui. Mi sfilò l’elegante perizoma e con un dito andò a saggiare la consistenza del mio buchetto.

“Stavolta vorrei incularti per bene, con calma, come so fare io. Abbiamo tutto il tempo, non abbiamo nessun muratore in arrivo…”

“Mh… è quasi un peccato…” risposi io maliziosa. Col senno di poi quel brivido di essere scoperta era stato un amplificatore del piacere.

Ma aveva ragione, con tutto il tempo del mondo abusò dolcemente e lungamente del mio ingresso posteriore facendomi provare orgasmi insoliti e intensi.

***

Avevo invitato tanta gente. Una bella festa nel cortile davanti alla nostra nuova casa in campagna. Un po’ di musica, abbondante cibo ordinato ad un catering e molto vino fornitoci da un nostro amico. Tanti amici e atmosfera rilassata. Mi piaceva essere la padrona di casa e mettere a loro agio tutti gli invitati. Quella casa era il frutto di tanto mio impegno e ci tenevo a condividerla con tutte le persone a noi vicine.

Arrivò anche lui, l’architetto. Lo accolsi con piacere e lo presentai a chi capitava sottolineando come buona parte del merito fosse anche sua. Poi incrociammo mio marito, che già l’aveva visto una volta all’inizio dei lavori.

“Ah, amore, lui è l’architetto, ti ricordi?”

“Ah, sì. Piacere. Ha fatto un buon lavoro.” disse cordiale mio marito.

Fu una sensazione strana osservare da vicino quei due uomini che si scambiavano le cortesie. Erano gli unici due uomini presenti che mi avevano scopato, solo che uno lo sapevano tutti e l’altro non lo sapeva nessuno. Uno non sapeva di essere cornuto e l’altro gli stringeva la mano sorridendogli beffardo consapevole di aver sborrato più di una volta dentro a quella che era la sua donna ufficiale.

E io osservandoli stranamente mi sentivo bene. Non ero fiera di aver tradito mio marito ma non potevo negare che mi era piaciuto farlo. Non era per qualcosa di cui lui difettava o per sua colpa. Semplicemente il sesso con un uomo diverso era una cosa diversa che non poteva essere replicata all’interno di un rapporto solido e consolidato come il nostro.

Mi sentivo colpevole, ma sapevo che l’avrei rifatto se fosse ricapitata l’occasione. E se in quel momento qualcuno mi avesse chiesto con chi l’avrei voluto fare quella sera, dopo la festa di inaugurazione, non avrei avuto dubbi.

“L’ha fatta impazzire mia moglie con le sue richieste?” chiese mio marito all’architetto.

Lui mi guardo e sorrise.

“Sì, mi ha fatto impazzire. Ma è il mio lavoro. Mi sono fatto ripagare il dovuto.”

I due uomini risero. Mi sentivo sporca nel pensare che lui si stava facendo gioco di mio marito che invece scambiò il tutto per battute innocenti. Mi sentivo sporca e mi sentivo eccitata. Dannazione alla festa, in quel momento mi era venuta voglia di scopare.

Mio marito si allontanò per dedicarsi ad altri ospiti e l’architetto, prendendomi sotto braccio, si incamminò con me verso la casa. Mi parlo sottovoce, in modo da non farsi sentire da altri.

“Allora? È bello farsi scopare in questa casa potendo urlare liberamente tutto il proprio piacere?”

“Mh… sì, ma ci vuole anche qualcuno che mi faccia urlare come si deve.”

“Non è capace tuo marito?”

“Beh… sì, ma… è mio marito.”

“Cosa vorresti dire?”

“Dico che non può essere la stessa cosa, a prescindere da ciò che fa lui.”

“Quindi io ti ho fatto godere di più?”

“Mi hai fatto godere… diversamente.”

“Avresti voluto urlare quel giorno, se non fossero arrivati gli operai?”

“Sì. Avrei voluto urlare. Avrei voluto farlo anche facendomi sentire da loro. In quei momenti non ragionavo.”

“Avresti voluto farti scoprire?”

“No, in realtà no… ma il pensiero ce l’ho avuto…”

“E…”

“E mi ha fatto godere.”

“Quindi ti piace il brivido.”

“In certi momenti.”

“Ti piacerebbe rischiare di nuovo di essere scoperta con me?”

“Forse.”

“Ti piacerebbe rischiare stasera?”

“Stasera? Ma come facciamo? Con tutta questa gente…”

“Nessuno conosce questa casa meglio di noi due… Se non sappiamo noi dove nasconderci…”

Eravamo giunti di fronte alla porta di casa. Ci guardammo attorno. Nessuno apparentemente stava facendo caso a noi. Lui aprì la porta. Io diedi un ultimo sguardo attorno e poi mi infilai dentro. Lui mi seguì e si chiuse dietro la porta.

Avevo un vestito lungo con lo spacco, non del tutto agevole da indossare o da togliere. In più eravamo stretti nello sgabuzzino sotto alle scale. Ma in ogni caso lui trovò il modo di insinuarsi fra le mie gambe con le sue dita, con la sua lingua e poi con il suo cazzo.

“Secondo te ci può sentire qualcuno?” gli chiesi un po’ preoccupata mentre lui mi stava prendendo da dietro, al suo solito modo.

“Ci sono diverse mura tra noi e gli invitati. E fuori c’è la musica. Secondo me puoi urlare.”

Aumentò le spinte e mi strappò diversi urletti. Si svuotò dentro di me, come sempre, nel mio culo.

Quando uscii di nuovo in cortile, dopo di lui per non farci vedere insieme, trovai gli altri che mi cercavano. Era giunto il momento della torta simbolica per festeggiare la nostra nuova dimora. La tagliai insieme a mio marito, quasi fosse un matrimonio, alzando i calici insieme ai nostri amici. Durante il brindisi incrociai lo sguardo dell’architetto che sorrideva sotto i baffi. Probabilmente aveva notato la posizione della mano di mio marito, appoggiata ad una delle chiappe che erano appena state violate da lui e dentro alle quali ancora risiedeva abbondante il suo sperma.

3 commenti su “La casa”

  1. “Non ero fiera di aver tradito mio marito ma non potevo negare che mi era piaciuto farlo. Non era per qualcosa di cui lui difettava o per sua colpa. Semplicemente il sesso con un uomo diverso era una cosa diversa che non poteva essere replicata all’interno di un rapporto solido e consolidato come il nostro.”

    Questo il senso di tutto… Bellissimo!

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