Cose del genere

Una ragazza sola, in cerca di svago. Due uomini, in cerca di svago.

Dopo alcuni giorni di lavoro avevo una sera libera e mi trovavo, da sola, in una località turistica della Costa Smeralda. Avevo voglia di rilassarmi, di svagarmi un po’. Andai in un bar con i tavolini sulla strada e un po’ di musica. Un paio di cocktail, per liberare la mente.

“Ciao.”

Mi girai e al mio fianco c’era un uomo intorno alla quarantina, quindi una decina più di me. Era vestito elegante, aveva un aspetto curato.

“Piacere, io mi chiamo Giancarlo.” continuò porgendomi la mano. “Sono venuto a salutarti perché ti ho notato e ti trovo molto bella.”

“Ah, grazie.” mi aveva colto di sorpresa ed ero un po’ in imbarazzo. “Io sono Giulia.”

Era uno che sapeva tenere una conversazione. Parlammo qualche minuto, mi fece domande, personali ma non troppo, e mi disse qualcosa di sé.

“Ah, lui è Francesco.” mi disse presentandomi un altro uomo che si era appena seduto davanti a noi. “È un mio amico, siamo qui in Sardegna insieme, sulla mia barca.”

“Piacere, Francesco.” gli dissi stringendogli la mano.

“Vuoi qualcos’altro da bere?” mi chiese Giancarlo facendo un cenno al barista.

Mi sentivo leggera e rilassata dopo un altro po’ di alcool. Non stavo più pensando al lavoro, non stavo più pensando ai problemi, non stavo più pensando neanche al mio fidanzato.

I due uomini mi avevano convinta, senza troppa insistenza, a fare un giro fino al porto. Ci tenevano a mostrarmi la loro barca.

“Vuoi salire?” mi chiesero dopo avermi mostrato una grossa barca a vela ormeggiata.

“Uhm, non so che intenzioni avete voi due…” mi rivolsi a loro con un tono fintamente preoccupato ma in buona parte scherzoso, accentuato dal mio stato non del tutto sobrio. “Non so per chi mi avete preso… Non è che volete approfittarvi di me una volta salita a bordo?”

“Non ci permetteremmo mai… di farti qualcosa che anche tu non voglia fare.” rispose Giancarlo, sibillino.

Io lo guardai.

“Non so che idea vi siete fatti di me. Non sono quella che pensate.” dissi con poca convinzione.

In realtà tutta la situazione mi stava piacendo. I due mi avevano corteggiata in modo discreto ma inequivocabile e questo mi faceva piacere. Mi sentivo bene ad essere desiderata da Giancarlo e Francesco. Però ero un po’ brilla e non ero sicura di dove sarei voluta arrivare o di dove sarei stata in grado di fermarmi.

Con passo incerto, dopo essermi tolta le scarpe, salii sulla barca. Mi fecero scendere sotto coperta, in quello che era l’ambiente principale dell’imbarcazione.

Giancarlo si sedette al centro, di fronte all’ingresso. Francesco invece si mise di lato, in una zona meno illuminata. Io, incerta, rimasi in piedi, ai piedi della scaletta per tornare su. Azionarono qualcosa e una musica soft si diffuse nell’ambiente. Poi restarono lì a guardarmi.

Io mi sentivo in imbarazzo, ma sentivo anche che la situazione mi stava eccitando. Sentivo i loro sguardi su di me. Mi facevano sentire bella, oggetto del loro desiderio.

Quasi istintivamente, al ritmo della musica, inizia ad abbassarmi le spalline del top che indossavo. Con gesti lenti e sensuali mi liberai dell’indumento rimanendo in topless. Loro non fecero commenti, ma era evidente come fossero concentrati su di me.

Danzai un po’ e poi, lentamente, mi abbassai i pantaloni.

“Non ho mai fatto una cosa del genere.” sentii il bisogno di dirlo, ad un certo punto, come per discolparmi. Ed in effetti era vero, neanche per il mio fidanzato avevo mai messo in scena un vero e proprio spogliarello.

Il mio commento non sembrò turbarli. Vidi che Giancarlo si era slacciato i pantaloni. Io ero rimasta in perizoma.

Mi avvicinai a lui, ancheggiando a passi lenti.

“Toglitelo.” mi disse con voce calma che non ammetteva repliche.

Rimasi completamente nuda. Giancarlo fece scendere i suoi pantaloni alle caviglie, rimanendo seduto. Diedi uno sguardo a Francesco, nell’ombra, e dal suo movimento intuii che si stesse masturbando.

“Vieni qui.” si diede due colpetti sulla coscia.

Io mi sedetti su di lui, a cavalcioni. Sentii il suo cazzo toccarmi il pube.

“Sei stupenda, Giulia.”

“È la prima volta che faccio una cosa del genere.” dissi di nuovo. Più per me stessa che per loro.

“Sì. Ed è bellissimo che tu la faccia.”

Entrò in me. Mi sorpresi io stessa della facilità con il quale lo accolsi. Iniziai a muovermi su di lui ondeggiando ritmicamente. Lui mi strizzò le tette e accompagnava i miei movimenti con spinte verso l’alto.

Ebbi tanti piccoli orgasmi, mi sentivo diversa dal solito.

Poi percepii una presenza alle mie spalle. Francesco era dietro di me. Mi ansimava sul collo. Giancarlo mi tirò verso di lui facendomi inarcare la schiena per spingere il culo verso l’esterno. Sentii delle dita unte di qualcosa di freddo toccarmi l’ano, fino ad entrarci.

“Non l’ho mai fatto.” sussurrai ansimando nelle orecchie di Giancarlo.

“Ssssh, tranquilla, è bravo.” mi rispose lui afferrandomi con le mani le due chiappe e allargandole.

In tutto ciò il suo cazzo era ancora dentro di me e i suoi movimenti lievi mi causavano leggere ondate di piacere.

Sentii l’altro uomo spingere dietro di me. Lo sentii entrare. Mi mancò il respiro. Lasciai andare un breve grido di dolore.

“Rilassati. Respira.”

Mi diede il tempo di abituarmi alla presenza insolita restando fermo. Sotto di me, invece, Giancarlo si mosse aumentando il ritmo. Quando il piacere si stava rimpossessando di me, da dietro arrivò la spinta definitiva.

Avevo due cazzi dentro di me, contemporaneamente. Da due uomini appena conosciuti. Ero come la protagonista di un film porno. E mi stava piacendo in maniera incredibile.

 

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