Una coppia riceve la classica proposta indecente e si accorge che l’idea non dispiace a nessuno dei due…
Il sole ancora non era sorto ma dalla vetrata che dava sul terrazzo entrava già un po’ di luce. Mi svegliai e mi girai nel letto. La mia ragazza non c’era. La porta finestra era aperta. Mi alzai e, nudo com’ero, uscii in terrazza. Lei era lì, appoggiata alla ringhiera, che guardava verso il mare all’orizzonte. Indossava una camicia da notte di seta leggera che terminava appena sotto al culo. Mi avvicinai e le misi un braccio intorno alla vita. Sembrava avere un’aria pensierosa.
“Che c’è?” chiesi.
“Niente.” rispose dopo qualche istante.
Con la mano scesi a palparle il culo. Restammo qualche minuto in silenzio.
“Stavi guardando quella barca?” dissi indicando un grosso yacht ancorato a poca distanza dalla spiaggia, nell’insenatura su cui dava il nostro hotel.
Lei annuì.
“Stai ancora pensando a ieri sera?” le chiesi.
Annuì nuovamente.
“Ti ha turbato la proposta di quell’uomo?”
Non mi rispose ma inarcò un po’ la schiena spingendo il culo contro la mia mano. Mi spostai dietro di lei. Infilai il cazzo fra le sue gambe, facendole sentire che si stava indurendo. Appoggiai la cappella all’ingresso della sua figa.
“Sei bagnata.” le dissi sentendola molto umida.
“Sì.” mi rispose lei mentre con la mano spingevo il cazzo verso l’alto per penetrarla.
“Come mai?”
“Mi stavo masturbando.”
“E a cosa pensavi?”
“A… a niente.”
“Pensavi a ieri sera? Pensavi all’uomo di quella barca? Ti ha eccitato la sua proposta?”
“In un certo senso… sì.”
“Mi hai detto che non ti piaceva.”
“Lo so, ed era vero. Ma è anche per quello…”
“In che senso? Non ti capisco.”
Lei si puntellò con le mani contro la ringhiera e arretrò con le gambe che teneva spalancate. In quella posizione la schiena era praticamente parallela al pavimento e il culo in bella vista.
“Basta parlare. Scopami. Scopami… come se non fossi la tua ragazza…”
“E chi saresti?” chiesi aumentando le spinte dentro di lei.
“Scopami come se fossi una troia… una troia che hai pagato…”
Quella frase mi fece intuire qualcosa e mi fece venire quasi una voglia di punirla per i pensieri che aveva fatto. Scivolai fuori di lei e poi, sfruttando la lubrificazione data dai suoi succhi, spostai il cazzo un po’ più in alto, entrando in lei dall’ingresso posteriore. Emise un urlo di piacere, che risuonò nel silenzio dell’alba.
***
“Dunque è stato quello? È perché ha proposto di pagarti?”
“Sì.” ammise lei abbassando gli occhi per la vergogna. “Non te l’ho mai confessato, ma è una delle mie fantasie erotiche principali. Essere pagata come una puttana.”
“Perchè?”
“Non lo so perché, maledizione! Tu conosci il perché di tutte le tue fantasie?” rispose alterandosi, “Mi capita così, al solo pensiero mi eccito.”
“E quindi andresti con uno come lui? Solo perché ti vuole pagare?”
“Sì. Lui come uomo mi disgusta e proprio per questo l’idea mi fa impazzire. Sono sbagliata, lo so. Mi faccio schifo da sola.”
Restammo in silenzio per un po’, seduti al tavolino del ristorante in cui stavamo pranzando dopo la mattinata in spiaggia. Le scese una lacrima.
“Come ti senti?”
“Male. Ma un po’ meglio ora che mi sono confessata con te.”
“E quindi cosa vuoi fare?” le chiesi.
“Come cosa voglio fare? Niente, cosa vuoi che faccia? Adesso conosci una parte di me che ti avevo tenuta nascosta e spero che tu mi ami come prima.”
“Certo che ti amo come prima.”
***
Non andammo in spiaggia quel pomeriggio, ma lo passammo in stanza a scopare.
“Sei diverso oggi.” mi disse lei in un momento di pausa.
“In che senso?” risposi ma capendo dove voleva arrivare.
“Mi scopi in modo diverso. Sembri più… rabbioso. Ce l’hai con me per quello che ti ho detto?”
“No… no.”
“E allora cos’hai?” mi chiese premurosa mentre scivolava su di me appoggiando la testa al mio petto.
“Forse, non so… forse ce l’ho con me stesso.”
“E perché?”
“Per i pensieri che faccio.”
“E che pensieri fai?”
“Ti penso con lui…”
Lei alzò il viso e mi guardò un attimo negli occhi. Con la mano afferrò il mio cazzo che era moscio ma che subitò si ridestò.
“E perché ti arrabbi con te stesso se mi pensi insieme a lui? Perché non ti arrabbi con me?”
“Perché… perché quei pensieri mi eccitano e non dovrebbero.”
“No?”
“No. Non dovrei eccitarmi perché penso alla mia ragazza che fa la puttana.”
“E io non dovrei fantasticare di fare la puttana, ma è così. Non possiamo scegliere cosa ci eccita e cosa no.”
“E quindi cosa vuol dire?”
“Non vuol dire niente. Non ci pensare.” si spostò sopra di me col corpo puntandosi il cazzo fra le gambe. “E scopami. Scopa la tua ragazza puttana. Fammi sentire la tua puttana.”
Avevo già sborrato diverse volte quel pomeriggio ma il mio cazzo era più duro che mai.
***
“Wow, sei bellissima. Sei incredibile.” le dissi vedendola uscire dal bagno con indosso un paio di sandali aperti col tacco a spillo altissimo e con un vestitino cortissimo e scollato.
“Ti piace?” mi chiese facendo una piroetta e mostrandosi. La gonnellina si sollevò appena mettendo in evidenza il perizoma. “Non l’ho mai messo prima, è un po’ troppo audace come vestito, ma qui in vacanza ho pensato che potevo… Credi sia esagerato?”
“Eh? No… no…” dissi inebetito da tanta bellezza e sensualità mentre il cazzo mi si induriva.
“Non sembro una… puttana vestita così?”
Mi avvicinai a lei e le feci sentire la mia erezione contro il culo abbracciandola da dietro e baciandola sul collo.
“Beh, abbiamo deciso che non c’è niente di male se un po’ lo sei, no?”
“Ti amo.”
“Anch’io.”
Dopo cena tornammo nel locale della sera precedente. Non ci dicemmo il motivo, ognuno dei due lo diede per scontato. Bevemmo un po’ e poi ballammo. Lei era provocante ed erotica come non mai.
In un momento in cui la lasciai sola sulla pista, restando ai lati per ammirarla mentre si muoveva in maniera sensuale, vidi che tra gli altri uomini che come me la stavano guardando c’era l’uomo della sera precedente.
***
“Sei sicura?” le chiesi mentre camminavamo a braccetto lungo un pontile del porto turistico.
“Smettila di chiedermelo.” mi rispose sibilante.
“Scusami.”
Si fermò, si staccò dal mio braccio e si pose di fronte a me, con le mani sui fianchi. Mi guardò negli occhi, poi si guardò un attimo attorno e, appurato che non ci fosse nessuno in vista, fece due gesti rapidi. Con una mano mi palpò il pacco, trovando sotto i pantaloni un cazzo duro. Con l’altra mi afferrò un polso e lo tirò a sè portando le mie dita a contatto con il perizoma. Lo percepii umidissimo. Continuò a tirare verso di lei per far sì che le mia dita la penetrassero. Era morbida, aperta e bagnata come poche altre volte.
“Direi che abbiamo entrambi la risposta su cosa desideriamo, no?”
Io annuii.
Arrivammo sotto allo yacht di quell’uomo. Pochi istanti e lui comparve sulla poppa della sua barca con un sorriso soddisfatto in volto.
La mia ragazza mi mise le braccia intorno al collo spingendo la mia nuca verso di lei perché la baciassi. Io le misi le mani sul culo. Fu un bacio passionale, dolce, intimo. Labbra morbide e lingue intrecciate. Durò a lungo. L’uomo ci guardava dall’alto.
Lei si staccò appena, ansimante. Fronte contro fronte, occhi a pochi centimetri gli uni dagli altri e i nostri respiri che si mescolavano.
“Dimmi che sono una puttana.”
“Sei una puttana.”
“Sto per salire su quella barca. Quell’uomo mi pagherà perchè sia sua tutta la notte. Credo sia un vero porco e mi eccita vendermi a lui.”
“Ti amo.”
“Anch’io.”
La guardai mentre sculettava lungo la passerella per salire sulla barca.
L’uomo le consegnò una busta. Lei diede una veloce occhiata dentro e se la mise in borsetta. Lui le appoggiò una mano sul culo e la sospinse verso l’interno.
***
Mi svegliai che il sole era già alto. Avevo passato la notte insonne a masturbarmi pensando a lei e solo verso mattina mi ero addormentato. Uscii in balcone e guardai verso il porto. Ebbi un tuffo al cuore quando mi accorsi che lo yacht non c’era più, era salpato.
E la mia ragazza? Che fine aveva fatto? Possibile che fosse rimasta con lui?
Corsi a prendere il telefono per vedere se c’erano messaggi, ma a parte quelli che mi aveva mandato di notte per assicurarmi che fosse tutto a posto non ce n’erano altri.
Proprio in quel momento sentii bussare alla porta della stanza. Andai ad aprire, senza rendermi conto che ero completamente nudo.
Era lei. Con i capelli arruffati, il trucco sfatto, la faccia stanca. Era a piedi nudi e con le scarpe in mano e ovviamente ancora in quel vestitino che visto al mattino con la luce faceva ancora più impressione per quanto fosse sexy.
Mi sorrise e mi saltò al collo, baciandomi.
“Ti è piaciuto?” le domandai mentre eravamo sotto la doccia e lei si lasciava pulire da me, troppo stanca per farlo da sola.
“Sì.”
“Cosa in particolare?”
“Uhm… tutto. Dall’inizio con il bacio con te, prima di salire da lui che mi ha dato subito i soldi, fino alla fine stamattina, quando sono venuta dal porto a qui vestita come una puttana che era stata scopata tutta la notte.”
“Davvero ti ha scopata tutta la notte?”
“Sì. Non era solo.”
“Come non era solo?”
“Ehm… mi ha… passato anche ad alcuni uomini dell’equipaggio. Mi ha dato dei soldi in più per questo.”
“E a te andava bene?”
“Sì. Anche perché erano decisamente meglio di lui… più giovani.”
“Ah. E c’è stato qualcosa che ti sei rifiutata di fare, invece?”
“Sì. Mi ha chiesto se restavo con lui. Oggi partiva.”
Rimasi colpito da questa proposta inaspettata. Forse non mi ero reso conto che il gioco in cui ci eravamo imbarcati era così rischioso. Qualcosa era cambiato in lei e fra noi, lo sentivo. Non si tornava indietro da una esperienza simile.
“Ma io volevo tornare da te.” mi disse amorevole.

ciao, questo racconto è meraviglioso!
peccato che tu non abbia accennato a niente di quanto accaduto sulla barca…avrei voluto sapere dalla voce di lei cosa era successo
Grazie. Mi piace sempre lasciare qualcosa di non detto nei racconti, per lasciarli completare alla fantasia del lettore.