I – lui
“camera 304” mi comunicò la direttrice dell’hotel. stranamente la richiesta del servizio in camera era passata attraverso di lei ed ero stato convocato io, di solito non addetto a questi compiti.
spinsi il carrello lungo il corridoio dell’albergo. il tappeto attutiva il rumore delle rotelline. bussai, prima piano poi in modo più deciso, annunciando il servizio colazione.
“avanti” mi rispose una voce di donna.
II – lui
la stanza era ancora immersa nella penombra. venendo da fuori i miei occhi non si abituarono subito al buio.
“puoi aprire la finestra, grazie.” la voce proveniva dal letto, nel quale faticai a scorgere la figura di colei che aveva pronunciato le parole.
tirai la tenda ed aprii le persiane. la luce e l’aria fresca inondarono la stanza. mi voltai per tornare al carrello con la colazione, ma trasalii nel vedere la donna, finalmente in piena luce.
“mi scusi, non pensavo… torno fra poco se vuole…” abbozzai qualche frase sconnessa.
III – lui
la donna, di aspetto molto piacente e presumibilmente intorno ai quaranta, si era tirata su sedendosi nel letto e appoggiando la schiena ai cuscini. sul volto portava una di quelle mascherine che di solito si usano in aereo per dormire senza che dia fastidio la luce. indossava una vestaglia che però era totalmente aperta davanti, lasciando in bella mostra il corpo nudo. un corpo atletico, ben proporzionato, dalla pelle vellutata e senza segni di abbronzatura nè di peluria.
era così, ferma immobile e cieca a causa della maschera. non accennava minimamente a coprirsi, anzi sembrava ostentare la sua nudità.
“vieni qui vicino. voglio toccarti. non voglio vedere chi sei, ma voglio sentire come sei fatto. voglio verificare se sei come ti ho richiesto.”
esitai un attimo. ma solo un attimo.
andai a fianco del letto e lei allungò le mani cominciando a toccarmi i fianchi, il petto, poi le cosce e infine il volto. mi accarezzava o mi palpava a seconda dei casi, mostrando apprezzamento per il mio fisico in ottima forma.
“anche di viso mi sembri bello a toccarti.” disse mentre cominciava ad armeggiare con la cintura dei pantaloni.
“e qui c’è il meglio…” disse eccitata tastandomi il pene, già turgido, da sopra i boxer.
IV – lui
prima di uscire dalla stanza diedi un ultimo sguardo verso il letto. tra le lenzuola stropicciate giaceva a pancia in giù. le chiappe, bellissime, e la schiena erano coperte da schizzi di sperma.
mi aveva tenuto a lungo sul filo dell’orgasmo, con una fellatio prolungata e uno sfregamento sulle tette. poi si era fatta prendere con forza. all’ultimo momento l’avevo girata e dopo qualche colpo nelle viscere mi era sfilato per imbiancarla.
V – lui
alla sera, dalla cucina, la vidi cenare insieme al marito, vestito da uomo d’affari. notai che si guardava attorno circospetta. probabilmente mi cercava. cercava di intuire chi fosse il dipendente dell’albergo che aveva soddisfatto le sue voglie. tra lei e il marito si vedeva che non c’erano più scintille. lei si sentiva sicuramente trascurata.
nonostante non fossero in un tavolo nella mia zona, verso la fine della cena mi avvicinai e, con cortesia, chiese se erano rimasti soddisfatti della cena. annuirono poco convinti.
“e lei, signora?”
alzò gli occhi e mi squadrò. aveva riconosciuto la voce. mi sorrise.
“sì, moltissimo, grazie.”
VI – lui
il giorno dopo venni convocato nell’ufficio della direttrice. per un attimo ebbi timore di aver fatto qualcosa di sbagliato. mi tenne qualche istante sulle spine, restando a consultare delle carte prima di rivolgermi la parola.
“la signora ***, ha detto di essere rimasta molto contenta del servizio del nostro hotel, in particolare di quello in camera.” fece una pausa, io mi rilassai. colsi la malizia nel suo sguardo. “sei stato contento che ho scelto te per quel compito?”
“sì, molto. grazie.” risposi prontamente.
“bene. perchè allora non mi dimostri un po’ la tua gratitudine?” disse facendo un cenno verso il sotto del tavolo, dove intanto aveva scavallato e allargato le gambe. mi inginocchiai e passai la mezz’ora successiva leccandola fra le gambe.
