L’uomo che guarda

Una coppia scopre il piacere dell’essere guardati e desiderati.

Era il nostro anniversario e per festeggiarlo ci eravamo concessi una cenetta in un ristorante un po’ al di sopra delle nostre normali capacità di spesa. Era stato tutto molto bello: l’ambiente, le pietanze, l’atmosfera. Dall’esterno dovevamo sembrare proprio una coppia innamorata quali eravamo perché un signore seduto da solo ad un tavolo a fianco al nostro ad un certo punto ci rivolse la parola per farci dei complimenti:

“Buonasera, scusate l’intrusione, ma volevo dirvi che siete proprio una bella coppia, è un piacere guardarvi.”

Noi ringraziammo un po’ imbarazzati. Non sapevamo come rispondere ad un complimento del genere fatto da uno sconosciuto in quella situazione. L’uomo ci fece qualche altra domanda, chiacchierammo un po’ parlando della nostra storia come coppia e poi tornammo ciascuno alla sua cena quando il cameriere arrivò con la portata successiva.

Quel signore se ne andò prima di noi, salutandoci calorosamente. Aveva continuato a lanciarci occhiate per il tutto il tempo, senza però risultare molesto. Quando ci alzammo per andare a pagare alla cassa trovammo una sorpresa.

“In che senso la cena è già pagata?” domandai io al titolare del ristorante non capendo cosa mi aveva appena detto.

“Sì, quel signore che vi era seduto a fianco ha insistito per pagare anche la vostra cena.”

“Ma… perché?”

“Mi ha detto che la vostra compagnia ha reso la sua cena più piacevole e voleva in questo modo ripagarvi. Mi ha pregato di non venirvelo a chiedere, ha insistito molto. Alla fine ho accettato, in fondo vi stava facendo un piacere.”

“Ok. Sì. Non capisco ma se è così…”

Uscimmo dal ristorante un po’ interdetti per quello strano gesto. In fondo non avevamo fatto nulla per lui, solo scambiato due parole. Evidentemente doveva essere una persona un po’ bizzarra e anche senza nessun problema di soldi, viste le cifre che si spendevano in quel ristorante.

Facemmo una passeggiatina sul lungo lago, in quella calda serata estiva. Ci fermammo sotto un lampione. La mia ragazza si appoggiò al muretto ed io la baciai teneramente. Poco dopo lei interruppe improvvisamente il bacio e si irrigidì.

“È qui.” mi disse trafelata nell’orecchio.

“Cosa?”

“Quel signore. È qui.”

Mi girai e lo vidi a pochi metri di distanza da noi, appoggiato al muretto che fumava un sigaro. Vide che ci girammo verso di lui e ci fece un cenno di saluto. A quel punto non potevamo ignorarlo e allora mi avvicinai a lui.

“Buonasera. Non doveva offrirci la cena al ristorante, davvero, non era necessario.”

“Se vi ho offeso vi scuso, ma sentivo di doverlo fare per ripagarvi.”

“Ma non abbiamo fatto niente, non doveva ripagarci di nulla. Davvero, è stato gentile ma non serviva. Anzi, visto che l’abbiamo reincontrata vorrei restituirle la spesa.”

“No, no, guardi. Avete fatto molto per me.”

“Ma cosa abbiamo fatto, non capisco.”

“Mi avete allietato la vista. Siete una coppia bellissima. La sua ragazza è una delle ragazze più belle che io abbia mai visto e anche lei è un gran bel ragazzo.”

“Non esageri…” intervenne la mia ragazza.

“No, davvero, lei è veramente uno splendore. Rispetta tutti i miei personali canoni di bellezza ed è nello stesso tempo elegante e di classe.”

“Va bene, grazie.” continuai io. “Ma davvero è sufficiente la nostra bellezza per meritarci una cena pagata?”

“Per una persona come me sì.” disse l’uomo, “Sono uno che ama guardare.”

“Ok.” risposti un po’ stupito, “Ci lasci almeno offrirle qualcosa da bere, per ringraziarla.”

“Non bevo, grazie.” poi fece una piccola pausa. “Ma un modo per sdebitarvi forse potrebbe esserci.”

“Mi dica.” lo incalzai io.

Lui si avvicinò ulteriormente a noi, con aria complice. Indicò un grosso edificio in stile liberty che si affacciava sul lago, era un hotel di lusso.

“Vedete quell’hotel? Io alloggio nella suite, là in cima.” ci voltammo e guardammo entrambi in quella direzione, non capendo dove volesse arrivare col suo discorso. “Ecco, mi farebbe molto piacere se voi due voleste questa sera seguirmi nella mia camera e lasciarvi guardare, solo guardare non chiedo altro. Ovviamente vi ricompenserei ulteriormente con un cifra ben superiore al costo della cena di stasera.”

“Guardare?” mormorai io spiazzato da ciò che aveva detto. Mi voltai verso la mia ragazza, che fece lo stesso verso di me, per vedere se lei aveva capito e che reazione aveva.

“Non c’è bisogno che mi rispondiate ora. Anzi, ora vi lascio. Pensateci. Vi aspetto in camera. La 601. Tranquilli che so essere molto discreto. Non vi accorgerete neanche della mia presenza, a meno che non vogliate. Sarebbe per me un onore poter assistere al vostro amore. Rifletteteci bene. Non vi capiterà tanto facilmente una occasione del genere, per provare qualcosa di nuovo.”

Ci salutò e se ne andò e noi quasi non rispondemmo al saluto, sconvolti dalla sua proposta. Rimanemmo un po’ in silenzio anche fra noi, mentre lo guardavamo allontanarsi.

“Cioè questo vorrebbe guardarci mentre scopiamo?” ruppe il silenzio la mia ragazza, apparentemente divertita.

“Così pare. È un tipo decisamente strano.”

“E vorrebbe pagarci per questo, anche.” notai come lei continuò ad usare il condizionale, non il passato nel parlare di questa ipotesi.

“Eh, sì. E neanche poco da quel che ha detto.” abbozzai io che sinceramente non sapevo cosa pensare della sua proposta. Mi sembrava pazzesca, da scartare all’istante senza neanche pensarci, ma non potevo negare che l’idea era di per sè eccitante.

Riprendemmo la nostra passeggiata e dopo poco ci fermammo di nuovo, stavolta in una zona d’ombra.

“Baciami.” mi disse lei prendendomi la testa fra le mani. Le nostre lingue giocarono fra loro. Mi strinse a sè ed io ne approfittai per palparla in tutto il corpo. Sembrava molto eccitata.

Ad un certo punto mi prese una mano e se la portò fra le gambe premendosela contro la figa. Percepii dell’umido sulle mutandine.

“Oddio…” mormorò.

“Che hai?” chiesi ingenuamente.

“Sono troppo eccitata. Sto già venendo.” ansimò.

“Davvero? Come mai?”

Non mi rispose subito. Ebbe un orgasmo. Il suo corpo tremò contro di me. Perse il controllo. Dovetti sostenerla. Quando si riprese un minimo mi rispose:

“Mi ha eccitato troppo quell’uomo. Quella richiesta che ci ha fatto. Quel modo in cui mi ha guardata per tutta la sera.”

“Davvero?”

“Sì. Non so perché. Non so che mi ha preso, ma fin dal ristorante… Forse sono stata io la causa della cena pagata.”

“Che vorresti dire?”

“Voglio dire che durante la cena mi sono spesso mostrata a lui…”

“Mostrata?”

“Sì… ho allargato le gambe… ho alzato un po’ la gonna… lui era nella visuale perfetta… non so se ha visto che avevo queste mutandine trasparenti ma di sicuro mi guardava in mezzo alle gambe… e mi faceva bagnare.”

“Ah…” non sapevo bene cosa dire. Sapevo solo che sentire queste parole dalla mia ragazza mi stava eccitando.

“E poco fa… come ha continuato a guardarmi…” continuò, “Mi sentivo nuda. I suoi occhi mi leggevano dentro.”

“E… e quindi? Cosa vorresti fare?” azzardai a fare questa domanda di cui ancora non sapevo cosa augurarmi come risposta.

Lei mi guardò negli occhi. Mi afferrò nuovamente il polso per tirare la mia mano verso di sè, fra le sue gambe. Io con le dita spostai le mutandine e gliele infilai dentro.

“Chiedimelo di nuovo.” ansimò mentre le nostre due fronti si toccavano.

“Co… cosa vorresti fare?” balbettai.

“Fammi una domanda più precisa…”

“Vo… vorresti andare in camera da lui?”

“A fare cosa?” mi incalzò mentre le mie dita sguazzavano nella sua fichetta sbrodolante.

“A… a farci guardare…” chiuse gli occhi e buttò la testa all’indietro gemendo, “A farci guardare mentre scopiamo…”

“Oh, cazzo, sì… sì… sto venendo.”

Quei che aveva pronunciato erano soltanto per l’orgasmo o erano una risposta alle mie domande? Ed io cosa speravo che fossero? Avrei scoperto la verità appena lei si fosse ripresa dalla sbornia del godimento. A mente più lucida probabilmente mi avrebbe risposto in modo negativo e la serata si sarebbe conclusa così, con una bella fantasia che forse avremmo continuato ad usare per stuzzicarci fra noi.

E invece dieci minuti dopo stavamo bussando alla porta della 601.

L’uomo ci accolse. Non sembrò stupito di vederci. Era ancora vestito di tutto punto in giacca e cravatta.

“Ben arrivati. Prego.” ci fece accomodare in una grande stanza lussuosa e in penombra, “Mettetevi a vostro agio. Fate come se non ci fossi.”

Lui si andò a sedere su una poltroncina nella zona più buia della camera. Aveva evidentemente predisposto tutto. Per noi c’era il grande letto rotondo al centro. Ci sedemmo sopra e, un po’ timidamente, iniziammo a toccarci, a baciarci, ad accarezzarci e a spogliarci. Io ero nervoso. Anche la mia ragazza mi sembrava nervosa. Il mio cazzo ancora non stava prendendo vigore. Non ero a mio agio. Cercai di non pensarci.

Per prendere tempo mi concentrai su di lei, la denudai completamente e poi mi tuffai fra le sue gambe per leccarla. Di solito lei impazziva, le piaceva molto, e invece la sentii piuttosto fredda, non ricettiva. Questo non contribuì certo a farmi indurire il cazzo.

“No. Fermo.” disse improvvisamente ad un certo punto.

“Che c’è? Non ti piace? Vuoi che ce ne andiamo?” le chiesi premuroso.

“Così non va bene. Non funziona. Voglio sentirmi osservata. Venga qui sul letto, voglio vedere che c’è, voglio sentire la sua presenza, non voglio che resti nell’ombra.” si era rivolta all’uomo, al nostro voyeur.

“Lei, signorina, è ancora meglio di quanto potessi sperare.” commentò lui uscendo dal buio e avvicinandosi a noi per sedersi sul letto.

“Dai, tu leccami.” mi intimò ed io ripresi il cunnilingus. Sentii che cominciava ad eccitarsi e così anche il mio cazzo diede segni di risveglio.

“Ora basta, vieni su e scopami.” disse dopo un po’. Io sollevai lo sguardo e la vidi che si guardava negli occhi con l’uomo. I loro visi erano a pochi centimetri di distanza. Lei aveva allungato una mano e lo tastava da sopra i pantaloni. Quella visione mi fece inturgidire definitivamente.

Inizia a scoparla mentre lei sembrava ignorarmi. Non mi guardava in faccia, guardava lui. Tra le gambe era un lago, raramente l’avevo sentita così eccitata.

“Tirati fuori il cazzo. Fammi vedere come ti seghi per me.” si rivolse a lui passando a dargli del tu. L’uomo le accarezzò la testa e poi si denudò. Quando il suo cazzo duro si palesò lei lo afferrò con una mano. “Mmh, quanto sei duro…”

Andammo avanti così per un po’, in varie posizioni. Io la scopavo e lei guardava l’uomo, lo toccava e si faceva toccare. Lui ci elogiava e ci faceva molti complimenti. A lei ma anche a me. Si piegò verso di lei avvicinando i due volti.

“Posso baciarti?” chiese timidamente lui. Lei sembrò pensarci su poi scosse la testa.

“Scusami.” disse lui dandole un bacio in fronte. Io non so come avrei reagito se l’avesse baciato in bocca, ma non ci pensai su molto, distratto dal proseguio della scopata.

Cambiammo posizione ed io mi distesi sulla schiena mentre lei mi cavalcava dandomi le spalle. L’uomo si era posizionato tra i miei piedi larghi per avere una visione perfetta del mio cazzo che entrava in lei. Ad un certo punto capii che si era chinato e si era messo a leccarle il clitoride mentre lei faceva su e giù. Percepii la lingua di lui alla base del mio cazzo. Quando lei si sollevava lui leccava me. Prese anche le mie palle fra le mani. Poco dopo sborrai riversando in lei tutto ciò che avevo accumulato in quella serata eccitante. Lei crollò con la schiena sul mio petto. Voltò la testa e mi baciò mentre lui continuava a farla godere non avendo smesso di leccarla nonostante fosse tutta sporca del mio sperma. La ripulì per bene e poi si dedicò al mio cazzo, prendendolo in bocca.

“Me lo sta succhiando.” commentai io con lei a bassa voce.

“E ti piace?” ridacchiò lei

“Mh, sì.”

Lei rotolò giù dal mio corpo e si inginocchiò chinandosi verso il mio cazzo. Se lo contesero fra le loro due bocche. L’uomo e la mia ragazza mi stavano facendo un pompino. Le loro lingue si sfiorarono ma notai come lei stesse attenta a non concedergli quel tipo di contatto.

Mi fecero venire un’altra volta a brevissima distanza dalla prima. Poi, mentre io giacevo inerme sul letto, li osservai mentre lei si faceva leccare il culo da lui e si faceva infilare le dita dentro ai suoi buchi. Infine lui le sborrò sul seno segandosi mentre si fissavano negli occhi.

Prima che ce ne andassimo ci consegnò, in maniera elegante e discreta, una busta contenente dei soldi. Io stavo per rifiutarla, la vicenda era stata talmente bella ed eccitante anche per noi che non vedevo perché avessimo bisogno di essere ricompensati, ma la mia ragazza invece l’accetto molto volentieri. Mi spiegò, dopo, che anche il fatto di essere pagata aveva contribuito alla sua eccitazione.

“Pensi che vorrai mai rivederlo?” le chiesi mentre in auto tornavamo verso casa.

“Non lo so.” mi rispose dopo averci riflettuto un po’. “Non so se vorrò rivederlo…”

“Però?” la stimolai io capendo che non aveva finito il discorso.

“Però di una cosa sono sicura: voglio farmi guardare ancora, voglio esibirmi, voglio che qualcuno spii sotto la mia gonna e scopra cosa porto o cosa non porto, voglio che ci filmiamo mentre facciamo sesso e poi pubblichiamo il video da qualche parte, voglio sentirmi guardata e desiderata…”

Mi girai e la guardai con la coda dell’occhio. E feci un sorrisetto mentre il mio cazzo premeva contro i pantaloni.

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