A distanza

La lontananza rende più facile l’adulterio, soprattutto se uno sa che sta avvenendo.

Ero ad un convegno per lavoro, lontano casa. Era sera, io e vari colleghi del mio settore avevamo cenato nel grande hotel che lo ospitava. Si chiacchierava, di lavoro e non, e si faceva conoscenza. Ci eravamo spostati nella saletta con il bar quando venni interrotto da una telefonata.

Era mia moglie. Risposi. Subito mi inondò di un fiume di parole. Non capii subito perché mi avesse chiamato, non capii dove volesse arrivare. A dirla tutta mi sembrava anche un po’ brilla.

“Ma dove sei? Sento casino.” le chiesi.

“Sì, sono uscita con le amiche, sono in un locale. È appunto per questo che ti chiamo.”

“Cioè?”

“Beh, insomma, è un po’ complicato da spiegare… Hai presente quei discorsi che ogni tanto abbiamo fatto.”

“Quali discorsi?”

“Quei discorsi… a letto… quelle cose che mi hai detto…”

“Quelle cose su…” cominciai a intuire ma mi sembrava strano che tirasse fuori quell’argomento in quel momento.

“Sì, dai, quando mi dicevi che ti eccitava l’idea che io andassi con altri…”

Non so chi la stesse sentendo mentre parlava al telefono con me, ma di sicuro stava parlando ad alta voce, per farsi sentire. Mi domandai se fosse in mezzo alla gente, se fosse in mezzo alle sue amiche e se stessero sentendo quelle cose, quegli argomenti privati.

“Ok, ho capito. Ma cosa c’entrano adesso?”

“Volevo chiederti, anche se te l’ho già chiesto e me lo hai detto, ma volevo essere sicura: tu stavi parlando sul serio quando dicevi quelle cose?”

“Io…” ero rimasto un po’ spiazzato, non sapevo bene cosa dirle. “Io… ma perché me lo chiedi?”

Mi allontanai uscendo dalla saletta in cui ero, per avere privacy nel continuare quella telefonata. Cominciavo ad avere un sospetto. Un sospetto tremendo e nello stesso tempo eccitante. Il mio cazzo, che spesso dimostrava di capire le cose prima di me, stava già dando segni di risveglio.

“Dai, intanto rispondimi, poi ti spiego.” mi disse mia moglie al telefono.

“Mh, sì, te l’ho detto. Sono cose che penso veramente. Sono cose che mi eccitano.”

“Bene.” disse lei e poi sembrò non voler aggiungere altro.

“Bene? E basta? Non mi devi dire nient’altro?” la incalzai.

“Senti, non è facile da dire. Ma quindi, cioè, se io avessi una occasione di andare con qualcuno… tu che diresti?”

“Perché mi chiami così e mi fai questi discorsi? Cosa sta succedendo? Cosa mi devi dire?”

Io ero un po’ agitato. Lei sembrò indecisa. Rimase in silenzio.

“No, niente, volevo solo chiederti questo e… basta.”

“Amore, non credo che tu mi abbia chiamato solo per questo.” dissi un po’ irritato.

“Dai, ne riparleremo… cioè… ti racconterò poi.”

Quel racconterò mi diede la conferma che stava per succedere qualcosa. Insistetti.

“No. Adesso mi dici cosa succede e cosa succederà. Mi dici tutto.”

“È difficile da dire, così al telefono. È meglio se ne parliamo di persona.”

“No, io voglio sapere. Perché mi hai chiamato allora?”

“Hai ragione, potevo non chiamarti. Forse sarebbe stato più facile. Ma volevo essere tranquilla, volevo essere sicura che lo volevi anche tu. Dovevo essere serena, sapere che potevo farlo.”

“Ok, amore… Ma fare che cosa?”

Restò ancora in silenzio. Me la immaginavo mentre si mordeva le labbra incerta su come dirmelo, probabilmente si stava anche attorcigliando i capelli, come faceva sempre quando era agitata. Poi parlò. Rapidamente, come per abbreviare il più possibile il tempo della confessione.

“Allora, con le mie amiche abbiamo conosciuto questi ragazzi, ci abbiamo un po’ scherzato, li abbiamo un po’ provocati e ci siamo lasciate un po’ corteggiare. Ce n’è uno che mi piace. Ci sta provando con me in maniera esplicita. Mi è venuta voglia. Ho voglia di provare. Di fare una pazzia.”

Era come avevo immaginato ed il mio cazzo manifestava tutta la sua gioia cercando di tendere il più possibile il davanti dei miei pantaloni. Per fortuna mi ero appartato.

“Hai detto ragazzi? Che età hanno?” le chiesi.

“Ha 26 anni. Lo so, sono giovani per noi, ma essere l’oggetto di attenzione di ragazzi più giovani ci ha divertito. E lui mi attira proprio per questo.”

“È bello?”

“Sì, è bello, è fisicato… mmm, come mi attira…”

“Cosa vuoi fare con lui? Che piani ti sei fatta?”

“Io pensavo… di portarmelo a casa…” disse quest’ultima frase con un po’ di timore.

“A casa? A casa nostra? Vuoi scopartelo nel nostro letto?”

“Uhm… sì, ti dispiace?”

Ci riflettei su. Non me la ero immaginata così la situazione di mia moglie con un altro. Io pensavo ad una cosa a tre in cui io magari rimanevo a contemplare la scena. Me la immaginavo con uno della nostra età, anzi magari anche più vecchio. Me la immaginavo in un motel o comunque in un posto che non fosse casa nostra.

Potevo fermarla, potevo dirle di no. Visto che mi aveva chiamato e non aveva fatto le cose di nascosto probabilmente mi avrebbe anche dato retta. Ma lo volevo? No, il mio cazzo si stava risucchiando tutto il sangue disponibile e rendeva il mio cervello incapace di ragionare valutando tutte le implicazioni e i rischi. Ero troppo eccitato. Era stato il sentirla così su di giri e così impaziente di provare quella esperienza. L’eccitazione di lei mi inebriava.

Quindi le diedi il mio appoggio. Col patto che avrei poi voluto sapere tutto, nei minimi dettagli. Mi ringrazio, mi mandò una serie di baci e dimostrò tutta la sua gioia. Io, sconvolto, tornai dai miei colleghi cercando di placare la mia eccitazione e la mia agitazione.

Tornai a sedermi dove ero prima. Vicino a Marta, quella donna con cui stavo parlando prima di ricevere la telefonata. Era una bella donna, con lunghi capelli rossi e ricci. Appena mi sedetti a fianco a lei mi sorrise in una maniera che mi fece capire delle cose. Ripensai ai discorsi che stavamo facendo prima dell’interruzione. Pensai al sorriso con cui mi aveva riaccolto. Mi resi conto che stavamo già flirtando. Era stata una cosa sottile ma in realtà abbastanza evidente. Una cosa naturale, non pianificata. E se non avessi ricevuto quella telefonata forse sarebbe anche rimasta una cosa superficiale, fatta solo per galanteria e per orgoglio personale. Ma in quel momento ero eccitato. In quel momento mia moglie stava andando verso casa a braccetto di un giovane sconosciuto. Mia moglie mi avrebbe tradito, con il mio consenso, certo, ma avrebbe scopato con un altro. Mi sentivo quasi in diritto di godermi anche io quella serata di adulterio.

C’erano una piccola differenza tra le due situazioni. Io sapevo di mia moglie ed approvavo. Lei non sapeva e non avrebbe approvato. Ma non poteva funzionare allo stesso modo. Non potevo chiamarla e chiederle il permesso. Non me lo avrebbe mai dato. Non funzionava così. Io ero eccitato dal vederla o saperla con altri, lei no. Quindi avrei dovuto fermarmi. Non avrei dovuto farlo. Ma quella sera ogni mia decisione sarebbe stata presa dall’istinto e non dalla ragione.

Fu piacevole proseguire la conversazione con Marta con quella nuova consapevolezza. Io ci stavo provando con lei e lei era palesemente lusingata e complice. Non fu difficile, forse da eccitato sono più efficace. Fatto sta che dopo non molti minuti salutammo il resto dei colleghi del convegno e ci dirigemmo verso gli ascensori. Che avessero capito cosa andavamo a fare non me ne fregava niente.

Il sesso fra me e Marta, due persone sposate via da casa per lavoro che si sono appena conosciute e probabilmente non si rivedranno mai più o per molto tempo, fu esattamente come me lo sarei immaginato. Caldo, con qualche incomprensione ma con poche inibizioni. Ci sentimmo non giudicati dall’altra persona e quindi ci lasciammo andare a cose che forse con i rispettivi partner un po’ ci vergognavamo di fare.

Poi, mentre eravamo stesi nudi e sudati sul letto dopo l’ennesimo amplesso, il mio telefono cominciò a suonare. Mi alzai per rispondere. Era mia moglie.

“Ciao, amore.” risposi per far capire subito a Marta con chi stavo parlando. Lei mi lanciò una occhiata maliziosa anche perché forse notò che il mio cazzo stava subito dando segni di risveglio.

“Ah, meno male, sei ancora sveglio.” disse lei ed in quel momento mi preoccupai di giustificare la cosa visto che in effetti era molto tardi.

“Sì, ehm, pensavo a te. Come è andata?” chiesi impaziente mentre il mio cazzo era tornato totalmente duro. Marta intanto si stava tirando su e sembrava volersi avvicinare. La guardai un po’ spaventato non conoscendo le sue intenzioni.

Mia moglie iniziò a raccontarmi, in maniera un po’ frenetica e confusa. Il ragazzo si era rivelato fisicamente un buon amante, ma non l’aveva saputa coinvolgere del tutto mentalmente. Mia moglie mi disse che aveva pensato costantemente a me e al fatto che mi stava tradendo e da quello aveva ricavato l’eccitazione mentale necessaria.

Io le dissi che avevo passato la serata segandomi pensando a lei. Era la bugia più vicina alla verità che potessi dire. Era vero che avevo sborrato più volte ma la causa non era stata la mia mano bensì il corpo di Marta. Era anche vero che avevo pensato a lei ogni tanto ma in molti frangenti la donna che era con me mi aveva rapito anche mentalmente oltre che fisicamente.

E mentre le dicevo quelle cose Marta si era messa a succhiarmi il cazzo, guardandomi in modo diabolico. Evidentemente la divertiva molto che fossi al telefono con mia moglie ed il mio cazzo fosse invece nella sua bocca. Nonostante quella sera fossi venuto più volte la combinazione tra il racconto di mia moglie, le immagini mentali di lei con un giovane che mi stavo creando in testa e il pompino della mia amante per una sera mi fecero sborrare dopo poco. Mia moglie lo capì e ne sembrò lusingata. Marta si divertì a mostrarmi la sua lingua piena di sborra mettendomi in imbarazzo.

“Sei venuto masturbandoti sul mio racconto?” mi chiese, quasi con orgoglio.

“Ehm… sì.” per fortuna il mentire poteva essere scambiato per imbarazzo nel confessarsi.

Salutai e diedi la buonanotte a mia moglie. Chiusa la telefonata mi ritrovai con Marta che era divertita e curiosa di capire meglio la situazione. Probabilmente aveva sentito qualcosa, altre cose le aveva intuite, ma volle che le spiegassi bene cosa era successo.

“Sei un vero porco!” commentò al termine della mia spiegazione. “Magari fosse così anche mio marito e mi lasciasse scopare con chi voglio…”

“Beh, mi sembra che non ti sei fatta troppi problemi a scopare con me.” dissi pentendomene subito per timore di averla offesa.

Marta si tirò su e avvicinò il suo viso per fissarmi da vicino. Aveva un’aria apparentemente arrabbiata, ma forse stava fingendo.

“Cosa vorresti dire? Mi stai dando della troia?”

Io esitai un attimo. Non sapevo cosa rispondere. Non ero sicuro che stesse giocando con me e che non fosse veramente offesa. Poi lei mi afferrò le palle con una mano e il cazzo con l’altra, stringendo un po’.

“Eh?” insistette e notai che le sue labbra si erano increspate leggermente in una specie di sorriso trattenuto, come se non volesse perdere l’aria seria ma non ce la stesse facendo.

“Sì, sei una troia.” risposi allora, rischiando un po’ ma avendo capito che era quello che voleva sentirsi dire.

Marta sorrise e iniziò a segarmi il cazzo cercando di risvegliarlo e un po’ ci riuscì.

“Ce la fai a scoparmi di nuovo o devi cercarmi anche io un 26enne?” mi domandò girandosi sul letto e offrendomi le terga.

Non so se fu il vederla così porca, non so se fu il suo spalancarsi le chiappe e la sua richiesta palese di un rapporto anale, non so se fu il riferimento al ragazzo che si era scopato mia moglie, non so se fu qualcos’altro, ma il mio cazzo si indurì e fece il suo dovere per l’ennesima volta quella sera.

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