La casa in collina
Un weekend di relax e di sesso che attira l’attenzione di qualcuno…
“Sai cosa mi piacerebbe farti?” mi sussurrò all’orecchio con voce roca. “Mi piacerebbe prendere un bel cazzo finto di gomma, di quelli grandi, ungerlo ben bene e poi infilartelo su per il tuo culetto di maschio eterosessuale. Vorrei guardarti in faccia mentre ti svergino il culo. Vedrei la tua espressione passare da paura, rifiuto e
Due amiche, una vacanza e un viaggiatore solitario, che non sempre ha la fortuna di incontrare due come loro, ma sa come rimediare.
I “Ciao, indovina dove sono?” “Non so, dove sei?” “Sono vicina a te. Sono a Venezia. Sono nella mia stanza d’albergo. L’ho presa per il weekend.” “Ehmmmm…” “Vuoi sapere come sono?” “Come sei? Dimmi.” “Sono nuda. Ho indosso soltanto le scarpe col tacco. Sono alla finestra. Sto guardando il Canal Grande. Qualcuno potrebbe vedermi. Con
arrivai a casa tardi. la casa era buia. vidi una luce accesa in camera, evidentemente mio marito mi aspettava lì. entrai e lo vidi sul letto, nudo, con il petto giù e il culo in aria. accanto a lui aveva disposto la mia cintura fallica e la bottiglia di lubrificante. con le mani si apriva
I – lei alla reception dell’hotel, quando diedi il nome che avevo concordato, mi diedero la chiave di una stanza. l’albergo era di lusso e affollato di gente che entrava e usciva. salii al piano e provai a bussare alla porta della stanza. non ebbi risposta. infilai allora la chiave magnetica nella fessura ed entrai.
I – lui alla cena della palestra dopo pochi bicchieri l’argomento principe di discussione diventa subito il sesso. tra di noi siamo sufficientemente estranei e nello stesso tempo sufficientemente in confidenza per parlarne liberamente. l’alcool aiuta a lasciare da parte le inibizioni e a parlarne a ruota libera. una delle istruttrici, che mi siede di
I – lei arrivate nel porto della città croata, luogo di partenza della crociera in barca a vela che ci eravamo regalate, attirammo molti sguardi. eravamo tutte tiratissime, in tacchi a spillo e trascinandoci dietro i nostri trolley, con abbigliamento certamente poco adatto ad una vacanza per mare. eravamo quattro amiche della milano bene che,
I – lui era l’estate fra la fine delle superiori e l’inizio del college. a breve sarei partito per una ricca università che mi accettava grazie soprattutto al sostanzioso contributo fornito dai miei genitori. la mia era infatti una famiglia molto ricca. i miei obiettivi riguardo al college erano rivolti più che altro verso lo
I – lei “quanti erano?” mi chiese mentre mi saliva sopra. facevo la governante a tempo pieno in una villa di una coppia di ricchi nobili. marito e moglie si tradivano a vicenda facendo finta di non sapere nulla di quello che faceva l’altro. io, che in cambio di sostanziose mance scopavo regolarmente con il