Scrittura privata (2a parte)
La stessa modalità, a parti invertite. Le avevo lasciato le istruzioni e l’avevo trovata diligentemente in posizione nel momento in cui ero entrato nella camera d’hotel, lo stesso hotel, che avevo prenotato.
La stessa modalità, a parti invertite. Le avevo lasciato le istruzioni e l’avevo trovata diligentemente in posizione nel momento in cui ero entrato nella camera d’hotel, lo stesso hotel, che avevo prenotato.
La mia ragazza indugiava giocherellando con il mio cazzo e non si decideva a metterselo in bocca. Sembrava che avesse qualcosa da dire e stesse cercando le parole per farlo. E infatti infine parlò:
Stavo guidando verso un importante appuntamento di lavoro. Ero stressata, non ce la facevo più. Odiavo il mio lavoro e tutto quello che mi costringeva a fare. Volevo mollare tutto. Ero esaurita. Mi sentivo persa e disperata mentre procedevo lungo l’autostrada.
Quell’appuntamento rimediato su Tinder non l’avevo rivelato neanche alla mia amica più stretta a cui raccontavo tutte le esperienze che avevo con ragazzi conosciuti tramite quell’app. Non sapevo bene perché non glielo avevo detto, forse perché non sembrava essere un appuntamento come gli altri perché lui non si era presentato come gli altri.
Nella casa in cui abitavo come studente universitario eravamo rimasti io, Rebecca e Martina. Gli altri nostri coinquilini avevano già finito gli esami per quella sessione ed erano tornati dalle proprie famiglie.
Ero in anticipo ma vidi da lontano che anche la mia ragazza era arrivata prima nel luogo del nostro appuntamento. Lei non mi aveva ancora visto arrivare. Stava guardando il telefono. Poi fece un gesto strano. Mi bloccai per osservarla.
Dopo “Una storia salata” ecco le nuove avventure estive di Francesca sulla sua isola
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