
La giungla della terra dei Vyaghrah si estendeva dal mare fino alla catena montuosa dei Monti Vibhagah ed era dimora oltre che degli elfi di una quantità e varietà sterminata di piante, uccelli, insetti e altri animali. Dalle altre popolazioni gli elfi Vyaghrah erano chiamati elfi selvaggi per il loro stile di vita. Vivevano in mezzo e in forte simbiosi con la natura della giungla e il loro livello tecnologico in quanto a manufatti e armi era sicuramente più arretrato rispetto ad altre civiltà. Vivevano peraltro quasi del tutto isolati, protetti come detto da un lato dal mare e dall’altro dai monti e pochi avevano interesse ad addentrarsi nella giungla fitta e pericolosa per chi non fosse abituato a viverci da sempre. Loro stessi, inoltre, avevano poco interesse ad espandersi e ad allontanarsi dalla loro terra. Questo aveva fatto nascere anche diverse leggende e storie su di loro che contenevano poca verità.

Gli elfi selvaggi abitavano in case costruite sugli alberi, con passerelle e corde per spostarsi da uno all’altro. La loro pelle era tendenzialmente olivastra con sfumature che si spostavano più verso il verde o più verso il marrone. Un’altra caratteristica della loro pelle, così come dei loro capelli, tendenzialmente scuri, era l’essere cangiante e avere striature o chiazze di altri colori, anche brillanti. L’abbigliamento era sempre molto minimale, visto anche il clima caldo e umido della giungla. La società era organizzata in senso matriarcale.

Era un giorno come tanti altri nella giungla e il giovane elfo cacciatore Oloxymeryandhor, detto Olox, si era allontanato parecchio dal suo villaggio in una battuta di caccia in solitaria. Era scalzo e vestito solo con un perizoma di cordino intrecciato. Con sé aveva una lunga cerbottana e qualche dardo avvelenato. Il suo corpo era parzialmente coperto da tatuaggi, i capelli erano lunghi e neri con striature viola.

Gli elfi selvaggi non cacciavano per mangiare, la loro alimentazione era esclusivamente vegetale, ma avevano ogni tanto bisogno di catturare o uccidere singoli animali specifici per alcuni usi specifici o per i loro rituali.

Olox percepì l’odore di uno di quegli animali rari e molto ricercati, un roditore di medie dimensioni dalla pelliccia variopinta. Si mise sulle sue tracce, cercandolo per ore in mezzo alla vegetazione, poi finalmente lo vide. Stava mangiando una bacca e probabilmente non si era accorto della presenza, a molti metri di distanza del silenzioso elfo. Olox mise in bocca una estremità della cerbottana carica e si immobilizzò prendendo la mira.

Sparò e colpì l’animale nella parte posteriore. Il dolore e lo spavento lo fecero scattare via, dopo aver abbandonato il pasto. Olox sapeva che avrebbe reagito così e sapeva che la goccia di veleno di cui era intrisa la punta della freccia avrebbe impiegato un po’ prima di agire. Doveva inseguire l’animale, non doveva farselo scappare.

Non conosceva la zona in cui si era spinto quel giorno, non c’era mai stato. Questo in parte complicò l’inseguimento e lo rese inaspettatamente pericoloso. Seguendo il rumore dell’animale che si muoveva rapido nel sottobosco Olox si lanciò attraverso delle frasche per poi inchiodare improvvisamente. Si era ritrovato all’aperto, fuori dalla vegetazione, su un costone di roccia che dava su uno strapiombo. Se i suoi sensi da elfo non lo avessero inconsciamente messo sull’avviso avrebbe potuto cadere giù rischiando di farsi molto male.

Olox impiegò qualche istante per riprendersi dallo spavento. Nel frattempo aveva perso contatto con l’animale che forse era volato giù per la scarpata. Olox cercò di individuarlo visivamente o uditivamente, ma c’erano due fattori che glielo impedirono. Da un lato l’improvvisa luminosità per essere uscito dal fitto della giungla, dall’altro il rumore di una cascata poco lontana. In fondo alla scarpata, infatti, c’era un laghetto alimentato da una cascata d’acqua. Era un posto incantevole, Olox si sentì felice di esserci capitato, non lo aveva mai visto.

Guardò verso il basso, verso lo specchio d’acqua e con grande stupore si accorse di non essere l’unico elfo presente. Laggiù in basso, in acqua, c’era qualcuno. Aguzzò la vista, cosa facile per un giovane elfo come lui, e comprese meglio la situazione.

C’era qualcuno in acqua, che nuotava. Era una elfa, una giovane elfa. Il suo corpo nudo si vedeva bene sia quando galleggiava in superficie sia se si immergeva, per la limpidezza dell’acqua. I capelli scuri si aprivano galleggiando e mostravano striature di vari colori. Il corpo aveva riflessi dorati. A Olox quella figura apparve subito famigliare ma fu quando la vide uscire dall’acqua e sedersi sulla riva del lago che la riconobbe senza dubbio.

Ilyllyalbytearas, detta Ilys, era una giovane elfa figlia di una delle sacerdotesse del villaggio di Olox. Era bellissima anche per gli standard elfici e Olox ne era affascinato da tempo, ma l’organizzazione della società elfica non gli dava tante speranze di riuscire ad averci a che fare. Le unioni tra gli elfi venivano decise dalla tribù nel suo complesso e una come Ilys difficilmente poteva finire insieme ad uno come Olox. Questo tipo di norme per le relazioni tra giovani elfi facevano anche sì che non solo Olox non potesse sperare in una relazione con quell’elfa ma anche che per lui non ci fosse la speranza né di un rapporto fisico e nemmeno di vederla nuda come invece la stava vedendo in quel momento.

La sua virilità reagì tendendo in avanti il tessuto del perizoma. La visione di quel corpo nudo era per Olox qualcosa di inimmaginabile e di proibito. Nonostante gli elfi selvaggi conducessero una vita quasi nudi, superare quel limite di pochi vestiti era pressoché impensabile, soprattutto per le elfe femmine. Capitava che gli elfi maschi mostrassero le loro nudità in contesti pubblici ma non era mai così per le femmine. Dunque per quasi tutti gli elfi maschi l’unica occasione di vedere un corpo nudo femminile era nell’intimità della loro alcova, con l’elfa che la tribù decideva essere la sua compagna di vita. La nudità di quell’elfa, proprio di Ilys peraltro, fu per Olox una visione piacevolmente sconvolgente.

Ilys aveva uno spirito ribelle. Non era normale per una giovane elfa selvaggia addentrarsi nella giungla da sola finendo così lontano dal villaggio. Ed era ancora meno normale denudarsi in situazioni non protette. Ma Ilys aveva scoperto quell’incantevole lago in una delle sue peregrinazioni segrete e aveva poi scoperto il piacere, il senso di libertà assoluta, che le dava immergersi nuda in quell’acqua cristallina.

Olox stava provando un piacere insolito e travolgente nell’osservare Ilys nuda e lei provava un piacere simile come tutte le altre volte che era andata a nuotare in quel posto, non sapendo che in quella occasione era anche osservata.

Ilys si fermò sulla riva e si piegò in avanti per strizzare i capelli e liberarli dall’umidità in eccesso. Olox continuava ad osservarla, eccitato. Una delle sue mani era scesa sotto al perizoma, in un gesto istintivo e liberatorio. Sentiva di star per godere, ma si interruppe improvvisamente per lo stupore e lo spavento per quello che vide.

Ilys era in piedi sull’erba della piccola radura che circondava il laghetto quando dalla folta vegetazione poco lontano uscì un grosso animale. Era una tigre dal mantello striato nero, verde e blu.

La tigre era l’animale sacro per gli elfi selvaggi. Era l’unico animale ad essere al loro livello tra quelli della giungla. L’unico animale che non cacciavano mai e l’unico che avrebbe potuto impensierirli. Non che le tigri attaccassero mai gli elfi, ma essi facevano anche in modo di evitare di dare pretesti perché questo accadesse.

Quindi Olox si spaventò per la presenza di quella tigre vicino ad una indifesa Ilys. Se per qualche motivo l’animale avesse avuto intenzioni predatorie per Ilys non ci sarebbe stato nulla da fare. Lui, istintivamente, portò la cerbottana alla bocca, cercando di calcolare se avrebbe potuto colpire la tigre da così grande distanza.

Ilys invece non sembrava spaventata da quella presenza. La guardò e la lasciò avvicinarsi a lei. Quello che Olox non sapeva è che non era il primo incontro tra l’elfa e l’animale. La tigre arrivò da Ilys e si fermò, alzando un po’ il muso. Olox trattenne il respiro, se avesse attaccato quello sarebbe stato il momento e lui almeno ci avrebbe provato a sparare un dardo, magari solo per spaventare la tigre.

Ma non successe nulla di tutto quello. Ilys allungò una mano verso la tigre e le grattò la testa. L’animale sembrò gradire e si lasciò accarezzare. Quello che poi capitò sconvolse Olox ancor più di quanto lo fosse stato fino a quel momento.
Sulle prime lui non capì cosa stesse succedendo. La testa della tigre era all’altezza dei fianchi dell’elfa e sembrava volerci andare contro. Ilys buttò la testa all’indietro, non indietreggiando di fronte alle spinte che la testa della tigre le dava. Le sue gambe si erano leggermente aperte.

Per un attimo tornò la paura in Olox che ebbe l’impressione che la tigre stesse mordendo l’elfa. Ma non era così e lo capì con certezza quando Ilys indietreggiò e si adagiò di schiena contro delle rocce, lasciando le gambe aperte. In mezzo alle sue gambe c’era la testa della tigre che, con la sua grossa lingua rugosa, stava leccando l’elfa.

Olox non aveva mai assistito ad un orgasmo femminile, tantomeno ad uno provocato dalla lingua di una tigre verde-blu. Era una scena che non aveva mai lontanamente immaginato. Non aveva mai neanche concepito che potesse accadere.

Aveva visto Ilys nuda e quello sarebbe già stato un evento che gli avrebbe segnato la sua vita sessuale. Poi l’aveva vista accettare il piacere da parte di una tigre, offrendo il sesso alla sua lingua rugosa. L’aveva vista palesemente godere per questo atto.

Non era la prima volta che Ilys godeva così. Quello tra lei e quella tigre era diventato un appuntamento frequente negli ultimi tempi. Ilys aveva così scoperto il piacere sessuale che le era altrimenti negato dagli insegnamenti che aveva ricevuto. Godeva nel nuotare nuda e nello stare nuda all’aria aperta e godeva soprattutto per le sensazione che la lingua di quell’animale le provocava. Era una cosa venuta naturale fin dal primo incontro tra lei e la tigre. Forse il fatto di essere figlia di una sacerdotessa la metteva in maggiore comunicazione col mondo della giungla e con l’animale sacro degli elfi selvaggi.

O forse era semplicemente stata l’unica elfa così audace e spregiudicata da aprire le gambe di fronte a quell’animale.

Olox, dall’alto della rupe da cui osservava la scena, aveva goduto imbrattando il suo perizoma e nel tempo che ci impiegò a riprendersi, Ilys si rivestì e seguì la tigre nel fitto della vegetazione, per tornare verso il villaggio.

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