Quell’ex
Un incontro casuale, una scoperta casuale. O no?
La mia ragazza indugiava giocherellando con il mio cazzo e non si decideva a metterselo in bocca. Sembrava che avesse qualcosa da dire e stesse cercando le parole per farlo. E infatti infine parlò:
La casa era piccola e non tenuta benissimo ed era poco dietro la pineta, in una zona isolata. Dentro c’era confusione, tanta roba ammonticchiata e non era il massimo della pulizia. Un posto da cui normalmente sarei scappata in fretta, un posto in cui normalmente l’ultimo pensiero che mi sarebbe venuto sarebbe stato quello di farci sesso.
Stavo guidando verso un importante appuntamento di lavoro. Ero stressata, non ce la facevo più. Odiavo il mio lavoro e tutto quello che mi costringeva a fare. Volevo mollare tutto. Ero esaurita. Mi sentivo persa e disperata mentre procedevo lungo l’autostrada.
La guardavo, la fissavo, ne osservavo ogni movimento. Mi dava le spalle, seduta su uno sgabello al bancone di quel locale. La sua chioma riccia nera e voluminosa. Le sue braccia e gambe nude, la sue pelle mulatta. I tacchi altissimi, appoggiati al poggiapiedi dello sgabello. Il vestito che le fasciava il corpo, di maglia elasticizzata, scollato e provocante.
Quell’appuntamento rimediato su Tinder non l’avevo rivelato neanche alla mia amica più stretta a cui raccontavo tutte le esperienze che avevo con ragazzi conosciuti tramite quell’app. Non sapevo bene perché non glielo avevo detto, forse perché non sembrava essere un appuntamento come gli altri perché lui non si era presentato come gli altri.
Nella casa in cui abitavo come studente universitario eravamo rimasti io, Rebecca e Martina. Gli altri nostri coinquilini avevano già finito gli esami per quella sessione ed erano tornati dalle proprie famiglie.