
Autogrill
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E il sorriso da fossette e denti
Era da pubblicità
Come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill
Mentre i sogni miei segreti
Li rombavano via i TIR
Era un autogrill piccolo e anonimo come tanti altri. Un distributore, dei cessi pubblici sempre abbastanza sporchi e un bar squallido e poco fornito. Stava su quella superstrada poco trafficata, vicino a nulla di significativo. Era fondamentalmente un posto un po' triste ma a me per qualche motivo piaceva. Era la mia sosta abituale, quando mancavano non troppi chilometri a casa, per fare rifornimento, per un caffè, per una sosta nei bagni o per mangiare qualche panino stantio.
Quella estate, poi, ero sempre in giro in auto per lavoro, spesso fino a tarda sera e a casa non mi aspettava nessuno: mia moglie si era trasferita nella casa al mare con i bambini.
Non aveva nessuna attrattiva quell'autogrill, eccetto forse un grande spazio per parcheggiare i camion e un costo del carburante un po' inferiore a quello di altre aree di sosta. Ed eccetto una ragazza che lavorava dietro al bancone.
L'avevo notata una sera ed ero rimasto diversi minuti imbambolato a guardarla. Era bella, bellissima secondo me. In qualche modo la sua bellezza stonava o forse per contrasto risaltava in quell'ambiente squallido. Non era una bellezza assoluta, che tutti notavano, secondo me. E poi lei non faceva nulla per metterla in risalto, non era particolarmente curata. L'impressione che mi dava era quella di una attrice di Hollywood, una delle più belle, truccata in maniera da risultare anonima per interpretare la parte di una cameriera di un autogrill.
Aveva probabilmente tra venti e trent'anni, forse più vicina ai venti e il suo viso mi aveva stregato. Non sembrava felice, era spesso imbronciata o più che altro pensierosa.
D'altronde non stava facendo il lavoro dei suoi sogni, probabilmente. L'impressione che mi dava era che non fosse neanche consapevole della sua bellezza, del suo fascino.
Quando ordinavo qualcosa la osservavo meglio oltre il bancone. La divisa che portava nascondeva in gran parte il suo corpo ma lasciava intuire che avesse delle belle forme. La stoffa dei pantaloni veniva tesa da un bel culetto sodo e quella della camicia da un paio di seni abbondanti il giusto.
La sua presenza, spesso nel turno serale da quel che avevo intuito, mi fece diventare quotidiana la sosta all'autogrill. Non avevo con lei grandi interazioni, non sembrava dare molta confidenza ai clienti, ma mi limitavo ad osservarla nonostante avessi una gran voglia di corteggiarla. Ero però anche frenato dalla differenza di età. Avevo come minimo quindici anni più di lei. Non pensavo che lei potesse mai essere minimamente interessata ad uno come me.
