La camicia da uomini copertina
Un racconto di Analcoholic

La camicia da uomini

19 agosto 202615 minuti di lettura

Ero nuda nel letto del monolocale di una località di vacanza del sud Italia. Mio marito mi aveva da poco scopato. Il pelo della mia figa era ancora sporco del suo seme. Lui si era rivestito ed era uscito sulla veranda. Mi aspettava per andare in paese a mangiare qualcosa. Mi alzai, mi misi un paio di sandali e poi la prima cosa che trovai, una sua camicia. Giusto per uscire un attimo e parlargli. Non la abbottonai neanche, uscii con la camicia aperta, il pelo in vista. Tanto non mi avrebbe visto nessuno.

Mio marito mi vide sulla porta. Tirò fuori il telefono e mi scattò una foto. Fece un commento volgare sul mio aspetto di donna appena scopata. Poi fece una battuta.

"Sei pronta? Vieni così?" riferendosi al mio essere mezza nuda, con la figa in vista.

Io mi guardai. Mi trovai sexy. La camicia era lunga, ad abbottonarla fino in fondo diventava quasi un vestitino. Un vestitino corto ma... portabile. L'idea mi eccitò.

"Perché no?" gli risposi, con tono di sfida.

Tornai dentro. Presi una cintura di corda da un vestito e me la strinsi in vita, per rendere meno palese che quello che indossavo fosse soltanto una camicia di mio marito e non un vestito. La abbottonai fino in fondo in basso mentre la lasciai sbottonata in alto, per formare una profonda scollatura, sufficiente da far capire che non indossavo un reggiseno. In basso la camicia si trasformava in minigonna, molto mini. Bastava un niente, un movimento, una folata di vento, un piegarsi più del normale e il rischio che si vedesse il culo o il pube era elevatissimo. E questa prospettiva mi spaventava e mi eccitava contemporaneamente, in maniera irresistibile.

"Davvero vieni così? Io scherzavo." disse mio marito che dopo tutti quegli anni ancora si stupiva a volte della mia natura trasgressiva.

"Sì, perché? Non mi sta bene?" risposi sorridendo e facendo una piroetta per mostrarmi a lui.

"Ma sei rimasta nuda sotto? Non hai le mutande?" chiese e senza aspettare risposta andò a controllare con la mano. Strofinò le dita sul pelo e ne spinse dentro uno. Poi ritrasse la mano, si guardò le dita, sporche e bagnate, e le annusò. "Non ti sei manco lavata. Sei ancora sporca di me."

"Sì." risposi sorridendo innocente. "Ti dispiace?"

Non mi rispose, anche perché si era portato il dito che aveva intinto nella mia figa alla bocca e lo stava succhiando. Io mi chinai verso di lui e lo tastai tra le gambe.

"No, non ti dispiace, vedo." commentai la sua durezza ritrovata.

Mi incamminai verso la strada che andava verso il centro del paesino, girandomi ogni tanto per controllare che lui mi stesse seguendo e attirandolo a me sollevando leggermente la camicia o piegandomi un po' in avanti. Lo sentii bofonchiare, tra l'eccitato e il preoccupato. "Che cazzo di moglie troia che ho..."


Non avevamo intenzione di cenare in modo vero e proprio. Eravamo ancora sazi da un pranzo decisamente abbondante in un ristorante sul mare e inoltre ci sarebbe stato un piccolo problema. La camicia mi copriva, finché stavo in piedi, ma se mi fossi seduta avrei dovuto appoggiare la mia figa alla sedia. Sarei stata decisamente esposta, in modo eccessivo per il senso comune del pudore. Ma non era tanto quello a frenarmi, anzi l'ipotesi diventata così tremendamente eccitante che forse avrebbe vinto le mie ultime lievi inibizioni. Però era una prospettiva che non mi aggradava molto dal punto di vista igienico.

Mi sentivo osservata. Di sicuro le mie gambe nude e la camicia che arrivava appena sotto al culo attiravano l'attenzione. A chi mi vedeva dal davanti, poi, l'occhio poteva cadere anche nell'apertura tra i seni. Se uno era attento avrebbe potuto notare anche i capezzoli, turgidi, che tendevano il tessuto della camicia. Ho parlato al maschile, ma notai tanti sguardi anche femminili, alcuni contrariati e giudicanti, altri che sembravano addirittura interessati e attratti. Per me tutto questo significava una sola cosa: eccitazione costante e quasi incontenibile. Mi sentivo nuda, ma in senso positivo. Mi sentivo desiderata. Mi sentivo potente. Mi sentivo causa di eccitazione.

Ci fermammo a prendere un gelato. Quando fu il momento di indicare alla gelataia i gusti che volevo mi sporsi in avanti verso il bancone in punta di piedi. Non valutai che forse qualcuno, dietro, poteva scorgere qualcosa. Istintivamente mi girai subito dopo e mi guardai attorno. Incrociai lo sguardo di un ragazzo, con l'impressione che lui avesse appena spostato il suo dal mio culo al mio viso. Ci guardammo per un attimo, poi mi spostai insieme a mio marito. Ci appoggiammo ad un muretto, per gustarci il gelato. Io continuai a cercare ogni tanto il contatto visivo con quel ragazzo. Notai che era insieme ad una ragazza, erano circa ventenni. Capii che lui cercava di osservarmi di nascosto dalla sua ragazza, segno che aveva notato qualcosa in me, che lo attiravo ma non voleva farsi scoprire. Questo mi fece sentire molto desiderata, quasi preferita ad una molto più giovane di me.

Osai. Piegai una gamba puntellando il piede contro il muretto su cui ero seduta. La camicia salì e si aprì. Fissai il ragazzo, aspettando che mi lanciasse un altro sguardo. Quando lo fece capii che nonostante fossi un po' in ombra lui aveva visto e aveva capito. Mi aveva visto il pelo. Lo vidi turbato e tentato di continuare a guardarmi ma con la paura che la sua ragazza se ne accorgesse. Forse aveva paura che anche io me ne accorgessi, ma quando incrociammo lo sguardo io gli feci un sorriso malizioso e rassicurante. Questo mio provocare mi stava facendo bagnare più di quello che già ero.

"Quel ragazzo mi ha visto." sussurrai a mio marito.

"Quale?" chiese lui con tono preoccupato e protettivo.

"No, non guardare. Non voglio che lui si senta minacciato. Voglio che continui a spiarmi per quanto riesce."

"Troia..." commentò a denti stretti mio marito.

Dopo poco ragazzo e ragazza si allontanarono. Lui mi diede delle ultime occhiate speranzose di cogliere ancora più dettagli della mia nudità.

"Possiamo andare, ora?" chiese mio marito un po' seccato.

"Sì, perché?"

"Perché non ce la faccio più." e si indicò fra le gambe, dove i pantaloni apparivano tesi e gonfi.

Mi trascinò via, quasi tirandomi per un braccio.

"Andiamo in stanza?" chiesi capendo che aveva una gran voglia di scoparmi al più presto.

"No. Vuoi fare l'esibizionista? E allora facciamo gli esibizionisti. Voglio scoparti qui, da qualche parte, in un posto un po' nascosto."

"Ok. Ma non troppo, allora."

"Cosa?"

"Non troppo nascosto..."

"Troia..."

Girammo un po' per il paese. Non era grande ma c'era gente in giro, in quella calda serata estiva. Non trovammo subito posti adatti, avremmo dovuto allontanarci un po' dalle viuzze del centro storico. Mio marito disse di tornare verso il nostro alloggio, male che andava mi avrebbe scopato sulla veranda del monolocale. Quando stavamo per tornare indietro, però, incrociammo il ragazzo di prima. Era solo. Incrociai il suo sguardo e mi bloccai per un istante.

"No, aspetta, proviamo ad andare ancora un po' avanti." dissi a mio marito e lo indussi a continuare a camminare. Subito dopo mi girai. Il ragazzo mi stava ancora guardando. Sollevai per un attimo la camicia, mostrandogli il culo. Poco dopo mi girai di nuovo. Ci stava seguendo. Aveva funzionato.

Dopo un po' girammo in una via laterale, trovammo una piccola nicchia fra due case, con un muretto a cui potevo appoggiarmi. Mio marito mi spinse giù, mi sollevo la camicia e con frenesia si slacciò i pantaloni.

"Troia, troia... volevi farti vedere da tutti eh? Volevi che tutti sapessero quanto sei troia, eh?"

Il suo cazzo si fece facilmente largo tra le mie labbra umide e vogliose da inizio serata. Mi sbatté con foga e impazienza. Poi improvvisamente si bloccò e aderì al mio corpo stringendomi, senza uscire col cazzo da dentro di me.

"C'è qualcuno." mi sussurrò.

"Chi?" chiesi con un tono di speranza.

Mio marito allungò la testa all'indietro, per sbirciare oltre il nostro precario nascondiglio.

"È un ragazzo."

"È lui, allora."

"Lui chi?"

"Quello della gelateria."

"Cioè tu mi devi spiegare come cazzo fai a creare queste situazioni. Ti ha visto cinque minuti, era insieme alla sua ragazza e adesso è qui e ci ha trovato e tu sapevi che era lui. Come cazzo fai?"

"Io..."

"No, non me lo devi spiegare adesso. Dimmi che cazzo vuoi fare?"

"Continua. Scopami. Non nascondiamoci da lui."

"Come vuoi, troia."

Riprese a scoparmi e intanto mi teneva aggiornata sugli spostamenti del giovane che, timidamente, si era avvicinato a noi.

"Giriamoci, lasciamolo guardare." gli sussurrai quando capii che eravamo nel suo campo visivo.

Mio marito, ringalluzzito dal mio essere perversa e voglioso di mostrare la sua forza davanti ad un altro maschio fece una cosa che non mi aspettavo. Non solo si girò, appoggiandosi lui al muretto e facendo in modo che io fossi rivolta verso la strada, ma mi prese anche da sotto le ginocchia e mi sollevò. Finii così con la schiena appoggiata al suo petto, le gambe spalancate sorrette dalle sue braccia nell'incavo dietro alle ginocchia e la figa completamente esposta, col suo cazzo dentro.

Davanti a me, a pochi metri, c'era il giovane ragazzo, estasiato dalla visione che gli si presentò davanti. Il suo sguardo vagava dalla mia figa aperta al mio viso in cui sicuramente mostravo una espressione decisamente da porca. Capì subito che gradivo la sua presenza, anzi che proprio stavo dando spettacolo per lui, e quindi prese coraggio. Si tirò fuori il cazzo, per segarsi, e si avvicinò. Poi si inginocchiò a pochi centimetri da me. Voleva ammirarmi da vicino. E non solo ammirarmi.

Senza chiedere, ma cercando il mio silenzioso assenso con uno sguardo, tirò fuori la lingua e cominciò a picchiettarmi con quella il mio clitoride ben esposto per la posizione e a causa del cazzo di mio marito che mi allargava la figa. Poi diede alcune leccate alla zona e qualche leggero risucchio. Non pensavo che uno così giovane potesse essere così bravo con la lingua. Beata la sua ragazza, anche se in quel momento stava ricevendo in testa un paio di corna a causa mia.

Ma beata anche io. Con un cazzo e una lingua che mi provocavano piacere, in una via pubblica, stavo impazzendo di piacere. Il mio orgasmo era cominciato nel momento in cui ero stata esposta al ragazzo e stava continuando ad ondate da qualche minuto. Mio marito ad un certo punto aveva detto "Reggila tu." togliendo un braccio da sotto ad una delle mie gambe. Il ragazzo aveva capito e lo aveva sostituito per tenere parte del mio peso. Il motivo non era perché mio marito non ce la facesse più a reggermi, ma perché voleva usare una mano per tapparmi la bocca. Avevo cominciato ad essere un po' troppo rumorosa per essere in un luogo pubblico.

"Dove cazzo l'hai trovato questo porco?" mi sussurrò ad un certo punto nell'orecchio mio marito, forse facendosi comunque sentire anche dal ragazzo. "Sta leccando ovunque, anche il mio cazzo e le mie palle."

Mugolai di piacere. Ero molto soddisfatta di aver trovato uno così porcellino da non fermarsi di fronte a cose inconsuete.

"Bravo." gli dissi accarezzandogli la testa e spettinandogli i capelli. Lui si fermò e cercò il mio sguardo. "Dopo voglio che mi scopi."

Lui sentito questo si sollevò in piedi, avvicinando i nostri volti. Mi sporsi verso di lui, per baciarlo e sentire i miei umori sulle sue labbra. Se lo meritava. Era carino. Lo desideravo.

Il suo cazzo premeva contro la zona del clitoride, continuando a darmi piacere. Lui se lo prese in mano e diede qualche colpetto. Aveva un cazzetto non molto grosso ma ci sapeva decisamente fare. Sempre beata la sua ragazza cornuta.

"Posso scoparti, allora?" mi chiese. Le prime parole che gli sentii pronunciare.

Io annuii. Ma non avevo capito le sue intenzioni. Spinse il suo cazzo verso il basso, insinuandolo nell'apertura delle mie labbra.

"Ehi, aspetta, cazzo." mugugno mio marito capendo anche lui le intenzioni del ragazzo. "Se dobbiamo fare la doppia aspetta che mi sposto nel culo."

Lui non sembrò dargli ascolto. Mio marito, mezzo seduto sul muretto, col peso del mio corpo contro, non aveva molta liberà di manovra e riusciva a malapena a muovere il suo cazzo dentro di me. Il ragazzo premette il suo cazzo contro quello di mio marito, insinuandosi in me, allargandomi come poche altre volte, pur non essendo molto dotato. Ma erano pur sempre due cazzi nella mia figa.

"Lascialo fare." mormorai a mio marito con gli ultimi sprazzi di lucidità che mi consentivano di articolare parole di senso compiuto. Dopodiché mi persi nelle ondate di piacere infinito.

Due cazzi dentro di me. Non era la prima volta, ma questa volta erano nello stesso buco. Persi la cognizione del tempo. Non so quanti minuti quei due rigidi membri maschili si sfregarono tra loro e contro le mie pareti, prima di sborrare entrambi copiosamente dentro di me. Forse trenta secondi, forse cinque minuti. Non ne ho idea. Io ero persa, piacevolmente, nell'estasi.

Ci fu solo uno sprazzo di razionalità. Ok, stavo rischiando a prendere a pelle il cazzo di uno sconosciuto. Ma avevo deciso di fidarmi. E stavo rischiando a farmi venire dentro, ma avevo già calcolato che non erano giorni a rischio. Anche mio marito, quel pomeriggio mi aveva sborrato dentro senza problemi.

Riempita a dovere e pienamente soddisfatta, tornai con i piedi per terra, letteralmente dato che mio marito non ce la faceva più a sorreggermi, svuotato di forze anche dall'ennesima venuta della giornata. Il ragazzo, giustamente, sembrava l'unico ad avere ancora voglia e iniziativa e dimostrò di avere proprio passione per il sesso orale. Si inginocchiò nuovamente e volle di nuovo la mia figa in bocca.

"Ehi, no, aspetta..." dissi io istintivamente, pensando di averne avuto abbastanza. E invece perché no. Perché non ricevere altro piacere. Quasi più mentale che fisico, per il fatto che quel giovane porco volesse leccarmi la figa sborrata da lui e da mio marito.

Quando terminò l'opera pensai che si meritasse un altro bacio, profondo e con la lingua. Anche la mia bocca, quindi, si sporcò di quel cocktail di sperma. E che fare poi, se non coinvolgere mio marito. Baciai così anche lui, che si prese la sua dose, ancora più diluita dalla nostra saliva. Una troia e due porci, eravamo proprio.

Fu quindi il momento di salutare il nostro complice sconosciuto e tornare verso il nostro alloggio. Per quella sera avevamo fatto più di quello che avremmo mai potuto immaginare. Ci stavamo allontanando dopo esserci riassettati alla meglio e dopo aver salutato il ragazzo quando lui, fino ad allora molto silenzioso, prese coraggio.

"Ehi, siete ancora qui domani?" ci chiese avendo compreso il nostro essere turisti.

"Sì, ma guarda quella di stasera è stata una cosa irripetibile. È stato bello ma a noi piace che queste cose siano così, spontanee e senza conseguenze." si affrettò a spiegare mio marito per placarlo subito, ben conoscendo cosa ne pensavo io di queste trasgressioni di coppia.

"Ah... peccato." commentò lui, palesemente deluso.

"Spiace anche a noi, ma siamo fatti così. Grazie però per la bellissima esperienza." provai a rincuorarlo.

"Neanche se..." provò a ribattere. "... no, niente..." si rassegnò poi.

"Cosa volevi dire?" gli chiesi io curiosa, prendendomi una occhiataccia da mio marito.

"No... volevo proporre... io avrei degli amici... quattro o cinque... cioè me compreso. Potremmo essere in quattro o cinque."

"Ma per far cosa?" insistetti io mentre mio marito fremeva per chiudere la conversazione.

"Ti scopiamo. In quattro o cinque. L'hai mai fatto con quattro?"

"O con cinque?"

"O con cinque. Sì."

"No. Mai."

"E non ti piacerebbe?"

"Beh..."

"Dai, pensaci. Pensateci. Vi lascio il mio numero."

Mio marito sembrava seccato mentre tornavamo al nostro alloggio. Lui faceva sempre così, aveva paura di lasciarmi troppo libera di esprimere le mie perversioni. Aveva paura che esagerassi e che qualcosa mi avrebbe cambiato irreversibilmente. Però io sapevo che mentre camminavamo a braccetto il suo cazzo, nonostante il super lavoro di pochi minuti prima, fremeva per dire la sua e insinuare nel suo cervello immagini di me attorniata da quattro, o cinque, ragazzi giovani, allupati e affamati del mio corpo. E sapevo che nella sua mente si stava immaginando la situazione e si chiedeva lui che ruolo avrebbe svolto essendo il quinto, o sesto, uomo presente con inevitabilmente una priorità minima nei miei confronti. Io sarei stata prima di tutto degli altri e lui? Non sapevo se stesse valutando tutte le opzioni che giravano per la mia testa. Io, unica donna, con tre buchi a disposizione di cinque, o sei, cazzi. Facile che qualcuno degli altri dieci, o dodici, buchi avrebbe dovuto mettersi a disposizione. Si sarebbe fatto succhiare da quello che momentaneamente non aveva accesso a me? Oppure viceversa avrebbe fatto da fluffer per quelli in fila per scoparmi? O ancora, tre su di me e due si lui? Poteva funzionare, se fossero stati cinque. O se no avrebbe cercato di ristabilire il suo ruolo di capobranco, sottomettendo i più docili? O magari invece no, stava solo immaginandosi me, attorniata dai cinque. In fondo avevo anche due mani a disposizione.

Andammo a dormire, senza aver fatto nessun cenno all'ipotesi di accettare la proposta del ragazzo, ma ben presto ci accorgemmo che nessuno di noi due stava riuscendo a prendere sonno facilmente. Troppa adrenalina ancora in corpo. Scivolai su di lui, baciandolo sul petto.

"Ci stai pensando, vero?" gli chiesi.

"A cosa?"

"A me. In mezzo a quattro."

Fece un grugnito come risposta. Io scesi con la mano. Trovai il cazzo, di nuovo pronto.

"O cinque." dissi stringendogli un po' le palle.

"Troia..." sbuffò in risposta e fu la risposta esatta.

Mi sentivo nuda, ma in senso positivo. Mi sentivo desiderata. Mi sentivo potente. Mi sentivo causa di eccitazione.

Vota il racconto

5.0 su 5 (2 voti)

Analisi letteraria

La camicia da uomo si apre con un gesto di apparente casualità — indossare la camicia del marito per uscire un momento sulla veranda — e da quella soglia minima costruisce un'escalation narrativa che non lascia respiro. La voce narrante è il punto di forza incontestabile del testo: in prima persona, ironica, consapevole, capace di un'autoanalisi che non scivola mai nell'autocompiacimento gratuito. È una donna che conosce i propri desideri con una lucidità quasi chirurgica, e questa chiarezza le conferisce un'agency erotica raramente così ben resa nella narrativa del genere.

Il racconto articola con intelligenza la dialettica tra esibizionismo e voyeurismo: la narratrice non è solo oggetto di sguardi, ma li orchestra, li cerca, li provoca con una strategia sottile che trasforma ogni spettatore in complice involontario. L'episodio della gelateria, in questo senso, è un piccolo gioiello di costruzione della tensione: lo sguardo rubato del ragazzo, il sorriso malizioso di risposta, la consapevolezza di essere preferita. Il potere erotico non risiede nell'esposizione del corpo in sé, ma nel controllo della scena.

La coppia funziona come sistema complesso: il marito frena, bofonchia, si secca — ma segue. La sua ambivalenza è resa con economia di mezzi e risulta più credibile di molte dichiarazioni esplicite. Non c'è un contratto, c'è una comprensione reciproca maturata nel tempo, con i suoi margini di tensione ancora vivi.

L'incontro nel vicolo sposta il racconto su un registro più esplicitamente trasgressivo, dove la sovrapposizione di corpi e desideri — incluso lo sconosciuto che si inserisce nella scena con una disinvoltura sorprendente — produce un'intensità che il testo gestisce senza eccedere nel catalogo. Il finale, con la proposta del ragazzo e l'insonnia condivisa dei coniugi, è forse il momento più riuscito: la fantasia rimane sospesa, non dichiarata, potente proprio perché non risolta.

Commenti (0)

Nessun commento ancora. Scrivi il primo pensiero su questo racconto.

Per una risposta privata dall'autore usa il form contatti. Per discutere con altri lettori puoi entrare nel club lettori su Telegram.