Perché lo conosci copertina
Un racconto di Analcoholic

Perché lo conosci

21 luglio 20266 minuti di lettura

Sono sul divano quando sento la chiave nella serratura. Guardo l'orologio. L'una e venti. Tardi, per una serata con le amiche.

Entra. Sorride in un modo strano, uno di quei sorrisi che conosco bene. Come se avesse un segreto e ne stesse già assaporando la rivelazione o la conservazione.

"Ciao." dice.

"Ciao. Com'è andata?"

"Bene." si toglie una giacchetta leggera. Sotto ha un vestito che non le vedevo da un po'. Molto scollato e con la schiena nuda.

"Bene come?"

"Bene bene." si siede sulla poltrona di fronte a me. Incrocia le gambe. Ai piedi sandali con tacco a spillo. Sorride ancora.

La guardo. Ha il trucco un po' disfatto. I capelli non come quando è uscita. È brilla, si vede. Ma non è solo quello.

"Avete fatto tardi." dico.

"Sì."

"Dov'eravate?"

"In giro."

Pausa. La osservo. C'è qualcosa. Non so bene cosa, ma c'è.

"Hai fatto qualcosa che non mi dici?"

Lei inclina la testa di lato. Sorride ancora con quell'espressione.

"Perché me lo chiedi?"

"Perché ti conosco."

"Forse."

Quel forse mi arriva dritto in pancia. Sento anche qualcosa muoversi più sotto. Non dovrebbe, ma si muove lo stesso.

"Cosa vuol dire forse?"

"Vuol dire che magari è successa una cosa."

"Che cosa?"

"Una cosa che non ti posso raccontare."

Mi fermo. La guardo bene. Ha le guance rosse. Gli occhi lucidi, ma non solo per il vino. C'è altro.

"Non mi puoi raccontare o non vuoi?"

"Non posso."

"Perché?"

Non risponde subito. Si alza, viene verso di me ancheggiando incerta, si siede sul divano accanto. Mette una mano sulla mia coscia.

"Lascia perdere." dice.

"No."

"Sì." mi guarda. "Dai, vieni a letto." e si alza di nuovo.

Vieni a letto? Come se niente fosse. Come se non avesse appena detto che è successa una cosa che non mi può raccontare.

Mi alzo anch'io. La seguo, perché sono fatto così. Perché quando lei dice vieni a letto con quel tono, io vado a letto. Non era un vieni a dormire, era un vieni a letto. Sono debole di fronte a certe cose, lo so, non è una novità.

In camera si toglie il vestito. Resta con le mutande. Si stende.

"Vieni." dice.

Mi stendo accanto. Mi avvicino. Lei mi lascia fare, ma solo fino a un certo punto. Quando provo ad andare oltre mi sposta la mano.

"No."

"No cosa?"

"Non così."

"E come?"

Silenzio. Poi dice: "Scendi." e mi spinge la testa verso il basso.

La guardo. Ha gli occhi mezzi chiusi. E quella faccia che fa quando vuole una cosa precisa e non vuole discuterne.

Scendo. Mi metto tra le sue gambe. Le sfilo le mutande. E già lì mi fermo un secondo, perché le mutande sono umide. Molto umide. Più di quanto mi aspettassi.

Non dico niente. Abbasso la testa e comincio.

Ed è lì che capisco.

Non è solo il suo odore. È un odore diverso. Più forte. Qualcosa che non è solo lei. Mi fermo. Rialzo un attimo la testa.

La guardo.

"Cosa c'è?" fa lei. Fingendo di non sapere.

"Niente." dico. E ricomincio. Perché sono curioso e perché mi sto già indurendo e perché non riesco a smettere.

La lecco e penso. Penso e mi eccito. L'eccitazione mi dà fastidio perché non voglio eccitarmi, non così tanto che poi perdo il controllo. Ma il cazzo non chiede il permesso, va per conto suo come sempre.

Lei ha le mani nei miei capelli. Respira forte.

Mi fermo di nuovo.

"Con chi eri?" chiedo.

"Cosa?"

"Con chi eri stasera?"

"Con le ragazze, te l'ho detto."

"Non intendo quello."

Pausa lunga. Sento la sua pancia che si muove su e giù.

"Lascia perdere." dice.

"No."

"Sì. Continua."

"Prima mi dici con chi."

"Non te lo posso dire."

"Perché no?"

Si tira su sui gomiti. Mi guarda dall'alto. Un po' seccata, un po' divertita.

"Perché non te lo posso dire."

"Questo non è un motivo."

"È l'unico che ho."

La fisso. Lei mi fissa. Non cede.

"Allora non continuo." dico. Bluff totale. Lo sappiamo entrambi.

"Sì che continui." dice lei. E ha ragione.

Abbasso di nuovo la testa. Ricomincio. E mentre la lecco penso che dovrei smettere di farlo, dovrei alzarmi, dovrei insistere, dovrei pretendere una risposta. Ma non mi alzo. Continuo. Perché sono fatto così.

Lei geme. Muove i fianchi. Mi spinge ancora la testa con le mani.

"Con chi?" ripeto, bofonchiando con la bocca premuta contro la sua fica.

"Non posso dirtelo."

"Perché?"

Non è una domanda di cui mi aspetto la risposta, ormai.

"Perché..." ansima. "Perché lo conosci."

Mi fermo di colpo.

La guardo.

"Come?"

"Lo conosci." ripete. Voce piatta. Quasi tranquilla.

Resto immobile qualche secondo. Il cervello va in tutte le direzioni. Penso a chi conosce che io conosco. Penso ai miei amici. Ai colleghi. Al marito della sua amica. A chiunque. Faccio una lista mentale veloce e orribile.

"Chi è?" chiedo.

"Non te lo dico."

"È un mio amico?"

"Non te lo dico."

"Un collega?"

"Non te lo dico."

Mi siedo. La guardo seduta sul letto davanti a me. Ha i capelli disfatti. La fica lucida. Quella faccia lì, quella faccia che ha quando sa di avermi in pugno.

Mi sento umiliato. Mi sento uno stupido. Mi sento tradito, anche se non so nemmeno da chi, e questo è il dettaglio peggiore. Non sapere da chi. Sapere solo che lei lo sa e che io lo conosco e che lei non me lo dirà.

E il cazzo è durissimo, naturalmente.

Sono una persona debole, oppure sono semplicemente una persona onesta con sé stessa. Non lo so. Però il cazzo è durissimo e questa è l'unica cosa che conta in quel momento.

Mi riabbasso. Ricomincio. Lei fa un respiro lungo e un gemito di piacere e soddisfazione.

"Sei un porco." dice. Con tono soddisfatto.

"Lo so."

Lecco e penso. Penso a lei con qualcuno che conosco. Penso che forse lo vedo spesso. Forse ci ho cenato. Forse ci ho stretto la mano di recente e non lo sapevo. Questa cosa mi fa incazzare. E mi fa eccitare ancora di più.

Lei comincia ad ansimare di più. Muove i fianchi. Mi stringe la testa con le cosce.

"Come mai hai deciso di farlo?" chiedo. Non lo so nemmeno io perché lo chiedo.

"Perché mi andava." dice. Semplice. Diretto. Senza scuse.

E a quella risposta lì vengo. Vengo con la faccia schiacciata contro di lei, vengo senza che nessuno mi tocchi, vengo da solo come un ragazzino, e mentre vengo io viene anche lei, uniti così per qualche secondo, io con la bocca sulla sua fica e lei con le mani nei miei capelli.

Poi silenzio.

Mi stendo accanto. Il soffitto è bianco. Ho la testa vuota.

Lei si gira su un fianco e mi guarda.

"Stai bene?" chiede.

"Sì." dico.

Sorride. Quello stesso sorriso di quando è entrata. Come se avesse già saputo come sarebbe finita.

Probabilmente lo sapeva.

"Perché ti conosco." — "Forse." — Quel forse mi arriva dritto in pancia.

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Analisi letteraria

Perché lo conosci è un racconto di sottrazione: ciò che non viene detto pesa più di qualsiasi confessione esplicita, e l'autore costruisce la sua tensione narrativa esattamente su questo vuoto calcolato. La scena è minima — un appartamento, la notte fonda, una coppia — eppure lo spazio domestico si carica di un'elettricità che cresce con ogni risposta elusa, ogni sorriso trattenuto.

La donna che rientra è un personaggio di rara efficacia: non è la traditrice colpevole né la manipolatrice cinica, ma qualcosa di più sottile e più inquietante. Sa già, varcando la soglia, come andrà a finire la notte. Il controllo che esercita non è crudeltà, è quasi una forma di onestà — e questo la rende ancora più destabilizzante. Il narratore, dal canto suo, si osserva cedere con una lucidità che è al tempo stesso debolezza e autoironia: non si inganna, non cerca attenuanti, si riconosce «fatto così» con la precisione di chi ha smesso da tempo di lottare contro se stesso.

Il cuore erotico del racconto è la gelosia che si trasforma in eccitazione contro la volontà del protagonista — paradosso classico, ma trattato con misura e senza compiacimento. La dinamica di potere è tutta nella gestione dell'informazione: la rivelazione finale, quattro parole pronunciate quasi di passaggio, è un colpo narrativo perfetto. Non chiude, apre. Lascia il narratore — e il lettore — in uno stato di sospensione dolorosa e irrisolta, che è esattamente il punto.

Scrittura asciutta, ritmo dialogico preciso, zero orpelli. Un lavoro solido.

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