Erano le otto di sera e quel piccolo ristorante era mezzo vuoto. Era una osteria con un arredamento colorato e originale, in una via laterale di una zona non turistica. Probabilmente lavorava più a pranzo con i lavoratori. Io ero lì soltanto perché avevo la camera ad un bed & breakfast al piano di sopra. Ero lì per lavoro, e avevo tutta la serata da riempire con una cena da solo e poi probabilmente la tv accesa sul niente e una sega prima di andare a dormire.
Ordinai il vino prima ancora di guardare il menù.
Fu allora che le notai. Tre donne a un tavolo rotondo, all'angolo del locale. Età indefinibile, dai trentacinque ai quarantacinque, con l'aria di clienti abituali venute in quel ristorantino per una uscita fra amiche per staccare. Parlavano animatamente. Una di loro aveva alzato la voce più del necessario e sentivo pezzi della conversazione anche dal mio tavolo.
Poi arrivò la cameriera a prendere le ordinazioni da loro, e capii meglio il quadro.
"Vi hanno dato pacco tutti?" chiese la cameriera, con il tono di chi le conosce bene.
"Sì, tutti ammalati." disse una delle tre.
"Non è che gli state antipatiche?" detto con tono canzonatorio.
"Eh, forse."
Le tre donne risero. La cameriera poi prese le ordinazioni per il bere e se ne andò.
Io non trattenni una risatina da solo al mio tavolo, senza distogliere da loro lo sguardo.
Una delle tre mi guardò. Poi guardò le amiche. Poi mi riguardò.
"Ha sentito?" chiese.
"Ho sentito. Mi dispiace. Se volete posso rimediare."
"In che senso?"
"Posso offrire compagnia. Sono da solo anche io, ma almeno io non aspettavo nessuno, quindi non mi ha dato pacco nessuno, quindi tecnicamente la mia serata parte da una posizione migliore."
Le tre si guardarono.
"Venga." disse quella che mi aveva guardato per prima.
"Con piacere. Però diamoci del tu. Ok?"
"Sì, sì, certo."
Mi alzai con il bicchiere in mano e andai al loro tavolo. Mi fecero spazio. Mi sedetti. Mi presentai. Si presentarono. Caterina, Monica, Priscilla. Caterina era quella che mi aveva invitato. Monica era quella che aveva risposto alla cameriera. Priscilla era quella che rideva di più.
Ordinammo da mangiare, ordinammo altro vino, parlammo. Erano piacevoli. Erano divertenti. Avevano tre lavori uno più diverso dell'altro e tre vite che si erano intrecciate tempo prima e continuavano a incontrarsi solo per queste uscite fra amiche (e altre amiche e amici che però quella sera avevano dato pacco).
Ordinammo il dessert. Ordinammo ancora vino. La conversazione si era fatta più lenta, più rilassata. Quel ritmo di quando hai mangiato bene e bevuto abbastanza e non hai nessun posto dove andare.
Fu allora che dissi una cosa senza pensarci troppo. Guidato forse più dall'alcool che dalla ragione. Guidato da quel mio amico fra le gambe, che da quelle tre donne era rimasto subito affascinato.
"Io in realtà avrei un posto dove potremmo andare."
"Dove?" chiese Priscilla.
"Al piano di sopra. Ho una camera. Sono qui per lavoro."
Silenzio di due secondi.
"Ah." disse Monica.
"Stavo pensando che se volevate proseguire la serata, potremmo farlo in un posto un po' più comodo di questo."
Lo dissi in modo vago abbastanza da lasciare loro lo spazio di far finta di non aver capito. Non lo fecero.
Caterina disse subito: "Io ho il marito a casa che mi aspetta. Devo andare."
Monica e Priscilla si guardarono. Poi scoppiarono a ridere.
"Anch'io ho il marito." disse Monica. "Ma non mi aspetta."
"Io invece sono libera." disse Priscilla.
"Bene." dissi io.
"Quindi scegli." disse Monica.
"Scegli chi vuoi." aggiunse Priscilla.
Le guardai tutte e due.
"Perché scegliere?"
Altra occhiata tra loro. Altro scoppio di risa. Il tipo di risata per imbarazzo, ma non della situazione, imbarazzo per una decisione istintiva già presa.
"Ok." dissero in coro.
Caterina ci guardò tutti e tre con un'espressione che non riuscii a decifrare del tutto. Un pizzico di giudizio morale, ma anche una punta di invidia. Poi disse: "Siete matte."
Pagammo. Salutammo Caterina fuori dal ristorante. La guardammo attraversare la strada e arrivare alla sua auto parcheggiata con il passo di chi ha fatto la scelta giusta e ne è quasi sicura.
Poi tirai fuori le chiavi. Mi avvicinai alla porta a fianco di quella del ristorante, la aprii e lasciai il passo alle due signore.
"Prego. Su di là, al primo piano."
Guardai i loro culi, mentre salivo dietro di loro. Non si girarono ma credo lo stessero immaginando.
La camera era arredata in modo moderno, piccola ma ordinata. Letto matrimoniale, scrivania, televisore che non avevo ancora acceso, valigia aperta sul portabagagli. Non il massimo dello chic, ma un posto pulito.
Monica e Priscilla si sedettero sul bordo del letto. Io rimasi in piedi. Ci fu quell'attimo di silenzio strano che c'è sempre quando la situazione è chiara ma non ancora iniziata, e nessuno vuole essere il primo a fare la mossa sbagliata.
"Allora." disse Priscilla. "Cosa dobbiamo fare?"
"Potreste baciarvi." dissi. "E intanto spogliarvi."
Stavo improvvisando. Non era una situazione pianificata e nemmeno consueta.
Si guardarono.
Risero.
"No guarda," disse Monica. "siamo amiche. Solo amiche. Non siamo bisex, non ci riusciamo proprio."
"Neanche un bacio?"
"Neanche un bacio. Sarebbe troppo strano."
"Va bene. Allora spogliatevi e basta."
Non sembravano convinte nemmeno di quello. Si guardarono di nuovo, senza bisogno di parlarsi da buone amiche, e poi Monica disse: "Spogliati tu, prima."
Non avevo nessun problema con quella proposta. Anzi.
Mi tolsi la giacca, la camicia, i pantaloni. Le scarpe le avevo già lasciate vicino alla porta. Le guardai mentre mi guardavano. C'è qualcosa che mi ha sempre dato una soddisfazione difficile da spiegare nell'essere nudo davanti a una donna vestita. Se le donne sono due, la soddisfazione raddoppia e anche un po' di più. Non so se è una questione di inversione di potere o di vulnerabilità o di tutte e due insieme. Non mi sono mai preoccupato troppo di capirlo.
Ero già in erezione. Non era una sorpresa per nessuno.
"Bene." disse Priscilla.
"Allora?" dissi io "Volete succhiarmelo insieme?"
Nessuna delle due disse no. Si alzarono dal letto e si inginocchiarono davanti a me. Prima Monica, che lo prese in mano e cominciò a leccarlo con una certa decisione. Poi Priscilla, che aspettò il suo momento e poi prese il via. Si alternavano. Era molto meglio di niente, ma non era quello che avevo in mente.
"Insieme no?" chiesi.
"Farebbe troppo strano." disse Priscilla. "Ci sfioreremmo con la bocca. Come baciarsi."
"Ah." dissi. "Quindi essere inginocchiate e passarsi un cazzo l'una con l'altra non è strano, ma fare una cosa insieme sì. Va bene. Allora per non alternarvi una di voi potrebbe andare dietro."
Mi guardarono.
"Dietro?" disse Monica.
"Sì. Dietro. A leccarmi il culo."
Silenzio.
"Ho fatto la doccia prima di scendere a cena. È ben pulito."
Si guardarono. Priscilla disse: "Ok. Vado io."
Si spostò. Monica continuò con la bocca. Priscilla mi aprì le natiche con le mani e cominciò. Chiusi gli occhi. La lingua di una donna nel culo è uno di quei piaceri di cui poco si parla ma che quando capita ti dici che lo preferisci a tante altre cose. E quando è unito ad un pompino è un piacere doppio, simultaneo. Quella cosa che quando la vedi in un porno ti soffermi a guardarla. E la vuoi. Venne fuori un atto perfettamente calibrato senza che le due si fossero messe d'accordo.
Le lasciai fare finché sentii che non potevo resistere ancora molto.
"Sto per venire. Chi vuole la sborra in bocca?"
Monica, che ce l'aveva in bocca in quel momento, tolse il cazzo e scosse la testa.
"Io no." disse.
Priscilla alzò la testa da dietro. "Io."
"Allora datevi il cambio."
Priscilla si spostò. Monica passò dietro. Ma invece di affondare il suo viso tra le chiappe, me le aprì e invece di leccarmi infilò un dito bagnato di saliva. Poi due.
Priscilla mi prese in bocca nel momento in cui Monica muoveva le dita, e non riuscii a fare nulla di più che perdere del tutto il controllo.
Mi sedetti sul bordo del letto. Avevo bisogno di qualche minuto.
"Mettetevi sul letto." dissi. "A pecorina."
Lo fecero senza protestare. Si tolsero quello che avevano ancora addosso, si sistemarono sul letto, affiancate. Le guardai da dietro per qualche secondo. Era una visione che valeva la serata. Eppure rischiava di essere solo una tra le tante cose memorabili di quella sera che aveva preso una piega decisamente inattesa.
Mi inginocchiai sul bordo del letto e cominciai da Priscilla. La leccai dalla figa, risalii, la figa ancora, il culo. Lei si irrigidì un momento quando arrivai sul culo, poi si rilassò. Monica aspettava. Passai a Monica. Stessa sequenza. Intanto avevo una mano libera e la usavo sull'altra, alternando la stimolazione mentre la bocca era occupata altrove.
Poi pollice nel culo di Monica mentre le altre dita la stimolavano sul clitoride. Lei emise un suono che non era un gemito normale, era qualcosa di più basso e più istintivo. Priscilla aspettava con impazienza il suo turno. Il suo gemito fu più incontrollato.
Le tenni vicine all'orgasmo il tempo necessario a recuperare. Quando fui pronto chiesi: "Chi vuole essere scopata per prima?"
Monica alzò la testa. Ebbe quello che sembrava un momento di lucidità improvvisa, di emersione della razionalità e del senso di responsabilità. O di colpa.
"Forse io è meglio se torno a casa." disse.
La guardai senza dire niente.
Priscilla si girò verso di lei. "Ma dai, Monica, sul serio?"
"Ho detto che il marito non mi aspetta, non che non c'è. Forse è meglio non esagerare."
"Come vuoi." dissi io. "Se non vuoi andare oltre, nessuno ti obbliga."
Priscilla sembrò più delusa di me, che lo ero ma lo sarei stato di più a scopare una contro voglia, e mi guardò con una certa urgenza. "Tu scopami intanto, mentre lei si riveste. Dai, sono così eccitata che mi fa male."
Presi il preservativo dal comodino. Lo indossai. Mi misi dietro a Priscilla e entrai. Lei emise quello stesso gemito di prima, più forte. Cominciai a muovermi. Dopo un po' infilai un dito nel suo culo. Si bloccò un secondo, poi si spinse all'indietro.
"Sì." disse. "Anche lì."
"Vuoi anche il cazzo?"
"Sì. Inculami."
Avevo in valigia il lubrificante. Non sto a spiegare il perché. Lo presi dalla tasca laterale della valigia. Ne misi un po' sul cazzo, poi cambiai angolazione alzandomi sulle gambe piegate, e entrai nel suo culo con cautela. Lei si aggrappò alle lenzuola.
"Piano." disse.
"Come vuoi."
Andai piano. Poi un po' meno piano. Lei si adeguò.
Intanto Monica aveva quasi finito di rivestirsi. Ma non se ne stava andando. Stava sulla porta della camera e ci guardava, con la mano sulla maniglia. Sembrava persa nei suoi pensieri, lo sguardo fisso su di noi.
Priscilla stava godendo in modo sempre più rumoroso. A un certo punto disse: "Ma tu non vieni, cazzo?"
"Sono già venuto prima." dissi. "Ora posso andare avanti a lungo."
"Non ce la faccio più. Fermati."
Mi fermai. Uscii. Mi tolsi il preservativo.
Guardammo entrambi Monica.
Monica guardava il mio cazzo. Poi l'amica a cui tremavano le gambe. Poi di nuovo il mio cazzo.
"Sicura di non volerlo?" domandai.
"Sì." disse. "Meglio di no."
Ma non aprì la porta. Priscilla si alzò dal letto, nuda, e le andò vicino. Parlarono sottovoce, quasi non sentivo. Monica si girò verso la porta, come per voler uscire. Priscilla si insinuò tra lei e la porta, bloccandola, poi la abbracciò e lentamente cominciò ad alzarle la gonna.
"Dai." le diceva. "Fatti scopare. È bravo. Ha un bel cazzo."
"No, non posso."
Ma mentre lo diceva si stava inarcando. La schiena si curvava, il culo si protendeva verso di me quasi da solo, come se il corpo non stesse ascoltando le sue parole.
"Scopala." mi disse Priscilla.
Mi avvicinai. Presi un altro preservativo. Lo indossai. Spostai il perizoma con un dito. Mi posizionai.
"Dove?" chiesi.
Monica bofonchiò qualcosa. Disse dei no. Disse anche dell'altro, ma non capivo.
"Non ho capito. Dove vuoi il cazzo?"
Bofonchiò ancora. Poi tacque.
Priscilla rispose per lei, con una voce rassicurante per l'amica: "Mettiglielo nel culo. Le sembrerà di tradire meno suo marito, visto che a lui non glielo dà."
Mi voltai verso la valigia. Presi di nuovo il lubrificante. Ne misi un po' sul cazzo. Ne misi un po' sulle dita di Priscilla, che ancora la teneva abbracciata.
"Preparamela." dissi.
Priscilla allungò la mano. Monica non si mosse. Non si sottrasse. Continuava a mormorare dei no mentre Priscilla le spalmava il lubrificante attorno all'ano e poi lentamente, con cura, le allargava un po' l'ingresso con le dita.
"Così mio marito lo tradisco ancora di più." disse Monica a un certo punto, con la voce di chi si abbandona al suo destino.
"È solo un cazzo, cosa vuoi che sia rispetto a un matrimonio." disse Priscilla. "Su, vai." disse poi a me.
Mi appoggiai. Monica appoggiò la fronte alla porta. Spinsi, lentamente, e entrai. Emise un suono soffocato. Poi una parolaccia. Una maledizione contro se stessa per quello che stava facendo e per quanto le stava piacendo.
Poi girò la testa verso quella di Priscilla che ancora restava schiacciata tra lei e la porta. Le due amiche si guardarono in faccia per alcuni lunghi istanti, e poi si baciarono. Non il bacio che io avevo proposto prima, a mio uso e consumo, che avevano rifiutato. Un bacio diverso, spontaneo, quello di una condivisione amicale più forte di un esperimento lesbico.
Si stavano anche toccando. Priscilla aveva la mano sotto la gonna di Monica e Monica aveva trovato la figa di Priscilla quasi senza guardare. Gemevano entrambe contro la porta.
Io stavo per venire nuovo. Lo sentivo da lontano e poi sempre più vicino.
Monica girò la testa verso di me più che poteva. Mi guardò con la coda dell'occhio.
"Sborrami dentro."
"Dentro dentro?"
"Sì."
Mi sfilai il preservativo. Ci volle un secondo, scomodo, ma lo feci, col timore di sborrare in quel momento grazie al brivido aggiuntivo dato da quella richiesta esplicita. Reinfilai il cazzo. Il buco non si era richiuso. Spinsi ancora qualche volta e poi venni, dentro di lei, nel modo in cui aveva chiesto.
Lei poi non disse nulla. Si raddrizzò. Si sistemò la gonna. Aprì la porta senza guardare né me né Priscilla e uscì.
La sentii quasi correre nel corridoio, giù per le scale. Inseguita dal senso di colpa che percepiva caldo dentro alle viscere.
Priscilla era ancora appoggiata alla porta, nuda.
"Che troia." dissi.
Lei mi guardò.
"Ha voluto portarsi a casa la mia sborra calda nel culo. Bell'amica troia che hai."
Priscilla fece una piccola smorfia. Quasi offesa.
"Veramente" disse, "l'amica troia del gruppo sono sempre stata io."
La guardai, divertito.
"Davvero?"
"Sì."
Si staccò dalla porta. Andò sul letto. Si sdraiò sulla schiena e mi guardò con un'espressione che era una specie di sfida.
"Cosa devo fare per dimostrartelo?"
La guardai attraversare la strada e arrivare alla sua auto parcheggiata con il passo di chi ha fatto la scelta giusta e ne è quasi sicura.


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