"Dimmi tu cosa puoi fare per dimostrarmelo." dissi.
Era sul letto, sdraiata sulla schiena e mi guardò con un'espressione che era una specie di sfida.
"Potrei chiamare Emanuele."
"Chi è Emanuele?"
"Un ragazzo. Lavora in un bar. Me lo scopo ogni tanto."
La guardai. Non del tutto stupito. Un po' ammirato.
"Quanti anni ha?"
"Ventidue."
Ventidue anni. Io ne avevo più del doppio. Priscilla ne aveva non so quanti di più ma sicuramente almeno quindici più di lui.
"E cosa vuoi fare con Emanuele?" chiesi, anche se non ci voleva un genio per intuire.
"Farlo in tre."
"In tre?" feci il finto tonto, per farla parlare.
"Sì. Farmi scopare da voi due. Insieme."
"Insieme insieme?"
"Doppia penetrazione. Se ci riuscite."
Ci fu un momento di silenzio. Io mi ero seduto sul bordo del letto. Lei stava sdraiata e mi guardava con aria divertita e compiaciuta. Le piaceva il ruolo che stava interpretando.
"L'hai mai fatta?" chiesi.
"Da giovane. Quasi. Eravamo un po' fumati, diciamo che qualcosa ho fatto ma non fino in fondo. Non per molto tempo. Non ho un ricordo chiaro. Poi non ho più trovato l'occasione giusta."
"Strano." la dissi un po' come frecciatina, per prenderla in giro ma anche come complimento indiretto. Lei mi fece la lingua.
"Quindi? Non mi sembri entusiasta."
"Non so se ce la faccio fisicamente." dissi. "Sono già venuto due volte stasera. Non ho vent'anni come il tuo toyboy."
Lei sorrise. Si alzò a sedere sul letto e mi si avvicinò.
"Ci penso io a quello." disse.
"A cosa?"
"Te lo faccio tornare duro io." Allungò una mano. "Così."
Aveva ragione. Non fu certo solo il contatto con la sua mano, ma il significato che c'era dietro. La voglia di lei, contagiosa.
"Va bene." dissi. "Chiamalo."
Prese il telefono dal comodino, dove lo aveva posato quando si era spogliata. Cerco il contatto, fece partire la chiamata. Aspettò.
"Ciao." Pausa. "Sto bene. Senti, sei ancora in giro?" Pausa più lunga. "No, no, ascolta, voglio che tu venga qui. Ho una cosa in mente." Pausa. "Una cosa molto porca." Pausa. "Sì, davvero. Senti, ci sono io, ma non sono sola."
Sentivo solo lei. Potevo intuire le domande e le risposte dall'altro lato.
"C'è un uomo. Un uomo interessante." Pausa. "Sì." Pausa. "No, no, stai tranquillo. È bravo." Pausa. "Ha un bel cazzo, se è questo che vuoi sapere." Pausa. Risata. "Sì, certo anche a quello ho pensato. Voglio che mi scopiate tutti e due insieme. Uno davanti e uno dietro. Voglio fare una cosa che non ho mai fatto come si deve." Pausa. "E certo, lo sapevi, te l'ho già detto, ma tu non mi hai mai presentato nessun tuo amico. Ti vergognavi. Invece stasera non avrai problema con quest'uomo, te lo garantisco. Vi piacerete, sono sicura."
Mi guardò mentre lo diceva. Con uno sguardo e degli atteggiamenti che servivano a intrigare me quanto stava intrigando il ragazzo al telefono. E ci riusciva.
Sentivo una voce maschile rispondere, non le parole, solo il tono. Il tono era favorevole.
"Perfetto." Disse l'indirizzo. Poi aggiunse: "Ti apriamo la porta, se la trovi chiusa chiamami. Fai piano con le scale, primo piano, seconda porta a destra. Non svegliare nessuno."
Chiuse la chiamata.
Io nel frattempo ero tornato abbastanza in forma da non sfigurare.
Lei lo notò. Mi guardò con quella faccia. Quella di chi sa di avere tutto sotto controllo e non ha bisogno di dirlo.
"Vedi?" disse soltanto.
"Ti è sembrato incerto o è convinto di venire qua?" le chiesi. Volevo capire bene come sarebbe stata la situazione.
"È giovane, un po' inesperto. Ma ha lasciato decidere il suo cazzo, come sempre. Non ha neanche voluto sapere tanto di te. Si fida."
"Cos'altro avresti potuto dirgli di me?"
"Che hai un bel cazzo."
"Glielo hai detto questo. E non vedo che rilevanza abbia."
"Potevo dirgli che ti piace quando ti leccano il culo."
"Anche questo non vedo che rilevanza abbia."
"Perché? Non si sa mai."
"Dobbiamo scoparti in due un cazzo in culo e uno in figa. Che importanza ha il mio culo?"
"Dobbiamo farlo in tre. Tante cose possono succedere."
"Lui lo sa?"
"Lo scoprirà."
Emanuele arrivò circa venti minuti dopo. Bussò piano. Andai ad aprire senza rendermi conto che stavo per accogliere nudo uno sconosciuto. Priscilla sembrò trovare divertente la scena, da come ridacchiò.
Era alto, scuro di capelli, aria stanca per il lavoro serale ma contento di essere lì. Mi guardò. Io lo guardai. Ci stringemmo la mano nel corridoio come due persone che si incontrano ad una riunione di lavoro. Solo che io ero nudo.
"Emanuele."
"Piacere."
Poi entrammo.
Gli si illuminò il viso quando vide Priscilla nuda nel letto che ci aspettava, toccandosi. Iniziò a spogliarsi. Per qualche minuto mi ignorò, fin quando io stesso non mi unii a loro.
Mi svegliai che era già mattina. Luce che filtrava da dietro le tende pesanti. La sveglia sul comodino segnava le sette e qualcosa. Evitai di pensare a quanto poco avevo dormito e alla giornata che mi aspettava.
Avevo il cazzo duro, come ogni mattina, ma quella mattina aveva anche delle ragioni aggiuntive. Avrebbe avuto anche le ragioni contrarie, per lo sforzo inconsueto che gli avevo richiesto. Ma evidentemente vinceva l'eccitazione latente tramite i ricordi della notte che stavano arrivando in ordine sparso e ognuno contribuiva a mantenere quella situazione.
Priscilla non era nel letto. Sentivo la doccia.
Emanuele dormiva sul lato opposto del letto matrimoniale, nudo, con le lenzuola fino alla vita.
Mi alzai. Avevo bisogno urgente di urinare. Il problema era che il bisogno urgente e l'erezione mattutina sono due condizioni che non collaborano bene tra loro. Mi avvicinai alla porta del bagno. Bussai.
"Sì?" disse lei.
"Ho bisogno di entrare." dissi sottovoce ma abbastanza da farmi sentire.
"Entra."
Aprii la porta. Mi investì il vapore. Lei era nella doccia, con le ante di vetro liscio. L'avevo già vista abbondantemente nuda e l'avevo scopata in tutti i modi. Ma la visione contribuì comunque al mantenimento dell'erezione. Si girò a guardarmi. Anche il suo sguardo contribuì.
"Buongiorno."
"Buongiorno." dissi. Andai verso il water.
"Aspetta." disse.
"Cosa?"
Aprì lo sportello della doccia con una mano e chiuse l'acqua.
"Voglio guardarti."
La guardai con l'aria contrariata.
"Dai, Priscilla."
"Su. Voglio vederti."
"Il problema" dissi, "è che già sto così e il tuo sguardo non facilita l'ammosciarsi necessario all'operazione."
"Ahahah." Rise.
"Eh, sì."
Mi sedetti sul water. Spinsi il cazzo verso il basso con una mano, inclinai il bacino, portai avanti il busto. Ci volle un po' ma alla fine trovai la posizione con cui potevo riuscirci.
"Che delusione." disse lei. "Volevo vederti in piedi. Vederti fare un getto ad arco, fino a fare centro." ridacchiò.
"La faccio sempre da seduto se non sono in un bagno pubblico. Tutti i maschi adulti che conosco lo fanno."
"Bugiardo."
"È più igienico. Si sporca meno."
"Che noioso."
"E comunque col cazzo duro non ci sono alternative e mi scappa e con te qui... se non ci fossi l'avrei fatta nella doccia." dissi.
Ci guardammo per un secondo. Avevo detto qualcosa di troppo. Lei stava per dire qualcosa di troppo.
"Vieni a farla nella doccia." disse.
La guardai con l'aria di chi non è sicuro di aver capito. Anzi di chi finge di non aver capito.
"Dai, entra qui." disse con tono seduttivo. Molto convincente.
Mi alzai. Mi avvicinai alla doccia. Lei si spostò e mi fece spazio per entrare. Si inginocchiò sul pavimento della doccia e alzò la faccia verso di me. Aprì la bocca, tirò fuori la lingua.
Non avrei voluto farlo. Mi sembrava degradante per lei. Ma lei lo voleva. C'erano state altre cose, quella notte, che avevo fatto perché le voleva lei. Quando una era troia mi faceva questo effetto.
Il getto uscì, con una parabola perfetta scavalcò la sua testa e le finì alle spalle. Fu lei a spostarsi per cercarlo. Vederla così mi piacque, più di quello che pensavo.
Quando stavo per finire aprii di nuovo l'acqua calda che ci inondò entrambi, lavando via tutto, anche l'odore. Lei si tirò su. Sembrava soddisfatta. Ci stringemmo un po' nel poco spazio. Lei mi passò lo shampoo e si girò. Dovevo lavarle i capelli, dopo averglieli sporcati.
"È stata una notte incredibile." commentò.
"Già."
"Qual è stato il momento più pazzesco per te?"
Ci pensai. Sapevo già la risposta ma ci pensai lo stesso perché non mi sembrava elegante rispondere subito, come se avessi quella immagine stampata in testa da quando mi ero alzato.
"Quando eravamo tutti e due dentro di te e ti tenevamo sollevata." dissi. "Quel momento lì."
Annuì. "Anche per me. Non pensavo mi reggeste così a lungo."
"Sei leggera. Emanuele è forte. Io mi ero appoggiato al muro. E poi non avrei mollato per niente al mondo."
"Sì. È stato pazzesco." Fece una pausa. Sorrise. "Anche se pensavo che il tuo momento preferito fosse stato un altro."
La guardai.
"Cosa vuoi dire?"
"Dai. Lo sai."
"No."
Alzò gli occhi al cielo. "Quando Emanuele era dietro di te."
Non dissi niente.
"Ti è piaciuto o no?"
"Era una situazione particolare." cercai di cavarmela.
"Certo che era una situazione particolare. Tutto è stato particolare questa notte. Ma ti è piaciuto o no?"
Silenzio.
"Non devi vergognarti." mi provocò, divertita.
"Non mi vergogno."
"Allora?"
"Sì." dissi. "Mi è piaciuto."
Lei sorrise come se le avessi dato una notizia attesa.
"Già te l'aveva fatto Monica, prima."
"Più o meno."
"Solo che Emanuele è andato un po' oltre." disse allusiva.
Non risposi.
"Ti guardavo negli occhi mentre succedeva. Avevi una faccia..."
"Non descrivermi la faccia che avevo."
Rise. "Una faccia bellissima."
Stetti zitto.
"Ammetti che ti è piaciuto?" si divertiva a stimolare il mio imbarazzo.
"L'ho già detto." cercai di tagliare corto.
"Bene. Anche a me è piaciuto, guardarvi." Si girò sotto l'acqua. "È stata una notte piacevole e ricca di cose nuove per tutti."
Chiudemmo l'acqua. Presi gli asciugamani dal ripiano a fianco della doccia, erano due per fortuna, gliene passai uno. Ci asciugammo nel poco spazio del bagno, spingendoci un po', ridendo senza fare rumore per non svegliare Emanuele.
Poi aprii la porta del bagno ed tornammo in camera.
Emanuele era nudo sul letto. Nel muoversi le lenzuola si erano abbassate tanto da scoprirlo fino a metà gamba. Era sdraiato a pancia in giù, la testa girata di lato, un braccio piegato sotto il cuscino. Dormiva profondamente.
Era un bel ragazzo, indubbiamente. Priscilla se lo era scelto bene. Fisico asciutto, spalle larghe, vita stretta.
Priscilla mi si avvicinò. Seguì il mio sguardo.
"È bello, vero?" disse sottovoce.
"Sì."
"Molto bello."
"Sì, Priscilla."
Si girò verso di me. Aveva l'espressione che aveva sotto la doccia quando giocava con il mio imbarazzo.
"Non ti attira quel suo culetto?" chiese. "Non vuoi rifarti?"
Lo guardai. Il culo era sodo, rotondo, liscio e muscoloso. Era un culo bello. Oggettivamente. A prescindere dal genere di appartenenza del proprietario. Esteticamente si faceva guardare e anche desiderare.
"No, perché?" risposi, incerto io stesso se stessi mentendo.
"Ipotizzavo. Da come lo stavi guardando."
"Non stavo guardando lui." in quel caso mentii e si capì.
"Certo, certo." Andò verso il bordo del letto, lentamente, senza fare rumore. Si sedette accanto a lui. Poi si girò verso di me con un'espressione che era metà complicità e metà sfida.
Si abbassò. Il viso a pochi centimetri dal culo. Sembrò soffiarci sopra, in mezzo. Poi con le dita leggere divaricò appena i glutei. Intravidi la zona più scura dell'ano, poi coperta dalla testa di Priscilla, che la raggiunse con la lingua.
Lui si mosse appena. Un fremito. Poi un suono basso, ancora mezzo addormentato. Un leggero arcuarsi della schiena, nel momento in cui si stava rendendo conto di cosa qualcuno gli stava facendo. Un segno di gradimento, forse ancora mezzo inconscio.
Lei alzò la testa un momento e mi guardò. Sorrideva.
Andai verso la valigia. Aprii la tasca laterale. Presi l'ultimo preservativo rimasto, lo aprii facendolo uscire parzialmente, pronto all'uso, poi lo posai sul comodino. Presi il lubrificante, lo capovolsi, ne spremetti quello che restava sul palmo della mano di Priscilla.
Era quasi finito.
Io e Priscilla guardammo la sua mano e poi ci guardammo. Alzammo le spalle in sincrono.
Quello che rimaneva doveva bastare.
"Voglio che mi scopiate tutti e due insieme. Uno davanti e uno dietro. Voglio fare una cosa che non ho mai fatto come si deve."


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