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L'elfa e il demone

01 agosto 2026109 minuti di lettura

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Capitolo 1 di 12

Prefazione

I fumetti hanno avuto un ruolo cruciale nella mia educazione sessuale. Ne ho sfogliati tanti, di nascosto, in un'età in cui non avrei dovuto. In certi casi, grazie ad alcune di quelle tavole rubate agli occhi degli adulti, ho scoperto che esistevano pratiche, desideri e universi erotici che da solo, con la sola forza della mia fantasia acerba, non sarei mai riuscito a concepire. A quella stessa età, intanto, nutrivo la mia immaginazione leggendo molti romanzi fantasy.

Milo Manara e Paolo Eleuteri Serpieri sono stati i primi maestri di questa educazione parallela e clandestina, quando le mie letture erano ancora confinate alla carta. Poi è arrivato il web, e con lui una moltitudine di altri artisti straordinari, capaci di fondere il disegno con la narrazione erotica in modi che continuano a sorprendermi. Eppure, e questo lo sa bene chiunque abbia cercato davvero, trovare qualcuno che eccella in entrambe le cose, nel racconto e nel disegno, non è mai stato facile.

Io avrei voluto fare il fumettista. Ogni racconto che ho scritto, ogni storia che ho costruito parola dopo parola, avrei preferito disegnarla. Avrei voluto che i miei personaggi vivessero in segni di china, in chiaroscuri, in corpi tracciati a mano su carta. Probabilmente non sarei riuscito ad essere altrettanto prolifico (disegnare costa tempo in un modo che la scrittura non conosce) ma questa, in fondo, è una scusa secondaria. La vera ragione è più semplice e più brutale: non ho abbastanza talento per disegnare. E quindi non mi è rimasto che scrivere, per dare sfogo a quella voglia creativa che non ha mai smesso di cercare una forma.

Poi è arrivata l'intelligenza artificiale, e con essa la possibilità (parziale, imperfetta, ma reale) di colmare quella distanza tra ciò che immagino e ciò che riesco a produrre.

Ho iniziato a usarla. Con i miei limiti, che sono tanti: sono un principiante, e imparare a parlare con una macchina affinché traduca in immagini quello che ho in testa è una disciplina nuova, frustrante, a volte sorprendentemente gratificante. E con i suoi limiti, che sono altrettanti: l'intelligenza artificiale ha una creatività che tende al già visto, allo stereotipato, all'esteticamente prevedibile, e domarla, cioè spingerla verso qualcosa di più personale, di più vicino alla propria visione, richiede una pazienza e una competenza tecnica che non ho e forse non proverò neanche ad avere, dopo questo esperimento. Meglio restare sui propri talenti.

Il risultato di tutto questo è quello che state per leggere e guardare.

Non è il fumetto che avrei voluto creare. Le immagini non sempre si corrispondono fra loro con la coerenza che avrei desiderato: i personaggi cambiano volto da una tavola all'altra, un'atmosfera non è esattamente quella che avevo in mente, un dettaglio sfugge al controllo e finisce per essere qualcosa di diverso o non esserci o essere di troppo. Per non parlare delle innumerevoli immagini scartate, alcune veramente al limite del ridicolo. I limiti tecnici degli strumenti e la mia ancora acerba capacità di usarli hanno lasciato tracce visibili nel lavoro, e ho scelto di non nasconderlo. Queste imperfezioni fanno parte dell'opera quanto le parole che le accompagnano.

Quello che c'è, però, è qualcosa che prima non esisteva: un testo erotico fantasy (che già è una novità) che per la prima volta, nella mia esperienza di autore, non cammina da solo, ma è accompagnato da immagini. Immagini che non sono mie, anche se nascono da una mia visione, ma che almeno rendono l'idea, approssimata e traballante, di quello che avrei voluto saper creare in completa autonomia.

Ecco a voi, questo esperimento.