
Doppio misto
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Ufficialmente io e Emma ci eravamo conosciuti per lavoro e avevamo fatto amicizia. Quella uscita a quattro, con i rispettivi consorti, era per far conoscere anche loro e instaurare una frequentazione fra coppie simili per età e interessi. Nella realtà io e Emma eravamo amanti, di quelli che si trovano apposta per fare sesso in maniera ludica e trasgressiva. Emma era una bella donna elegante e di classe. Era anche piuttosto maiala a letto.
Non so bene perché avessimo deciso di far conoscere fra loro Adriano e Chiara, i nostri partner, e che cosa ci aspettassimo da quell'incontro. Ci divertiva l'idea. Ci stuzzicava aggiungere questo elemento al nostro essere adulteri. Ci dava un brivido in più. E poi forse, se da cosa nasceva cosa, poteva trasformarsi da amicizia fra coppie a scambio di coppia. L'idea ci intrigava. A Emma, oltretutto, intrigava anche sedurre Chiara. E a me questo, figuriamoci, attizzava parecchio.
La prima uscita la facemmo una sera, in un ristorante di livello in centro. Già nell'avvicinarci al locale ci fu quello che poteva essere colto come buon auspicio per un futuro scambio di coppia. Capitò che finimmo ad aiutare ciascuno la donna dell'altro nel camminare sul selciato irregolari con gli alti tacchi che entrambe avevano indossato. Emma si aggrappò al mio braccio e Chiara a quello di Adriano. Quel breve momento fece volare la mia fantasia e mi provocò la prima erezione di quella serata.
La seconda erezione me la provocò Emma, strusciando la sua gamba contro la mia, durante la cena, nascosta dal tavolo. E il suo sorriso mentre lo faceva, ovviamente.
Nel tornare a casa chiesi a Chiara il suo parere sulla serata e su quella coppia. Le piacevano. Ci trovavamo bene. Avremmo fatto altre uscite.
A casa le dissi che era bellissima, che mi aveva eccitato tutta la sera, e le saltai addosso. La trovai pronta e subito eccitata. Segno che forse gli sguardi di quei due su di lei avevano acceso anche la sua fantasia. Si vedeva che ad Adriano lei piaceva. E sapevo che anche ad Emma piaceva.
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Analisi letteraria
Doppio misto porta nel territorio della narrativa erotica italiana una voce ironica e disinvolta, capace di orchestrare una commedia degli equivoci sentimentali con ritmo sostenuto e una certa intelligenza costruttiva. Il racconto si muove su più piani di inganno reciproco — il tradimento pianificato, quello spontaneo, quello subìto — e la sua forza sta proprio nel modo in cui questi strati si sovrappongono e si ribaltano, scardinando progressivamente l'illusione del narratore di essere il regista della situazione.
Lo stile è colloquiale e diretto, a tratti volutamente sbrigativo, ma sorretto da una comicità sottile che evita il ridicolo involontario. Il tono scanzonato con cui vengono affrontati gli episodi negli spogliatoi del circolo tennistico — dove il confronto fisico tra i due uomini scivola verso territori omoerotico con un'ironia che disinnesca ogni peso identitario — è uno dei momenti narrativamente più riusciti: l'ambiguità dei ruoli viene gestita senza moralismo né enfasi, con una leggerezza che appartiene ai migliori esempi del genere.
Il tennis funziona egregiamente come metafora: il campo è il luogo del confronto e della competizione, gli spogliatoi quello della resa dei conti. La dinamica tra desiderio e controllo percorre l'intero racconto, culminando in una scena finale corale dove le geometrie del potere si ridistribuiscono con naturalezza — e con un'ironia tagliente — lasciando il narratore nella posizione che meno si aspettava di occupare.
Un racconto che sa essere esplicito senza perdere la leggerezza, e malizioso senza diventare cinico.

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