Ufficio d'agosto
"E adesso?" disse. "Hai ancora paura di una inculata?" Mi girai. Quanto basta per guardarlo. Lo guardai. "Adesso ci spero." dissi.
Lista completa in ordine cronologico inverso.
"E adesso?" disse. "Hai ancora paura di una inculata?" Mi girai. Quanto basta per guardarlo. Lo guardai. "Adesso ci spero." dissi.
Con un cazzo e una lingua che mi provocavano piacere, in una via pubblica, stavo impazzendo di piacere. Il mio orgasmo era cominciato nel momento in cui ero stata esposta al ragazzo e stava continuando ad ondate da qualche minuto.
"Gli piace troppo, non c'è più gusto a punirlo in questo modo." commentò Chiara. Emma convenì.
"Certo che mi ha inculato. Mi incula sempre, lo sai bene. Perché me lo chiedi se lo sai già? Va bene. Sì, mi ha inculato. Mi ha messo quel suo grosso cazzo duro nel culo ed è quello che mi ha fatto godere più di tutto. Come sempre."
"Perché lo conosci." Mi fermo di colpo. La guardo. Il cervello va in tutte le direzioni. E il cazzo è durissimo, naturalmente.
"Continuiamo." Lo disse piano, con calma, come se stesse decidendo cosa ordinare al ristorante.
"Si vede che siamo colleghe." — Federica, nel buio, con il pollice di lui nel culo e le dita dentro, mentre dall'ufficio accanto la giovane collega urlava senza più curarsi della discrezione.
"Immagina gli applausi." Li immaginai. Giuro che li immaginai. E godetti come una troia mentre un uomo che non conoscevo mi scopava sul palco e l'orchestra suonava sotto di me.
"Voglio tutti e due insieme." "Insieme come?" "Nella figa. Tutti e due." Alex deglutì. Io guardai il cazzo di Alex e poi guardai il mio e poi guardai lei.
"Voglio il tuo cazzo, non la tua lingua. E neanche farti una sega coi piedi." — "Sii inopportuno. Più che puoi."
Vengo così, seduto sulla sedia dello studio, con il telefono di mia moglie in mano, leggendo quello che ha scritto alle sue amiche su un altro uomo.
"La vergogna e il piacere erano la stessa cosa, in quel momento, non riuscivo a separarli."