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Un racconto di Analcoholic

Notti magiche

06 luglio 202621 minuti di lettura

Indice

Capitolo 1 di 10

1

Siamo rimasti in tre.

Gli altri se ne sono andati uno dopo l'altro, chi doveva tornare con i mezzi, chi il bambino che aspettava, chi la moglie incazzata per il ritardo. La solita storia delle cene tra vecchi compagni di liceo: si finisce sempre prima di quanto si vorrebbe.

Federica ha detto che stava bene lì, che non aveva fretta. Alex ha ordinato un altro giro. Io non ho detto niente, ma sono rimasto.

Siamo seduti a un tavolino all'aperto, in una di quelle piazze del centro che d'estate si riempiono di gente. Intorno a noi tante persone. Noi tre siamo fermi qui da un'ora buona, con i bicchieri a metà e l'aria di chi non ha voglia di chiudere la serata.

Vent'anni. Fa un effetto strano dirlo.

"Sembrava impossibile che diventassimo adulti." dice Federica.

"Già, adesso sembriamo persone responsabili." rispondo io.

"No, sembrate ancora stupidi." dice lei ridendo. "Tutti e due."

Alex sorride mentre beve.

Federica è cambiata il giusto. Ha qualche anno in più scritto in faccia, ma in modo gentile. I capelli li porta diversi, più corti. Gli occhi sono gli stessi. Quegli occhi li ricordo benissimo, anche dopo vent'anni. E pure le tette e il culo.

Alex invece è ingrassato un po', ha tagliato la barba male e porta gli occhiali che ai tempi non aveva. Ma è sempre lui. Stessa aria da uno che sa di piacere senza fare fatica.

Ai tempi del liceo andavamo tutti e due dietro a Federica. Lo sapevamo entrambi, lo sapeva anche lei. Non se ne parlava ma era chiaro come il sole. Lei ci teneva in sospeso con una maestria notevole per una diciassettenne. Non si decideva, diceva. Le piacevamo entrambi, diceva a chi gliene parlava. E quindi non si mise né con me né con Alex.

Ci ho pensato per anni.

"Vi ricordate quella sera?" dice lei ad un certo punto.

"Quale?" dico io, anche se ho già capito.

"Quella sera lì." insiste lei. "Cos'era? La finale dei mondiali?"

Alex alza la testa dal bicchiere.

"Era la semifinale." dico io, puntiglioso.

"Quella sera la ricordo bene." dice Alex.

"La ricordano tutti quella sera." dico io.

"Sì, ma noi per motivi diversi." dice Federica sorridendo in modo strano. Non è un sorriso innocente.


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Analisi letteraria

Notti magiche è un racconto che lavora sul doppio binario della memoria e del desiderio con una misura stilistica non comune nel genere. La struttura narrativa, costruita sul ritorno a una notte del 2006, sfrutta il meccanismo del rituale ripetuto con intelligenza: i gesti si replicano, le parole si riecheggiano, ma i corpi e le coscienze portano il peso di vent'anni. La distanza tra le due notti non è solo anagrafica — è ontologica.

Il calcio, con la sua liturgia collettiva e la sua epica nazional-popolare, diventa una colonna sonora perfetta per l'eros: i gol scandiscono i climax, la vittoria del 2006 si sovrappone alla consumazione, e la "maledizione" che l'Italia non ha più spezzato si fa metafora del desiderio differito, di ciò che non si è saputo o voluto nominare. È una trovata azzeccata e mai forzata.

Il vero centro del racconto, però, è Federica: personaggio di rara solidità per il genere, detiene il controllo della scena con una lucidità che non è cinismo ma consapevolezza. Sceglie quando, come e verso dove spingere. Il lubrificante già pronto è il dettaglio narrativo più rivelatore del testo.

Intorno a lei ruota la tensione più interessante: la bisessualità maschile latente, a lungo non nominata e infine riconosciuta non come scoperta ma come ammissione. Il racconto suggerisce che tra inconsapevolezza e stupidità c'è una differenza che solo il tempo insegna a misurare. Ci riesce, e non è poco.

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