Scrittura privata (1a parte)
"Mettiti sul letto. A pecora. Apriti le chiappe. Lasciami ungere un po' quel tuo bel buchetto. Così entrerò un po' più facilmente per sfondarti il culo."
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"Mettiti sul letto. A pecora. Apriti le chiappe. Lasciami ungere un po' quel tuo bel buchetto. Così entrerò un po' più facilmente per sfondarti il culo."
"Mio marito è sotto la doccia. Raggiungimi in stanza. Numero 302." — e quei dubbi se li poneva mentre stava già correndo da lei, col cazzo impaziente.
"Non avevo mai visto godere in quel modo mia moglie. Con me era diversa, non poteva che esserlo anche solo perché mai con me era stata in compagnia di due uomini. E poi si notava come agisse in maniera libera, senza nessun condizionamento, lasciando sfogare completamente la troia che era in lei."
"Non mi sono lavata." mi disse ma io la ignorai ed iniziai a leccarla, assaporando i suoi umori misti al salato del sudore, al gusto gommoso del preservativo e a quello acre della sborra.
«Non voglio rubarle l'uomo. Voglio solo prendere in prestito il cazzo per un po', mentre a lei non serve.»
"Trovane un altro. Non dirmi chi. Portamelo a casa ed io sarò la sua puttana. La tua puttana. La puttana di entrambi."
"Torniamo qui l'anno prossimo, vero?" mi sussurrò all'orecchio. "Se… se vuoi…" "Sì, voglio. E voglio restarci di nuovo da sola per un po'." "Ad una condizione." "Quale?" "Che ti fai scopare da altri uomini anche quando sei con me e mi fai guardare o partecipare." "Ok."
"Mentre tutta la gente a teatro raggiungeva il pathos emozionale guidato dalle armonie del compositore russo, io godevo e lui mi sborrava in culo. L'applauso che ne seguì lo sentii quasi come se fosse rivolto a noi due."
"Non riuscii a decidere dentro di me che ipotesi preferissi tra il fatto che mi avesse sputtanato di fronte a tutti o che fosse così perversamente coinvolta nelle mie fantasie da prendere in giro la mia mente."
"Forse hai sentito uno strano gusto nella mia bocca?" — e nel momento in cui capì, il mio cazzo stava già eruttando sborra, spinto più dalla mente che da qualsiasi contatto fisico.
"Proprio quello che speravo…" — sussurrò lei, uscendo un attimo dal personaggio.