Gli affari sono affari
"Si è messo a leccarlo continuando a ripetere che sua moglie non glielo lascia fare ed è andato avanti… non so… mezzora… un'ora…" "A leccarti il culo?" "Sì, era come in estasi…"
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"Si è messo a leccarlo continuando a ripetere che sua moglie non glielo lascia fare ed è andato avanti… non so… mezzora… un'ora…" "A leccarti il culo?" "Sì, era come in estasi…"
Era una situazione strana, al buio in un salotto non mio a masturbarmi ascoltando mia moglie che di là dal muro si faceva inculare dal vicino. Mi venne anche da ridere pensando a come avrei potuto giustificare la cosa se per caso la moglie di lui fosse improvvisamente tornata a casa.
"Dai, scopa la tua puttana… che è così puttana che non le sono bastati i cazzi che ha preso stasera e vuole quello che è solo suo…" "È tua… e di chi paga per averla…"
"Ti piace? Eh, ti piace? Dillo a tua moglie." — "Mi… mi piace… ma solo perché ci sei tu."
Nel leggere tutta quella conversazione io avevo continuato a colare sborra da un cazzo diventato insensibile, guidato da un cervello che aveva scoperto di trovare quella situazione, quella scoperta di corna subite, come la situazione più tremendamente erotica della nostra coppia.
Il cazzo si era indurito a vedere quel momento di esibizionismo della mia ragazza, così naturale e apparentemente innocente, ma evidentemente ben voluto e pianificato.
"Stai pensando che sia lui adesso a scoparmi da dietro. Cazzo se me lo scoperei…" Percepii il suo orgasmo dopo queste parole. Era veramente su di giri. Quell'incontro l'aveva sconvolta ed era uno spettacolo vederla così eccitata.
"Colpa del viagra." bofonchiò lei mangiandosi le parole. "Che adesso anche con i sessantenni non è sesso, è una maratona. Sono stanca. Sfatta. Mi ha scopato per ore."
"Anche io mi vergogno…" le risposi e la potenza di quella confessione mancata unita al fatto pazzesco che un uomo mi stava inculando mentre ero al telefono con mia moglie che veniva probabilmente inculata a sua volta mi fecero sborrare senza che il mio cazzo fosse neanche sfiorato.
"Sì, ho fame, ma voglio mangiare il mio regalo." Risposi andando a prendere in bocca la sua fica, ancora tutta madida di umori.
Non mi ha mai imposto veramente nulla, mi ha sempre fatto sentire come se fossi io quella che decideva di subire una qualsiasi sottomissione sessuale. Alla fine sono sempre stata io a implorarlo di sodomizzarmi, a chiedergli di pisciarmi addosso, a pregarlo di sottomettermi.