L’ospite
"Mi ero trasformata da moglie fedele ad adultera con un cazzo piantato nella figa in pochissimi istanti."
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"Mi ero trasformata da moglie fedele ad adultera con un cazzo piantato nella figa in pochissimi istanti."
Prima di uscire aveva intinto il suo dito nella mia figa ancora aperta, poi aveva spalmato la sua sborra sulle mie labbra, rendendole lucide. 'Ora va. E vai a baciare tuo marito.' mi aveva detto ridendo.
"Nuda? Sì, anche peggio. Lo so, sono impazzita. Ma non riuscivo a dirgli di no a nulla. Ha insistito, ma neanche tanto. Non sai come mi ha fatto sentire."
"Lo racconterai a qualcuno, in ufficio?" mi domandò lei, con la testa appoggiata sul mio petto. Con la mano stava giocherellando con il mio pene che ormai non riusciva più a rialzare la testa, sfiancato dalla super attività.
"Posso? Qui?" le sussurro all'orecchio premendo il glande sul suo ano. "Devi." mi risponde lussuriosa e spinge il culo all'indietro aprendosi con estrema facilità.
"Pompino." mi risponde lei coprendosi e pulendosi la bocca con il fazzoletto.
I momenti dopo l'orgasmo sono i più terribili. Al mio cervello non arrivano più quelle sostanze che lo inebriano e gli fanno piacere ogni cosa. Di colpo mi ritrovo di fronte alla realtà.
"Una moglie così troia da accettare il rischio ed un marito così porco da gettarla nel rischio."
Sembrava tutto normale se non fosse che il mio cazzo era piantato a fondo nella sua vagina. La situazione di rischio e le leggere stimolazioni che ricevevo per i suoi piccoli movimenti mi fecero venire proprio in quel momento.
"Starò al suo gioco e gli chiederò di chiamare sempre te. E cercherò di ottenere più libertà di azione, così scopiamo fra noi come ci pare mentre lui ci guarda. Poi lo convincerò ad assecondare veramente le sue fantasie e ad essere lui quello legato e sodomizzato."
«stasera non ho messo le mutandine.» — lo disse a voce relativamente alta, abbastanza da farsi sentire dalle persone vicine. [...] a metà del primo atto si era chinata a farmi un pompino. Durante il secondo la stavo scopando in fondo al nostro palco.