Vicini di tavolo
Mentre lo diceva la sua mano mi stringeva il pacco da sopra i pantaloni. Quasi venni all'istante.
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Mentre lo diceva la sua mano mi stringeva il pacco da sopra i pantaloni. Quasi venni all'istante.
"Non vorrai mica rispondergli e fargli sentire come ti stai godendo il mio cazzo nel tuo culo?"
"Lasciami fare, dissi senza smettere di premere la punta del cazzo finto contro il suo ano, non opporti. Ti piacerà." — rimanemmo così noi quattro attorno a lui che, in posizione a quattro zampe, ci guardò e poi, quasi impercettibilmente inarcò la schiena, come aveva visto fare a tante donne.
"Sei una troia. Ho visto il clistere in bagno. Era proprio necessario?" — "Ssssh, dai che ti sentono, sei in viva voce."
Si allargava le natiche con le mani e implorava di essere inculata. Dopo lo voleva in bocca e passava minuti su minuti a succhiarlo, leccarlo ed adorarlo.
"Grazie." risposi io allungando la mano, la stessa che poco prima accarezzava i coglioni di un universitario.
"Perchè c'è scritto che è lubrificato, ed è meglio che lo sia per quello che ti voglio fare."
"Perchè l'idea mi fa impazzire. L'idea di tradirlo. Di tradirlo in questo modo. Di sentirmi puttana."
"Scopa la tua troietta." mi disse con la voce roca, allargando le gambe e aprendosi con le dita la vulva.
"La foto migliore di tutta la serie fu quella in cui lei si staccava dal cazzo rigido, guardando verso di me sorridendo soddisfatta. Nella sua espressione si leggeva lussuria, trasgressione e divertimento."
"Vuoi che ti venga in bocca, così poi quando baci il tuo uomo sente il sapore di quanto sei troia?" lei si rialzò. "Sei sempre uno stronzo." "una volta ti piaceva quando ti parlavo così."
"Sei più grosso di quello dell'anno scorso, non ci credo!" disse compiaciuta quando mi abbassò i pantaloncini e si fiondò ad ingoiare il mio sesso.