Scrittura privata (1a parte)
"Mettiti sul letto. A pecora. Apriti le chiappe. Lasciami ungere un po' quel tuo bel buchetto. Così entrerò un po' più facilmente per sfondarti il culo."
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"Mettiti sul letto. A pecora. Apriti le chiappe. Lasciami ungere un po' quel tuo bel buchetto. Così entrerò un po' più facilmente per sfondarti il culo."
Si erano sussurrati imprecazioni mentre si bacciavano teneramente, per quanto la situazione pornografica potesse consentirlo: "Troia." "Cornuto." "Stronza." "Sfigato." — persino nell'atto più estremo, tra loro era ancora un gioco intimo.
Ero uscita con uno sconosciuto e un altro ancora più sconosciuto mi stava inculando senza che glielo avessi neanche chiesto, solo perché la mia figa era già occupata.
"Mi stai… pisciando nel culo!?" Quasi urlò a metà fra domanda e affermazione gioiosa. Quando il suo cervello ebbe elaborato la situazione le scatenò nel suo corpo un orgasmo incontrollabile.
"So invece cosa fu a far godere me: la consapevolezza di avere una ragazza perversa che non aveva resistito alla lussuria e aveva compiuto atti che neanche riusciva a raccontarmi fino in fondo."
"Mio marito è sotto la doccia. Raggiungimi in stanza. Numero 302." — e quei dubbi se li poneva mentre stava già correndo da lei, col cazzo impaziente.
"Non avevo mai visto godere in quel modo mia moglie. Con me era diversa, non poteva che esserlo anche solo perché mai con me era stata in compagnia di due uomini. E poi si notava come agisse in maniera libera, senza nessun condizionamento, lasciando sfogare completamente la troia che era in lei."
"Vuoi sapere come ce l'ha Olivier. Vuoi sapere se ce l'ha più lungo o più grosso. Vuoi sapere se tua moglie ha assaggiato un cazzo migliore del tuo. Dimmi che non è vero."
"Anche io mi vergogno…" le risposi e la potenza di quella confessione mancata unita al fatto pazzesco che un uomo mi stava inculando mentre ero al telefono con mia moglie che veniva probabilmente inculata a sua volta mi fecero sborrare senza che il mio cazzo fosse neanche sfiorato.
"Ora ci divertiamo un po' con quella cagnetta di tuo marito." — Dalla sua figa cadde una goccia che finì sulle mie labbra. Umori, sudore, sborra, tutto mischiato insieme. Mi passai la lingua sulle labbra e sentii il sapore della perversione.
"Sei un vero porco, sai, a offrirmi così il culo della tua donna. E lei è una gran troia."
"Non mi sono lavata." mi disse ma io la ignorai ed iniziai a leccarla, assaporando i suoi umori misti al salato del sudore, al gusto gommoso del preservativo e a quello acre della sborra.