Lutto e lussuria copertina
Un racconto di Analcoholic

Lutto e lussuria

02 novembre 2026 • 10 minuti di lettura

Narratore maschile - Contenuto: coppie

"Ciao."

"Oh, ciao."

"Anche tu qui."

"Eh, sì. Anche tu."

"Da tanto che non ci vediamo."

"Eh, sì."

"Non un gran momento per farlo."

"Eh, no."

"Eh."

Ero fuori dalla chiesa. Il funerale doveva ancora cominciare. Stavo parlando con un vecchio amico quando era comparsa lei. Alessia. La mia prima fidanzata.

La persona che eravamo venuti a salutare per sempre con troppo anticipo era una conoscenza comune. La nostra giovinezza, al nostro paese.

Era ancora molto bella Alessia, mi venne da pensare con un vago senso di colpa, mentre la guardavo entrare in chiesa, insieme a tutti noi.


Mi ricomparve al fianco, mentre salutavo alcune vecchie conoscenze, a funerale terminato.

Mi girai ed eravamo rimasti io e lei.

"Senti, ti va se ci andiamo a bere qualcosa?" mi chiese.

"A bere qualcosa?" ripetei un po' spiazzato dalla proposta.

"Sì, non mi va di tornare subito a casa. Due chiacchiere, per ricordare i vecchi tempi."

"Eh. Ok. Va bene." risposi. Sembrava allo stesso tempo sia una buona idea, per un po' di decompressione emotiva prima di rimettersi in auto per il viaggio verso casa, che una cattiva idea. Non ci vedevamo da anni io e Alessia. Non ci sentivamo proprio. Aggiungere nostalgia all'evento luttuoso forse non era l'ideale.


Forse anche io stavo un po' sorridendo e avevo il volto più rilassato rispetto a prima. Il cambio di contesto aiutava, i primi sorsi di birra anche.

Era bella Alessia. Era ancora molto bella. Mi stavo ricordando perché mi piaceva così tanto.

Chiacchiere su qualche nostra conoscenza comune vista al funerale. Qualche gossip, ma nessuno di noi frequentava più quei posti e quella gente, quindi poco materiale. Qualche ricordo buffo di chi ci aveva lasciato.

Avevamo fatto bene. Meglio sdrammatizzare un po' prima di ripartire.

"Senti, ma mi stai guardando le tette?" disse poi lei d'improvviso.

Cazzo, era vero. Le stavo fissando le tette. Ancora decisamente notevoli. Me le ero dimenticate le sue tette. Cioè non proprio dimenticate, avevo cercato di rimuoverle.

"Eh? Io? No, no. Ero sovrappensiero." mentii malamente.

"Sì, certo." commento lei avendo sgamato.

Sorso di birra. Mi nascosi dietro al bicchiere.

"Ma tra noi due, esattamente, perché è finita?" classica domanda a bruciapelo, classica domanda da non fare ad un ex.

Altro sorso di birra, per pensare prima di rispondere.

"Beh... non andavamo molto d'accordo alla fine... poi forse anche quella cosa..."

"Quale cosa?" chiese lei e non capivo se non aveva veramente capito.

"Diciamo che il fatto che mi hai trovato infilato dentro alla tua amica Carlotta non ha aiutato."

"Eh? Ah, quello." fece un gesto con le mani come a dire che non era niente. "Figuriamoci..."

"Non è stato quello?"

"Quello era solo un tradimento. Se è finita era per motivi più seri."

"Non è serio un tradimento?"

"No. Tu non ne hai mai perdonati? Non te ne sono mai stati perdonati?"

"Beh, sì, ma che c'entra..."

"Le storie resistono ai tradimenti. Alcune sopravvivono grazie ai tradimenti. Poi non è che io fossi stata tanto meglio di te, quindi avrei potuto perdonarti..."

"Eh? No, aspetta, in che senso?" mi venne una botta di inutile gelosia postuma.

"Ma, niente, dai. Acqua passata."

"Quindi mi hai tradito? E con chi?" mi accorsi di essere diventato rosso, colpito nello stupido orgoglio.

"Lascia stare. Vuoi sapere invece perché tra noi è finita, secondo me?"

Veramente volevo sapere di più con chi mi avesse tradito, se era un mio amico o che. Ma Alessia cambiò d'imperio argomento.

"Tra noi è finita" continuò "perché eravamo troppo giovani e con poca esperienza. E allora pensavamo che quello che c'era fra noi lo avremmo potuto ritrovare con altri, con tutti gli altri. Se c'era nella nostra storia d'amore, la prima vera per entrambi, allora era una cosa che ci sarebbe stata in tutte le nostre future storie d'amore. E invece non è stato così. Sei d'accordo?"

Ero un po' spiazzato. Non ero sicuro di cosa intendesse anche se qualcosa mi convinceva inconsciamente.

"Cioè cosa intendi?"

"Le tette."

"Eh?" no, non capivo.

"Ci siamo rivisti dopo anni, ci siamo rivisti dopo un funerale e tu mi stavi guardando le tette. Io non ti stavo guardando l'uccello solo perché c'è il tavolo che mi ostruisce la vista. Capisci?"

"No."

"Miii... forse ti ho lasciato perché sei sempre stato troppo stupido..." disse ridendo.

"Fanculo." risposi.

"Dai. Su. Il sesso. Tra noi. Tu nelle tue storie successive hai trovato la stessa intesa sessuale che c'era fra noi? Te lo auguro ma mi stupirebbe. Sei sposato, vedo. Anche io sono sposata. E dimmi, te lo succhia come te lo succhiavo io? La scopi come scopavi con me?"

"Dai, Alessia." dissi abbassando il tono di voce e guardandomi attorno per controllare se qualcuno ci potesse sentire.

Intanto ringraziai la presenza del tavolo perché se lei avesse potuto vedere là sotto avrebbe notato un rigonfiamento inopportuno.

"Rispondimi. Io pensavo che il sesso fosse quello che c'era tra noi. Invece non l'ho più trovato. Ho trovato ragazzi dolci, che si impegnavano, anche prestanti, nulla da dire. Ma l'intesa che c'era fra noi no. Quella no. Vuoi una botta di autostima per il tuo orgoglio maschile ormai rattrappito? Come mi facevi godere te, più nessuno. Certe cose che ho fatto con te, mai più fatte. Ed eravamo giovani, cazzo. Non sapevamo ancora nulla."

"Beh..."

"Allora? Rispondimi. Dimmi che è stato così solo per me e non per te."

"No, va bene. Se ci penso, hai ragione. Ma forse è questo, evito di pensarci."

"Perché?"

"Per... non credo che questa conversazioni porti a qualcosa di buono."

"Perché a cosa può portare questa conversazione?"

"Lo sai bene. Forse l'hai tirata fuori apposta."

"Quindi tu ti tireresti indietro? Pur di non dar voce ai rimpianti preferisci averne ancora."

"Non sarebbe una soluzione. Siamo entrambi sposati."

"Quante ore hai di macchina? Quattro? Cinque? Dille che ti sei fermato un po' di più e che arrivi tardi. Cosa vuoi che ti dica, sei ad un funerale. Un paio d'ore. Prendiamo una camera in un motel."

"Non credo sia una buona idea."

"Forse non lo è ma non lo è stata neanche lasciarci, probabilmente. E anche la maggior parte delle idee che ho avuto in questi anni non lo sono state. Ma io queste c'ho. E comunque siamo in due contro uno. La maggioranza vince."

"Due contro uno? In che senso?"

"Scommetto che il tuo uccello è d'accordo con me. Scommetto che hai il cazzo duro all'idea. Alla mia cattiva idea. Dimmi di no e sono io in minoranza."

Alessia aveva una espressione soddisfatta e beffarda. E aveva due tette in cui mi ci sarei tuffato lì davanti a tutti. Per non parlare del culo, che una volta adoravo e visto quanto mi sembrava in forma credo che fosse ancora magnifico. Il mio cazzo era durissimo, aveva ragione, si sarebbe staccato, avesse potuto, per finire ancora una volta tra quelle tette, in quella bocca, in quella fica e in quel culo.

Io lasciai andare un sospiro.

"Secondo me noi due ci siamo lasciati perché tu sei sempre stata una stronza di prima categoria."

Provai a ribattere in quel modo, ma era evidente che fosse una resa totale e incondizionata.


Improvvisamente scoppiai a piangere.

Alessia era stesa sulla schiena con le gambe spalancate e i piedi puntati verso l'alto. Flessibile come a vent'anni. Aveva detto che faceva palestra, che faceva yoga, quando io mi ero complimentato con lei per il fisichino che aveva mantenuto negli anni.

Io ero sopra di lei. Avevo stantuffato per alcuni minuti il mio cazzo nella sua fica. Cazzo che sembrava anche lui tornato ai vigori giovanili. Poi lei lo aveva preso in mano e puntato un po' più in basso.

"Rimettimelo nel culo." aveva detto.

Sì, rimettimelo perché era già il secondo round. Era ovvio fin da subito che l'avrei scopata nel culo. Era una cosa che facevamo sempre da giovani. Piaceva a entrambi. A lei forse più che a me, che ero sempre un po' combattuto per la concorrenza degli altri orifizi o anche solo di tutti gli altri modi in cui sapeva farmi godere.

Non lo faceva da anni, mi aveva detto. Col suo attuale marito solo in viaggio di nozze, poi più niente. Con quelli prima un po' di più, ma mai come era stato con me.

Quindi ero lì, dentro al suo culo. Alessia aveva la testa buttata all'indietro, i capelli biondi davanti al viso, la bocca aperta. Ansimava e urlava di piacere.

"Me li ero dimenticati, gli orgasmi anali." stava bofonchiando tra un onda di piacere e l'altra.

Stavo sborrandole dentro. E iniziai a piangere, a dirotto. Schizzai tutto quello che avevo dentro di lei.

"Oddio, sì, ti sento." disse lei che ancora non si era accorta delle mie lacrime.

Poi crollai su di lei, che mi abbracciò con braccia e gambe. Il cazzo scivolò fuori, sporcando il lenzuolo con le ultime gocce.

"Perché piangi?" mi chiese premurosa.

"Perché..." dovetti pensarci prima di rispondere. "Perché ero triste."

"Perché eri triste?"

"Per... la morte. Per il funerale. E poi però ero felice. Ero molto felice."

"Perché eri felice?"

"Perché..." smisi per un attimo di piangere, mi venne da ridere. "Perché ero dentro al tuo culo, dopo così tanti anni."

"Anche io ero molto felice di questo. E quindi piangi perché sei triste o perché sei felice?"

"No, poi ero di nuovo triste."

"E perché?"

"Perché... perché non è stata una buona idea. Perché ero dentro al tuo culo, ma poi non sarò più dentro al tuo culo."

Alessia non mi rispose. Mi abbracciò in modo più stretto. Restò lì a cullarmi per un po'. Poi scese con una delle sue mani lungo la mia schiena. Mi accarezzò il culo. Col un dito andò alla ricerca del mio buchetto fra le chiappe.

"Che fai?" le chiesi.

"Una volta funzionava."

"Funzionava?"

"Per farti tornare duro. Non voglio che tu sia triste. Ti voglio rendere felice ancora e ti voglio ancora dentro di me."

"No, ma..."

"Shhh, lo sento che sta funzionando..."

"Sì, ma non hai capito. È la felicità di incularti che mi rende triste, perché..."

"Zitto. Ho capito benissimo. Ma non ci posso fare niente. L'unica cosa che possiamo fare è scopare ancora, finché possiamo. Non sei d'accordo?"

"Io..." non lo sapevo se ero d'accordo.

Alessia si divincolò dall'abbraccio e sgusciò fuori da sotto al mio corpo. Si girò e si mise in posizione a pecorina sul letto. Mi guardò.

"Ti facevo impazzire così, vero?" disse abbassando la parte superiore del corpo e arcuando la schiena in un modo che faceva risaltare le rotondità del culo come mai nessun'altra aveva saputo fare con me.

Non pensavo che ci sarei riuscito ma stavo facendo il terzo giro nel suo culo, neanche fossimo tornati giovani indietro nel tempo.

Ero felice. Ed ero triste. Più felice in quel momento. Mi godevo il momento.


"Non dimentichi niente?" mi chiese Alessia quando io avevo finito di rivestirmi. Lei se l'era presa più comoda ed era ancora nuda sul letto. Mi guardai attorno per vedere se avevo lasciato qualcosa da qualche parte.

"No, mi sembra di no." Volevo andarmene, in fretta.

"Non mi lasci il tuo numero?" mi chiese con quel tono a cui io mai riuscivo a dire di no, dato che di solito implicava qualcosa di sessuale. Rimasi ipnotizzato dalle tette.

"Non so se è una buona idea."

"Perché?"

"Perché sappiamo entrambi cosa succederà se rimaniamo in contatto."

"Cosa succederà?"

"Che rischiamo di rovinare tutto."

"Tutto cosa?"

"I nostri matrimoni, ad esempio. Tu vuoi rovinare il tuo? Per qualche scopata fatta bene?"

Sembrò pensarci. Sembrò seriamente pensarci. E questa sua indecisione faceva pensare anche me. Cazzo. Mi spaventai. Dovetti smettere di guardarle le tette.

"No, non voglio rovinare il mio matrimonio." disse e io sospirai sollevato, perché sentivo che invece ero sul punto di crollare. Poi aggiunse: "Però voglio ancora fare qualche scopata fatta bene."

Le lasciai il numero. Non volli il suo. Una tentazione in meno. Se lei rinsaviva, tornando a casa sua, io sarei stato salvo.


Mi scrisse quella sera. Ero arrivato a casa. Avevo salutato mia moglie che già era a letto. Lessi il suo messaggio in bagno.

"Sono stata bene, oggi. Sono felice di averti rivisto."

Un messaggio abbastanza neutro. Una cortesia fra ex. Potevo resistere.

"Sto pensando a come mi hai scopato. Mi sembrava di avere di nuovo 20 anni. Ho voglia del tuo cazzo. Nel mio culo. Dobbiamo organizzarci per vederci."

No, non potevo resisterle.

Mi sedetti sul water e mi segai il cazzo. Pensando a lei, come spesso mi era capitato in quei vent'anni di distanza fra noi.

"È la felicità di incularti che mi rende triste, perché poi non sarò più dentro al tuo culo."

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